Miagolare per sopravvivere (secondo tempo)

(Clicca qui per assistere alla prima frazione. Oppure qui per visualizzare l’intera intervista a limaCAT).

Spesso le massaie (ma direi anche i media e buona parte della “società non giocante”) hanno un atteggiamento critico nei confronti dei videogame, e dei giochi in generale, ritendoli inutili e frivoli, se non addirittura dannosissimi e criminosi. Qual è il tuo punto di vista, e quale quello della gente che ti circonda?
«Premessa: le massaie non c’entrano. Sono donne semplici, se qualcuno dice loro che c’è un pericolo per i figli che hanno messo al mondo, allora cominciano a preoccuparsi. E fanno solo quello che il loro DNA gli dice da millenni: difendere la prole.
Non appena vedono le targhette con i prezzi, poi, comprendono quale sia il vero motivo per il quale i videogiochi dovrebbero rappresentare un pericolo, ed ecco che diventano ostili al mezzo. Se fossi una massaia, sarei molto probabilmente come loro.

Più che altro rivolgerei il mio sguardo a chi scrive gli articoli o crea quei servizi televisivi che poi vengono assorbiti dalla popolazione. I videogiochi — come i libri, i fumetti, il cinema e il teatro — sono un mezzo di comunicazione. Quelle rare volte in cui essi trattano un argomento “scomodo” o “criminoso” finiscono per risvegliare, scuotere i sentimenti. Oppure lo fanno rivolgendosi comunque a quella stessa “fascia di mercato” alla quale già i mass media sono soliti indirizzare le loro attenzioni (GTA non è nient’altro che la versione videoludica di tanti film sul mondo del crimine che passano sugli schermi cinematografici).
Gli articolisti sembrano dimenticarsi di questo semplice fatto. Oppure lo nascondono. Perché?

Produrre articoli e leggi contro i videogiochi serve solamente a sostenere l’ipocrisia dei governanti e a pompare le vendite dei giornali. Ora è di moda dare contro al videogame. Domani, quando il mercato dei videogiochi sarà tutto in mano ai benpensanti, vedrai che di articoli criminalizzanti gratuiti non ce ne saranno più, e — piuttosto che fallire — metteranno restrizioni alla vendita ai minori di 99 anni con tanto di bollino e scanner retinico integrato. E smerceranno i giochi “scomodi” o “criminosi” fino a che ciò porterà in cassa più soldi di quanti ne verranno spesi in PR per difenderne la pratica della vendita.

È successo così con i fumetti. Nell’arco di vent’anni si è passati dall’“invasione dei pornocartoni”, strillata su TV Sorrisi e Canzoni, all’elogio di manifestazioni come Cartoomics a Milano, e alla minirassegna culturale dedicata al “fumetto d’autore erotico” su Metro e Leggo.

Tutto, ma dico tutto ciò che è frivolo può essere dannoso in qualche modo. Ignorarlo, o nascondere la frivolezza connaturata a un certo tipo di intrattenimento (i reality, per esempio), condannando invece quella “potenzialmente” — ma dove? — peggiore presente in un altro (i videogiochi), è solamente ipocrisia».

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Domandona inevitabile sul mercato console. Sei interessato a qualcuna delle macchine cosiddette “next-gen”? Pensi che Wii e DS siano esperimenti destinati a cambiare stabilmente il modo di giocare? Non credi che l’auspicato (da Nintendo) ampliamento del mercato a gente prima d’ora non interessata ai videogiochi possa portare a un peggioramento della qualità e a una banalizzazione del gameplay (alcuni giocatori di vecchia data, per esempio, ritengono che buona parte del parco titoli del DS sia composto, in pratica, da schiacciapensieri, o giù di lì)?

«Sono interessato all’Xbox 360 per via di XNA, il kit di sviluppo semigratuito per sviluppare i videogiochi per la console.
Per quanto riguarda Wii e DS onestamente… non lo so!

Il DS ha tutte le potenzialità del GBA, che sono già vaste, più quelle dell’Intellivision. Tale macchina, oltre a essere dotata di disco direzionale e pulsanti di sparo, aveva dei tasti numerici sui quali potevi mettere una mascherina che ricordava a quali comandi erano associati i vari interruttori. Questa piccola innovazione tecnologica ha portato l’Intellivision ad avere un parco titoli estremamente vasto, e più originale rispetto a quelli delle console prodotte dalle rivali Atari e Magnavox.
La macchina della Mattel era un miracolo d’ingegneria e genio videoludico, ed è difficile trovare nel suo catalogo due giochi uguali.

Dopo l’Intellivision (e il Coleco) non ci sono state più console che abbiano usato un joystick e dei tasti con overlay, se si esclude il Jaguar (un fallimento, ma per altri motivi). Nintendo ha proposto il DS, e personalmente credo che sia stata una genialata. Riporta tutta la libertà di quel sistema di controllo, rendendolo, anzi, addirittura “interattivo” (non puoi usare la smart bomb perché ti è stata rubata da Wario!!).

Se il parco titoli del DS sembra quello degli schiacciapensieri è perché, come tutte le innovazioni videoludiche che si rispettino, anche quelle introdotte dalla console Nintendo necessitano di tempo per essere assimilate.

Per avere un puzzler psichedelico che fondesse la giocabilità di Tetris e la Pop Art di Warhol — sto parlando di Lumines, per PSP — abbiamo dovuto aspettare trent’anni. E questo solo in un ambito di gioco “a due dimensioni” (che sarebbero la giocabilità pura e l’“arte pura”). Prima che arrivi un titolo per DS che spacchi a metà il mondo dei videogiochi (Nintendogs ha rappresentato un bel tentativo, ma per me non è ancora sufficiente: alla fine si tratta di un ibrido tra Shadowfire, Little Computer People e i Pokémon senza la parte GDR) dovremo attendere. Perché i miracoli in campo videoludico avvengono, ma spesso è necessario del tempo affinché certe idee, certi concetti arrivino a maturazione, ed esplodano.

Mario Kart DS: ci giocano tutti, ma cos’ha di diverso da Super Mario Kart per SNES? La grafica e l’online: il tuo salotto ora raggiunge ogni angolo del globo. A Super Mario Kart “normale” ci giocavo con mio padre sullo SNES con una sola cartuccia, due pad e un solo televisore. Adesso vai sulla rete di Nintendo e stracci i cazzoni conosciuti sul newsgroup usando Peach o Daisy (e poi ti chiamano faggot). Ma l’online, nonostante i primi tentativi siano di due secoli fa, è un fenomeno ormai consolidato e mainstream grazie a Quake, che è del ’96, altro che il touchscreen.

Per quanto riguarda il Wii, il discorso è simile: per i prossimi tempi, a sfruttarlo a dovere saranno alcuni giochi Nintendo, e quelli di un paio di team di sviluppo esterni che ne “hanno capito” la filosofia. Quindi assisteremo al lancio di ulteriori, numerosi “bei” titoli che avranno come unico scopo quello di intasare gli scaffali di Wal-Mart, ma che saranno uguali a moltissimi altri visti prima».

Overlays

Le software house piccole e medie negli ultimi tempi muoiono come mosche o vengono assorbite da pochi colossi. Solo globalizzazione selvaggia e nefasto appiattimento, o intravedi qualche spiraglio di luce in questo processo apparentemente irreversibile?
Questo è accaduto solo perché i vari mercati nazionali hanno ognuno un certo “coefficiente di resistenza” che devi abbattere se vuoi vendere, e solo le realtà grosse possono farlo, creando punti vendita, occupando canali di distribuzione e pompando la pubblicità… oltre a far passare leggi che permettano loro di vendere i prodotti fissando i prezzi che ritengono “giusti”.

Tutto questo ha portato a un appiattimento dell’offerta, certo, ma non della domanda, ricordiamocelo. Un altro punto di vista: un gioco che l’hardcore gamer bolla come “frutto dell’appiattimento”, potrebbe anche essere un piccolo capolavoro in attesa dei giocatori giusti e del momento più adatto per giocare. Tradotto: con i parenti tu non giochi a Final Fantasy VII (beh, puoi far vedere loro la cutscene della Supernova di Sephiroth, almeno all’epoca era quanto più di spettacolare si potesse avere senza FMV). Insieme a loro tu giochi a Singstar, o a Wii Bowling.
E molti acquistano scatole di videogame esattamente come se al loro interno fossero contenuti giochi di società, solo che noi hardcore gamer non ce ne rendiamo conto.

Quando i consumatori si stuferanno dell’ennesima espansione dei Sims o di Singstar, quando anche il “giocatore da mass market” vorrà passare centosessanta ore ad accoppare polli per ottenere l’arma definitiva (che tanto è inutile perché il boss finale va giù a sputi), beh, allora salterà fuori Square Enix con Final Fantasy XVII, e il mercato sarà di nuovo il tripudio dell’hardcore gaming. Ma oggi, quando una console ha successo, i “titoli scatola” hanno la meglio sui capolavori.

Le ditte, come dicevo, producono tanti giochi solo per non perdere lo spazio sugli scaffali di Wal-Mart. Il mercato dei videogame stesso è un meta-videogioco, una sfida contro il tempo. I publisher devono riuscire a rubare più spazio possibile su quelle maledette mensole, per ottenere un periodo di esposizione più lungo e quindi vendere di più.

È un ciclo vizioso (o virtuoso, se sei dalla parte delle ditte): più copie un’azienda riesce a vendere, più facilmente essa troverà spazi sugli scaffali, in seguito. Il fatto che un titolo stia lì sopra, in attesa come un avvoltoio, per la casa di produzione è utile, perché esso si fa pubblicità presso quei giocatori occasionali che acquisterebbero un gioco solo perché “sono annoiati e vogliono comprare qualcosa”. Perciò più SKU la ditta riesce a piazzare presso una determinata catena, più soldi le torneranno indietro dagli investimenti, a prescindere dalla qualità dei suoi titoli.

Ora, tutte quante le aziende salteranno sul vagone del Wii o della PS3, o in un futuro del “dream-o-tron a realtà onirica”, provando a vendere i soliti seguiti di Tony Hawk, dei giochi di football americano e di wrestling (su licenza, ovvio), e di Burnout. E molto probabilmente continueranno a incassare come prima. Hanno sempre intasato gli scaffali, e continueranno a farlo. (Io personalmente odio il football americano e il wrestling, e non li voglio vedere nemmeno in un videogioco).

Continueranno a venire prodotti giochi per gli scaffali, ma — quando la gente capirà che il videogame è molto di più di Burnout, Singstar o Wii Bowling — allora torneranno ad esserci tanti bei titoloni per hardcore gamer».

Fine secondo tempo.

4 comments on “Miagolare per sopravvivere (secondo tempo)

  1. Mmm… Il DS non si esaurisce in Nintendogs e in Mario Kart DS, però sono d’accordo con lui.
    Per quanto riguarda le “accuse” ai videogiochi da parte di massaie, giornalisti, avvocati e politici vari, consiglio di partecipare ad un topic di recente apertura sul forum.

  2. Sì, infatti… sono il primo a dire che la gente non è obbligata a conoscere tutto di tutto, e che un atteggiamento pure un po’ superficiale su certe cose (ma sì, anche i videogiochi) ci possa stare e che non sia la fine del mondo. Un po’ peggio è se un certo tipo di atteggiamento è sfoggiato dai giornalisti, che dovrebbero essere tenuti ad approfondire e verificare. Ma anche in quel caso non sarei così severo, specie con chi prende due lire (o nemmeno quelle) e deve adattarsi a scrivere velocemente tonnellate di roba, magari relativa agli argomenti più disparati. OK, spesso sono dei cazzoni, o appaiono tali dall’esterno, e se evitassero di spettacolarizzare e speculare su tutto sarebbe meglio (anche perché così la gente smetterebbe del tutto di leggere quello che scrivono) ma bisognerebbe anche sforzarsi un po’ a mettersi nei panni degli altri 🙂 …

  3. Produrre articoli e leggi contro i videogiochi serve solamente a sostenere l’ipocrisia dei governanti e a pompare le vendite dei giornali.

    Che poi non ne hanno nemmeno bisogno, di vendere, stando a quanto si dice qui (trovato linkato qui).

    L’intervista è davvero interessante, accidenti :O

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