Miagolare per sopravvivere (supplementari con golden goal)

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Hai mai creato videogiochi, anche semplicissimi? Di che trattavano?
«Sì. Ne ho realizzati due, per me, e un terzo lo sto scrivendo or ora nel poco tempo libero che mi rimane.

Il primo: Space Safari. Era un obbrobrio scritto in AmigaBASIC, veniva disegnato un quadrato sullo schermo e tu gli dovevi “sparare” (senza limiti di tempo, per carità) muovendo il mouse e cliccandoci sopra.

Il secondo: Woolball. È un puzzler alla Tetris scritto in Visual BASIC. Lo puoi trovare ancora sul mio sito web. È molto bello e molto colorato, e ci sono dei gomitoli di lana che scivolano via mentre tu cerchi di metterli insieme stile “Forza Quattro”… peccato che il gameplay faccia abbastanza schifo, ovvero puoi andarci avanti dei giorni sfruttando un pattern fin troppo ripetitivo (hint: mettere i colori incolonnati), ma poi diventa “troppo veloce” e quindi irrisolvibile. I Milestone non hanno capito le potenzialità di marketing di un simile prototipo e me lo hanno rifiutato… poveri stolti.

Adesso, come dicevo, sto scrivendo un gioco misterioso che mi serve come scusa sia per imparare C#/Mono/Dotnet/XNA/DirectX, sia per esercitarmi a creare disegni zoz… diciamo “realistici” 😉 .
Aggiungo anche che è un tributo a un giochino dell’era 64. Conoscendomi, puoi immaginare cosa stia riprogrammando 😉 ».

Dan Bunten


Se un sultano a caso ti riempisse di donne nude e di miliardi permettendoti di realizzare il tuo gioco ideale, in piena libertà… beh, insomma, che cosa ne verrebbe fuori?

«Sei sicuro che le donne nude non mi distrarrebbero dal compito di realizzare il mio gioco ideale 😀 😉 ?
Scherzi a parte, il videogame più “particolare” fra quelli che realizzerei sarebbe un bel titolone alla Shen Mue con una storia demenziale, ambientato sulla riviera romagnola. Ci sono tanti bei gioconi “americanoni” e “giapponesoni” dei quali Shen Mue è forse l’emblema più brillante. Pure i francesi hanno avuto modo di farci vedere come sono loro dentro e qual è la loro cultura, anche se purtroppo — dopo la morte dell’Amiga — hanno capito l’antifona e si sono messi all’inseguimento dello scaffale. Noi italiani, invece, abbiamo mai provato a utilizzare davvero i videogiochi per mostrare al mondo di che pasta siamo fatti, cosa pensiamo e come ci vediamo? No. E, siccome non abbiamo nulla da invidiare a giapponesi, francesi e americani, ecco perché farei un bel gioco nel quale il protagonista se ne va in giro in ciabatte e boxer a comprare piadine dal porcaro, e paccottaglia da indossare dalle bancarelle.

Sarebbe abbastanza demenziale e avrebbe anche Gatto Feroce come personaggione, oltre naturalmente a un pacco di belle figliuole dalle quali farsi dare i due di picche. Figo no? Ah, e lo chiamerei Operation Coccolauncher, giusto per dargli un titolone assurdo. Dettaglio noioso: mi accontenterei di usare un engine già pronto».

A quali personaggi (virtuali e non, famosi e non) del mondo dei videogiochi saresti disposto a fare dei sacrifici umani? Per quale motivo li stimi così tanto?
«Ho sempre voluto una sorella più grande, e sogno ancora di trovare Dany Berry a questo scopo sotto l’albero di Natale. Purtroppo Dany Berry era un uomo (è l’artista conosciuta precedentemente come Dan Bunten, e ha scritto M.U.L.E.), ci ha lasciato da tempo e ormai è — ovviamente — impossibile che io possa avere una sorella maggiore ma… lasciatemi sognare!!!

Perché? È lo stesso motivo per il quale ammiro l’autore dei Peanuts. Schulz mi ha mostrato come si potessero prendere dei personaggi e scrivere delle storie (e così sono nate le strip di Gatto Feroce). Dany Berry invece mi ha fatto vedere come fosse possibile mettere su schermo dei personaggi buffi e con la cellulite. E come si potessero usare alcuni giochi “freeform” per raccontare storie di posti lontani. Heart of Africa è bellissimo».

Chi, invece, sarebbe meglio scomparisse per sempre da questo ambiente?
«Niente e nessuno. O meglio… avrei un paio di cose da ridire sul modo della nuova Electronic Arts di portare avanti i propri progetti spremendo gli sviluppatori neodiplomati come limoni. Ma penso che l'”EA Spouse” (la moglie di un programmatore dell’Electronic Arts che ha vissuto il dramma del marito sequestrato dall’azienda per fare turni assurdi) possa spiegarlo meglio di me».

Perché un tredicenne di oggi, tutto brufoli e linguaggio da SMS, secondo te dovrebbe perdere tempo giocando a M.U.L.E., anziché drogarsi e mettersi a filmare rapporti orali col videofonino, come tutti gli altri?
«Alt! I tredicenni brufolosi di ieri non avevano il telefonino, ma i fogliettini di carta pieni di “xké” e “cioè” sì (o meglio, li rubavano alle compagne che se li scambiavano durante le lezioni). E se avevano un babbo ricco gli rubavano la telecamera da tre chili per filmare rapporti orali con le tipe.
Altrimenti facevano come una volta, ovvero senza telecamera, suvvia.

Dimentichiamo comunque che all’epoca circolava fra i miei coetanei il Guerin Sportivo… e il Commodore lo avevo solo io. Oggi invece c’è TGM, e molti di loro — in proporzione assai più di quanti, all’epoca, possedessero una console o un home computer — hanno una Playstation. Oppure un telefonino Java. Quindi, boh, probabilmente di videogiochi ne sapranno più di noi, alla fine.

Perché dovrebbero giocare a M.U.L.E.? Semplice! Perché è una figata! Non hai la possibilità di usare bombe o mitragliatrici, ma in compenso puoi fare carognate come provocare una carestia su scala planetaria, beccarti i posti migliori in montagna o comprare tutti i Mule e rilasciarli allo stato brado. E a quel punto gli altri devono pagare TE per avere le barre di ferro con le quali costruirsene altri. Meglio di un calcio nelle gengive, no? Solo una persona insensibile non capirebbe l’arte di un tal giocone».

2 comments on “Miagolare per sopravvivere (supplementari con golden goal)

  1. Io voglio giocare al gioco da tavolo finlandese (?), Muuli, o come cavolo si chiama, quello nella foto, insomma, ispirato al titolo della Bunten!!

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