GamePro: il primo numero in edicola.
Saturday, 16 June 2007, 10:52 - lamb-O
Dopo averci lasciati orfani di Videogiochi, semi-adattamento della testata inglese Edge, i tipi (in tutti i sensi) della Sprea ci propongono una “nuova” rivista, tale GamePro, uscita in questi giorni con la datazione “luglio 2007” - cadenza mensile, dunque.
Infatti la nuova linea editoriale consiste, banalmente, nell’ufficializzare a chiare lettere lo status di adattamento della testata (la copertina stessa ci illumina al riguardo, riportando “l’edizione italiana di Edge” proprio sopra al titolo) e di trarre dall’originale pressoché tutto il materiale. Esaminiamo dunque questo primo numero.
Le prime differenze che saltano all’occhio sono, com’è ovvio, cosmetiche: non già nella grafica, praticamente identica a quella di Videogiochi, bensì nel formato maggiorato in larghezza e più squadrato, come ultimamente di moda tra le riviste patinate, e nell’uso di una carta sensibilmente migliore di cui traggono beneficio le foto.
Tra i contenuti si segnala la tipica impostazione da numero estivo: una netta preminenza di anteprime, tra le quali è da includersi il titolo di copertina Fracture, ineffabile sparatutto dalle mille promesse della LucasArts. Si nota lo spostamento delle pagine di opinione, tra gli ultimi rimasugli di italianità verace nella testata e quindi confinate in coda, e tra queste l’ingresso graditissimo e trionfale di Bonaventura “BDB” di Bello. Gli altri sono nomi già presenti nella testata precedente, inclusi l‘imprescindibile Mr.Biffo e l‘inevitabile Bittanti. Sempre in coda si aggiunge altresì una nuova rubrica, “Appunti di Game Design”, curata da Francesco Alinovi ma apparentemente destinata ad accogliere nuove firme in futuro.

Metalmark, curatore della posta, si mostra infine relativamente senza veli (abbiamo almeno una qualche idea di chi ci irride e deride, casomai in futuro ci capitasse la ventura di vedere una nostra mail pubblicata). Rubriche e speciali appaiono del tutto analoghi a come li ricordavamo, e a segnalarsi sono più che altro le recensioni: a parte la gradita aggiunta di un’indicazione sulla disponibilità dei titoli (distinta per zone geografiche, nel caso dei titoli per console), i pezzi non sono che traduzioni di quelle di Edge: in generale più sintetici, meno infarciti dei precedenti e talora molesti forbitismi e notevolmente più severi in sede di valutazione: solo un 8 a STALKER, tutti gli altri sotto. La manica sin troppo larga di Videogiochi è decisamente un lontano ricordo.
In definitiva, nonostante i molti clamori per il cambio di organico, la linea editoriale resta nel complesso omogenea a quanto visto in passato e la rivista si pone nel segno di una sostanziale continuità: chi già sosteneva Videogiochi sarà lieto del suo ritorno di fatto, chi ne era detrattore non si imbatterà in motivi particolari per cambiare idea.













