Sono un adoratore del Diavolo.

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Diablo (il primo) mi è rimasto nel cuore come un paletto di frassino nel torace di un vampiro giapponese che pratica il seppuku come hobby. Ricordo che lo installai con sufficienza, nel lontano 1997. C’era ‘sto tizio nerboruto che gironzolava per un villaggio, accompagnato da una musichetta suadente ed ipnotica. Ricordo che lo “escai” dopo due minuti senza averci capito una mazza. Ma un paio di giorni dopo, nel solito pomeriggio estivo in cui fa troppo caldo per uscire e le pagine dei libri tendono a diventare incredibilmente appiccicose, lo rispolverai e ne capii il game-play. Praticamente, un genio! Da allora, il suo spirito prese posto accanto alla mia anima di amante di film horror. Lo ho giocato e rigiocato, ho percorso più volte i dungeons sino ad arrivare ad uccidere Diablo a pugni (col guerriero). Ho giocato anche il secondo, finito più per rispetto dei soldi spesi che per reale passione, mentre il primo rimarrà, con la sua semplice logica dell’arraffa-mazzuola&scappa, una pietra tombale della storia del videoludo. E la tentazione di riadorarne – e riodorarne! – l’adorevole profumo di morte è sempre grande.

2 comments on “Sono un adoratore del Diavolo.

  1. Il primo gioco che ho finito in una settimana, strepitoso. Mi ricordo di aver giocato fino alla nausea alla Demo, che tra l’altro era completamente diversa da come poi sarebbe stata la versione definitiva.

    Ai tempi di modem a 48k giocarci online era mistico, era stato uno dei giochi più craccati in assoluto dalla community, ai quei tempi la Blizzy non era ancora pronta ad affrontare la furbizia del fruitore online. Lo ricordo con piacere anche per le partite in LAN con amici, roba da farsi del male vero.

    Non ho però un’opinione tanto negativa di Diablo 2 che ho finito una volta sola (bestemmiando anche parecchio soprattutto all’inferno). Mi ricordo che dovevo giocarci sul portatile di mio padre perché il mio PC non era abbastanza potente per farlo girare. Comunque, strepitoso pure quello.

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