Recensione: Stranglehold – PC-DVD, 2007

Stranglehold non è un film.

Pensa di esserlo ma mente a se stesso. Come Max Payne, pesca nell’immaginario di un cinema di genere ma lì si ferma. Le stesse sequenze che più sembrano cinematografiche lo portano lontanissimo dal cinema. E non potrebbe essere altrimenti.

John Woo ha basato il suo cinema su un immaginario videoludico. Moltissime sequenze dei suoi film (da The Killer ai più recenti blockbuster americani) contengono forme e tensioni proprie dei videogiochi.

Stranglehold rimette le cose a posto, diventando il luogo deputato per riportare la visione ludica di Woo all’interno del contesto appropriato. La tecnologia lo aiuta e l’eterna e fallace rincorsa dei videogiochi verso il cinema creano il fraintendimento. In questo caso non è il videogioco che insegue il cinema ma l’esatto contrario. Il cinema soffre davanti al nuovo medium; da fratello maggiore vorrebbe addomesticarlo, ma con il passare degli anni sta cedendo il passo mostrando l’impossibilità di raggiungere gli stessi risultati.

Stranglehold è azione pura, dall’inizio alla fine. La materia che compone gli scenari si scompone sotto i colpi dei proiettili lasciando intatta soltanto la struttura più esterna. Il personaggio non esiste, ha le fattezze di Yun-Fat Chow ma è solo il simulacro di un’idea che era in origine di Woo ma che qualcuno ha reso in pixel prima di lui.

Quella che sembra la copia è in realtà un originale anticipato di anni da qualcun altro. Stranglehold è Max Payne, ma Max Payne non sarebbe mai esistito senza il concept di Stranglehold che risale a molti anni prima. John Woo ha provato a farne dei film, ma l’unico habitat in cui questo concept può crescere e svilupparsi è all’intero di un videogioco: perché gli è più proprio e perché solo in questo modo può superare l’eterno compromesso con la passività proprio del cinema.

stranglehold

8 comments on “Recensione: Stranglehold – PC-DVD, 2007

  1. se vuoi le recensioni classiche posso postarti link ai siti che ne fanno… altrimenti ci sono i siti ufficiali dove trovi le stesse informazioni.

  2. Hard Boiled è in effetti un videogiocone non interattivo, fatto di livelli che si intersecano, locazioni nell’accezione più videoludica del termine. Farci un videogioco è un po’ idiosincrasico, come solo il VG può generalmente essere.

    Complimenti a Karat che ha colto l’essenza di Hard Boiled e Stranglehold.

  3. Bella Karat. Io almeno un riferimento ad Halo 3 ce lo mettevo, tanto per non interrompere il tormentone della stampa videoludica! 🙂

    Mi piace molto, questa recensione sintetica con riferimenti alle varie contaminazioni culturali tangenti al VG arriva diritta al punto e lo fa con una identità propria.

    Astenersi persone che devono farsi dire cosa gli piace e cosa no.

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