XNA Game Studio European Tour 2007 – Milano

28/11/07 Università degli studi di Milano – Bicocca
“Come creare un videogioco in 60 minuti”

Frizzante giornata quella di mercoledì alla Bicocca, unica tappa italiana del tour organizzato da Microsoft per presentare la versione 2.0 del suo XNA Game Studio, recentemente disponibile in versione beta (la versione completa sarà rilasciata probabilmente a dicembre).

La giornata si è svolta in un’aula gremita di universitari, provenienti in gran parte dalle diverse università milanesi; menzione d’onore per il team Studio Evil, quattro persone posizionate saldamente in seconda fila, subito dietro i relatori, e sfoggiante una notevole felpa nera recante il logo del team 😉

Il primo intervento è stato quello di Dave Mitchell, Director di Microsoft XNA, che ha introdotto la piattaforma XNA con un video di… Mass Effect (!). Non che volesse suggerire la possibilità di realizzare giochi del genere, ma semplicemente sostenere che sono giochi del genere a spingere alcuni appassionati a cercare di capire come è possibile costruire qualcosa del genere, cosa c’è dietro, e così ad avvicinarsi alla programmazione.
Le cose da citare: il piccolo sondaggio per alzata di mano su quante persone presenti avevano iniziato a realizzare un videogioco, ovvero una trentina (una discreta percentuale dell’aula); alla seconda domanda invece, quante persone lo hanno portato a completamento, hanno alzato la mano in 6/7, di cui 4 appartenenti allo Studio Evil (e il quinto ero io): abbastanza desolante
Mitchell è passato poi a presentare numeri impressionanti riguardo alle collaborazioni con le università, ovvero circa 400 università al mondo usano XNA; ha inoltre annunciato in anteprima un programma che permetterà ai team di ricerca accademici di ottenere XBox 360 gratuitamente. Niente male!
Il timone è passato quindi (brevemente) in mano a un simpatico ragazzo, Student Partner di Microsoft all’università di Ca’ Foscari di Venezia, che ha mostrato due demo interessanti realizzate con XNA un sole due settimane di lavoro: una rappresentazione grafica molto carina di una rete neurale, che a quanto pare è stata utilizzata effettivamente in un corso per permettere agli studenti di capire meglio il funzionamento di questi begli approssimatori di funzioni non lineari; quindi un esempio di ambiente urbano illuminato con un numero spropositato di luci utilizzando la tecnica del deferred shading (che sinceramente non ho mai sentito nominare, ma ho controllato su Google, ed esiste). Le applicazioni teoricamente erano tre, ma la terza… non è stata presentata.
Mitchell ha successivamente proseguito presentando un nuovo Starter kit, ovvero un Rpg classico dal gusto grafico risibile, abbastanza inutile. Le cose si sono fatte interessanti invece con la presentazione in video di Schizoid, il primo titolo commerciale realizzato in XNA (e diretto a Live Arcade) e Boku, un’applicazione incredibile, pensata come un linguaggio di programmazione utilizzabile da bambini da 5 anni in su. Beccatevi questo video.
Infine ha anticipato un nuovo contest chiamato Silicon Minds che dovrebbe apparire sul sito Dream Build Play l’8 di dicembre. Purtroppo mi sono distratto un attimo e ho perso i pochi dettagli che ha dato ;D

La folta platea…

E’ salito poi sul palco Antonio Farina, leader e fondatore di Milestone, la più grande realtà italiana in campo videoludico. il suo intervento si è concentrato sulle skill necessarie ad un wannabe per entrare a far parte del suo team, concentrandosi sulla figura del programmatore. In poche parole: Milestone assume, ed è alla disperata ricerca di persone valide (cosa confermata di persona durante una breve chiaccherata in pausa pranzo) che ovviamente abbiano i requisiti che cercano. Per i programmatori questi requisiti sono: ottima conoscenza di C++ (e pare che qui non ci siano cazzi, è un requisito fondamentale) e poi… di fatto basta, a parte ovviamente conoscenze specifiche se si mira a lavorare su fisica, motore grafico, o ai. Un bonus è avere esperienza sul multithreading, visto che è fondamentale per sfruttare al meglio le console di nuova generazione.
Un piccolo appunto sull’ai, un appunto un po’ triste se vogliamo, per chi ci fa ricerca come me, quello che è risultato dalla suddetta chiaccherata è che l’importante è che funzioni. Niente tecniche particolari, solo bilanciamento manuale e le regole necessarie per ottenere un certo tipo di comportamento. Se l’unica persona che lavora all’ai in Milestone legge questo messaggio, gradirei che mi smentisse 🙂
Riguardo alla figura del Game Designer, per essere presi in considerazione bisogna avere esperienza, che consiste nell’aver scritto una vagonata di design documents dettagliati. Spero sia compresa la condizione che debbano essere fatti anche bene. Vi risparmio i vari consigli che servono a scoraggiare chi si vuole imbarcare in questo percorso: non basta essere appassionati di videogiochi, ecc… Purtroppo per lui non è riuscito a scoraggiarmi :-*

E’ stato quindi il turno di Riccardo Cangini, che purtroppo era di gran fretta (la conferenza è partita con un discreto ritardo) e si è limitato a mostrare filmati di giochi alcuni giochi: il vecchio Ducati, il recente Johnatan Danter, l’attuale Diabolik e il futuro Julia. Nessun particolare rilevante è filtrato comunque su questo progetto. Parlando delle opportunità di lavoro Cangini ha consigliato caldamente di valutare l’opportunità di lavorare all’estero perchè gli sbocchi qui in Italia non sono molti. Parlando poi di outsourcing, ha anche rivelato che in questo campo esiste il vero e proprio telelavoro (uao!), ovvero esiste una persona del suo team che lavora da 11 anni da casa sua. Ne ha parlato come se fosse una cosa eccezionale, però sappiate che la possibilità esiste.

Farina, Cangini e la caratteristica fondamentale per chi vuole lavorare nell’industria

L’ultimo relatore è stato Charles Cox, Developer ed Educator di XNA, un pazzo scatenato e veramente in gamba, dalla velocità di battitura notevole, che ha deliziato un pubblico in gran parte di programmatori con le nuove caratteristiche di Xna 2.0, focalizzandosi sulle funzionalità di multiplayer (anche cross platform!) della nuova versione.
In realtà non ho seguito molto questa parte, visto che stavo cercando di rendere presentabile il mio progetto di tesi, che ho mostrato col mio compare compagno di tesi nella pausa pranzo proprio a Charles, che ne è stato piuttosto entusiasta ;D
Se siete stati attenti avevo detto di aver parlato anche con Farina durante la pausa pranzo, ed in effetti il risultato è stato che non abbiamo affatto pranzato (fortunatamente avevo dei craker di salvataggio, che ci hanno permesso di tirare avanti fino alla fine).

Dopo la “pausa pranzo” Cox ha ripreso ancora le redini con la sessione “Building a Game in 60 Minutes with XNA Game Studio 2.0”, in cui ha realizzato un abbozzo di Space Invader/Galaga usando modelli 3d e nel frattempo cercando di spiegare quello che faceva. La sessione, nonostante fosse in pratica una sessione di speedcoding, si è rivelata veramente divertente grazie alle continue battute e alla sua capacità di sfruttare le situazioni (come un portatile il cui schermo si spegneva e si riaccendeva autonomamente).
Tra parentesi, alla fine dell’evento abbiamo fatto una foto assiemea quest’uomo. Piccolo particolare: è stato LUI a volerla fare con noi. Un grande.

Cox Rocks!

Nell’ultima parte Mauro Minella, Academic Evangelist di Microsoft, ha cercato di tenere a bada la platea esausta pubblicizzando l’Imagine Cup, un concorso internazionale tra studenti il cui tema è l’ambiente sostenibile blablabla se vi interessa cercatevelo.
Platea che è rimasta comunque stoicamente seduta in quanto alla fine sono stati estratti dei premi, varie magliette XNA, tre giochi Xbox360, e una Xbox360 L33t, che ovviamente è andata in premio a quello seduto due posti vicino a me. All’uscita siamo stati anche omaggiati di un paio di copie di Windows Vista, e di un gioco per XBox360 o Pc. Ovviamente i giochi erano finiti due persone prima di me.

Per concludere: veramente notevoli le hostess, se dovete organizzare qualche evento chiedete alla Bicocca dove le hanno recuperate perchè, diamine, meritano. Notevole anche il servizio di traduzione simultanea con cuffie personali (fortunatamente sono riuscito a farne a meno).
Infine un saluto all’uomo che ha presentato l’evento, che davanti a una platea di giocatori ha chiamato “giochini” roba del calibro di PRG4 e Mass Effect, e che, nonostante sia stato cazziato da Farina in persona, ha continuato a usare quel termine anche alla fine dell’evento. Grazie di esistere.

P.S.: Cox Rocks.

P.P.S.: Altre foto dell’evento (necessita un account Facebook):
http://www.facebook.com/album.php?aid=8645&id=800954546&ref=mf

32 comments on “XNA Game Studio European Tour 2007 – Milano

  1. Davvero un ottimo resoconto della giornata! 🙂
    Posso confermarti che l’esposizine di Cox sulle nuove features multiplayer è stata molto molto interessante. Ha creato una sandbox con due navette, una controllata dal pc ed una dalla x360 in poco più di 30 min, ed ha spiegato velocemente anche delle nuove interessantissime features, come funzioni di debug per simulare lag ed altri impedimenti di rete. La cosa impressionante è che ho capito cosa stava facendo persino io, che mi occupo di grafica O_O!

    Complimenti per il sito! MOLTO interessante.

  2. XNA mi è sembrato un tool molto utile sin dall’inizio (c’è una mia breve rece su Slashdot) il problema è che è troppo, troppo semplicistico per fare applicazioni serie. Rimangono ancora pessime le integrazioni con i tool “industriali”.

    In prototipazione (anche non strettamente ludica) è un tool impareggiabile.

  3. COX è stato un idolo, spero che ha cambiato portatile per le altre tappe europee (o magari sono stati i potenti mezzi della bicocca :asd: ). L’unica nota dolente della conferenza è stata la piccola parte in cui ha parlato Riccardo Cangini, nonostante è andato di fretta ha fatto troppa pubblicità ad artematica.

  4. Qualcuno riesce ad accedere alle foto dell’evento dal link postato nell’articolo? a me da contenuto non disponibile :/

  5. Una delle poche cose decenti che ho visto in Bicocca, spero che si inizi a prendere in considerazione di far diventare “normali” eventi del genere.
    Io c’ero e ho apprezzato.
    Cox è un grande, davvero simpatico, tra portatile, monologhi e effetti sonori fatti da lui mentre blastava le navi aliene ha tenuto davvero l’attenzione di tutti. E scrive dannatamente veloce.
    Della traduzione si riusciva davvero a farne a meno perchè sia Dave che Charles parlavano abbastanza chiaramente (ogni tanto gli partiva qualche frase a manetta ma generalmente sono stati bravi nell’adattarsi a noi). Peccato che la traduzione si sentiva in eco da chissà dove tant’è che entrambi hanno fatto una breve battuta sul fatto che sentivano la propria voce tradotta.

    Nella pausa pranzo, perse le speranze di passare oltre la fila di famelici procacciatori di cibo e notato che la qualità del suddetto non era poi alta, io e dei miei soci abbiamo preferito anche noi chiedere qualcosa a Farina (avrei chiesto volentieri un sacco di cose a Cox, ma il mio inglese non me lo permette, voi ve la cavate così bene?) che mi aveva dato l’idea di parlare decisamente con cognizione di causa. La nostra domanda era su quale fosse il modo migliore per un universitario di prepararsi le conoscenze necessarie a lavorare in quell’ambito. Abbiamo chiesto se era il caso di seguire qualche master tipo quelli che si sentono nominare di Roma e simili, che costano uno sfacelo. Lui non si è sentito di dirci di no ma ha espressamente detto che il modo migliore è “smanettare” e fare più esperienza possibile.
    Il fatto sicuramente è che in università, in Bicocca per lo meno, di informatica fatta bene si fa poco niente, i corsi di programmazione vera sono marginali e gli viene data poca importanza mentre purtroppo si è costretti a buttare tempo in tanti altri corsi che magari non rientrano nella formazione che uno vorrebbe ottenere.
    Nel mio caso ho smesso di interessarmi attivamente all’informatica da molto, arrivato in università e scoraggiato dall’indifferenza dei professori e dalla loro scarso interesse trasmesso, almeno per quanto riguarda i primi anni.
    Quindi nel tempo libero difficilmente mi sono messo a smanettare di mio. Sono pure fuoricorso della triennale da tempo con stage in pausa quindi vorrei almeno laurearmi una volta e vedere se posso salvare la situazione imparando veramente qualcosa.
    Se eventi del genere si ripeteranno e finalmente ci si accorgerà che non si danno sufficienti opportunità in università per apprendere tecniche e conoscenze spendibili nello sviluppo di videogame (dal design alla programmazione, come avviene all’estero) forse le cose cambieranno. Magari per me sarà tardi, però per chi arriverà dopo potrebbe essere davvero una buona cosa.
    A non essere indietro con gli studi mi sarei sicuramente iscritto all’Imagine Cup di quest’anno.

    Sinceramente per un’evento che puntava a informare potevano anche evitare l’estrazione e la distribuzione di giochi fuffa di microsoft (io sono riuscito a fare cambio con Shadowrun per Viva Pinata che almeno posso vedere senza comprarlo, richiede 10gb di installazione però…)

    E’ stato interessante Boku anche se realizzato per i bambini.

    Fa piacere vedere che quest’evento sia stato riportato qua.

    Giochini… quanta gente avrebbe voluto alzarsi e dirgli qualcosa… meno male che l’ha fatto Farina.

  6. Beh la maggior parte delle persone presenti erano della facoltà di informatica della Bicocca (me compreso) e come è ben noto è la facoltà con la minor popolazione femminile di tutto l’ateneo. Chi fa informatica in Bicocca può capire la tristezza che aleggia nell’aria.
    Le uniche donne erano le hostess (che credo fossero dipendenti Microsoft).

  7. Mi permetto di dire qualcosa a Miko:

    Antonio parla con cognizione quando dice che è meglio smanettare, perchè è parzialmente vero.
    Ti spiego perchè.

    L’università forma per il mondo del lavoro ed in Italia i posti disponibili come sviluppatori di videogiochi saranno si e no 10 ogni anno.

    Confrontali con le migliaia e migliaia offerti da tutti gli altri ambienti e capirai perchè l’università non può formare programmatori di videogiochi.

    Ma alla fine è così diverso programmare videogiochi dal programmare gestionali?
    La risposta è NO: le competenze specifiche sono richieste solo in piccolissime parti del gioco, nella maggior parte si leggono dati, si interpretano dati e si eseguono algoritmi.
    Come in qualunque programma 🙂

    L’università ti da dei corsi di basi di dati, che ti possono servire nei giochi perchè non credere che non vedrai mai dei dati strutturati.
    Ti da dei corsi di algoritmi, e non credere che nei giochi non vedrai mai un algoritmo.
    Ti da dei corsi di sistemi operativi e non credere che nei giochi non vedrai mai un chiamata a sistema 😀
    Ti da dei corsi di progettazione del software ed è proprio qui che gli smanettoni cadono: di fronte ad un sistema completo non sanno cosa fare.

    Quello che lo smanettone deve fare, per me, è fare l’università e fare per i fatti suoi quello che l’università non potrà fare.
    Il C++ per esempio: so che all’università non si fa più. E’ fondamentale in questo ambiente. Scaricati “Thinking in C++” e leggitelo, perchè è un linguaggio ricchissimo e quindi complesso.

    Quello che ho fatto io prima di entrare nell’ambiente è stato lavorare prima per altre aziende con esigenze di qualità meno spinte, però vedo che in azienda arrivano anche ragazzi appena laureati (o laureandi) molto molto competenti e svegli. Quella competenza arriva per forza da due fonti: dalla scuola e dagli approfondimenti personali.

  8. Mega reply!

    Davvero un ottimo resoconto della giornata! 🙂

    🙂

    Lunedì chiedo al ragazzo che fa l’AI se vuole rispondere alla vostra domanda

    Grazie Alessandro, molto gentile.

    XNA mi è sembrato un tool molto utile sin dall’inizio (c’è una mia breve rece su Slashdot) il problema è che è troppo, troppo semplicistico per fare applicazioni serie. Rimangono ancora pessime le integrazioni con i tool “industriali”.

    A che tool ti riferisci?

    avrei chiesto volentieri un sacco di cose a Cox, ma il mio inglese non me lo permette, voi ve la cavate così bene?

    Su, potevi buttarti, parlava anche con chi non era stato ad Oxford 😉

    Il C++ all’uni non si fa più? Ma dove?

    Per esempio a Ingegneria Informatica a Milano. 🙂

  9. Cmq chiarisco che il C++ si fa, ma solo se lo scegli tu, c’è da pochi anni ed è considerato una cosa marginale. Fate conto che in Bicocca fino a quest’anno per lo meno, se uno era iscritto alla specialistica non poteva fare C++ perchè non era un corso convenzionato con la triennale e per farlo bisognava sbatterlo tra gli esami extra facoltà (noi mi pare abbiamo 9-12 crediti per questi esami).
    Aggiungiamo che cmq non è un corso esagarato, si fa un po’ di qt e insomma essendo poco importante non è che ti dia una gran preparazione, però almeno c’è.
    Io il C++ l’ho usato un po’ insieme ad un mio socio per l’esame delle superiori come area di progetto dove abbiamo realizzato una specie di demo 3d in prima persona dove potevi visitare due stanze, ma era programmata ad hoc e sicuramente in modi che non si userebbero mai nella realà. Per esempio una cosa che mi aspetterei da un corso è che trasmettesse l’esperienza di chi fa una cosa da anni.
    Per il resto, da quand’è che si programma in università? Un laureato in informatica fa tutto tranne che programmare. E quel poco che si fa sono cose tristi da linea di comando e non si ha idea di cosa sia stutturare un progetto grosso, cosa che servirà tantissimo poi.
    Basi di Dati? Abbiamo fatto un po’ di SQL il primo anno. Ho fatto di più alle superiori.
    Il C si vedeva in un corso di linguaggi. Fatto di più alle superiori.
    Sistemi operativi? Ora so vagamente la differenza tra Linux e Windows, qualcosa sulla gestione della concorrenza e a spanne come funzionano le chiamate di sistema. Mai usate. Fatto di più alle superiori.
    Algoritmi? Vorrei sentire le voci degli studenti della Bicocca. Uno dei corsi che ha generato più fuoricorso insieme a Statistica e Analisi.
    Progettazione del software? Se intendi ingegneria è un corso abbastanza inutile, e soprattutto tenuto da una persona che chi è in bicocca sa non essere idonea (ad insegnare in generale). E l’esame non è molto giusto.
    Cmq di corsi universitari che aiutino anche per lo sviluppo di videogiochi se ne possono fare, come ne fanno nelle università americane. Audio, Video, Progettazione, Design, ect…
    Per come la vedo io, e non solo per l’ambito dei videogiochi, avrei fatto prima a lavorare che a fare l’università.
    L’ambiente è demotivante, l’insegnamento per lo più scarso (anche se ci sono veramente degli ottimi professori sopratutto nei corsi degli ultimi anni) e molti professori fanno davvero passare la voglia. Inoltre a mio avviso si insegna facendo perdere il senso di quello che si sta facendo con unico obiettivo passare l’esame sapendo le cose nel modo in cui il docente le vuole.

    Sarà anche colpa mia che non smanetto per conto mio (alle superiori qualcosa facevo, adoravo l’assembly e il c, fa schifissimo il java) però pensare di usare tutto il tempo libero per fare quello che in uni non si fa c’era da uscirne matti. Sarà che mi sono demoralizzato ma l’informatica ha iniziato a farmi schifo. Ormai un’informatico, in Bicocca, lo vedi a distanza, quell’alone di tristezza (a meno di non avere ancora perso la voglia) che lo circonda, che non vedi in altre facoltà.

    Antonio parla con cognizione quando dice che è meglio smanettare, perchè è parzialmente vero.

    Ci credo, ci sono andato a parlare apposta (perdendo i posti in aula poi :().
    Anzi io sono sempre stato convinto che chi sà è perchè lo fa per hobby nel tempo libero, di certo non lo impara in università. Solo che quest’ultima toglie tempo, parecchio, all’autoapprendimento e mi sembra normale che uno poi non si senta così spronato a stare sempre a studiare.

    all’estero ci sono più donne che studiano informatica all’università…

    all’estero…

    Quella competenza arriva per forza da due fonti: dalla scuola e dagli approfondimenti personali.

    Mi sa solo dagli approfondimenti personali. A dire il vero col senno di poi anche io avrei preferito imparare dove si lavora davvero e poi magari applicarmi una volta acquisito esperienza. L’università la reputo una cosa inutile per quanto mi riguarda. Per me è servita solo a togliermi la poca voglia rimasta. Piuttosto studiavo per fare un’altro lavoro e imparavo nel tempo libero.

  10. Io sono laureato in informatica 😉 Mi sono laureato mentre lavoravo.

    Mi sembra di capire che la bicocca è una mmerda 😀 Io ho fatto la statale in via comelico e celoria, quindi non ti so dire.

    Ti ripeto che chi ha fatto solo approfondimento personale, è difficile che sappia fare programmi più lunghi di cento linee 🙂 Magari è una demo megapazzesca, ma ininseribile in un contesto più ampio.

    I corsi “Audio, Design” coprono una parte ridicolmente piccola dello sviluppo del gioco: la parte è grossa è riempita dagli esami standard.
    Lavoro in milestone da due anni e in tutto il codice che ho visto, quello apposta per l’audio, appesta la grafica e così via sarà il 2%.

  11. Aggiungo che anche i ragazzi di cui parlavo sopra sono tutti laureati 🙂 Non è un requisito, anzi, non si guarda nemmeno, ma curiosamente tutti quelli che passano le selezioni sono laureti (o quasi) e hanno fatto approfondimento. Ti parlo con cognizione: lo vedo tutti i giorni e conosco tutti i nuovi.

    A qualcosa questa università servirà, quindi 😀

    Poi genera anche mostri: ricordo con amore un ragazzo che non sapeva cosa fosse l’indice di un array. Era laureato con specializzazione in intelligenza artificiale 😀

  12. So che in corso con me c’era un ragazzo che ha lavorato a Milestone ma diciamo che era portato di suo e aveva imparato da solo, che io sappia non aveva fatto nulla di quello alle superiori ed era nei primi anni di informatica. Era molto in gamba.

    Mi sembra di capire che la bicocca è una mmerda Io ho fatto la statale in via comelico e celoria, quindi non ti so dire.

    Vorrei sentire altri pareri di studenti Bicocca ma dal mio punto di vista ti direi di si.

    I corsi “Audio, Design” coprono una parte ridicolmente piccola dello sviluppo del gioco: la parte è grossa è riempita dagli esami standard.

    Questo se fai solo il coder. Il design serio è una cosa importante, guarda cosa ha fatto quel cialtrone di Roper con Hellgate e proprio oggi l’hanno intervistato su WoW.
    Inoltre penso che nel caso di Milestone, dove si fanno solo giochi di corse, il design sia cmq limitato per il fatto che cmq si sta creando una simulazione e per forza bisogna rientrare in certi schemi. La parte importante è la resa della fisica, i controlli e tutta la gestione di contorno (ma sicuramente lo sai meglio di me) oltre alla creazione dei contenuti.

    Cmq forse avrei davvero fatto meglio a cercarmi un lavoro e fare l’università in modo diverso, ma per come è impostata ora è come fare le superiori.

  13. Ehm… il design di SBK07 supera le trecento pagine 😀 Quello dello 08 l’ho visto tutto stampato e brussurato ed era spesso circa 5 centimetri 😀

    Non capisco quando dici “se fai solo il coder”. Tu vuoi fare il coder ed il designer? Quindi vuoi fare 8 ore al giorno a scrivere design e 8 ore a scrivere codice? Magari per un solo stipendio? 😉

  14. No ma ci credo che il documento di design sia spesso, però fortunatamente SB non è il primo gioco della serie, quindi molto deriva dall’esperienza dei giochi prima.

    La mia affermazione sull’essere solo coder è relativa alla formazione universitaria che dovrebbe dare la possibilità di esplorare più campi anche perchè sapere come funzionano ti aiuta cmq nello svolgere il tuo compito.
    Inoltre molte software house prendono suggerimenti da tutto il team e non solo dal designer.
    A me piacerebbe fare anche il designer ma non è una cosa che fai da un giorno all’altro.

  15. Temo che il Monops ritenga che parli di cose che non conosci, MIK0. Così dice il mio vocabolario di monopolese… 😀

    Accidenti, da come la racconti sembra proprio tragica, la situazione in Bicocca. Prometto che non mi lamenterò più del Polito 😀

  16. Ti spiego perchè: purtroppo non posso parlare di design, al di fuori della sua impostazione, perchè in realtà non so bene cosa io possa dire e cosa no, quindi non dico nulla 😀

    Di certo tutti ascoltano i consigli di tutti, ma i designer alla fine decidono cosa fare, magari discutendo prima con il programmatore capo.

    Sul design di SB, mi spiace ma temo di saperne decisamente più di te 😀 Le supposizioni le puoi fare con chi vuoi, ma io il design di SBK lo posso leggere quando voglio, quindi non faccio supposizioni. Non posso nemmeno dirti cosa c’è dentro: non è che sia un segreto ma seriamente non so cosa posso dire e cosa no.

    Un coder deve saper risolvere un problema che gli viene posto nel tempo che lui ritiene corretto.
    Molto spesso il design non entra nemmeno in ballo: ad esempio scrivere uno script che controlli se il grafico ha immesso delle trasformazioni sbagliate in max.
    Oppure fare un container STL che garantisca la non frammentazione della memoria, allocazione in tempo costante e accesso in tempo costante.
    Vedi che qui devi solo aver studiato algoritmi, eppure stai facendo un videogioco.

  17. Lo so di non sapere, ma ad alcune cose ci si può arrivare a buon senso.
    Lungi da me andare a mettere in discussione quello che sai per la posizione che ricopri.
    Quello che dico è che togliersi possibilità non avendo a disposizione corsi su un po’ tutti i campi non è molto formativo, anche nell’eventualità che poi non si facciam mai il designer, avere qualche competenza e sapere come fa quello che fa più aiutare poi a lavorarci assieme e capire le sue esigenze.

    Che poi decida il designer nulla da dire, è li per quello. So per certo che il coder deve fare ciò che gli viene detto e risolvere i problemi che si pongono. Meglio li risolve e meglio è.

    Oppure fare un container STL che garantisca la non frammentazione della memoria, allocazione in tempo costante e accesso in tempo costante.
    Vedi che qui devi solo aver studiato algoritmi, eppure stai facendo un videogioco.

    Non in bicocca suppongo, non so nemmeno di cosa stai parlando…
    Ho cmq il presentimento che sono cose che si apprendano cmq anche senza aver fatto algoritmi.

    Accidenti, da come la racconti sembra proprio tragica, la situazione in Bicocca. Prometto che non mi lamenterò più del Polito

    Sbaglio o c’è design li? O forse altre materie che possono aiutare la formazione di chi vuole sviluppare videogiochi?

  18. Al Politecnico di Torino, ingegneria informatica, ci sono buoni corsi di informatica (anche se ce ne sono PARECCHI di elettronica, attenti a voi), e uno in particolare, non frequentatissimo, di informatica grafica, in cui facilmente la prova conclusiva, a scelta, è nel ramo dei videogiochi (tipico che si formino gruppi in cui qualcuno crea un motore grafico, un altro crea mappe, un altro ancora modelli di personaggi). Non l’ho frequentato, ma ho frequentato corsi di informatica dall’impostazione analoga, e il fatto di seguire un corso dal programma fisso ma fare la prova finale su quello che decidi tu (in accordo col docente) è la combinazione migliore per imparare moltissimo.

    Poi non è necessario che lo sbocco di chi frequenta corsi del genere sia il videogioco… un mio amico è andato a farci il tirocinio in Alenia, a programmare un motore fisico per simulazioni.

  19. In statale ci sono corsi adatti allo sviluppo di videogiochi, ma sono buffonate belle e buone 🙂

  20. Io faccio Informatica in Bicocca, purtroppo pur sapendo dell’incontro non ho potutop presenziare [mi sto autoflagellando in questo momento].
    Comunque Informatica in Bicocca è una facoltà di medda, con esami inutili.
    In 4 anni [son fuori corso] non ho MAI scritto una riga di codice, solo ora con il corso di C++ ho iniziato a farlo.
    se devo fare una debita proporzione ho imparato molto di più alle superiori.
    Gli insegnanti a parte qualche caso, non sono preparati o sono persone che ti deprimono con esami assurdi a condizioni improponibili [Linguaggi di Programmazione].
    Algoritmi non serve a nulla [finchè mi fai imparare il merge-sort].
    ROPS [Ricerca Operativa Probabilità Statistica] non ho capito che senso abbia.
    Molti degli esami che si sostengono lasciano il tempo che trovano.
    In sintesi è una facoltà inutile ed evitatela come la peste…

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