Esiste la possibilità che un videogioco sia un’opera d’arte?

La domanda del titolo va intesa come: “Sicuramente, non tutti i videogiochi sono arte. Anzi, mi sento di mettere l’uccello sul fuoco sul fatto che la (stragrande?) maggioranza dei videogiochi non siano, ma neanche lontanamente, opere d’arte: FIFA, Barbie Raperonzolo e tanti altri ancora”.

Weird_dreams

Nonostante il nome che porta, non ritengo che Ars Ludica sia composta da un manipolo di esaltati fondamentalisti del videogioco; da una setta di fissati con questa storia dell’arte nei videogame a tutti i costi; da un sottoinsieme di giocatori depressi per il fatto che il proprio “hobby” venga costantemente spernacchiato, schernito, attaccato e considerato contenutisticamente povero, irrilevante, quando non segno di grave decadenza sociale e morale, quasi alla stregua dei Grandi Fratelli e delle Isole, delle zinne e dei culi. O comunque un’attività molto meno interessante e di spessore rispetto per esempio all’andare al cinema o a leggere un libro (opinione che peraltro grossomodo condivido: spesso i videogiochi non sono che meri prodotti commercialinell’accezione dispregiativa del termine — senza personalità fatti con lo stampino, repliche modaiole, tristi e perdisseque dei successi delle stagioni precedenti condite in salsa ipertecnologica).
Non mi faccio le pippe davanti ai poster di Kojima in mutande, pensando agli straordinari significati filosofici reconditi di Metal Gear Solid 2, o robe di questo genere.

Penso di aver demolito abbastanza. Ora che ci siamo sbarazzati (almeno spero) di un po’ di equivoci, possiamo proseguire.

Minter.

“I videogiochi non sono arte, ma solo e semplicemente giochi… ma è così facile, lo dice la parola stessa!”. Questa la considerazione che sento risuonare più spesso. Chi la fa si sente probabilmente un uomo saggio, coi piedi per terra, sicuro, con dei sani principi morali, fiero del suo quotidiano sfoggio di buonsenso, ecc. Ritengo però, intanto, che non scorgere una certa differenza tra un Ico (faccio un nome che in genere mette tutti d’accordo, per chiarezza) e una partita a briscola, tombola o pelota basca sia un atteggiamento piuttosto ottuso, reazionario, limitato o che dimostri scarsa conoscenza; un approccio poco disponibile verso la novità, la diversità, la sperimentazione. Tutto ciò fa a pugni con il modo di porsi aperto, oserei dire quasi spalancato, che dovrebbe avere un artista, un critico o anche solo un semplice fruitore attento e consapevole.

Personalmente sono convinto che l’arte contemporanea in particolare, rompendo qualsiasi schema, regola e convenzione, e facendosene beffe, pur con i suoi eccessi criticabili e a volte quasi “infantili” (“sììì, giochiamo a chi la fa più grossa o più fuori dal vasone, dai!”) abbia comunque dimostrato più volte che l’unico, vero requisito fondamentale e indispensabile dell’opera d’arte sia quello della genialità (ma forse anche “solo” di una creatività molto molto forte, non comune). Poi, ovviamente, ogni forma espressiva e artistica viene studiata, analizzata, criticata, ci si fanno sopra tutte le pippe mentali del mondo, ecc. Ma questo è un qualcosa che secondo me viene dopo, e che non impedisce intanto di affermare una cosa molto semplice: anche un videogioco può essere arte.

Neverhood

Obiezioni sparse (alcune di quelle che emergono di solito nelle innumerevoli discussioni sul tema).

“Ma l’arte dev’essere assolutamente inutile…”.
Beh, pure il videogioco lo è.

“Ma i videogiochi sono divertenti, quindi sono utili!”.
Perché, quando guardi un film di Tarantino non ti diverti?

“Eh, oggi i videogiochi non sono arte, forse domani, con una fisica più realistica, computer più potenti, genti più capaci…”.
Non penso proprio. Se l’essere arte o meno dipendesse dal livello di avanzamento della tecnologia o da quello della tecnica, beh, dovremmo depennare dal computo delle opere d’arte riconosciute come tali un po’ troppa roba, comprese creazioni (pseudo)naif, o preistoriche, che corrispondevano all’esigenza dell’essere umano di proiettarsi in una dimensione simbolica che andasse oltre quella fisica. Un po’ come nei videogiochi del primo periodo.

“Ma è arte solo se non c’è di mezzo il vil danaro, brame di potere, ecc. [inserire sentimenti bassi a piacere]”.
Ritengo che dipenda esclusivamente dal risultato finale. (Anche perché, detto tra noi, se uno dipinge la Gioconda, come cavolo si fa poi ad andare a sindacare se mentre l’ha realizzata stava pensando ai soldi o meno???).

Non mi sembra il caso poi di mettermi a elencare opere d’arte (ritenute tali dalla critica qualificata, dal pubblico) realizzate sotto la spinta di necessità economiche inderogabili, di finanziamenti stramiliardari di avide major senza scrupoli, dalla brama di successo, da bieche rivalità tra artisti per dimostrare chi ce l’aveva più grosso. Basta andare nelle librerie, nei negozi di dischi, nelle piazze delle nostre città, nei musei, nei cineclub (ma qualche volta pure nei cinema).

Arte a pezzettoni.

“Beh, dai, il videogioco in sé non può essere arte… però quasi quasi… guarda che cazzo di fondali ispirati questo titolo qui… sì, direi proprio che se questo gioco fosse considerato un’opera d’arte non mi scandalizzerei!”.

Se il fondale è disegnato da Michelangelo in esclusiva, e sopra ci gira un gioco trito e banale che con quei disegni non ha nulla a che vedere, saremo semplicemente in presenza di arte grafico-pittorica, e non videoludica, no? La musica di Knucklebuster per C64 (di Rob Hubbard) potrebbe essere arte, ma il videogioco è (sicuramente) una merda. Quindi, abbiamo arte musicale (che incidentalmente fa la sua apparizione nel nuovo medium) e non videogiocosa, in quanto può essere decontestualizzata: realizzando un bell’mp3 e ascoltandoselo al parco possiamo fruire di quell’opera senza perdere praticamente nulla o snaturarla. Siamo alla presenza di arte videoludica solo quando il gioco nel suo complesso è un’opera d’arte, con un suo senso (ma volendo anche un suo non-senso…) e tutto.

uverkannt

Per concludere: i videogiochi non sono arte (mai, in nessun caso) per il facile pregiudizio di chi non li conosce, li sottovaluta o li osteggia, per la superficialità dei giocatori e della stampa, legata a stereotipi rozzi e primitivi, perché è difficile capire, analizzare e spiegare le sfaccettature più intime e i risvolti meno immediati insiti in una nuova forma di intrattenimento prevalentemente commerciale. Perché la critica non è ancora pronta, o è (semi)inesistente, e gli “artisti” non hanno ancora la forza, la consapevolezza, l’autorità, l’autorevolezza per rivendicare lo status che spetterebbe alle loro creazioni. I videogiochi talvolta sono arte perché c’è arte ovunque nell’universo la genialità, l’espressività e la creatività sprigionate facciano registrare picchi allarmanti, inusitati, non importa se ciò avvenga gratis o dietro compenso, se ci sia un preciso, meticoloso disegno da parte di qualcuno o se ciò si verifichi perfino al di là delle sue stesse intenzioni di partenza (si pensi per esempio all’Art Brut); se si tratti di immagini seriali di Warhol o se Van Basten semplicemente decida per un po’ di mettere alla prova tutte le certezze dei telespettatori, ignorando le leggi della fisica.

PS Il post vuole essere il primo di una serie di articoli “redazionali” sul tema “videogioco e arte”. Visto quanto si può discutere in proposito, andando in profondità, ritengo del tutto inadatto e dispersivo il sistema spamma-e-fuggi dei commenti; quindi, nel caso in cui vogliate dire la vostra, dovrete registrarvi al forum (è un’operazione particolarmente veloce, vi viene chiesto solo di scegliere un nick e una password) e…

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