Kid – Man

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Ieri una mia cugina mi ha chiesto un gioco per Nintendo DS.

Ha farfugliato delle parole incomprensibili facendomi apparire dei punti interrogativi sulla testa.

Poi ha detto: “Quello della Kidman”, illuminandomi e aprendomi un mondo.

Mia cugina non ha mai voluto guardare i videogiochi neanche di striscio. È una di quelle che li ha sempre considerati roba da bambini.

Ma la Kidman l’ha convinta: si può essere sexy e passare le ore in pose discinte su un divano anche con un DS in mano. L’importante è allenare il cervello.

O meglio: oggi i videogiochi sono accettabili. Non sono il massimo ma sono un passatempo tollerabile.

Meglio ancora: oggi i videogiochi esistono. Esistono a livello sociale. Esistono come esiste il calcio, come esiste la politica, come esiste la Coca Cola, come esiste un film blockbuster americano.

Come un film blockbuster, infatti, non serve sapere il suo nome ma basta fare riferimento all’icona che lo rappresenta: “andiamo a vedere l’ultimo di Brad Pitt?”

Il nome del film non è importante. Anzi, il nome del film è fuorviante perché l’interlocutore potrebbe non conoscerlo, mentre probabilmente sa che è uscito un film con Brad Pitt. Perché c’è Brad Pitt. Perché c’è un sistema economico che vuole che sappia che in quel momento c’è un film con Brad Pitt.

Quindi Brain Training diventa automaticamente il gioco della Kidman, per un gioco di associazioni complesso quanto intellettualmente distruttivo, con buona pace del Dr. Kawashima e la sua onestà.

9 comments on “Kid – Man

  1. E’ interessante vedere come i giochi, da buon bisiniz che sono, vengono “plagiati” dalle tecniche commerciali piu bieche e in voga, ma credo resti sempre la differenza che la io VOGLIO sperare che a mandare avanti il mondo dei VG sia il vecchio zoccolo duro dei nerdz che ne fanno ancora una questione di principio, e sanno che la nintendo e la nintendo e non quella di Super Mario, e che pes è pes e non er gioco de carcio alla plaistascion.

    Se devo scegliere tra i casual e i bimbiminchia, scelgo i secondi, sono piu alla portata di tutti, come la Kidman.

  2. Conosco una persona a cui è stato appena regalato il DS dal ragazzo e grosso modo la scena raccontata è la stessa…

    Cmq non occorre essere per forza nerd, basta una semplice coscienza dell’esistenza di determinate cose (videogiochi) e di chi li crea. Non si pretende che tutti sappiano a mena dito chi ha fatto cosa, ma nemmeno starne fuori sputando sopra a cio che non si conosce.
    E’ parecchio frustrante citare un titolo di un gioco ed essere guardati male, o magari perchè si conosce il titolo originale quando quello italiano ha completamente travisato l’idea originale. Robe così, ma fa di chi le sa un emarginato. E non che si voglia sfoggiare chissà quale conoscenza, solo rendere noto come stanno le cose…

  3. Forse emarginato è troppo, nessun videogiocatore oggi appare un alienato per definizione. Certo è che citare un videogioco non è chic come citare un libro o un film, e sembra che quello che si sta dicendo non sia degno di attenzione.

    Più che altro, anche se l’interlocutore ti prende sul serio, molto spesso non ne capisce nulla. Perchè ai videogiochi per potervisi interessare bisogna saperci giocare.

    Questo non è un punto banale, secondo me.

  4. Quando facevo il professore, una volta un ragazzo disse che era sbagliato immedesimarsi in un personaggio dei videogiochi.

    Io dissi “Beh, allora è sbagliato anche immedesimarsi in un personaggio di un libro!”

    La prof di Italiano si indignò 😀

  5. E’ più facile immedesimarsi in un personaggio di un videogioco. Pensa solo al dover uccidere i Big Daddy, che se ne stanno tranquilli, per poi dover scegliere se spremere delle bambine, come dei drogati, o salvarle in cambio di una dose minore di energia.

  6. Quoto il discorso di Monops anche se andrebbe poi specificato che cmq dipende da gioco a gioco come può dipendere da libro a libro (ma più nel caso del videogioco).
    Generalmente quando la componente di trama e caratterizzazione è forte questo discorso ha maggior valenza. Alla fine leggere, appassionarsi e magari immedesimarsi in personaggi di un film, libro, fumetto o anime altro non è che vivere porzioni di altre vite ed eventualmente acquisirne esperienza e creare nuove riflessioni (perchè in genere chi le scrive ci mette la sua di esperienza oltre che dare spunti per altrui riflessioni) cosa che non si può fare in una sola vita, e questo è un pregio.

  7. Non ho capito.
    Ci si è lamentati per anni che i videogiocatori erano una categoria costretta a non poter condividere le proprie passioni col mondo esterno, e ora, che wii e ds stanno cambiando le cose, ci si lamenta ancora di più.

    che vita grama.

  8. Dove la vedi la condivisione? SOno gadget alla moda… oggi vanno di moda e ci sono, domani non ci sono più. Non è cultura del videogioco e non un modo per formare videogiocatori coscienti. è un po’ quello che è accaduto con il cinema: ci sono i blockbuster che vanno a vedere tutti, ma non è che questi abbiano creato più conoscenza del cinema.

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