La proteiforme palinodia dei videogiochi: il caso di Resident Evil 4.

Prodotto e Sviluppato da Capcom | Piattaforma Nintendo Gamecube, PS2, PC, Wii | Rilasciato nel 2005 (GC, PS2)

Premetto che non sono un fan della serie, mentre amo alla follia la gente morta che cammina ciondolando, perdendo pezzi di carne ad ogni passo. Adoro la putrefazione in tutte le sue forme, possiedo un gusto romantico per l’orrido ed uno scapigliato per le cose schifose, unte e rancide, nonché una simpatia cyberpunk per i circuiti infettati da tessuti organici. Ed è per questo che ho acquistato il titolo in questione nella versione per PS2, in quanto pensavo vi fossero racchiuse tutte le caratteristiche a me gradite.

La prima delusione è quindi arrivata non appena ho scoperto che non c’erano zombi putrefatti da maciullare, bensì solo dei banalissimi burini plagiati da una setta di fanatici religiosi dediti alla coltivazione di non meglio precisate piaghe. Vabbeh, chi si accontenta, gode. M’incammino quindi per il villaggio sforacchiando gli abitanti privi della classica ospitalità della gente semplice. C’è la tensione, perché non sono facili da buttare giù e c’è la curiosità per l’esplorazione degli scenari, con la piacevole sensazione di potersi barricare dentro gli edifici, bloccando gli accessi con mobili di nome e di fatto.

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Dopo una serie imprecisata di tentativi d’approccio con gli zotici, la prima stimolante, goduriosa novità consiste nel dover proteggere e condurre fuori dal villaggio la versione scopabile di Chelsea Clinton, con l’altrettanto avvincente necessità di doversi guardare doppiamente intorno per la brutta tendenza degli abitanti alla cleptomania parental-presidenziale.

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Capito il meccanismo, e grazie anche e soprattutto alla possibilità di ricaricare lo scenario da un checkpoint, la vicenda scorre abbastanza tranquilla, con i soliti oggetti da ritrovare e qualche puzzle da risolvere. Ma è quando i due protagonisti, inseguiti da una moltitudine di buzzurri brandenti fiaccole, scena che rimanda immediatamente a mitici fotogrammi dell’inconscio collettivo, si rifugiano all’interno d’un tetro castello, è in quel preciso istante che s’insinua dentro il mio ano il sospetto d’aver sbagliato tutto nella vita inserendo il ciddì nella console. È un po’ la stessa fastidiosa sensazione che si ha anche con altri media quando s’avverte una sorta di presa per il culo da parte dell’io narrante. Perché, voglio dire, ti trovi in una regione inospitale brulicante di pazzi furiosi peggio che a Erba e, invece di scappar per campi incolti, ti vai ad infilare in bocca al nemico peggio d’uno stuzzicadenti cieco? Ma allora dillo che lo fai per masochismo narrativo! Ammetti, tu, protagonista ammerrigano intriso di retorica hollywoodiana, che la tua è una necessità favolistica e che è nella tua natura scegliere la strada più irreale al fine d’innalzare il monte ore speso dal videogiocatore. Sarebbe più onesto, non credete?

Con questo paletto di frassino infilato non vi dico dove, m’inoltro quindi per i dungeon, dove i contadini sono sostituiti via via da nemici diversi nella mise, ma sostanzialmente identici nella deambulazione. Cambia perciò lo scenario, da rurale a medievale, si susseguono gli enigmi, le leve e le carrucole, con qualche boss briosamente affettuoso, ma resta sostanzialmente invariato il game play. Si arriva pertanto ad un punto in cui è il desiderio di vedere come evolve la storia a spingere a proseguire nell’esperienza videoludica e non più il mero piacere d’essere il protagonista, seppur virtuale, d’una avvincente vicenda, il che dovrebbe essere l’inviolabile fulcro d’ogni giocosa esperienza.

Proseguo dunque per inerzia, imprecando ogni qualvolta il gioco prevede passaggi a mio modo di vedere troppo ostici, costringendomi a ricaricare e a riprovare quasi annoiato dal fatto che tanto so d’essere il buono che non muore mai, nemmeno quando compare la scritta “sei morto”. E quando nei filmati d’intermezzo, quasi assopito dopo una cena luculliana, sullo schermo compaiono i pulsanti da premere entro una frazione di secondo per far compiere una manovra acrobatica al protagonista, beh, la voglia di mandare tutto a fare in culo è piuttosto potente.

Certo, rimane la sfida e l’orgoglio annesso, soprattutto quando non riesco a superare un boss e devo ricorrere ad internet per scoprire che bastava acquistare un lanciacazzi dal commerciante…che poi, ‘sto mariuolo, spunta sempre davanti a me fresco come una rosa, mentre io mi devo rettificare l’ano come un cretino per superare trappole e nemici…ma mi prende il per il deretano? Ma corromperlo, sequestrarlo o seguirlo per i passaggi segreti che evidentemente conosce, parrebbe brutto?

Oltre a queste domande esistenziali, mi chiedo anche quanti cazzo di capitoli ci siano ancora, prima di vedere la fine presumibilmente banale e scontata della storia, ma non prima però d’aver perso e ritrovato la fanciulla un numero totalmente irreale di volte. Perché sa tutto di già visto e di già sentito: la setta, il capo che invia i suoi scagnozzi per eliminarti, ben sapendo che li farai fuori uno dopo l’altro; il sacrificio della vergine; il cattivo troppo sicuro di sé; dialoghi enfatici ed inutili; deus ex machina che intervengono quando più te lo aspetti.

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Arrivo, nonostante una certa frustrazione derivante anche da un sistema di puntamento e da una visuale non certo entusiasmanti, né adatti al coinvolgimento, alla fine della storia, per il gusto d’aver terminato il gioco, quando l’ultimo test d’abilità mi fa letteralmente screpolare i marroni. Senza timore di svelare nulla che non si sappia già, la scena della fuga con la moto d’acqua è l’emblema di tutto quanto già scritto. L’isola è stata minata, sta per saltare in aria e voi dovete fuggire facendo un paio di slalom ed accelerando per evitare l’ondata che sopraggiunge alle vostre spalle. Niente d’impossibile, ma per via della visuale in terza persona e d’una meccanica non proprio ottimale, ho dovuto riprovare sei o sette volte prima di riuscire a farcela. E mentre attendevo il caricamento, mi chiedevo se fosse veramente necessario ai fini del gioco quest’ulteriore prova d’abilità con le levette analogiche. La risposta è, ovviamente, no.

In conclusione, quelli appena descritti sono i principali difetti che riconosco ai videogiochi: ripetitività, prevedibilità, retorica. Difetti comuni anche a media quali cinema, televisione e letteratura, ma che nei videogiochi stonano forse ancora di più. Anche se mi rendo conto che magari sono solo io ad essere fuori target.

25 comments on “La proteiforme palinodia dei videogiochi: il caso di Resident Evil 4.

  1. Negli ultimi cinque anni non ho mai giocato un action più vario di RE4.

    Credo basti questo commento per dire cosa penso del tuo articolo.

    KARAT!!! Perchè non li scrivi solo tu gli articoli? 😀

  2. Lo dicono coloro che temono un confronto 😉

    Per me il mondo è vario ed accetto le diversità. Non accetto le menzogne, i preconcetti e i redattori di videogiochi 😉

  3. Ci rimango un po’ male perché mi hai malmenato uno dei miei giochi preferiti (e secondo me uno dei dieci vidoegiochi migliori di sempre) in una maniera abbastanza superficiale ma retoricamente ineccepibile: ingigantire il difetto e snobbare il pregio che, come dici tu, è del tutto soggettivo.

  4. Menzogne? No, solo opinioni.

    Preconcetti? No, solo liberi giudizi di chi ha giocato e non si è divertito come si aspettava.

    Redattore? No, solo uno che scrive quel cazzo che gli pare.

    Se poi vuoi un confronto, abbassa la cresta, cospargiti il capo di cenere ed evita di tirare in ballo terze persone, visto che nessuno ti obbliga a leggere articoli che non siano scritti da chi hai citato.

    Edit: risposta ad Alex.

    @Mando: ho scritto alla fine che mi rendo conto di essere io fuori target.

  5. @ABS: Ah, quelli sono i peggiori 😀

    @Ganjo: Fantastico! Si inizia a rispondere a tono!

    Non aspettavo di meglio. Non credo abbasserò la cresta: perchè dovrei? Parlo con attenzione e conosco l’ambiente in cui muovo.

    Se abbassassi la cresta dovrei anche accettare che tu scrivi con congnizione e distaccatezza, accettando (anche se magari non essendo d’accordo) le tue opinioni.

    Non mi cospargo il capo di cenere perchè non ho commesso errori.

    Chiamo in causa terzi perchè scrivono in maniera più oculata rispetto a te: questo articolo nasce dalla tua voglia di generare un flame.

    Ti aiuterò: sono un virtuoso in questo, ma non ti aspettare che abbassi la cresta o mi cosparga il capo di cenere.
    Piuttosto morirò sotto le bordate nemiche, ma non credo tu sia in grado di infliggermi tali bordate.

    Palla al centro, si incomincia.

  6. Sì vabbe’ gangio, ma potrai mica sempre dare corda a chiunque ti provochi.
    Monopoli ha il suo personaggio, non può non fare così.

  7. @lamb-O: ah, Alex Monops è un bot? Beh, allora, scusate la mia ignoranza. Non ero a conoscenza della meccanicità del personaggio. Adesso vado a ripassarmi gli studi di Pavlov e poi ritorno.

  8. Commentare una serie mainstream che dura da tanto è un po’ come recensire un popolare programma spazzatura televisivo: o si chiudono gli occhi sulle trovate sempre più sperticate per mantere vivo l’interesse, oppure non si possono non notare buchi e difetti sempre più grandi.

  9. Caro Gangio, sei proprio un iconoclasta. Però divertente, e a mio avviso non hai torto, ma avresti fatto meglio a sviluppare bene l’ultimo paragrafo. Confido in un ulteriore scritto in tal senso.

  10. Secondo me a Gangio è mancata l’intelligenza di contestualizzare finanche le burinate (perché è indubbio che lo siano le cose di RE4, gameplay a parte), e quindi accettarle. Sono aspetti secondari, d’altraparte, e via…ci stanno. È esattamente il contrario di quanto dici, è proprio in un videogioco che sono accettabili.
    Insomma, Gangio, sei un pirla (così, volevo flammare un po’ pure io).

  11. @D3ltr33: non hai tutti i torti. Il mio errore è stato quello d’aver fatto le pulci ad un pulciaio.

    @Emack: in effetti, mi ero un po’ smaronato anche nel scrivere questa simil-recensione, per cui ho tagliato di brutto le conclusioni finali. Ma, te lo prometto, nel prossimo pezzo approfondirò così tanto l’argomento che dovrai prenderti un anno sabbatico per arrivare alla fine.

    @Phantom: non sei credibile come attaccabrighe.

  12. Bè, allora diteci voi cosa c’è di tanto divertente in RE4…Premetto che io l’ho giocato fino al castello e lì ho detto “cazzo, rinizia uguale a prima?” e l’ho buttato nel cestino…non sono un fan della saga ma c’è roba meglio, se volete un survival horror (si chiamano così mi pare, almeno così ho letto) giocate a Penumbra e soltanto dopo potrete cospargervi il capo di cenere…

    Byez

    P.S. Complimenti a GanJo che almeno è riuscito, eroicamente, a finirlo.

  13. Io l’ho trovato piuttosto ironico..
    Sono l’unico?

    Insomma.. veder distrutto un capolavoro in 3 minuti di lettura è una goduria.
    E poi se si fosse sempre equilibrati che gusto ci sarebbe a discutere? Tutti avrebbero ragione.. e poi il Flame accende un diavolo in me..
    Continuate così che mi piacete!! 🙂

  14. Dunque, ho sempre sottolineato che RE4 sciupi ignobilmente un sacco di possibilità eccellenti a livello narrativo. Solitamente il giocatore è propenso a soprassedere su tale mancanza, perché accetta il gioco come un grande, grosso, spettacoloso arcade che ti invita ammiccante a skippare le cutscene, salvo per renderle interattive con i QTE ai quali non si scappa.
    Se non si riesce ad essere coinvolti dall’azione (strano, comunque) è la fine di tutto; devo dire però che l’imponenza della versione Gamecube aiuta a calarsi meglio nella parte.
    PS: Gangio, sicuramente hai giocato a livello Facile. Vergogna. 😉

  15. beh devo dire che sono un fan della serie di Resident Evil sin dal suo inizio. Devo dire pero che dopo RE3 nemesis la saga è scivolata nel noioso qualunquismo ripetitivo. Purtroppo devo dire. Ora non provo più il brivido che accompagnava le notti di RE2, il batticuore quando sentivo il licker arrivare ma non lo vedevo.
    Tornando a RE4 anche io mi sento un’pò deluso ma non troppo. Il sistema di puntamento oltre la spalla dx era gia presente in cold fear e non è male. anzi mi piace moltissimo devo dire. meglio del sistema classico. mancano gli zombie e questo è un punto a sfavore. Gli scenari hanno una buona fattura e la giocabilità e buona. Finendo il gioco si ottengono gli scenari extra e il gioco mercenaries che non è proprio malaccio. personalmente gli darei il voto di 8.5 su dieci, ma ritengo che un gioco che porta il nome Resident Evil debba avere gli zombie e compagnia bella. Per inciso il sopranominato Cold Fear è molto simile a RE4 anche per il tipo di parassiti (exocelle) che colpivano il cervello.

  16. @Jacopop: ironico si riferisce al gioco o a quello che ho scritto io?

    @AIO: livello facile, lo ammetto. Ma porca pupazza, se ti spediscono a recuperare la figlia del presidente, portati almeno, non dico un cannone, ma una 44 magnum ed una valigia di munizioni mi sembrano il minimo sindacale, no?

    @Dimaco: RE2 mi piacque molto nella versione PC. Era tutta un’altra cosa.

  17. lettoniente.

    RE4 è un gran gioco che ha un unico immenso difetto: ha troppa ciccia.

    cioè è lungo nel senso che di solito viene visto positivamente ma in questo particolarissimo caso non è un elemento positivo.

    Se lo avessero fatto finire all inizio del castello cioè a 1/3 di gioco (o magari mettevano nel castello giusto il boss dei boss) sarebbe stato lungo abbastanza e decisamente migliore.

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