Intervista a Stefano Silvestri
Saturday, 29 March 2008, 6:55 - Emanuele "Emack" ColucciStefano Silvestri è coordinatore editoriale di Sprea Editori e caporedattore di The Games Machine, rivista dedicata ai videogiochi su PC con ormai venti anni di permanenza nelle edicole italiane sul groppone.
Intervistare un personaggio di così alto rango nell’ambito della stampa di settore e di importanza non certo trascurabile nella mia formazione videoludica ha costituito per me occasione unica di esplorazione di idee e convincimenti riguardanti temi cruciali della critica. Ho dunque molto apprezzato la sincera schiettezza delle risposte, illuminanti e per questo meritevoli di attenzione. Enjoy!

Sei ormai alla guida di The Games Machine da molti anni, raccogliendo l’eredità dell’indimenticabile Max Reynaud. Quali aspetti della rivista ritieni rispecchino (o abbiano rispecchiato) le tue attitudini?
Dopo così tanti anni è difficile individuare un singolo aspetto. Modifica dopo modifica, aggiustamento dopo aggiustamento, TGM ha finito per diventare negli anni quella che avrei voluto fosse. Ovviamente l’apporto di chi fa parte della redazione è molto prezioso, e vi presto sempre particolare attenzione. Infine, non dobbiamo dimenticarci che la rivista va pur sempre venduta, ragion per cui il risultato attuale è il frutto anche della la mediazione tra il gusto della redazione e gli stimoli che ci giungono dai lettori.
Tornando alla tua domanda, comunque, più che in un aspetto particolare credo che le mie attitudini si rispecchino al più nel carattere finora dimostrato da TGM. Siamo sul mercato ormai da 20 anni, vissuti sempre da protagonisti; ci siamo adattati a un contesto in costante evoluzione e siamo lì dov’eravamo una volta, cosa che non si può dire dei nostri concorrenti originari. Ci siamo misurati con competitor aggressivi e spesso con una maggiore capacità di spesa, eppure a settembre festeggeremo i 20 anni, e già adesso siamo la rivista di videogiochi più longeva al mondo. Il tutto, peraltro, passando indenni attraverso due cambi di editore negli ultimi tre anni. Questa è l’attitudine che apprezzo maggiormente di TGM e che riscontro ovviamente nel resto della redazione.
Sempre più consistenti e sempre più autorevoli sono le valutazioni di chi giudica i videogiochi come un medium trascendente il mero intrattenimento. Proliferano i “game studies”, e la critica - in special modo quella d’oltreoceano - si è inserita in un processo di accademizzazione. Gli stessi videogame hanno acquisito consapevolezza di una dignità espressiva e comunicativa. In altre parole, l’industria non è più quella di vent’anni fa (ovviamente non mi riferisco alla naturale evoluzione tecnologica), eccezion fatta per le riviste cartacee e online - o, meglio, per le recensioni ivi proposte. Ancora oggi la primazia dello schema giocabilità | grafica | sonoro | longevità con voto annesso è pressoché totale, quando invece emerge con grande vigore la necessità di passare a strumenti interpretativi differenti; se in una review dello Stalker di Tarkovskij fosse scritto “qualità dell’immagine buona, longevità ottima, 77″ saremmo tutti autorizzati a rabbrividire. Perché allora ciò per i videogiochi non accade? Perché quasi sempre ci si ferma a dissertare sul frame rate piuttosto che approfondire l’esperienza ludica come avviene in una qualsiasi analisi del testo dove l’aspetto morfologico di un’opera non costituisce parametro centrale di valutazione? I recensori non dovrebbero comportarsi come ne “L’attimo fuggente” suggeriva Robin Williams ai suoi studenti, cioé di stracciar via i vecchi e meccanicistici canoni di giudizio?
Prima di proseguire col resto dell’intervista, mi sembra doverosa una premessa: per me potrebbe essere molto più facile, vista anche l’audience di Ars Ludica, dare risposte retoriche. L’approccio che mi sembra intellettualmente più onesto, invece, è quello che è il frutto di un’evoluzione professionale che mi ha portato negli anni ad abbracciare non solo il lato editoriale del mio lavoro, ma anche quello commerciale (e ora sto iniziando a interessarmi marginalmente al marketing).
Fatta questa premessa, passo a risponderti affermando che l’errore più ricorrente è quello di credere che i propri interlocutori rappresentino l’unico e possibile universo con cui relazionarsi. La tua visione di quello che è il mercato è molto nobile, ma non credo sia veritiera. La maggioranza delle persone acquista TGM perché vuole una guida agli acquisti; poi, sceglie noi anziché altri perché preferiscono magari il nostro stile, ma dubito fortemente che sarebbe pronta per un approccio editoriale quale tu prospetti.
Ti faccio un esempio: Cult Fiction, rivista della quale vado orgoglioso e che cito spesso, era contraddistinta dalla mancanza di voti. Il mio assunto era che non c’è migliore critico di noi stessi, e lo scopo di quella testata era dare tutti gli strumenti necessari per arrivare preparati alla visione del film o della serie TV. Dopodiché, si sarebbe potuta apprezzare l’opera dell’autore sotto un’altra prospettiva.
Con quella rivista mi prefiggevo inoltre di raccontare tutte le “estensioni” culturali di un prodotto cinematografico o televisivo: i libri o i fumetti da cui avevano preso spunto gli sceneggiatori, le colonne sonore che li accompagnavano, proponendo spesso dei dossier sui compositori. Ebbene, Cult Fiction fu un successo di critica ma resistette in edicola 12 mesi, poi dovette chiudere; resta a tutt’oggi, nell’ambiente degli addetti al settore, una rivista che ha lasciato un segno, anche solo perché dopo di essa sono nate tutte le altre testate che hanno trattato di serie televisive, con alcune di esse che vuoi per “cult”, vuoi per “fiction”, ne hanno ripreso il nome.

Al di là di questi aneddoti, però, restano numerosi insegnamenti: il primo, è che la critica principale che venne rivolta a Cult Fiction era che non esprimeva giudizi. Mi ricordo ancora il tono di molte delle email ricevute o dei messaggi che leggevo sui forum: “bella rivista, sì, peccato che manchino i voti”. Altri erano che spaziava troppo a 360 gradi.
La gente, intesa nella sua accezione più massificata, vuole concetti semplici e immediati perché si accenda nella loro testa una lampadina. Vuole un numero a fondo pagina, vuole che le venga detto cosa fare: comprare o non comprare. Non vuole poi divagare troppo: la massa è più probabile che si focalizzi su un solo concetto piuttosto che su molti. Un po’ come i cavalli coi paraocchi, capaci di guardare solo in avanti. Lo testimonia il fatto che tutte le riviste italiane dedicate al gioco multipiattaforma vendano poco: la sola edizione cartacea di TGM vende leggermente meno della sommatoria delle testate multiformato presenti in Italia, il che la dice lunga. Così come la dice lunga il fatto che pochi mesi fa, per un “pallino” in più o in meno assegnato alla grafica dell’ultimo Resident Evil per PC, sia nata una discussione di centinaia di messaggi sui forum di TGM Online. Non ho mai assistito invece a topic di tale portata per commentare il valore artistico di un videogioco. Altro esempio sono, infine, le due facciate del Media Machine, che la metà dei lettori vorrebbe vedere dedicate ai videogiochi: a poco serve segnalare che stiamo parlando di due centoquarantottesimi di rivista e che si tratta di media correlati.
Il pubblico cui tu vorresti rivolgerti non è tale da rendere plausibile, almeno al momento, un’iniziativa editoriale che viva dell’edicola. “Stracciar via i vecchi e meccanicistici canoni di giudizio” equivarrebbe, purtroppo, alla chiusura in pochi mesi.
Hai più volte affermato che la strategia del “gioco allegato” permette a una rivista di sopravvivere e, nel caso di TGM, di prosperare. Ciò - a mio avviso - produce un disaccoppiamento tra contenuto del magazine e il titolo proposto. Alla luce di questo e di quanto appena affrontato circa l’impostazione degli articoli, non sarebbe dunque opportuno (visto che sembra esservene l’occasione) tentare di svincolarsi dagli usuali meccanismi e percorrere sentieri meno battuti ma, forse, alla lunga capaci di far raggiungere mete più redditizie (considerando anche la concorrenza della Rete)?
Nella mia posizione non devo “tentare sentieri meno battuti”, ma anzi presidiare quelli più battuti e, su di essi, mantenere prospere le testate delle quali mi occupo. C’è una differenza radicale tra quello che si vorrebbe fare in un mondo ideale e quello che si deve fare nel lavoro di tutti i giorni. Le testate che finora hanno provato a seguire un’ottica divergente hanno chiuso (penso a Super Console o a Videogiochi). La stessa Edge è una delle riviste meno vendute del gruppo Future. Le riviste con le quali si deve confrontare oggi TGM, invece, sono testate che manifestano un approccio ancora più commerciale del nostro, a partire dal nome della testata sino ad arrivare ai formati proposti e al loro prezzo. L’insegnamento che si trae da questi fatti è piuttosto chiaro.
Il mercato PC non gode più di una buona salute, e se neanche i cosiddetti “blockbuster” riescono ad arrivare a cifre significative di copie vendute la situazione diviene preoccupante. Esiste, però, una scena indie capace di proporre idee interessanti, alle quali forse non viene dato sufficiente risalto. Pensi sia possibile che la chiave di sopravvivenza della piattaforma si possa trovare proprio nelle piccole produzioni piuttosto che nelle opere tripla A? E, se sì, non sarebbe allora il caso di conceder loro maggiori spazi nelle riviste?
Alla luce delle risposte date finora, ormai la mia risposta dovrebbe essere implicita. Il numero di giochi “indie” esistenti, la loro penetrazione nel mercato, ma soprattutto il volume di affari che generano e le inserzioni pubblicitarie che smuovono, relegano di fatto questo fenomeno al massimo in una rubrica. Per il futuro, ovviamente, restiamo alla finestra in attesa di eventuali sviluppi.
Il “Gerstmanngate” ha catalizzato l’attenzione su un meccanismo - anche piuttosto prevedibile - che regola in maniera non proprio eticamente corretta il rapporto tra produttori e magazine specializzati; è così sorto un clima certamente più sospettoso nei confronti dei grandi portali online, i cui introiti sono totalmente dipendenti dagli inserzionisti (cioè da chi mette in piedi un videogioco). Quanto è diversa la realtà delle testate in edicola? Possono contare su un maggiore margine di autonomia di giudizio, visto che allegati e venduto costituiscono ulteriori strumenti di finanziamento? E, può tale margine, se effettivamente presente, costituire un’arma in più per la carta stampata oppure - in fin dei conti - l’utenza punta su altro?
Le inserzioni pubblicitarie costituiscono per noi una sensibile percentuale del fatturato, ma non vitale. D’altronde, negli anni d’oro mi ricordo anche quaranta pagine tabellari, ora in media una rivista di settore ne raccoglie poco più di una decina. Vendute, tra l’altro, a prezzi inferiori di anche venti grandezze rispetto a quanto può chiedere un quotidiano.
Il rapporto di forza quindi tra noi e i publisher è allora, volendo, a nostro favore. Dico “volendo” perché in realtà la leva commerciale non è quasi mai stata usata (ti potrei citare giusto 4 o 5 casi in tredici anni di mestiere); chi l’ha fatto era mediamente una persona nuova del settore, proveniente da altre realtà dove vigono altre regole e che “incidentalmente” è durata poco nel campo dei videogiochi. Tra l’altro, tutti i principali attori di questo settore, in Italia, sono persone che lavorano in questo ramo dalla sua nascita, il che ha portato negli anni alla creazione di un rapporto di stima e di rispetto reciproco. Riassumendo: la carta stampata ha senz’altro una maggiore indipendenza dagli inserzionisti rispetto alle realtà online, per le quali le pubblicità rappresentano la quasi totalità del fatturato, eccezion fatta per introiti marginali come gli abbonamenti e gli shop.
Ciò detto, un rapporto con l’inserzionista va anche creato in modo corretto, mettendo dei paletti ben precisi fin dall’inizio. Il fatto è che quando certe realtà esplodono, da un lato e dall’altro della barricata vengono spesso messe in posizioni strategiche dei manager provenienti da altre realtà e abituati ad altre logiche. Quanto ho appena scritto, ad esempio, farebbe rabbrividire i direttori di molte delle testate italiane più reclamizzate in televisione.

Come va costruito il rapporto di fiducia con i lettori? In che misura bisogna rincorrere i loro gusti?
Come già detto, i lettori sono coloro che permettono la sopravvivenza di una testata in edicola. Il rapporto di fiducia è quindi molto semplice da costruire: si deve dare un voto ai giochi che loro reputino coerente col loro giudizio. E quando si sbaglia, perché errare è umano, lo si deve fare il minor numero di volte possibile.
Quanto al rincorrere i loro gusti… nel dirigere una rivista va operata una costante mediazione tra la propria visione e il gusto del pubblico, che a sua volta non è facile individuare. Così come magari tu puoi pensare che il mondo là fuori sia rappresentato in grossa parte dagli utenti di Ars Ludica, io potrei essere portato a identificare coloro che partecipano a TGM Online come il mio target di riferimento. In realtà questo non è che una parte del lettorato, il quale è nella maggioranza dei casi composto da persone che comprano la rivista occasionalmente, magari attratte unicamente dal gioco allegato. Queste persone rappresentano la maggioranza dei nostri acquirenti, e il fatto che si tratti di un pubblico silenzioso non rende certo facile prendere le scelte corrette.
Alla luce però dell’esperienza maturata in questi anni, posso dirti che non credo più nella possibilità di educare il proprio pubblico proponendo un prodotto editoriale che, magari mosso da un progetto “illuminato”, non ne segua i gusti. Se si vuole sopravvivere si deve vendere, e per farlo si deve non solo offrire ciò che la gente vuole, ma si deve scegliere anche il momento giusto, quando cioè il fenomeno ha raggiunto il suo apice. Arrivare per primi non paga, tanto quanto arrivare per ultimi. Questo perché gli editori sono prima di tutti imprenditori, e se vedono che un prodotto non tira lo chiudono subito o, al massimo, nell’arco di pochi mesi.
Simone Tagliaferri, in un suo articolo intitolato “Blockbuster ce l’ha fatta“, scrive, a proposito di Okami: “[...] quello che per il mondo intero è dubbio, per gli addetti marketing di una multinazionale come Blockbuster (o di chi ha fornito il testo per la scheda del catalogo) è una certezza: sanno a chi possono vendere il gioco e, quindi, gli creano intorno una specie di genere con cui poterlo definire, permettendo all’utente di riconoscerlo immediatamente. Chi è Blockbuster per negare l’arte a chi cerca l’arte?”. Non è curioso tutto questo?
Credo che il valore di Okami sia stato riconosciuto da qualsiasi testata del nostro settore. Fa senz’altro piacere che anche Blockbuster se ne sia accorto, ma va evidenziato come quei cataloghi siano nella maggioranza dei casi realizzati da service esterni. I complimenti, quindi, andrebbero all’anonimo redattore che se n’è occupato. Peraltro, ancorché apprezzabili, i riferimenti a Ico e a Shadow of the Colossus avranno avuto una presa sull’immaginario della clientela di Blockbuster tutta da verificare.
In che modo saluti l’ingresso a opera di Editoriale Duesse di un colosso come Game Informer nel mercato italiano? La maggiore concorrenza che certamente ne deriverà prevedi che possa scaturire da inedite linee editoriali o la competizione continuerà a svolgersi mediante le medesime formule?
La competizione, almeno inizialmente, non ci sarà, poiché GI non verrà distribuita in edicola ma solamente attraverso canali specializzati. Se poi la casa editrice deciderà di spostarsi in edicola, allora andrà incontro a un modello economico che ben conosciamo e che, sia con TGM sia con GMC, presidiamo da anni e con successo. Ci sono comunque altri fattori critici che vado qui a elencare:
- Per vendere, al giorno d’oggi è necessario avere anche un gioco allegato: si tratta questo di un altro mercato fortemente presidiato sia da noi che da altre case editrici, alcune delle quali con capacità di spesa eccezionale (vedi RCS con Gazzetta).
- Il pessimo sistema distributivo italiano, con le sue oltre 32000 edicole, prevede, quando va bene, resi attorno al 50%. Vuol dire che di due copie stampate se ne vende solo una, nei casi delle riviste più di successo; vuol dire anche che quella copia che si vende deve ripagare se stessa e l’altra che verrà resa dall’edicolante e successivamente mandata al macero. Quindi, entrare nelle edicole comporta investimenti ben diversi dai canali specializzati.
- Le riviste multipiattaforma in Italia vendono poco.
- Per le esclusive valgono gli accordi territoriali. Questo significa che se TGM ad esempio prende un accordo con un publisher per un’esclusiva a livello italiano, questa ha la precedenza su un’esclusiva tradotta da una rivista straniera. È sempre stato così in passato e molti dei publisher che ho contattato recentemente sono stati molto chiari in tal senso anche ora.
Riassumendo, Game Informer è una realtà solidissima negli USA ma che allo stato attuale entrerà in contatto con le nostre testate solo indirettamente. Ovviamente seguiremo con attenzione il suo andamento, sebbene i vincoli descritti poco sopra necessitano, per essere superati, di investimenti economici tutt’altro che trascurabili.
Riprendendo la tua domanda, non mi aspetto che dall’ingresso di Game Informer scaturiscano nuove linee editoriali, perché Game Informer è essa stessa una rivista di stampo classico che non propone novità in proposito. La partita verrà giocata, almeno in queste prime fasi, a livello unicamente distributivo.

L’inesorabilità del divenire ha travolto anche l’atmosfera generale di The Games Machine: dai toni scherzosi stracolmi di aneddotica si è passati a uno stile molto più composto e “asettico” (tralasciando le boutade del Raffo, ovviamente). Quali sono le ragioni di tale cambiamento?
Le ragioni sono varie: la prima è che bisogna sapersi rinnovare e precedere chi insegue. Ormai lo stile “alla TGM” in questi anni ha fatto in tempo a diventare una moda, quindi a passare di moda. Preferisco anticipare i trend piuttosto che restarvi aggrappato: nel momento in cui oggi, annus domini 2008, vedo riviste o siti internet che adottano ancora lo stesso approccio che adottavamo noi dieci anni fa, sono ben contento di avere fatto evolvere la rivista in altre direzioni.
Secondariamente, TGM è una rivista che fa informazione: il cabaret è giusto che sia una nota a margine, non il fulcro su cui regge l’impianto editoriale. Da ultimo, siamo cresciuti anche noi: ridiamo e scherziamo ancora, ma il nostro senso dell’umorismo si è evoluto di conseguenza. E non c’è nulla di peggio delle risate studiate a tavolino…
Visto che ne hai preventivato l’eventualità, quanto ritieni probabile il passaggio di TGM al multiformato nei prossimi 24 mesi? E quali altre evoluzioni investiranno lo storico magazine?
L’attuale situazione di mercato, per l’editoria in generale, impone di giocare sul sicuro e di non commettere azzardi. Un’eventuale transizione dovrebbe essere condotta in modo da espandere l’attuale bacino di lettori, non di comprometterne una parte sperando di recuperarne di nuovi sottraendoli ad altre testate. Senza dimenticare, ovviamente, che gran parte delle altre riviste sono anch’esse ormai di Sprea Editori, e che le iniziative multipiattaforma vendono poco, come già detto.
Personalmente ho un’idea su come si potrebbe condurre una transizione “dolce” da un formato all’altro, ma sarebbe dispendiosa ed è tutto da dimostrare che l’editore voglia seguirmi su questa strada.
Quanto alle evoluzioni nell’immediato futuro, ne ho in mente qualcuna, ma ovviamente non posso certo dirti di che si tratti. ![]()





Grazie per avermi fatto leggere una intervista per la quale avrei anche potuto pagare.
Come previsto, gli ideali su cui si muove Ars Ludica sono considerati dall’esterno come utopistici. Le realtà come questa saranno destinate a rimanere sul web per sempre, visto che chi “fa” il mercato decide di non cambiarlo?
Niente Ars Ludica Magazine ragazzi, almeno per quest’anno
Un’intervista all’uomo che ha DISTRUTTO TGM? Che fa DISINFORMAZIONE ogni volta che può? Che scrive editoriali deliranti pensando di possedere il mondo poichè può comprare le licenze dei giochi morti?
Ma stiamo scherzando?
Mi VERGOGNO di scrivere sullo stesso sito web sul quale è comparsa una intervista a Stefano Silvestri.
Ora, se tutto va come in passato, Silvestri dovrebbe lamentarsi con un mio superiore, esattamente come ha fatto un altro illustre personaggio che conosciamo bene. Vediamo.
La cosa che non mi quadra molto è che dice di seguire la massa, però in effetti quanti nella massa hanno un costoso pc per giocare?
Per me (e non so quanti altri, ma credo non siano pochi) TGM è una bella vetrina e niente più… certo questo è un problema strutturale del mercato dei giochi per pc, però a volte… non so chi si ricorda di game power, c’era un redattore che si faceva chiamare orwell, lui a casa aveva il neo geo e non mancava di sottolinearlo nelle sue recensioni, tutte entusiastiche e con quel filino di “io ce l’ho e tu no”… e chi si ricorda del 108% a quella merda di Toh Shin Den? (”we regaz guardate che m’ha regalato il papi la pleistescion a 3milioni import, che grafffica!”)
In TGM non c’è quell’”io ce l’ho e tu no”, ma forse non c’è neanche la piena consapevolezza che in pochi possono permettersi di spendere cifre notevoli solo per giocare… perché ’sticazzi a dire che un gioco ha una grafica fenomenale se poi per godertela devi fare minimo 500 euro di upgrade al pc, e il ragionamento che TGM è una guida per gli acquisti cade un po’ se io acquirente con pc scarsino non ho un parere chiaro e preciso su come il gioco X gira anche su configurazioni vecchiotte, e ’sticazzi pure se nelle recensioni hardware ci sono solo benchmark di ’sta minchia e non si dicono cose come, chessò, “sì la scheda grafica Y fa -20 punti con 3DMark2020 però ci puoi far girare Call Of Duty 4 uguale a come gira sull’X360 e costa 50 euro e non consuma 3000 watt in standby”.
Io fosse per me farei una rivista per il giocatore PC squattrinato, è un segmento di mercato che secondo me andrebbe coperto, ecco (certo andrebbe un po’ contro certe logiche di mercato, ma neanche tanto alla fine). O magari una rivista intera solo per quella no, basterebbe un po’ più di attenzione e consapevolezza per ’sta problematica.
Giusto per chiudere, l’altro giorno leggevo non ricordo dove (forse gamasutra) che all’inizio i giochi per PC erano programmati per i PC, ossia gli scassoni che si trovavano in tutti gli uffici, oggi invece sono programmati per i PC che ancora devono uscire, o per quelli che si trovano nelle redazioni e a casa degli hardcore gamer.
Monopoli ha scritto:
Ne prendo atto. E prendo atto di come niente sia cambiato, in tutti questi anni.
> Prima di proseguire col resto dell’intervista, mi sembra doverosa una premessa: per me potrebbe essere molto più facile, vista anche l’audience di Ars Ludica, dare risposte retoriche.
Ecco, mi ha già rotto la minchia.
Ops, ma è metaforico quello che ho appena scritto! La retorica esce dalle fottute pareti!!!
Ma sinceramente (per rispondere a Bruno) non credo si viva più nella situazione del “vetrina per i sogni notturni”.
La media d’età dei giocatori PC è quantomeno alta, questo fa si che i fondi per aggiornare almeno quel “minimo” il Pc ci siano, il mio Pc ha tre anni quasi quattro ed è costato 500 euro eppure c’ho giocato a Crysis, tanto per dire.
visto che qui su AL siamo tanto superiori al silvestri potremmo cercare di comportarci di conseguenza, nevvero monopoli?
per il resto bravo ad emacco per l’intervista e - se posso permettermi - a SS, la cui retorica (:P) non ho mai apprezzato su carta, ma che ha dato un importante spaccato di come funziona l’editoria.
(”annus domini” :no:)
Non sono superiore a nessuno, nemmeno a Silvestri.
Pensa te se sono superiore ad coordinatore editoriale di Sprea. Tra me e lui c’è una distanza quantificabile in migliaia di euro mensili.
La differenza è che IO sono a posto che la mia conscienza, mentre Arsludica ora è un po’ più prostituta di quanto lo fosse prima.
Ora dobbiamo intervistare chi ha cacciato Gerstmann, per farci dire come gestire un sito di videogiochi.
Oppure potremmo intervistare chi ha deciso la chiusura dello studio Clover, elogiandolo del fatto che poi le azioni sono salite.
se le cose stanno così allora l’unica è che TGM fa terrorismo psicologico dato che leggendola mi sono fatto l’idea che l’unica macchina per far girare Crysis decentemente non costa meno di 1500 euro oggi… se poi io sono il solo che si fa di queste idee leggendo TGM (ma anche qualsiasi sito/rivista che parli di videogiochi su pc) allora mea culpa, ma rimango cmq dell’idea che l’aspetto budget sia sottovalutato, cioé insomma, magari ci fossero più osservazioni come la tua sulle riviste e meno benchmark, le cose sarebbero diverse
mi sembra esagerato tutto questo livore, visto che a leggere l’intervista non dice nulla di sbagliato. Sarebbe bello fare una rivista romanticamente perfetta, ma non venderebbe una sega, e loro devono portare la pagnotta a casa.
Chiedo scusa per lo spettacolo indecente mostrato tra questi commenti.
il testo di cui sopra è in riferimento al commento di nevada, ho fatto casino col blockquote sorry
Monopoli, non fare il bacchettone.
Non ha senso lamentarsi del fatto che dare voce a chi la pensa diversamente da te è sbagliato e degno di vergogna.
Citando un fatto di cronaca recente, si ascoltano le opinioni dei politici cinesi e quelle dei monaci tibetani, poi si tirano le somme per decidere chi è più patetico.
Quindi, concludendo, hai le tue ragioni a dissentire su quella che è l’opinione del Silvestri.
Ma, non reputo ignobile l’averlo intervistato. Anche perchè fa parte pur sempre dell’ambiente videoludico nostrano, dopotutto.
Carnefrisca, non fare lo gnorri: quell’uomo fa sentire la sua voce in maniera tonante ed assordante tramite TGM (uan delle riviste più vendute l’italia) e TGMOnline (uno dei siti videoludici più letti in Italia).
Scrive editoriali su entrambi. Quanta voce dobbiamo ancora dargli?
E sai benissimo cosa penso dell’ambiente videoludico nostrano, almeno da parte delle riviste.
So bene che la mia opinione è stonata. So bene che presto verrà gatsu di Babel o Metalmark a proteggere il Sommo. Non mi interessa.
Ne sono consapevole del “potere” che ha il prode Silvestri.
Semplicemente, penso che Emack non ha sbagliato a intervistarlo, ha semplicemente fatto il suo “dovere”.
Io dico solo una cosa, il Silvestri ha detto cose che mi fanno letteralmente rotolare i coglioni per terra. Quindi, giù con le critiche e maltrattiamolo di brutto.
Monopoli, chiudo giusto segnalandoti che con questa polemica ci stai più che altro togliendo il piacere di dare contro al Silvestro. Che tra l’altro ci piglia pure per il culo, alla faccia della prostituzione.
Poi, fa’ come vuoi.
Non voglio alimentare la polemica e resterò it.
Il commento di Bruno è molto interessante, la linea editoriale intrapresa da tgm viene presentata da Silvestri come orientata dal mercato e le alternative a questo modello sembrano utopie legate a visioni idilliache dei lettori.
Innanzitutto nn mi convince per niente il loro modo di stare nel mercato, il target identificato è definito come “nella maggioranza dei casi composto da persone che comprano la rivista occasionalmente, magari attratte unicamente dal gioco allegato”; per non parlare del fatto che “Il pessimo sistema distributivo italiano, con le sue oltre 32000 edicole, prevede, quando va bene, resi attorno al 50%. Vuol dire che di due copie stampate se ne vende solo una, nei casi delle riviste più di successo; vuol dire anche che quella copia che si vende deve ripagare se stessa e l’altra che verrà resa dall’edicolante e successivamente mandata al macero.”
Le alternative a questo modo di proporre un prodotto editoriale secondo me ci sarebbero, bisogna costruire un modello di businnes innovativo e rivolgersi a target diversi da quelli già serviti da TGM o GMC anche alla luce delle molte criticità del mercato dei pc sottolineate da Bruno.
Io mi dissocio dagli insulti.
Penso che si possa trovare una via di mezzo, una guida per gli acquisti scritta con uno stile più frizzante e personale (che quindi renda piacevoli da leggere anche per esempio le recensioni dei giochi ai quali non si è interessati, magari pure per chi non mangia pane e schede grafiche), senza per forza scadere nel linguaggio gggiovane (”imbesuito”, “stay tuned”) o nel torneo di go-kart o nell’aneddotica esagerata (alla recensione di Abomination).
Insomma, dei redattori più “scrittori” e meno “operai” atti a enumerare asetticamente le caratteristiche del titolo di turno. Anche perché quando si cerca di fare i tecnici senza esserlo pienamente ci si imbatte nel Monopoli di turno pronto a scassare (a volte anche giustamente) i maroni per le inesattezze. E a inseguire troppo quello che chiedono (si presume che chiedano) i lettori si rischia di offrire una rivista con poca personalità.
Il voto è un’arma a doppio taglio anche ai fini commerciali: alla fine bastano due click per andare su Gamerankings… Se i lettori si appassionano solo a questo, mi preoccuperei.
PS Sono d’accordissimo con Bruno: il mercato PC sta morendo non solo per la pirateria, ma anche perché ci si ostina a fare giochi per macchine della NASA peraltro ignorando bellamente per esempio il pubblico femminile (che con gli FPS dalla grafica ultrapompata non ci giocherà mai).
Ue, se mi banante, dovete togliere anche i miei articoli.
SUBITO.
Fatelo infretta, prima che prenda provvedimenti. Avete tempo fino a Lunedì.
Perfetto, addio.
Mi fa piacere notare che Emack, che si è vantato per tre pagine di forum di agire in gruppo, abbia fatto tutto da solo.
Le minacce sono la giusta misura di quello che sei: lo stesso bambino di quattro anni fa. Ho fatto tutto da solo perché hai continuato ad insultare tutto e tutti. Ti credevo una persona più matura e capace di esporre il proprio pensiero senza maleducazione.
Quando avrai imparato che le critiche vanno fatte in un certo modo e quando avrai capito che non ci sono manovre clientelari in atto allora potremo sederci nuovamente attorno allo stesso tavolino.
Saluti.
Vedremo. voglio prima parlare con Karat. Il tuo comportamento rappresenta quello che sei, un bambino. Come me, ma peggio: puoi togliermi la parola.
Poi mi piacerebbe trovare questa maleducazione.
Oddio, siamo al limite del ridicolo.
Io non ho dato del succhia membri a nessuno, tanto per cominciare.
Hai forse scambiato il diritto alla parola con il diritto di offendere.
Se vuoi continuare a parlarne, esiste la mia email (che è sempre la solita, emack at gameprog punto it). Altrimenti, smetti di insozzare il blog. Grazie.
Va bene , dammi la tua mail, poichè non ce l’ho. Ma ti ripeto, voglio parlare con Karat.
emack at gameprog punto it.
Non capisco perchè prendersela tanto a male, solo per una misera intervista ad uno che opera nel campo del videoludo.
Monopoli, io non so come mai sei così intollerante verso il Silvestri, ma se onestamente è per una questione personale, credo che la tua reazione sia sprositata.
Emack, credo che sia corretto discutere con chi collabora al sito se pubblicare o meno una cosa, lo ritengo se non un atto dovuto, almeno di considerazione per chi lavora con te.
Carnefrisca, che stessi intervistando il Silvestri era noto.
Comunque Monopoli si riferiva al ban.
Si potrebbe tornare IT ora?
A me l’intervista è piaciuta; mi piacciono le interviste con le risposte lunghe e articolate.
Piaciuta molto anche a me, che uno condivida o meno quello che dice non conta, serve a chiarire un certo punto di vista di una certa editoria, quindi come articolo assolve alla sua funzione
Carnefrisca:
Io non sapevo chi stesse intervistando (l’avrà scritto ma non ci ho fatto caso), ma non vedo cosa cambi… manco avesse intervistato Satana, Bin Laden o Benedetto XVI. Accettare il confronto, cercare il parere, ascoltare la campana solo di chi la vede (più o meno) come te lo vedo come un qualcosa di “integralista” (di che, poi? del videogioco?!?). Insomma, sarebbe qualcosa di umiliante innanzitutto per noi.
Personalmente non leggo TMG dai tempi della morte dell’Amiga. La mentalità del silvestri non mi sembra del tutto errata: se il pubblico compra riviste belle, facciamola bella; se vende la merda facciamo merda. TMG deve fare schifo altrimenti chiude in pochi mesi come cult fiction e avere un giochino del cavolo allegato per fare contenti i bimbiminkia che non vogliono spendere per un gioco su pc più di quanto meriti.
Che il resto sia opinabile come l’opinone che esprime di se stesso non lo nego.
> manco avesse intervistato Satana, Bin Laden o Benedetto XVI.
Ma LOL!
> vere un giochino del cavolo allegato per fare contenti i bimbiminkia che non vogliono spendere per un gioco su pc più di quanto meriti.
Messa così non è che ci facciano una cattiva figura i bimbiminchia, anzi… (bimbominkia and proud of it :], peraltro)
carnefrisca:
Emack ha scritto più di 40 articoli per Ars Ludica (non solo i 41 che leggi vicino al suo nickname), non ha cappellato mai. Hanno spesso carta bianca anche i nuovi arrivati, e lui a maggior ragione; per inciso, non ha cappellato nemmeno questa volta. Avrei letto con piacere anche le critiche motivate di Monopoli (e sicuramente altri) a questa intervista; non gli insulti.
Venendo a Monopoli, mi piacerebbe che continuasse a scrivere per noi, perché quando rimane lucido è in grado di dare quel parere che manca (in genere molto critico) all’interno di una discussione; d’altra parte mi piacerebbe anche che quando avesse qualcosa di inutile da dire (gli insulti sono inutili, se non dannosi; le accuse non supportate da fatti sono inutili; i pareri non supportati da motivazioni sono inutili) si mordesse la lingua e le mani prima di dirlo.
Io criticavo il concetto di fondo dove non è più un gadget che aiuta la rivista, ma il gadget che vende e la rivista allegata quasi un optional. In pratica è come per quella rivista inutile là… “Merdorama”, l’allegato di 300 versione edicola.
In pratica dal discorso si SS sembra che la rivista che in un determinato mese vende meglio è quella col giochino più interessante indipendentemente dalla qualità della rivista. Win Giochi ne è l’esempio più eclatante:non vale una cicca ma RE4 e DMC 3 SE sono dei bei titoloni accativanti (ammetto: ho comprato DMC3)
Però ripeto non è colpa di SS ma della mentalità da pecora del lettora\acquirente.
Ops scusate l’erroe coi tag:volevo citare lamb-0
Sì, ma perché è da pecora? Se ne sono venuti fuori loro col gioco allegato, se mi interessa ed è a poco prezzo lo compro. Fa parte del pacchetto, se poi ne voglio rifiutare una parte è affar mio; Game Pro non allega niente ma la compro sempre, e alla fine le do molti più soldi. Dove starei pecorando (fermo restando che non ci trovo niente di male, vista la specie di appartenenza)?
Corretto il commento di Fleym.
Riguardo “mondo ideale e realtà quotidiana della pagnotta©” forse è così, però mi sono suonati male gli esempi “(penso a Super Console o a Videogiochi)”: da quel che so io la prima è caduta perchè è caduta la casa madre (Super in se era in attivo). La seconda più o meno la stessa cosa, vittima del riassetto che però ha visto la sostituzione con Game pro anch’essa senza allegati. In più da quel che leggo nel forum uff sono parecchi quelli che esprimono un “questo mese passo” dichiarando di prendere solo la versione liscia di TGM… tanto per fare il puntiglioso ^^” comunque non sono convinto che la sola carta sia morta, almeno non in base agli esempi riportati
…il resto l’ho letto interessato: in fondo si tratta sempre di testimonianze dirette di chi è dentro ciò che la maggior parte degli appassionati amano, quel “contorno” conosciuto da molti con Zzap! e la stessa italiana TGM : da questa parte del cucuzzolo d’osservazione non possono che far piacere a prescindere dal condividerle o meno.
Al di là delle opinioni che ognuno può avere di TGM, considero Silvestri un professionista molto in gamba. A me, per esempio, ha dato e continua a dare consigli interessanti e costruttivi riguardo i miei articoli.
@maxlee
Per quanto riguarda Super Console, non avevo i dati di vendita diretti, visto che ho sempre lavorato per altre case editrici. Ho sempre avuto invece quelli che mi passava il mio editore e, a che mi risulti, erano tali da giustificare la mia affermazione, soprattutto negli ultimi periodi della rivista.
Quando si parla di Videogiochi o di TGM, invece, posso parlare sulla base di informazioni dirette, e confermo quanto ho scritto. Videogiochi, purtroppo, vendeva poco. Game Pro vende in proporzione vende più di Videogiochi (considerando che una era bimestrale, l’altra è mensile) ma purtroppo resta sempre la rivista meno venduta dell’area Games di Sprea Editori. Sottoline quel “purtroppo”, dato che ritengo che Metalmark stia facendo un ottimo lavoro.
Quanto al “questo mese passo”, sottolineo quanto ho scritto nell’intervista, ovvero di non considerare gli interlocutori del forum come gli unici rappresentanti del mondo che c’è la fuori. Anche se per ovvie ragioni non posso dare i dati, ti dico che allo stato attuale le vendite dell’edizione solo carta sono quasi tre volte inferiori alla DVD, il che mi pare lasci intendere molte cose.
@Stefano Silvestri
Sì hai ragione, in effetti citare le voci di forum come fonte unica non ha del tutto senso. Ora che me l’hai fatto notare pensavo che anch’io solo pochi anni fa ero fra coloro che campavano offline seguendo le riviste con una comunicazione via “posta” di mese in mese (sempre se la lettera veniva pubblicata); insomma non utilizzando un sistema diretto la mia opinione non era fra quelle “visibili”, nonostante avessi parecchia voce in capitolo considerando quante millemila lire spendevo in edicola ^^” … Bon, grazie per la precisazione riguardo l’esempio delle due riviste indimenticabili ( …che quando vedo citate non posso fare a meno di erigermi ad esaltato difensore, anche quando non serve, asd).
Mmmmh, una intervista a Stefano Silvestri! Accidenti, ora sì che mi sento erudita! Francamente, leggere di quel pallone gonfiato del Silvestri su Arsludica, mi fa pensare che forse dovrei smettere di visitare questo sito.
Eddai, mica gliene facciamo altre! =(
E poi siamo reduci da un altro flame apocalittico! =(((
@Chi_è_contrario_all_intervista
Ma se intervistano Berlusconi su Repubblica non lo leggete più?
@Lun-seidee (ma chi è… la ragazza di Monopoli?)
ma soprattutto chi se ne frega se non leggerai più ars ludica dopo aver letto l’intervista… mi pare siano essenzialmente problemi tuoi.
Spammare per alimentare flame (perchè di questo si tratta) a quanto pare dev’essere piuttosto gratificante, consentitemi un appello al buon gusto però: andate a sfogarvi da un’altra parte se siete frustrati,
qualche capocciata sul muro può dare una mano…
Lun-Sei, il fatto che venga intervistato qualcuno (almeno qui) non significa automaticamente che ciò sia stato fatto perché veneriamo la persona in questione o che riteniamo possa innalzare enormemente il “livello culturale videoludico” dei lettori… Per esempio, è stato interpellato Roberto Genovesi dopo che gli era stato stroncato il libro, anche perché è giusto e interessante dare diritto di replica e sentire cos’ha da dire uno in merito alle critiche. Uno dei propositi di AL inoltre è quello di sentire il parere anche di videogiocatori comuni (c’è un’intervista tripla in repertorio, e altre ne seguiranno) o addirittura “non-videogiocatori”. Insomma, sono punti di vista, che poi singolarmente potranno risultare più o meno (o per niente) interessanti, che si possono anche saltare… ma che nel complesso possono arricchire.
Lamb-0 scusa il ritardo a rispondere.
Semplificando molto io intendo:
compro il gioco non la rivista–>per mantenere il prezzo competitivo si risparmia sui redattori–>la qualità della rivista ne risente ma non viene notato—>alla lunga ottieni un appiattimento verso il basso anche delle altre riviste—>quando praticamente tutte si sono appiattite verso il basso è difficile rendersene conto. Per spezzare questa catena bisognerebbe comprare solo riviste decenti e lasciare in edicola quelle scarse anche se il gioco allegato è figo.
Ad esempio ho preso Win Giochi x DMC3 e leggo quant’è figo Crysis sui pc della pixar quando la maggior parte degli italiani ha un pc vecchio di 2 anni preso a rate (e appena finiscono le rate non corri a prendere una Geffo nuova…).
Ma non è che le riviste senza allegato stiano meglio a dimostrare la veridicità del mio pensiero sopra esposto: Game Republic mette nelle recensioni le immagini delle news (vedi Assassin Creed DS) non foto “loro” in azione e questo mi porta a pensare che forse non provano neanche i titoli i n questione ma copy\paste da vari siti e forum.
Ma che è tutto sto accanimento contro SS? Non ho trovato niente di motivato,neanche un “ha stroncato un giocone che meritava 95%”
“Ma che è tutto sto accanimento contro SS?”
una buona dose di frustrazione da’ una mano, una vita sessuale insoddisfatta rende la cosa quasi matematicamente prevedibile…
> Ma che è tutto sto accanimento contro SS?
Piglia per il chiurlo ^^
Comunque sono tardo ma finalmente ho capito il tuo discorso, grazie. Debbo pensarci su.
Risposta a Luigi Ruffolo:
Mmmh, hai fatto buone osservazioni che mi hanno dato da riflettere in proposito al mio commento precedente. Ma sai com’è, in genere tendo a giudicare un sito anche dal genere di persone che esso decide di prendere in considerazione. E ’sto Silvestri è decisamente un tipo borioso visto che manco lo conosco eppure mi sta antipatico (!). XD
Continuerò, per ora, a leggere gli articoli che mi interessano su ArsLudica - finché ce ne sono che mi interessano, e spererò che come dici tu l’intervista al Silvestri sia stata fatta solo in buona fede…. ;P
Fa sempre piacere entrare in un forum o blog che tratta di videogiochi (un qlc che dovrebbe far divertire) e trovare gente pronta a salire sul trono dell’inquisizione e sputare veleno. Leggendo quanto sentenziato su Stefano Silvestri fatico sono restato basito a dir poco di quanto in basso si possa arrivare senza poi alla fine dire nulla di concreto.
I risultati si vedono.
Sono lettore di Tgm da quasi quindici anni, quindi credo mi sia concesso dire che un pò la conosco. Come posso anche dire di conoscere i redattori.
Sia chiaro, questo mio intervento non vuole essere assolutamente una difesa a Stefano, in cui riconosco le qualità per farlo da solo.
Sinceramente non credo che ci sia poi nemmeno tanto da difendere, visto che di critiche costruttive ne ho viste assai poche.
Mi permetto peò di affermare che il definire colui che ha ROVINATO una rivista che sta sul mercato da quasi un ventennio e che dirige da parecchio tempo sia quantomeno azzardato.
Non mi soffermo nemmeno sui toni usati in certi post visto che non sono nemmeno qualificabili.
Gli editoriali di Stefano definiti deliranti. Permetti un MA LOL grande come una casa.
Li preferisco alla grande rispetto alla semplice elencazione di quanto pubblicato nella rivista, per quello mi leggo l’indice e faccio prima.
Tgm da sempre ha cercato di mantenere alto il livello con i propri lettori e sono convinto che gli editoriali di Stefano abbiano contribuito sicuramente affinchè questo avvenisse.
Ma poi tutta questa acredine ed acidità verso di lui da cosa deriva ??
Da quanto a scritto oppure da vecchie vicende personali che magari non si ha avuto il coraggio di affrontare preferendo il blog per riversare la propria rabbia.
Lo si accusa di essere “borioso”.
Beh meglio un “borioso” che affronta il dialogo con educazione che un “piccolo uomo” che vomita insulti in preda al delirio più assoluto ??
Io voto per il “borioso”.
Con questo chiudo e rinnovo la mia stima per Stefano.
Come ti ho ripetuto altre volte, continua nella tua linea
Chris73
I toni dei commenti di questo articolo sono vergognosi. Lo staff si cosparge il capo di cenere per quanto accaduto.
Beh…
Un pò c’era da aspettarselo.Visto che già da qualche post sul forum si capiva che alcuni non erano forti sostenitori del “Silvestri pensiero”.