Su cosa si gioca la console war? A cosa si gioca sulle console della console war?

L’intervista all’executive di THQ (di cui parliamo QUI) rilasciata a gamesindustry.biz, mi ha portato, di riflesso, a pormi alcune domande sulla console war in generale. Sono questioni classiche e a volte retoriche, ma fa bene continuare a porsele per evitare che certi argomenti vengano completamente derubricati e passi soltanto la versione ufficiale. Ad esempio si continua a combattere una guerra di posizione fatta di dati di vendita e di valori tecnici che presi da soli significano poco.

Normalmente schivo accuratamente i dibattiti su quale sia la console più potente perché, come un qualsiasi programmatore potrà dirvi molto meglio di me, la potenza bruta conta relativamente se, ad esempio, il kit di sviluppo fornito fa talmente schifo da rendere difficoltosa la programmazione (è solo un esempio dei molti fattibili). Ma continuo a vedere gente che si scanna sul framerate dei giochi multipiattaforma, come se un Assassin’s Creed qualsiasi che gira meglio su una macchina rispetto ad un’altra possa dimostrare qualcosa.

Il nodo dovrebbe essere rappresentato dai giochi… ma anche qui la “next-gen” s’è finora dimostrata di una povertà impressionante, con giochi considerabili al massimo degli aggiornamenti di forme videoludiche già ampiamente sperimentate nelle generazioni precedenti.

La vera battaglia si svolge sui mercatini virtuali, dove si combatte a colpi di retrogaming e giochi indie, come a dire che il successo delle nuove console sembra spinto più dalla bellezza dei giochi delle vecchie e/o dall’abilità di scoprire nuovi talenti dello sviluppo, che dai giochi “next-gen”, generalmente assimilabili a quegli scarti organici comunemente chiamati “merda”. Lo sviluppo di una scena “indie” sulle console è bene… ma accogliere giochi di venti anni fa come novità fa un certo effetto.

Ho tentato di creare una lista di giochi “next-gen” (facciamo pesare agli idiotern del marketing le loro stupide invenzioni) da comprare assolutamente. Sono rimasto deluso. Sommando Xbox 360, PS3 e Wii sono arrivato a… 2

Parlo ovviamente di giochi veramente nuovi che sfruttano la potenza delle console per proporre idee innovative e divertenti e non soltanto per riscaldare la pappa che negli anni ci è stata proposta e riproposta più volte.

Non farò i nomi dei due giochi per non scatenare qualche commento idiota da console war, ma li potete immaginare. Posso però dire di aver tenuto fuori alcuni titoli perché , pur apparendo originali, proprio non lo sono (tipo Wii Fit).

Volendo stilare una lista di giochi buoni e ottimi, ovvero titoli meritevoli di essere acquistati ma che aggiungono nulla a quanto già visto in passato, la situazione migliora e si entra nell’ordine della ventina di titoli, con qualche dubbio che può far oscillare la cifra di tre – quattro unità.

Insomma per ora, a parte permettere di discutere di texture e framerate sui forum, cos’ha d’imprescindibile la “next-gen”?

Due tasti, una sfera

Amberial e Amberial: Nebulosa Realms | Sviluppati da Oddgoo | Piattaforma Web (Adobe Flash) | Rilasciati nell’agosto del 2007 (Amberial) e nel marzo del 2008 (Nebulosa Realms)

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Raramente capita di sperimentare un titolo e dopo un po’ di pensare qualcosa del tipo: «Chi ha concepito e realizzato ‘sta roba qua probabilmente ha capito tutto dei videogiochi, della vita; mi piacerebbe congratularmi con costui e magari strizzargli anche disinteressatamente le tette, per un po’». Ecco, quello di Amberial e relativo, inevitabile, pantagruelico seguito è senz’altro uno di quei casi. Nebulosa Realms in particolare mi sembra a tratti rappresentare l’incarnazione perfetta del platform-puzzle game in flash semidefinitivo.

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Subito ci si sente in piena sintonia con Oddgoo (l’autore, un maschione messicano appena diciannovenne), con la sua filosofia videoludica e con questa sua sfera matta che corre, corre a perdifiato scevra da qualsiasi orpello lungo le praterie del minimalismo digitale immaginario. Che rimbalza libera, dorata e felice, oltreché rigorosamente bidimensionale, sulle svariate superfici disponibili. Inizialmente l’impossibilità di poter effettuare autonomamente dei balzi tramite l’apposito tasto regolamentare lascia increduli, spiazzati e impauriti; ci si sente piccoli e inermi in ostaggio dei capricci della fisica, di burroni sempre spalancati e pronti ad accoglierci, nonché dei sadici marchingegni sapientemente disseminati lungo il paesaggio.

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Ma dopo un po’ ci si rende conto che la scarsa autosufficienza concessaci — cosa apparentemente inspiegabile e inaccettabile in una società civile — risponde alle raffinate ed essenziali logiche che animano e plasmano gli universi e i rompicapi in questione. I motivetti musicali rotolano gradevolmente al nostro fianco, pertinenti, a tratti accattivanti. In Nebulosa Realms i livelli sono di gran lunga più vasti e variegati, forse pure troppo, e la nostra spiraleggiante creatura rischia spesso di smarrire il senno, i bonus sbloccanti e quelle uscite appetitose che dovrebbero condurla verso torri e mondi rassicuranti e assai migliori, ma in realtà…

Amberial e il suo seguito forse non potranno essere consegnati ai posteri quali esempi di videogiochi perfetti: la telecamera in alcuni casi fatica ad adeguarsi alle esigenze e alle disavventure verticali dell’amata/odiata palletta; la grafica è saggiamente minimalista, piacevole, pulita, stirata, beneducata… Ma forse anche sprovvista di quello stile, di quella personalità straripante, di quel pataponoso carisma che avrebbe consentito a queste due opere piattaformiche di elevarsi definitivamente verso aulenti e sconosciutissime vette.


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Produzioni multimediali interattive e conferenze improvvisate

Può capitare che all’una e mezza di notte accendi Messenger per vedere chi c’è in linea, giusto per il gusto di scambiarsi qualche parola prima di andare a letto. Qualcuno c’è, e dopo qualche minuto mi saluta Andrea Rubbini (Coolcat).

Second Life e TetrisGli chiedo cosa ne pensa della definizione “contenitore” che mi sento di usare per mettere nella stessa cesta sia Tetris che Second Life, ossia “produzioni multimediali interattive”.
In uno slancio romantico avevo inizialmente pensato di chiamarle “opere” multimediali interattive, ma non sarebbe stato corretto. Sarebbe bello però riuscire a dimostrare perché in determinati casi queste “produzioni” si possano chiamare opere. “Produzioni intermediali” suonerebbe meglio, ma forse non va bene comunque, la multimedialità di tali produzioni non è necessariamente simultanea.
Fatemi sapere cosa ne pensate.

Perché mi va di utilizzare così il mio tempo? Una domanda che mi faccio con Andrea, il quale mi dice a sorpresa che si chiedeva la stessa cosa. Sicuramente perché lo trovo intellettualmente stimolante, ma anche per non buttare nel cesso tutto quello che posso aver appreso dalle mie esperienze interattive. Se poi quello che pubblico può interessare a sua volta anche altre persone, allora posso essere veramente sicuro di aver fatto qualcosa di buono.
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Retrocrap – Rise of the Robots

Prodotto da Time Warner Interactive| Sviluppato da Mirage| Piattaforma Amiga, PC, Snes, Megadrive e molte, troppe altre| Rilasciato nel 1994

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Quando penso a giochi brutti mi si affacciano alla mente una serie di picchiaduro uno contro uno che hanno segnato irrimediabilmente la mia infanzia (Human Killing Machine, Dangerous Street, Ballz, Street Fighter 2 su Amiga…brr) e non solo la mia, visto che un utente del forum con il cervello probabilmente in stato terminale (te l’avevo detto che drogarti poteva andare bene lo stesso), un certo Cherno, ha deciso di riesumarne uno per, tenetevi forte, RIGIOCARCI! E poi dicono a me che sono un pervertito. Se lo incontrate per strada evitatelo, soprattutto se vedete che gli cola della bava dalla bocca. Si tratta di un individuo socialmente pericoloso che pare sia stato beccato più volte a copulare con dei muri (non è però mai stato specificato se di mattoni o di foratini).

Il tech demo (chiamarlo gioco sembra eccessivo) in questione è nientepopodimenoche Rise of the Robots della Mirage, pubblicato dalla Time Warner Interactive nel 1994, forse uno dei primi casi di hype smodato, culminato in voti parabolici su quasi tutte le riviste nostrane che, invece, era soltanto un gioco di merda che occupava un fottio di dischetti (13 la versione AGA, le altre versioni non so, ma immagino non fossero pochi).

Facendo un excursus storico possiamo vedere come questa fetecchia immonda sia uscita nello stesso anno di Darkstalkers della Capcom, di King of Fighters 94 della SNK, di Killer Instinct della Rare, di Mortal Kombat 3 della Midway, di Super Street Fighter 2 Turbo della Capcom, di Samurai Showdown 2 della SNK e di X-Men Children of the Atom della Capcom, tanto per citarne alcuni dei più famosi. Insomma, Street Fighter 2 era uscito ormai da anni, il genere andava sviluppandosi velocemente e molte delle innovazioni che lo caratterizzano nacquero proprio intorno a quel periodo. Ma come gli è venuto in mente di tirare fuori questa mazzata alla prostata?

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Tanto erano veloci i piacchiaduro più famosi e giocati, tanto Rise of the Robots era lento e macchinoso. Tanto si andavano affermando super mosse speciali, combo, vasti parter di personaggi dal background ricco di dettagli ecc, tanto Rise of the Robots presentava un solo inutile personaggio principale e una manciata di nemici (sei in totale) anonimi e privi di qualsiasi appeal, dotati di due, tre mosse e senza alcun extra oltre a dei filmati brevissimi inseriti tra uno scontro e l’altro. Anche gli scenari, immobili come il culo di uno studente prima di un’interrogazione, erano caratterizzati mostruosamente. Oltretutto, durante la campagna, era usabile un solo personaggio e, se non si aveva un amico a disposizione, gli altri non si potevano usare.

In realtà anche con un amico era impossibile usare gli altri personaggi: all’epoca dell’uscita provai a far giocare qualcuno in doppio a questa sborrata di cervo, ma ottenni solo delle fughe repentine giustificate con scuse improbabili (“mia moglie mi aspetta a casa” “quale moglie che non hai nemmeno 18 anni?” “vaffanculo, muori tu e questo schifo di gioco”) e amicizie finite con persone che da quel giorno si fecero negare al telefono (uno s’impiantò anche delle tette per non farsi riconoscere).

Ma come mai questo gioco è così brutto? Talmente brutto che Ratzinger lo usa per sentirsi normale? Beh, diciamo che un picchiaduro terminabile usando una sola mossa non merita neanche di essere chiamato picchiaduro e, guarda caso, proprio Rise of the Robots è finibile in questo modo (calcio calcio calcio calcio calcio calcio calcio… sulle palle).

È talmente noioso che per riprendersi dalla boria di una partita si deve accendere la TV alla ricerca di Studio Aperto (il reinserimento nella realtà deve essere graduale). È talmente insulso da essere meno profondo di un film porno con dei cani come protagonisti. I primi minuti di gioco si prova ribrezzo, i secondi minuti si entra in depressione, i terzi minuti o si è morti, oppure si parte per lavorare nell’Electronic Arts, così da vendicarsi del mondo cinico e baro che ha permesso a Rise of the Robots di avviarsi.

Pare che alcuni sviluppatori si siano iscritti al club degli onanisti gerontofili chiropratici anonimi dopo averlo realizzato. E pare anche che l’ideatore del letale calcio risolvi-gioco abbia chiesto scusa alla moglie e ai figli prima di suicidarsi… il rimorso per aver pensato quella mossa lo tormentava la notte.

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Commento: Probabilmente ha prodotto più pedofili Rise of the Robots che Non è la Rai.

Da ricordare: La colonna sonora formata da 30 secondi presi da una canzone di Brian May, da una serie di effetti sonori contabili sui peni di un club di sole donne e… basta

Giudizio sintetico: Le idee di design contenute in Rise of the Robots sono molte e sono state applicate alla perfezione. Non credo esista un gioco capace di fracassare i coglioni in modo scientifico come questo.

Omega Five: lo spara-a-tutto di XBox Live!

Sviluppato da Natsume | Rilasciato nel gennaio 2008 | Piattaforma XBox 360
[Disponibile per il download su XBLA – 800 Microsoft Points]
[co-op fino a due giocatori su schermo condiviso – nessuna modalità multiplayer on-line]

Circolo polare artico – ore: 14.00 – GMT -2

– Forse a stare qui in mezzo al niente mi sono rimbecillito, ma ho come l’impressione che ci siano sempre più orsi bianchi, laggiù in mezzo alla neve.

– Ora ci guardo. Aspetta che qui devo staccare tutto, dopo cinque ore ho fatto il pieno per un mese di questa cantilena arcade.

– A proposito, cos’era quel casino, un gioco di guerra?

– Macché, un nuovo spara-a-tutto a scorrimento orizzontale, che ricorda un vecchio spara-a-tutto a scorrimento orizzontale. Forgotten Worlds, se vuoi la mia opinione.

– Sì ma tu ascolta anche la mia di opinione, perché qui ti assicuro che ci sono sempre più orsi in mezzo alla neve. Ora mi sto convincendo che ci stanno fissando. Pensi che sia pazzo?

– È da pazzi realizzare personaggi del genere. Voglio dire, erano proprio brutti a vedersi. Pensa che il maschio sparava col cazzo. Sul serio, una delle tre armi a disposizione sembrava pure piscio. Ma dico, te lo vedi? Questi ci attaccano e noi gli rispondiamo a colpi di piscio?

– Ascolta, se qui ci attaccano siamo in due. Due fessi in mezzo ai ghiacci, neanche fosse uno dei tuoi videogiochi. E ora ti dico che quegli orsi là fuori non sono normali, si muovono tutti allo stesso modo.

– Giusta osservazione, anche i nemici non hanno fatto altro per quattro miseri livelli. Sempre uguali, sempre a sparare negli stessi punti. Era solo questione di provare e riprovare, come ai vecchi tempi. Magari c’è a chi piace però boh, un po’ di varietà con le armi avrebbe giovato alla tattica. Magari un negozio in cui fare acquisti, qualche add-on per difendersi, un famiglio volante. E bada che c’erano dieci anni fa queste cose. Già che vuoi fare un classico dico io.

– Secondo me è il fucile che non ci basta. Guardali per dio, stanno ballando. Passami il binocolo, che qui esco pazzo.

– Sì è come imparare i passi di un ballo, provi e riprovi per il gusto di vedere una coreografia perfettamente riuscita, dove il ballerino chiaramente sei tu. Purtroppo sai cos’è? Che con tutti quei colori e i fondali tridimensionali, a volte non si capiva più niente. Pareva più il carnevale di Rio psichedelico. E al posto delle ballerine c’erano robot-medusa, sfere volanti e serpenti d’acciaio. Non un granché originali devo dire. Peccato perché le ambientazioni avevano un certo stile. Non trovo il binocolo. Ti vanno delle patatine al mais?

– Devono essere le droghe, ma noi non ci droghiamo vero? O abbiamo cominciato e non me ne sono accorto? Orsi di merda. Guardali, sono un centinaio. Ora gli sparo. Anzi no, restiamo chiusi qui. Orsi ballerini, venite! Moriranno di fame e di frustrazione prima di avere anche solo scalfito il portello.

– Già, una bella sfida. Ma più che altro nel cercare di raggiungere un punteggio elevato, perché i quattro livelli si bruciano in un pomeriggio, tanto più se puoi giocare insieme a qualcuno, secondo me. Anzi, visto che non si può giocare on-line con quelli della stazione Alfa, facciamoci un doppio. Si possono pure sbloccare dei personaggi extra.

– C’è già qualcuno in più qui. Cristo, voltati.

– Cavolo queste patatine, oh. Come ha fatto ad entrare?

Ding! 70

E dopo tanto patire Blacktalon ha fatto il 70. Complice anche un respec del personaggio, che ora è un Defiler WIS/AGI/STR (più DPS in corpo a corpo, utile per il solo e per quando c’è bisogno delle mie magie reattive nelle istanze), piuttosto che un WIS/INT/STR (più DPS con le magie, che però sono limitatissime in attacco per il Defiler). Ora non mi resta altro fa fare che immergermi in Rise Of Kunark per raggiungere l’agognato livello 80? Non proprio.

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Kingdom of Sky… Chissà perché?

Ho ancora tanto da fare nel vecchio mondo (almeno un centinaio di quest sicure) prima di grindare milioni di quest tutte uguali (fortuna che quei poverini della SOE se ne sono accorti e ci stanno inondando di nuove istanze, eventi e questline). Dopo aver finito Blood Of The Brood (con non poca fatica e parecchi salti nel vuoto) per farmi costruire dal sempre più rincoglionito Hoo’Looh l’unico elmo leggendario degno di nota che si ottiene fuori delle istanze, devo ancora finire la Claymore Timeline per procurarmi un’arma decente (ma non troppo). Con tutto l’entra ed esci dalle istanze eroiche di Kingdom Of Sky dovrei anche riuscire a guadagnare più di qualche manciata di XP.

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A me Hoo’Looh ha regalato questo copricapo alla fine della sua intricatissima (3 settimane) questline…

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Ai negromanti regala quest’altro. Chissà perché nessuno rolla sciamani…

Inoltre, ieri a Bonemire io e Crasto non abbiamo solo dolorosamente scoperto il cubo di Hellreiser (dolorosamente perché la sua attivazione ha provocato la nostra morte istantanea per mano dell’essere epico che abbiamo evocato. E ce n’è uno per lato) ma abbiamo anche ottenuto il primo step per A Mark of Awakening, con le sue quattro prove per ottenere una runa magica che incrementerà non poco le nostre stat. Un’altra (breve) questline che qualsiasi giocatore che si rispetti deve finire. Fatto ciò inizierò la preparazione (non è mai troppo presto) per ottenere la prima arma epica (o epica 1.0 come si chiamava nel primo EverQuest) del Defiler. Ci sono nuove lingue da imparare ed un sacco di fazioni da corrompere (se ero buono le avrei convinte ma perché sprecarsi) prima di poter iniziare fattivamente le questline.

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Crasto: “Uh! Ecco a che serviva quella corona di alloro che ho trovato!” Sbrang! Tutti morti.

Inoltre ci sono le istanze. I main group di mezzo server agognano sciamani e pare che ce ne siano pochi interessati alle istanze epiche, così per me è molto facile essere invitato. Dopo che hai fatto Deathtoll o Estate of Unrest, fare quest-fotocopia deprime alquanto. Differentemente da WOW, dove le istanze sono più che altro un grind da sopportare, EQ2 le usa per far divertire la gente. Eventi (anche se non siamo ai livelli di LOTRO o Guild Wars), locazioni dinamiche e tanto gioco di squadra, con i gruppi che devono dividersi, i boss che escogitano tranelli (e che, sopratutto, non hanno pattern ripetitivi e prevedibili, il che rende tutto piuttosto impegnativo), il gruppo che spesso deve prendere decisioni immediate e critiche. EQ2 sta ai MMOG come Battlefield sta agli FPS. Ci sono anche le istanze che ti puniscono (come Halls Of Fate) se entri dentro e spacchi tutto fino al boss finale (pochissimi drop e la delusione di scoprire che bisognava infiltrarsi, sostituirsi al comandante dei Droag e manipolare gli ufficiali all’interno per finire tutto come si deve).

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Tarinax The Destroyer – Notare Ssshadewalker (l’Iksar) che cerca vie di fuga

Poi ovviamente ci sono molte vecchie Heritage Quest da finire, per lo più per guadagnare status point e far salire di livello la gilda (ed arrivare ad essere Relic Hunter). E il crafting. Cosa piuttosto pallosa ma remunerativa. Essendo solo Sage di livello 54 bisogna proprio che torni al banco degli incantesimi, anche perché il portafogli inizia a piangere…