Ninja Gaiden Dragon Sword

Sviluppato da Team Ninja | Pubblicato da Tecmo | Piattaforma Nintendo DS | Rilasciato nel Marzo 2008 (USA e JAP)

Nel panorama videoludico del Nintendo DS ogni tanto fa capolino una produzione capace di distinguersi dal mare magnum di “casual game” che imperano sulla console portatile nipponica. Ninja Gaiden Dragon Sword non solo emerge da una situazione di piattume pressoché totale, ma è in grado di brillare come un faro per condurre finalmente in un porto confacente alle bramosie dei videogiocatori intenzionati ad evadere dalla routine di Brain Training e clonazzi assortiti (se non lo si fosse notato, sono leggermente polemico).


La trama si sviluppa sei mesi dopo gli eventi narrati in Ninja Gaiden. Il villaggio di Hayabusa è stato ricostruito, ma la quiete viene presto interrotta: la giovane Momiji, sorella della defunta Koreha, è rapita e portata via dai ninja del clan del Ragno Nero. Ben presto ci accorgeremo che si tratta di una cospirazione ordita dai Fiends…

Il titolo Tecmo raggiunge tale scopo perseguendo un semplice (a parole) obbiettivo: il movimento fluido. Tale concetto, della cui esaustiva definizione sono venuto a conoscenza in un postmortem di Tomb Raider Legend, consiste nel rendere l’azione come un susseguirsi armonioso di passi senza interruzioni brusche. Qui i combattimenti sono selvaggi, e per soverchiare gli avversari non bisogna mai smettere di menar fendenti o di applicare delle combo micidiali. Se tutto ciò non avvenisse con naturalezza e, appunto, con fluidità, si otterrebbe un gameplay perniciosamente spezzettato.

Ryu Hayabusa è controllato esclusivamente mediante pennino e touch-screen (solo la parata è effettuabile attraverso la pressione di un tasto qualsiasi), mentre la console viene impugnata a mo’ di libro: saltare, mirare, colpire i nemici non è mai apparso più lineare e al contempo appagante. Come avrete capito, il vero miracolo si trova nel sistema di controllo, in grado di eguagliare e in molte occasioni di superare la già ottima efficienza ravvisata in Phantom Hourglass; tutto il resto passa in secondo piano, persino la grafica più sbalorditiva che abbia mai goduto su DS: siamo di fronte ad un raro caso in cui le meccaniche di gioco, immerse in un sontuoso contesto, rendono giustizia ad una piattaforma sin troppo umiliata da produzioni dementi.


I poteri Ninpo se ben padroneggiati producono effetti devastanti.

Per come ho impostato il discorso sembra che questo episodio di Ninja Gaiden possa essere considerata la killer application definitiva per l’handheld su cui gira; lo è solo in parte. L’opera di design, così maestosa nell’elaborare il sistema di controllo, viene decisamente meno quando si va a considerare la varietà delle situazioni proposte: in questo senso è come se Dragon Sword soffrisse della sindrome di Gears Of War, ovvero patisse l’aleggiare di un’aura di ripetitività la cui effettiva concretizzazione, però, a differenza dell’opera di Epic, viene scongiurata all’ultimo momento da alcuni boss indovinati (sebbene non proprio campioni di originalità). Le mappe sono estremamente lineari e prive di enigmi anche solo vagamente impegnativi; anche i nemici, per quanto amino particolarmente le risse, sono sostanzialmente poco eterogenei in combattimento. Si materializza così la sensazione che Tomonobu Itagaki abbia voluto semplicemente proporre duri allenameni in prospettiva degli scontri di fine livello. Il grado di sfida, perarlo, è calibrato perfettamente perché né frustrante e al contempo né banale, garantendo un’elevata compattezza all’esperienza ludica tanto da fare in modo che NGDS divenga un’avventura da fruire senza soste.

Puntando tutte le sue carte su un gameplay immediato e agile, il Team Ninja ha saputo costruire un impianto avvincente che, se non è da ritenersi un capolavoro, va almeno considerato come un piccolo cult. Impressive.

19 comments on “Ninja Gaiden Dragon Sword

  1. Giocato un’oretta mi ha divertito un sacco… mi sa che lascio un attimo da parte Castlevania: DOS, che tanto sono appena a metà e ci vorrà un sacco di tempo 😛

  2. It kick assz, decisamente, Black per X-Box l’ho trovato alquanto medio (nonostante l’abbia provato solo un tre-quattro ore) ma questo è notevolmente benfatto oltre che controllato in modo ottimo e dannatamente divertente, attualmente best action game ds.

  3. A me purtroppo non è piaciutot tanto. Troppo, troppo facile. Non mi sembrava neanche di giocare ad un Ninja Gaiden. Forse sono io che ho aspettativo eccessive, e c’è da considerare che è un titolo per DS, però purtroppo mi è rimasto l’amaro in bocca. :\

  4. Però finito una volta è possibile scegliere una difficoltà più elevata, mi pare… provato anche così?

  5. Tra questo e The World Ends With You mi sto sinceramente pentendo di avere venduto il mio nds. Maledetta impulsività!

  6. Guarda, se può farti sentire meglio The World Ends With You è uno dei parti più orribili della Square-Enix, c’è poco di cui pentirsi

  7. Ossignore.

    Certo che considerare un titoletto facile, monotono e graficamente sottotono (e no, la scusa “è per portatile/ds” non funziona più) come “best game evah” fa un pochino cadere le braccia.

    Ma fa a gara con “The World ends with you è una schifezza”, quando è SOLO uno dei migliori JRPG usciti nel 2007/8 per tutte le console.

    Il mondo va alla rovescia, decisamente.

  8. Mi sembra di aver sottolineato i difetti riguardanti la mancanza di varietà. Il “best game evah” lo vuoi vedere solo tu. 😛
    Poi sarei curioso di sapere quali titoli rendono meglio graficamente su DS… 🙂

  9. Se The World è uno dei migliori JRPG allora DAVVERO il mondo dei gdr è davvero morto, e non venirmi a fare le pippe mentali su chissà quali feauture fantascientifiche di fronte a una design degno del più rozzo Final Fantasy dove la frocieria e lo stile coatto visivo arriva a livelli di imbarazzo supportato da un sistema di combattimento fatto da una Yak sotto acido.
    Se poi voi pippaioli nerd che vi eccitate solo sugli hentai dei digimon vi godete questi titoli buon per voi, non vi invidio un granchè.

  10. Strabelli i box! Ottima scelta cromatica tra l’altro, cercate di usarli sempre nelle review. L’articolo è scritto e impaginato in modo eccellente: continua così!

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