I pirati fanno comodo a chi non li ha!

Una piccola nota per chiarezza, correttezza e rispetto verso chi lavora nel settore dei videogiochi e ha già espresso ad Ars Ludica alcuni dubbi e perplessità sui contenuti dell’articolo. Quello che si vuole fare, non è istigare alla pirateria, come qualcuno ha supposto, ma esporre un punto di vista, certamente molto critico ed iperbolico, su quello strano modo che i distributori di videogames hanno di proteggere i loro interessi, spesso a svantaggio di chi permette loro di portare a casa uno stipendio. Ricordo che la pirateria resta un reato e come tale va perseguito. Se non siete soddisfatti di come il vostro publisher di fiducia vi tratta, potete fare la cosa più facile e civile del mondo: boicottare l’acquisto e non piratare il titolo.

L’effetto di essere stati acquisiti da EA prima o poi doveva sentirsi, ed ecco infatti che Bioware ha sfoderato il suo neoacquisito lato oscuro parlando della protezione digitale contenuta in Mass Effect. Come c’era da aspettarsi, il gioco supporterà l’ultima versione del vituperato SecuROM, protezione la cui licenza costa centinaia di migliaia di dollari e che, come altri sistemi analoghi, non risolve affatto il problema della pirateria.

Nei giorni scorsi, dopo decine di press release in cui veniva annunciata l’inclusione di tutti gli add-on a pagamento e una serie di migliorie che fanno sembrare la versione “Next-Gen” un prototipo, si è giunti a parlare del tema della protezione anticopia con cui verrà inevitabilmente farcita la versione PC.

Jay Watamaniuk, il community manager Bioware, ha annunciato che Mass Effect avrebbe supportato il nuovo SecuROM, che richiederà la validazione (tramite internet) del gioco ogni 10 giorni. Per chi ha avuto la sfortuna di comperare Bioshock all’uscita sa bene come sia fallibile il sistema di attivazione di SecuROM e come divenga facilmente impossibile utilizzare una copia regolarmente acquistata per via di qualche bug o per banali congestioni di rete sui server di attivazione.

Come al solito, l’esigua minoranza vocale della comunità Bioware, piuttosto che fare fronte comune con un boicottaggio di massa, ha pensato bene di spaccarsi tra fanboy/tossicodipendenti che accetterebbero anche sonde anali dai loro feticci e chi ha, almeno a parole, intenzione di comportarsi da consumatore boicottando il titolo. La piccola rivoluzione ha appena avuto il tempo di divampare che già l’impronunciabile Jay, da consumato community manager, è andato in soccorso dei fan annunciando che, viste le lamentele, il sistema di protezione di Mass Effect sarà diverso: esso si installerà, si validerà solo al primo avvio e non avrà bisogno del disco per funzionare. Subito acclamato come un trionfo su quel mostro cattivo di EA, il gambetto di Bioware ha dell’epico: non solo ha fatto accettare agli utenti l’utilizzo di un sistema anticopia che criminalizza e limita l’utente legittimo, ma ha anche fatto passare in secondo piano un altro dettaglio del DRM del nuovo SecuROM, molto più castrante anche di un’autenticazione periodica.

Quello che in realtà nessuno ancora dice apertamente (ma è scritto nelle FAQ Bioware) è che, indipendentemente alla validazione periodica o meno, Mass Effect sarà installabile sino ad un massimo di 3 volte, dopo di ciò, qualsiasi altra installazione sarà non funzionante. Per 3 volte, si intende l’installabilità su 3 sistemi diversi, e c’è da aspettarsi che, come in Bioshock (dove però rimanevano usabili sempre e solo le ultime 3 istallazioni sugli ultimi 3 sistemi riconosciuti dall’anticopia), anche la sostituzione di un componente hardware qualsiasi richiederà la ri-validazione e il decremento di una possibilità di installazione. D’altronde il system-fingerprinting è forse l’unico sistema affidabile per il DRM su PC.

Occhio quindi anche ad operazioni banali, come provare la scheda video dell’amico o rimuovere uno slot di RAM se il PC crasha più del solito. Fatele ma senza utilizzare Mass Effect come banco di test. Finché il software rimarrà non utilizzato, non saranno infatti rilevate le variazioni sulla configurazione hardware. Cercate di finire Mass Effect subito ed in fretta: non sopravviverà a troppi aggiornamenti hardware e di certo non sarà attivabile per sempre, visto anche la strana tendenza di Bioware nel rendere introvabili i port da console dopo la prima tiratura.

Ovviamente su questi presupposti a molti non resta altro che  crackare il gioco non appena fuori dalla scatola (compiendo un reato) o non installare proprio la copia legittimamente acquistata e ricorrere direttamente ad una copia warez scaricata dalla rete (anche in questo caso, compiendo un reato). Almeno sino a quando sarà possibile farlo senza avere la SWAT che ci piomba in casa e ci spedisce a Guantanamo.

Si, perché è meglio che la Bioware non si faccia illusioni: come qualsiasi altro gioco, Mass Effect apparirà online crackato qualche giorno prima della release ufficiale e le scelte tanto protezionistiche da essere quasi reazionarie di EA (i publisher scelgono i sistemi di protezione) ancora una volta si ripercuoteranno solo contro chi sviluppa il gioco e riceve cattiva pubblicità e verso i sempre meno appassionati obbligati a fare le acrobazie per godere del loro hobby preferito.

Quando sento che il grande problema del PC è la pirateria, mi si rallegra la giornata. Sono contento perché anche ogni altra console sul mercato con un parco software degno di nota ha gli zero-day, i mod chip e la pirateria ma pare che solo il mercato PC sia colpito duramente da questo flagello. Qui in Europa, ed in particolare in Italia, non penso ci sia tredicenne che non ne possieda una console tarocca. Basta farsi un giretto su Internet per scoprire come fare e dove acquistare console già modificate e per lo più invisibili anche durante il gioco online. A giudicare dai siti di torrent, inoltre, non è che un popolare titolo per console sia meno scaricato di uno per PC, anzi.

Quello che vorrei dai loschi figuri che strumentalizzano fenomeni per lo più universali è l’onestà intellettuale di ammettere che se non si fanno giochi su PC è perché c’è un secondo fine ed un vantaggio economico nell’immediato. Vorrei sentirgli dire che se ci trattano tutti come degli sporchi ladri lo fanno per l’unico motivo nel quale c’è un minimo di razionalità: scoraggiare gli utenti a giocare su PC perché altre piattaforme consentono margini migliori.

Il cavillo delle tre installazioni è chiaramente un modo per scoraggiare la compravendita dell’usato e l’inflazione che le catene di videogiochi stanno creando sui prezzi del nuovo per poter vendere l’usato a margini sempre maggiori: ancora una volta è solo l’utente fedele che fa le spese di un’industria incapace di autodifendersi da meccanismi speculativi che sono stati originariamente messi in moto dalla sua stessa avidità, quando ad ogni cambio di generazione o supporto corrispondeva un vertiginoso ed ingiustificato incremento dei prezzi.

Quello che i publisher non capiscono è che non è detto che il mercato dell’intrattenimento su PC abbia bisogno di loro: i cali di vendite addotti alla pirateria, in realtà, potrebbero anche essere dovuti a nuove forme di gaming ed intrattenimento (ovviamente passate inosservate ai fondamentalismi dell’inamovibile mercato mainstream) che sono uno ormai uno standard su PC. Moltissime persone in tutto il mondo si divertono con strumenti apparentemente banali come YouTube o Facebook, per non parlare dei web-games o dei giochi casuali, dei generi ignorati dal mainstream (come le avventure grafiche o gli strategici hardcore), dei giochi massivi o dei social hub. E’ irrazionale pensare che l’uso intensivo che si fa di queste forme di divertimento alternativo (e spesso economico o del tutto gratuito) non erodano anche il tempo (e l’interesse) speso a giocare ai vecchi videogiochi, che non arrivino anche ad intaccare addirittura la user-base delle console che, diciamocela tutta è ben lontana da replicare i fasti di PS1 e PS2. In fondo parliamo del PC, la piattaforma pionieristica per antonomasia, dove nell’ultimo decennio sono nati e maturati tutti i temi cari al Next-Gen gaming odierno, perché gli utenti dovrebbero ancora andare dietro al vecchiume?

Pensare che centomila torrent scaricati siano centomila copie in meno è falso. Primo, perché probabilmente molti di questi utenti semplicemente non vedono il reale valore del prodotto e non lo avrebbero mai acquistato. Secondo, perché nulla dimostra che quelle centomila copie verranno usate (ci sono molti più downloader compulsivi o occasionali di quanto si creda, oppure esistono esseri superiori che sanno piegare il tempo e hanno un debole per la pirateria). Terzo, perché in quella quota ci sarà una parte non trascurabile di quegli utenti che, nonostante abbiano comperato il gioco, compiono un’azione illegare per proteggere il loro acquisto, mentre ancora nessuno parla dei diritti di portabilità su più piattaforme dei i contenuti scaricabili a pagamento e delle licenze d’uso (ci stanno o non ci stanno convincendo che è questo che acquistiamo quando si parla di intrattenimento e multimedia?).

Invertendo il punto di vista, quei centomila persi potrebbero essere stati centomila guadagnati se il gioco fosse stato diffuso con un altro modello, magari con un prezzo semplicemente più basso (una delle poche strategie che potrebbe realmente mettere in ginocchio la mafia dell’usato a prezzo pieno delle catene videoludiche). In questo caso i centomila magicamente non sono più un problema: sono troppo pochi per giustificare un cambiamento di strategia, rispetto a quelli che hanno acquistato alle condizioni odierne. Diventano trascurabili, se non possono essere una scusa. Sono troppi solo quando si parla di fallimenti o giochi nati morti come Crysis, di grossi errori compiuti da manager con grossi stipendi ed un sacco di interessi nel Venture Capitalism, persone che non posso perdere indipendentemente dalla squadra che vince e che hanno realmente pochi interessi a fare bene.

I numeri sanno essere assordanti. Il gaming alternativo, quello che per il mainstream non esiste, fa numeri giganteschi. Il casual gaming su PC fa diverse decine di milioni di utenti univoci mensili per portale da anni ormai ed è nato all’inizio del 2000, viaggia a pieno regime dal 2004 e continua a crescere perché di utenti PC annoiati ce ne sono quasi un miliardo e non c’è bisogno di costoso hardware per provare quel giochino curioso che fa sempre il collega durante la pausa.

Lo stesso dicasi per il mercato Free To Play, che è più che mai vivo e competitivo, molto più delle software house che mirano agli scaffali. Il confronto tra i fallimenti nel settore commerciale ed in quello Free To Play è inquietante: ormai ci sono aziende che esclusivamente con il Free To Play sono in giro da almeno un lustro. Buona fortuna alla vostra start-up di software triple-A che apre oggi.

Potremmo parlare dei web-based-games che facendo tesoro dell’ingegneria del software e delle tecnologie più recenti fanno soldi costando praticamente come il salario di un mese di uno di quei trenta programmatori di quella software house sfigata dal futuro già segnato.

In comune queste tendenze hanno il basso costo per l’utente ed un tasso di pirateria nullo: sono semplicemente giochi pensati per essere diffusi il più possibile e con accessibilità, senza criminalizzare gli utenti creando barriere software spesso castranti o controproducenti: i soldi si fanno sull’intrattenimento vero, quello che l’utente percepisce come reale valore, quello che egli stesso è disposto a corrispondere e pagare, spesso con modelli che permettono ad egli stesso di decidere quando e quanto pagare. Nessuno chiede a questi utenti una grossa ipoteca sul suo probabile (ma non assicurabile) divertimento futuro ancor prima di vedere la schermata di avvio.

Basandoci su queste prospettive, quei centomila e la pirateria non sono più un problema, il vero problema è perché sono così pochi gli acquirenti di un gioco triple-A di successo.

Pirateria o meno, così tutto sa di occasione perduta, di trionfalismo decadente, di vittoria di Pirro.

21 comments on “I pirati fanno comodo a chi non li ha!

  1. un gioco triple a costa un macello.
    deve dunque vendere un macello.

    the sims vende effettivamente un macello e sarà costato parecchio, ma la cosa è giustificata dal bacino utenti….

    se un gioco di nicchia come crysis vende poco, è assolutamente demenziale che costi un macellissimo……….. c’è qualcosa di sbagliato in fase di pianificazione.

    galactic civilization è un esempio lampante………..
    -gioco di nicchia
    -mantengo i costi costi contenuti
    -?????
    -PROFIT!

    e di esempi se ne trovano a bizzeffe….
    qualcuno ha detto space rangers 2? 😀

  2. Non avrei mai pensato di vedere un articolo simile su Ars Ludica, ma sono contento. E’ stato chiaro, ha trattato molti aspetti in modo oggettivo e soprattutto ha cercato di leggere al di la di certi numeri. Bravo!

  3. Che dire, a fronte di sistemi simili l’unica risposta è il non acuqisto
    ed il non usufruire del prodotto.

  4. Io cracko praticamente tutti i giochi che compro, è intollerabile doversi portare dietro il cd (soprattutto su di un laptop) per nessun motivo tangibile.

    In ogni caso sostengo fermamente che Mass Effect, in quanto porcheria, non merita niente. Anche se è vero che con un mouse di mezzo potrebbe anche migliorare.

    Comunque sempre bravissimo l’Anelli.

  5. questo è uno degli articoli più interessanti che abbia letto su ars ludica.
    viene da pensare: un modo di fare mercato sta crollando -fra la stanchezza del pubblico per le mega-produzioni/grafica da orgasmo/contenuti banali triti e ritriti e il dilagare della pirateria- e nuovi modi di fare e vendere il videoludo si stanno diffondendo (l’indie-games, le produzioni indipendenti, la vendita on-line).
    che direzione starà prendendo il mercato del videogame?

  6. Non so.
    Sono argomentazioni che possono far presa fino ad un certo punto.

    Quando vengono portati ad esempio modelli di business come i free to play o gli indie o i web based game, non capisco perchè lo si faccia.

    Sono modelli di business che mal li vedo applicati ai titoli che chiamano “Tripla A”.
    Cioè, belle parole ma io voglio giocare ad un bioshock più spesso di quanto gioco ad un bejeweled.
    Nelle opinioni simili che più sempre portano a supporto del ragionamento gli esempi di indie e web games come giochi di successo mi pare si dimentichi sempre di dire come, di fatto, i mercati siano di nicchia e abbiano successo più perchè l’investimento iniziale è basso che perchè vendano un fracco di copie. Gli indie si basano su un mercato di nicchia, i web games si rivolgono ad un mercato fin troppo esteso ma di molta bocca buona. Bocca buona che spesso chi crede il medium videoludico sia arte e chi scrive articoli come questo, non possiede.

  7. @Maezel
    http://www.battlefield-heroes.com/
    http://www.mythos.com/
    http://hommkingdoms.com/

    Il primo è targato EA. Ai tempi della loro acquisizione di pogo.com i loro andavano alle convention a dire che il mercato casual non avrebbe mai soppiantato quello mainstream, ora pogo.com è una colonna portante del loro impero. Ascolta un cretino, se c’è qualcono che fiuta le disruptive technologies prima che sia troppo tardi quella è EA e pare che anche Ubisoft stia imparando parecchio dai suoi rivali….

    Poi non è che tutto debba essere gratuito. Lo stesso Sam & Max (di cui ho già scritto) è un ottimo esempio di modello alternativo: un gioco molto più economico della norma eppure di qualità molto alta e dall’indubbio successo commerciale.

    Inoltre, non facciamo l’errore di pensare che il bacino di utenti che cerca svago digitale abbia tempo e risorse economiche infinite! Comperare Bioshock vuol dire non comperare qualcosaltro di altrettanto bello che esce in sovrapposizione (e c’è sempre qualcos’altro) oppure rinunciare a qualche altra forma di intrattenimento…

    Se divento uno YouTube dipendente e monto un machinima alla settimana, magari snobbo Persona 3 perché mi ruba tempo prezioso.

    E’ stupido pensare come se gli esseri umani fossero automi monotematici, non credo che tu stesso non ti sia mai trovato di fronte ad un dilemma interiore, come scegliere a quale gioco dare la precedenza per mancanza di tempo o districarsi tra un week-end fuori una ragazza, comperare GTA 4 o decidere se rinnovare l’abbonamento in palestra…

  8. @Dario
    Naturalmente puoi linkare qualsiasi articolo di Ars Ludica, fintanto che rispetti la licenza Creative Commons che abbiamo scelto di utilizzare. Per usi diversi basta che chiedi nei nostri forum.

    Se il tuo sito supporta il trackback sarai ovviamente trackbackato (o almeno spero)!
    😉

  9. Ottimo e condivisibile articolo.
    La parte migliore è quella in cui parli di quelli che passano le ore al pc, ma non per giocare con un videogioco classico, ma magari stanno su forum, leggono blog, giocano giochetti flash e browser game.
    Io mi ci rispecchio tantissimo, ho un centinaio di giochi da finire, alcuni mai neanche installati (evolva). Eppure molto di rado mi metto a giocare a qualcosa di “serio”

  10. Bellissimo articolo! Concordo in tutto o quasi: io di fronte a questa invadenza criminalizzante delle protezioni non spreco tempo,denaro e banda di connessione per scaricare l’iso col crack: fanculizzo la versione pc puntando sulla console (se è pc-only lo ignoro).
    Sul discorso pirateria è verita incontrovertibile: su NDS è quasi totale grazie all’R4 ma continua a vendere a milioni, su pc è il capro espiatorio degli errori di promozione (vedi Crysis,venduto come il gioco che “necessita un hardware da 2000€ per essere visto decentemente”)

  11. Lunghissimo, ma bellissimo.
    Osservazioni pertinenti e penetranti, spero che siano prese in considerazione anche dagli addetti ai lavori.

  12. @matteo anelli

    Certo, conosco quei titoli.
    Sarà bellissimo avere microtransazioni o pubblicità del nuovo iphone nel bel mezzo della guerra.

    Mentre per quanto riguarda Sam&Max, proporrà anche un modello alternativo, ma è anche la cosa meno innovativa e personaggio-centrica del globo. Gli enigmi dei tempi passati sono ben lontani.

    Il casual gaming muove più denaro dei tripla A, e mi sta bene. Nessuno dice che debba essere il contrario. Dico solo che non vedo positivamente tutto questo astio verso il mercato canonico dei titoli a grossi investimenti. Riconosciamo tutti il valore di certi giochi indie, il divertimento di certi casual, epperò stiamo tutti ad aspettare il nostro titolo tripla a preferito. Perchè alla fine sono quelli i giochi che più ci entusiasmano e che più han possibilità di stupire.

  13. Ci sono frasi, in questo post, di un banale incredibile. Su tutto questo:

    Quello che vorrei dai loschi figuri che strumentalizzano fenomeni per lo più universali è l’onestà intellettuale di ammettere che se non si fanno giochi su PC è perché c’è un secondo fine ed un vantaggio economico nell’immediato. Vorrei sentirgli dire che se ci trattano tutti come degli sporchi ladri lo fanno per l’unico motivo nel quale c’è un minimo di razionalità: scoraggiare gli utenti a giocare su PC perché altre piattaforme consentono margini migliori.

    Come posizione è certamente netta, ma pare mossa più da uno scatto d’ira momentaneo, e ben poco pensato, che da una serie di ragionamenti fatti a mente calma.

    Detto sinceramente, è la prima volta che ArsLudica mi stupisce negativamente.

  14. E’ semplicemente incredibile.

    In tutto il mio vagare per la Rete cercando informazioni sulla faccenda “Mass Effect”, questo è l’unico intervento che sgombera la cortina fumogena della “grande” concessione fatta da Electronic Arts dopo la protesta dei giocatori.

    Adesso vediamo, quando il gioco esce in Italia, se la stampa istituzionale darà una schematica descrizione di come funziona il DRM. Da parte mia, non trattengo il fiato.

    Complimenti all’autore dell’articolo.

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