(Dis)informazione videoludica: la parola a Marco Accordi Rickards

Marco Accordi Rickards, giornalista ed editor di Game Pro, è uno dei principali attivisti e sostenitori della cultura videoludica in Italia. Il suo impegno lo ha portato ad essere il direttore culturale di GameCon, unica fiera-convention italiana interamente dedicata ai videogiochi e al loro sviluppo, nonché a tenere conferenze sul territorio nazionale in diversi eventi tematici.
Abbiamo deciso di intervistarlo, per capire meglio quali possono essere i principali elementi di ostacolo a una corretta informazione videoludica.

Ciao Marco. Chi ha seguito di recente il tuo blog ha sicuramente letto con interesse l’incontro-scontro tra te e il professor Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, in occasione della conferenza stampa indetta dal Moige (Movimento Italiano Genitori) per la presentazione del progetto “Mony & Joy“.
Sembra proprio che, nonostante l’introduzione del PEGI nel 2003, si supporti ancora la tesi che i videogiochi debbano essere necessariamente delle produzioni per bambini, in linea di massima pericolose e dannose per l’età evolutiva.
Stando all’articolo di Metro, quasi il quaranta per cento dei genitori ignora quale tipo di videogioco finisca in mano al figlio.
Quali possono essere le cause dell’attuale disinformazione videoludica da parte dei genitori italiani?

Da questa domanda emergono talmente tanti spunti di riflessione che potremmo parlare per delle ore. Mi limiterò quindi a rispondere alla domanda vera e propria.
Credo che le ragioni principali siano due. La prima e la più ovvia è che la stragrande maggioranza dei genitori non conosce i videogiochi e non li pratica, quindi spesso ne è terrorizzata. Ciò che non si conosce, spesso fa paura.
La seconda è da cercarsi nella stampa e nei mezzi di informazione: un genitore non videogiocatore riceve notizie su questo medium solo dalla generalista (quotidiani, televisioni, ecc.), perché ovviamente non legge riviste di videogiochi. Il problema è che l’informazione generalista è pessima, specialmente in Italia: nel 90% dei casi, è interessata solo a notizie scandalistiche e diffamatorie del videogioco, inoltre quando ne tratta in modo normale spesso lo fa con scarsa cognizione di causa e superficialità, magari confinando i videogiochi nelle pagine o nelle rubriche dedicate alla tecnologia.
Come se un’opera multimediale interattiva (sì, un ‘videogioco’!) fosse assimilabile più a un telefonino che a un film o a un romanzo. Dico davvero, è scandaloso. Fateci caso. Se avete un giornale o una rivista sotto mano, andate a cercare dove vengono trattati i videogiochi: se sono relegati all’area tecnologica, quella rivista non merita il vostro rispetto.

Ma voglio aggiungere un’altra osservazione, visto che avete citato la conferenza del Moige e Metro. All’evento era presente un collega della specializzata che era però accreditato per Metro, non per le riviste di videogiochi per le quali collabora. Egli era ovviamente schierato dalla parte del videogioco, tanto che ha posto anche una domanda polemica a Federico Bianchi di Castelbianco. Ebbene, il giorno dopo prendo Metro e… sorpresa. C’è il pezzo di un’altra giornalista, che non credo fosse neppure presente in sala, che demonizza il videogioco, riportando quasi esclusivamente le tesi del Bianchi. Ovviamente non è colpa del mio collega, ma di chi (immagino) non avrà voluto pubblicare il suo pezzo pro-videogiochi.
Sono scandali. Veri, autentici, bruttissimi scandali, e non dobbiamo farci anestetizzare. Smettere di indignarsi vuol dire abbassare la guardia, e questo è sbagliato. Il popolo dei Conscious Gamer deve essere sempre attento e pronto a mobilitarsi: non dobbiamo farne passare una.

Parliamo di numeri, tutti prelevati dal reportage pubblicato su Metro. In Italia il 45% dei videogiocatori ha un’età compresa tra i 7 e i 12 anni; l’età media dei videogiocatori è però di 28 anni. Un ragazzo dai 6 ai 17 anni ha il 96% di possibilità di avere un videogioco in casa. Dai dati traspare che i videogiochi sono presenti in moltissime case, e che le fasce d’età sono numerose.
Il videogioco insomma, fa parte della nostra cultura, eppure è di norma relegato dai media e dalla stampa generalista a uno status sottoculturale.
Per quale motivo, secondo te?

Ignoranza e paura, che, come già dicevo poc’anzi, deriva dall’ignoranza. Il videogioco è qualcosa di nuovo, forte e in grande crescita, che sta colonizzando rapidamente ampi spazi dell’immaginario collettivo.
Chi tiene le leve di comando dell’informazione appartiene ancora a generazioni di non-videogiocatori; spesso parliamo di arroganti potenti che disprezzano ciò che non conoscono, rifiutandosi di rimettersi a studiare (sì, anche giocando. Perché no?) o, quantomeno, di affidarsi a persone serie che conoscano davvero i videogiochi. Anche questo però è un problema, perché le persone che rispondono al requisito appena enunciato sono davvero poche.
Il vero giornalista di videogiochi deve essere sia un vero giornalista sia un vero esperto di videogiochi. Fa ridere? Certo, però questa ovvietà nasconde un baratro terribile, che inghiotte la gran parte dei sedicenti ‘critici videoludici’. E finché il nostro settore sarà un asilo, rassegniamoci a essere considerati bambini che si divertono con costosi giocattoli.

Dal 23 al 25 Maggio si è tenuto a Monza l’evento Video Games History 2008, indetto dallo staff di Gamescollection.it, a cui ha fatto seguito una lunga e interessante conferenza da te condotta sulla cultura e sullo sviluppo dei videogiochi.
In quell’occasione è stato dato parecchio risalto al videogioco da un punto di vista storico e critico, ma il servizio di Studio Aperto fornisce un’immagine molto diversa dell’evento, definendo allegramente gli organizzatori come “un gruppo di fanatici”.
Il tono sarebbe stato certamente differente se si fosse trattato di un reportage su una convention dedicata alla storia del cinema.
Videogiochi immaturi o informazione prevenuta?

Se volessimo liquidare tutto con una battuta, potremmo dire che Studio Aperto è organizzato da un gruppo di fanatici che giocano a fare il telegiornale. Il problema, però, è più grave, perché molto probabilmente anche un vero TG avrebbe dichiarato qualcosa di simile. Perché accade? Videogiochi immaturi o informazione prevenuta? Tutte e due le cose, ma con la seconda prevalente.
Quando parlo di ‘videogiochi immaturi’ mi riferisco a diversi aspetti problematici: un’industria italiana ancora acerba, istituzioni non ricettive rispetto al medium videoludico, una classe giornalistica di settore a tratti avvilente e, globalmente, una fin troppo ridotta autorialità del mezzo.

Ciò detto, però, il Videogioco è oggi a tutti gli effetti un mezzo di espressione artistica del pensiero, che deve godere di pari dignità rispetto al film o al romanzo. Non ha una storia altrettanto lunga e importante, ovviamente, ma questo non legittima nessuno a continuare a parlare di ‘giochini’ e ‘fanatici’.
Questa ‘informazione’ non è solo prevenuta, ma è anche sciatta, cialtronesca e involontariamente ridicola. Se ci dessero la possibilità di ribattere con la stessa forza mediatica, sarebbero spazzati via come polvere… ed è esattamente il motivo per cui non lo fanno.
Perché quella è la loro vera e unica arma: sparare idiozie che raggiungono tutti, mentre le nostre verità restano nel giro dei soliti noti, noi videogiocatori.

Continuando il parallelismo tra videogioco e cinema, notiamo che il secondo possiede una superiorità numerica schiacciante in quanto a volti noti rispetto al primo.
Oltretutto il criterio autoriale nel videogioco è decisamente svalutato, e solo pochissimi designer come Hideo Kojima ritengono opportuno inserire il proprio nome in copertina.
C’è chi sostiene, anche all’interno dell’industria, che sarebbe errato utilizzare per il videogioco lo stesso criterio autoriale utilizzato nel cinema. Tu cosa ne pensi?

Che spero che queste persone vengano messe all’angolo e abbiano il buon gusto di tacere, perché danneggiano un settore che non ha certo bisogno di altre serpi in seno. Il punto che avete appena toccato è infatti fondamentale: senza autorialità, non ci sarà mai maturità artistica, e lo aveva capito già Trip Hawkins negli Anni Ottanta, quando fondò Electronic Arts. ‘Arte elettronica’, realizzata da ‘artisti’. Il punto è cruciale, e mi meraviglio di come si possa far finta di non accorgersene. Dico ‘far finta’ e lo dico non a caso, perché credo che il problema sia di invidia, un ulteriore segno dell’immaturità dell’industria dei videogiochi. Un montatore non si sognerebbe mai di dire a Tarantino che Le Iene è un suo film, siamo seri. Certo, è anche un po’ suo, perché tutto il team che lavora a un film mette qualcosa che rende l’opera ciò che è, però c’è un regista che ‘dirige’, che imprime la sua direzione, che informa di sé il film.
Regista si dice ‘director’, e anche i giochi lo hanno. E il director ‘dirige’. Se qualcuno mi dice che MGS4 non è di Kojima, che Gabriel Knight non è di Jane Jensen o che God of War non è di Jaffe, io mi faccio una bella risata.
Più autori, semmai. Ecco cosa occorre. Altroché ‘niente autori’.

In genere la storia del videogioco corrisponde a una storia di macchine. Sarebbe possibile parlare invece di correnti estetiche, proprio come accade con il cinema? Oppure il videogioco è stato troppo poco utilizzato come mezzo espressivo dagli stessi sviluppatori?

Si potrà, ma forse oggi è ancora troppo presto. Il tecnicismo e la tecnocrazia sono due croci (perfettamente espresse dai voti scomposti delle pagelle di molte riviste di videogiochi) che ci portiamo appresso da molto, troppo tempo. Non possiamo però fingere di non vedere che, oggi, il videogioco vi è ancora in gran parte appeso. Lottiamo e aspettiamo, lottiamo e aspettiamo. L’impegno profuso e la pazienza ci porteranno il risultato auspicato. Time is always by our side.

Spesso si parla di arte ed espressione nel videogioco a partire dai contenuti audiovisivi, ma è certamente l’interazione ad essere il cuore pulsante di un’opera videoludica. In quali termini possiamo parlare di game design d’autore?

Il videogioco utilizza sapientemente numerose forme espressive, unite insieme e trasformate in qualcosa di nuovo e unico grazie all’ingrediente peculiare dell’interattività, che si esprime attraverso il game design. Un meccanismo di design innovativo, particolarmente efficace o comunque significativo è certamente espressione artistica, tratto autoriale. L’importante, a mio modesto parere, è non essere degli assolutisti, anche da questo punto di vista, altrimenti (e lo dico apposta, provocatoriamente) si arriva a dire che Super Mario Galaxy è infinitamente superiore a Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, che non è assolutamente vero. Ricordate: il videogioco è forte e unico propri perché parla tante lingue, tutte contemporaneamente. Non esistono errori di grammatica videoludica nell’uso di un filmato: la sequenza cinematica non interattiva o semi interattiva è perfettamente legittima, come l’inserimento di testi o l’uso del parlato o della musica.
Tutto sta nel come si parla una lingua, non che lingua si parla.

La cultura videoludica in Italia è frammentata in diverse iniziative interessanti, spesso indipendenti e al di fuori delle logiche di mercato. Ritieni che tuttavia manchi un vero e proprio punto di aggregazione comune per tutti coloro che sono interessati a trattare il videogioco da un punto di vista culturale?

Sì, manca, non c’è alcun dubbio… e se ne sente la mancanza. Speriamo davvero che presto accada qualcosa di insperato che possa dare una forte scossa alla scena culturale videoludica italiana.

Spesso qualcosa acquista valore agli occhi della società quando assume una certa rilevanza in termini economici. Credi quindi che la crescita dell’industria videoludica in Italia assuma un ruolo di primo piano per la considerazione del videogioco nel nostro Paese? E se sì, cosa è meglio fare per supportarla?

Il rapporto AESVI 2007 parla chiaro: l’industria dei videogiochi italiana ha sforato il miliardo di euro, crescendo del 39%. Sono dati incredibili, perché la situazione economica globale non è certo rosea. Il videogioco cresce a dismisura, catalizzando sempre più attenzione.
Ma attenzione, perché la fase davvero rischiosa della crescita del settore comincia proprio adesso: quando centinaia di avidi occhietti si volgono verso il videogioco, il rischio che accadano ‘cose sbagliate’ diventa elevatissimo. Occorrerà stare attenti, in guardia. Ricordate Wing Commander IV? “The price of freedom is eternal vigilance”.

Concludiamo con una domanda di Alessandro Monopoli, nostro redattore e sviluppatore di videogiochi:
“Leggo molto spesso il tuo blog ed apprezzo moltissimo il tuo impegno nel sostenere l’idea di una cultura videoludica. Sei probabilmente l’unico redattore in Italia a portare avanti un discorso serio di questo tipo. Volevo chiederti come ti poni e come cerchi di evitare (come caporedattore) gli errori dal punto di vista tecnico in una recensione. Quando un redattore pecca da questo punto di vista, è disattento e “ignorante” (ossia che ignora, come il professorone da te citato sul tuo blog) verso un ambiente a lui non noto (quello della tecnologia in ambito videoludico), esattamente come un giornalista che parla distrattamente e senza cognizione di causa dei videogiochi.
Quindi: come eviti che questo accada e cosa consiglieresti di fare ai tuoi colleghi?”

Prendo atto innanzitutto dei complimenti e ringrazio Alessandro Monopoli. Quanto alla sua domanda, ho una forte obiezione di fondo da muovere. Al giornalista di videogiochi serve solo una leggerissima infarinatura tecnica, niente di più. Sono altre le doti che deve avere: saper scrivere bene, saper trasmettere le emozioni e le impressioni di gioco correttamente e in modo vivido, aver provato migliaia di titoli, conoscere la storia e le forme espressive del medium, videoludico.
Più che scandalizzarmi per un uso improprio del termine normal mapping in un articolo, io mi scandalizzo (e tu ti scandalizzerai di questo scandalizzarmi, temo) per il fatto che nell’articolo in questione si parli di normal mapping. Esistono, come tutti sanno, riviste che si rivolgono agli sviluppatori: ecco, quelle sono le pagine dove preoccuparsi dei profili di cui sopra. I miei colleghi possono essere moderatamente ignoranti in fatto di programmazione, modellazione 3D, ecc., l’importante è che non siano ignoranti in fatto di videogiochi. C’è una bella differenza, credetemi. Parlavamo della tecnocrazia, no? Eccone la prova lampante.

Grazie per il tuo tempo Marco, c’è qualcosa che vorresti dire ai lettori di Ars Ludica?

Prego, è stato un piacere. Ai lettori di Ars Ludica, sito lodevole per il suo impegno nella diffusione della cultura del videogioco (anche se con un po’ troppa puzza sotto il naso, fatevelo dire), dico di non assuefarsi mai alle bestialità anti-videogiochi.
L’atteggiamento snob di chi dice: “Non vale la pena” è perdente e sbagliato. Sarà che, da fan dei Manowar, sono battagliero di natura, ma a me questi signori presuntuosi e ignoranti danno davvero troppo fastidio, e farò di tutto per metter loro i bastoni tra le ruote, sbugiardandoli in pubblico. Se vorrete darmi una mano, ne sarò felice.

48 comments on “(Dis)informazione videoludica: la parola a Marco Accordi Rickards

  1. Ottima intervista: intelligenti le domande e le relative risposte. E’ davvero odioso il pregiudizio che ancora si percepisce nei confronti dei videogiochi.

    Nota a margine: non capisco perché fare approfondimenti sul medium videoludico un po’ fuori dal mainstream sia visto come un approccio da puzza sotto al naso. AL non mi sembra proprio chiusa a riccio.

  2. Ah, alla fine era un complimento! 😀
    Scherzi (o screzi?) a parte, siamo tutti uniti nella lotta alla disinformazione videoludica, quindi auguriamoci che questa intervista possa essere letta anche dai giornalisti di Metro, Studio Aperto et similia (tra l’altro, riguardo a Metro, uno scoop mica da ridere quello raccontato dall’Accordi Rickards).

  3. E poi la puzza sotto al naso qua in giro è innegabile… non c’è gioco tripla A che non sia una schifezza immonda almeno per qualcuno xD

  4. Non ho il tempo ora di leggermi tutto l’articolo, ma ho adocchiato quella parte inerente ai “videogiochi d’autore”, essendo attirata dalla immagine di Old Snake affiancata.

    Bhe, che dire. I videogiochi d’autore sono un grosso rischio. Per ora, infatti, visto che di nomi noti tipo Kojima ce ne sono ancora pochi, gli autori sono effettivamente autori, cioé coloro che mettono il loro tocco personale nell’opera.
    Ma se gli autori cominciano a diventare numerosi, potrebbe succedere la stessa cosa che per esempio è ormai accaduto ai libri: l’autore non è più chi produce l’opera, ma è solo la (fasulla) figura carismatica commerciale e televisiva che promuove il prodotto.

  5. Metal, immagino che tu non abbia mai letto le mie lunghe e noiose disserzioni sull’argomento 😉

    La mia lamentela è sempre stata: Se un redattore non sa nulla in ambito tecnico, NON SCRIVA NULLA.
    Farà una bella figura e parlerà del videgioco.

    Se invece leggo, come nel nuovo TGM, frasi come “gli algoritmi di shading sono sapientemente dosati” mi chiedo cosa voglia dire questa frase. L’unica cosa che mi viene in mente è che il redattore non avesse la minima idea di quello che stava scrivendo, ma voleva utilizzare un termine tecnico per dare un tono scentifico al tutto.

    Mi spiace che tu non abbia capito la mia domanda, ma ora che te l’ho spiegata meglio, potrai rispondere di nuovo qui sotto 😉

  6. Domanda doverosa al mai troppo stimato Metalmark, quando scrive cose sensate. Il tuo essere meno snob lo realizzi con questi post?

    http://www.metalmark.info/?cat=12

    Capisco che non sempre si possono scrivere cose intelligenti o interessanti, ma porsi in maniera così omofoba e misogina verso la “CULtura videoludica” non mi pare proprio il punto di partenza migliore per dare agli altri dello snob! Specie quando ti adoperi attivamente a coltivare lo stereotipo del gamer maschio, single e pipparolo.

    Posso capire che aiuta le hit del blog e la pubblicità delle testate cartacee (e qui la domanda sorgerebbe spontanea) ma possibile che chi non si adegua al pecoreccio culto italico del vuoto pneumatico spinto sia sempre da considerare snob, mascalzone, imbecille o di sinistra a seconda del contesto in cui prova a scrivere di cose normali con un punto di vista più critico del consentito?

    E’ proptio il termine snob che non mi va giù, anche se riferito a Karat (che è la mia fidanzata, lo sanno tutti). Che c’è di snob in quello che scrive? Il fatto che possa farlo senza ripercussioni politico/aziendali? Io direi libero, incontrollato, indipendente, non certo snob.

    Snob è magari proprio parlarsi addosso di culi digitali quando si sa che molta gente verrà a “leggere” per guardare i culi, non per il messaggio. Snob è svegliarsi la mattina e decidere cosa boicottare per non perdere la stima della propria cerchia di adoranti discepoli, che non è molto diverso dal decidere quale culo mettere oggi sul blog, per come la vedo io.

    Comunque bellissima la tua presa di posizione su come si dovrebbe scrivere una recensione, in risposta alla domanda del Monopoli.

    Sull’incidente MOIGE, vabbé, io rimango un fedele sostenitore della non violenza: andrebbero semplicemente ignorati, non combattuti, così altri giornalisti “non-snob” della normale editoria dovrebbero scrivere di altro per sperare di essere letti. Questi individui sanno bene come gira il mercato dell’informazione e smuovono le acque per fini esclusivamente personali che non c’entrano nulla con le “cause” che abbracciano (minchia! sono snob!), quindi meglio mantenere le acque calme!

  7. @Ossidiana: Questo mi fa pensare che molti hanno sparlato di Jade Raymond in quanto “gnocca-manichino” di Ubisoft. Personalmente non credo che le cose stiano così, e comunque ti dirò che il “caso libri” di cui parli è solo un lato deviato di quello che è la Letteratura, manifestazione creativa e culturale dell’uomo riconosciuta da secoli.
    Non fasciamoci la testa prima di cadere insomma, d’accordo con Rickards praticamente su tutta la linea.

    @Matteo: Orco, qui scatta il flame! 😀
    Ars Ludica è snob solo perché CI HA IL LEIAUT MARRONE E LE SEZIONI DEL FORUM IN LATINO. Ebbene sì, ora lo sapete.

  8. *** risposta per Mario Morandi

    A Jade Raymond non ci stavo proprio pensando; neanche sapevo come si chiamasse prima che me lo dicessi tu. XD Pensavo più che altro proprio al caso dei libri moderni. Oggigiorno trovare qualcosa degno di venire chiamato “letteratura”, fra i romanzi moderni, è cosa molto rara. A dimostrazione del mio punto precedente sui risultati della mercificazione e dello sfruttamento commerciale della figura dell’autore – autore peraltro fasullo.

  9. @Mario Morandi: se la cosa non stesse così e fosse stata considerata solo un producrer non avrebbe avuto un servizio fotografico degno di una coniglietta di playboy… Cmq, la goccia è stata la sua gigantografia con sullo sfondo la macchia indistinta del team di AC.

    Ma quelli sono due problemi in uno: sbatti la gnocca in prima pagina e la mafia dei producer nelle multinazionali del videoludo.

  10. Personalmente, sebbene conosca questo ambito sin da quando ero piccolissimo, è solo da ben poco che mi sono iniziato ad avvicinare anche al mondo dei blog a tema videoludico, e nella sola nostra Italia ce ne sono una quantità smodata che ne parlano nei più variegati modi. E questo non può che rendermi felice, perché davvero questo media ha bisogno di essere affrontato da differenti punti di vista, ove magari un po’ “aulico” come ArsLudica, ove in maniera più tangibile e a contatto col mercato, come credo stia facendo Game Pro (il passaggio da Videogiochi a Game Pro mi aveva fatto venire tanti dubbi, ma a posteriori devo dire di esserne più che mai soddisfatto dal cambio direzionale). C’è semplicemente spazio per tutti e questo spazio va colmato.

    Detto questo (anche se non fregherà a nessuno mi andava di dirlo :D) ho trovato davvero interessante l’intervista e mi sono ritrovato in molte delle cose dichiarate da Metalmark (come anche in quelle di Monopoli… la stampa dovrebbe in generale prendere maggior coscienza del proprio ruolo e evitare, ove manchino conoscenze specifiche, di improvvisare discorsi che poi non possono altro che sfociare nei soliti “dialoghi da bar”). La crescita dei videogiochi passa infatti secondo il mio parere attraverso una maggior presa di coscienza dei giocatori (un po’ il discorso del “consciuos-gamer”, ove anche ArsLudica ne può rappresentare una parte con il suo voler andare oltre i soliti discorsi) e una maggior chiarezza dei giornalisti stessi (e non solo coloro che lavorano per riviste dedicate… vedere caso Metro e molti altri ancor prima di quello).

  11. Interessante discussione. Mi permetto di aggiungere tre cose:

    1) @ Alex Monops:
    La mia risposta è chiara ed esauriente. Ti ho detto come la vedo io, non posso rispondere per gli altri. Se uno scrive una cosa sbagliata in un articolo, quale che essa sia, be’… ha commesso un errore. Ribadisco che io difficilmente farò questo tipo di errori perché non ritengo di poter, voler o dover scrivere di cose del genere nei miei articoli. Per me è già errore impostare il pezzo in quel modo. Diciamo quindi che ti do ragione, da questo punto di vista.

    2) @ Matteo Anelli:
    Fantastico, ti disturbano le PlayMates di M-COM? Problema tuo. Non leggerle, vai altrove. Vedi, quello è il mio blog personale, un puro divertimento. Far vendere di più alle riviste? Sei pazzo? E perché mai? Che c’entra? E poi guarda che io non possiedo riviste, non sono un editore. Non vengo pagato “a copia di GP o PSM o TGM venduta” (purtroppo), ma ad articoli, semmai. Suvvia, siamo seri.
    Per far visitare più pagine del blog? Ancora, ma perché? Mi arrivano dei soldi? Non mi risulta. Mi diverto, non mi vergogno di non essere omosessuale (perché qua pare che ormai un maschio etero debba quasi nascondere la sua natura… ma andiamo un po’ allegramente affanculo! ;)), ho un debole per le belle ragazze dei videogiochi, mi piace fare battute su di loro. Un gioco. Calma. Non è che per strada sono sessista e fischio dietro alle ragazze perché si vedono le tette. Dai, ma che ti viene in mente? Quelle sparate su snobismo, sinistra e altro mi fanno solo ridere.
    Ma ti scoccia tanto che io abbia una rubrica svherzosa per recensire le Gnocche Elettroniche?!? 😀

    3) @ Karat45:
    Io e Simone abbiamo avuto qualche screzio nel passato, ma io lo considero sempre un’ottima penna e un bravissimo professionista. Stimo il suo lavoro e Ars Ludica, per davvero e senza dietrologie. Poi è evidente che ognuno ha il suo stile e il suo modo di porsi, ma le diversità rendono il mondo un luogo migliore, no?

    [a sorpresa]

    4) @ Mario Morandi:
    Sì, siamo totalmente in accordo su tutto. Sono commosso. Circa Jade Raymond, molto è da capire. La prima cosa sarebbe scoprire davvero se è brava o no, se è “autentica” o no. Perché se lo è, allora tutti zitti. Criticarla solo perché è gnocca è uno schifo tanto quanto sbattere la gnocca fasulla in prima linea per avere la stampa dalla propria. So che molti dicono che è scema, ma io non ho prove al riguardo, quindi mi tiro indietro dalla lapidazione. Pensate un po’ che fottuto garantista che sono.

  12. E che palle con sti Manowar.

    A me piacciono, per me significano tanto e per davvero. Molti ci ridono, spesso sono quelli che dicono anche: “Io i Maiden li sentivo a 15 anni, poi ho smesso…”
    Ecco, questo è il vero snobismo che mi ha proprio sfracassato tutto lo sfracassabile. EVVIVA I MANOWAR ORA E SEMPRE. Non li impongo a nessuno, ma voi non rompete le balle a me perché mi piacciono. E sapete perché? Perché mi piacciono.

    Wimps and posers, leave the Hall. 😉

  13. Il discorso e-gnocche è effettivamente sessista, Marco.
    Vedrai, presto la Petrarca ti obbligherà a mettere Link in mutande.. e a recensirlo. A quel punto non vorrei essere nei tuoi panni 😀

  14. Metalmark, pensa che io ho abbandonato gran parte di quello che ascoltavo a 15 anni in favore di cose più accessibili e orecchiabili. Non c’è sempre dello snobismo dietro ^^

    C’entra niente, lo so.

  15. @Metalmark: No, no sei libero di distribuire tutto il materiale per pugnette che vuoi, come io sono libero di linkare foto a ciccioni bodypaintati da Uomo Ragno, solo non parlarci di snobismo quando ti presenti in codesta guisa…

  16. @Mario Morandi: Mario è lungo e complesso da spiegare ma un Producer, ha sempre una carica “creativa” come benefit. Serve per fargli avere percentuali sul venduto, premi produzione, etc… Premi che non sempre prenderebbe, specie se è chiamato a controllare team esterni. E’ come se te sposassi una cantante famosa ed essa ti accreditasse come coautore per garantirti una rendita, non è detto che tu faccia qualcosa. In questo modo EA (che da anni ci va giù pesante sul togliere la voce ai creativi) permette ai suoi uomini e donne di avere quel minimo di credibilità ed autorità necessaria a ripetere gli stessi 4 testi in 100.000 interviste e negli speciali di GameTrailers.

    JR non è stupida (l’ho conosciuta anni fa), sembra stupida perché per lo più parla di cose che non conosce (fa un altro lavoro!) ma che deve far finta di sapere e per di più con un personaggio costruito dal marketing. Tra le altre cose è una ragazza passabile, non una super-gnocca come sembra, se non la vedi truccata pronta per una foto/trasmissione nemmeno la riconosci…

  17. @lamb-O:

    Ma infatti io non vengo a seccare TE perché hai cambiato musica o gusti, è il contrario. Vedi qual è il punto? Lo snobismo è nel contestare ciò che IO sento, mentre io rispetto ciò che senti tu.

    @Matteo Anelli (1):

    “solo non parlarci di snobismo quando ti presenti in codesta guisa…” ANCORA???
    Ripeto: io di professione faccio il giornalista di videogiochi, e qui sono stato intervistato come esperto di tale settore. Il mio blog personale non è una rivista o un sito web che curo da professionista, ma un mio diario dove faccio confluire tante cose, per lo più per divertirmi e scherzare, in assoluta e totale libertà. Stai a vedere che, per la rubrica delle e-Gnocche, ora ho perso il diritto di parlare del mio lavoro che faccio da 10 anni. Qui siamo nel terreno dell’assurdo, lasciamelo dire. Io non mi presento certo “in codesta guisa”, ma in quella tradizionale di giornalista e critico di settore. Mi spiace per te, ma non ho cambiato lavoro: non sono il selezionatore delle video-ragazze. PURTROPPO. 😀
    E poi, tanto per chiudere il discorso, tu dici “distribuire tutto il materiale per pugnette che vuoi”… be’, che dire, sei di nuovo in errore, perché le curve delle eroine dei videogiochi ti turbano al punto che vedi solo quelle e non consideri il resto della rubrica, che è fondamentalmente ironico-umoristica, scritta in stile “camionista che incolla le foto delle e-Gnocche sul cruscotto”. Per le pugnette ci sono già tutti gli artwork che pubblico, eh? Non è che Kasumi l’ho disegnata io. Non credo, quindi, che la gente venga su M-COM per soddisfare certi bisogni (e se lo fa, chissenefrega, ad ogni modo).

    @Mario Morandi:

    e-Gnocche sessiste? Bene. Al diavolo il politically correct, ora e sempre. E poi conta che IO non sia sessista nella vita e nel lavoro, non certo una rubrica buffa sul mio blog privato.

    @Matteo Anelli (2):

    Caso Jade. Se la metti così, anch’io l’ho conosciuta da molti anni e più volte incontrata e intervistata. Anche a me sembra normale. Parlo di averla conosciuta bene e a fondo, come può fare un suo collega che è con lei tutto il giorno. Quelle che tu dici restano infatti illazioni, come possono essere le mie. Ecco, io dico solo che, sulla base di voci e/o illazioni, la Jade è stata messa in croce come bel faccino stupido dell’industry.
    E comunque i gusti sono gusti: io l’ho vista bene e ti dico che per me è proprio una gran bella ragazza, altroché normale o media. Sì, mi piace veramente.

  18. Noto infine che una battuta di mezza riga sulla puzza sotto al naso ha prevalso su ogni altro tema, trasformando l’intera discussione in un Metalmark versus Ars Ludica (conflitto peraltro falso, perché non ho nulla contro AL). 😀

    Divertente ma allo stesso tempo deludente. Ingeneroso, a mio modesto parere, soprattutto verso AIO, che ha condotto una splendida intervista, assolutamente sopra la media.

  19. @Metalmark: dai su, non prendertela così tanto per una critichina su un termine scelto infeliscemente! Ad ogni modo, nessuno vuole che cambi lavoro, take it easy.

    Poi sul resto nessuno ha argomentato più di tanto perché, come ti è stato già detto da più persone, dici cose sacrosante.

    Facciamo la pace?

  20. Cmq nel mio primo commento parlavo anche della possibilità di “oscurare” almeno lato “stampa gaming” le associazioni tipo MOIGE & Co, che di solito alzano polveroni per puro tornaconto personale dei loro consulenti e presidenti di associazione.

    Non ci hai dato una risposta, ma ritieni che un approccio “non violento” sia migliore o peggiore del dargli visibilità scatenando sterili (e anche un po’ futili, visto che questi non ci sentono) polemiche su qualsiasi community di gaming esista nel globo?

    Alla fine se non si accende la polemica nessuno avrebbe più interesse ad alzare polveroni, nemmeno i giornalisti allarmisti, o no?

  21. @Metalmark (poi chiudo): esagerazione! Ti avrò mica seccato perché quoto un commento asdante! Mica penso male di te perché ascolti i Manowar – voglio dire, fottesega. Si asdava.

    Ma mi rendo conto di avere un’insensibilità al fandom troppo pronunciata; per me chiunque può buttare tutta la merda che vuole sui miei gruppi preferiti, non batterei ciglio (al limite tocca a loro offendersi, dico sempre) e allora non mi pongo scrupolo di farlo sui preferiti dagli altri.

    Vabbuo’, senti, scusa.

  22. @Matteo Anelli: non sono Metalmark (al quale hai rivolto la domanda), ma vorrei rispondere lo stesso. Scopo di un giornalista, secondo me, non è decidere quali notizie debbano essere riportate e quali no solo in base a quello che può essere un fattore “sterile polemica”. Oltretutto il non riportare iniziative antipatiche (nonché ben poco utili… e la chiudo così per non prolungarmi oltre in aggettivi simili che potrebbero sgorgarmi spontaneamente :)) del MOIGE o simili, non farebbe altro che ampliare ancora più il discorso su quella stampa generalistica che di fatto finirebbe per fare un calderone con dentro un po’ di tutto, luoghi comuni compresi… e dando inoltre spazio al MOIGE (o chi per loro) di gridare allo scandalo causa “censura” sui mezzi specializzati nel media videoludico (cose del tipo “ecco, vedete, la stampa specialistica ci ignora perché blah blah blah”).
    In quest’ottica vedrei molto meglio un approccio “non violento” (come dici tu) che cerchi non tanto di oscurare la notizia, quanto di far capire dove essa si appoggia su fondamenti errati. Solo così infatti vi potrà essere informazione non solo disinformazione.

  23. Marco, pensavo di farti ridere con una battuta, ma vista l’irritazione generale meglio rientrare nei binari e dire due cose seriamente.

    Tirare fuori il discorso e-gnocche mi è sembrato totalmente fuori luogo, e proprio ieri dicevo a Michele Melis: vedi, un’intervista che parla di un sacco di cose importanti e poi ci si arena sulle cazzate.
    E questo non è un problema di una persona sola, è un problema di tutti noi.
    Finché mettiamo le solite barricate (ideologiche/d’appartenenza a un gruppo/di età/di esperienza) spiccatamente italiote tra “noi” “voi” e “loro” la cultura videoludica rimarrà sempre frammentata e farà fatica ad emergere.
    Non sono i videogiochi ad essere immaturi, ma siamo noi, che non sappiamo fare gruppo come si deve, organizzarci per un obiettivo comune.

    Internet dovrebbe servire per costruire ponti, non per bruciarli. Internet (spec. via testo) è tra l’altro uno strumento molto sopravvalutato. Cose del genere a voce si risolvono con due battute e quattro risate, per dire.

    E’ arcinoto che tutti gli articolisti di Ars stimano molto Marco Accordi Rickards, e sappiamo che anche Marco tiene molto in considerazione questa realtà online.
    Per cui alla fine è controproducente tirarsi frecciate da una parte e dall’altra.

    Marco sta contattando il MOIGE per replicare sull’ultima conferenza e può darsi che faccia leggere questa intervista. A questo punto mi auguro che la leggano sul suo blog: questo spazio commenti ci farebbe solo una magra figura, davvero.

    Da parte mia prometto che in futuro mi impegnerò a stroncare cose del genere sul nascere e a lasciare da parte anche l’umorismo: se facciamo sul serio, allora siamo seri e diamo il giusto peso alle cose.

  24. L’umorismo va bene, Mario. Qui non mi sembra che Metalmark sia sotto processo, anzi. La stima nei suoi confronti è molto grande, se non fosse stato chiaro prima lo ribadisco qui.

    Io non avevo capito una cosa, gliel’ho chiesta, e morta lì.
    Stessa cosa dei Manowar: si rideva allegramente, alla fine anche io sono un loro fan. 😀

    Su su, Mario, continua così e non modificare l’impostazione del tuo essere in base a questi che sono semplici misunderstanding, mica odio atavico! E la battaglia contro le posizioni sbagliate assunte dal MOIGE mi sembra cosa buona e giusta.

  25. Macchè, i Manowar fanno schifo 😡

    Dai dai, buoni su, condivido il pensiero di Mario: non litigate per niente.
    Per quello aspettate di prendere due calcioni su 2df a street fighter 3, dal
    sottoscritto 😀

  26. Io invece trovo che i Manowar siano l’unica cosa che condivido a prescindere.
    Sul moige dico solo che hanno comportamenti deprecabili:il videogioco non è un educatore,come non lo è la televisione o internet,i genitori dovrebbero educare i figli e se non ne sono in grado invece di formare associazioni assumano una tata o vadano dagli assistenti sociali.
    Sulla risposta a Monopoli ti contesto:chi è a digiuno di termini tecnici,leggendo le riviste ufficiali impara cose erronee; non puoi pretendere che un 13enne si compri GameDev in inglese per capire cos’è uno shader procedurale. O si evitano i tecnicismi o li si usa con cognizione.

  27. Sinceramente non credo che un 13enne abbia bisogno di saperere cos’è uno shader procedurale. E neanch’io, finché non mi metto a programmare videogiochi (e questa è la posizione di Metalmark). Può essere interessante saperlo, ma meglio non saperlo che saperlo sbagliato.

  28. Infatti, meglio non parlare che dire cose errate. Questo è il discorso.

    Tanto di cose come il BDRF (o BRDF, non ricordo più :D) ce ne parla
    il Monopoli nazionale!

  29. “Mi sono sempre domandato con quale coraggio i coniugi Hawkins abbiano battezato il figlio Trip” (citazione arcaica. spero qualcuno di voi ricordi l’autore perchè io proprio brancolo ne buio) 🙂

    Complimentoni per la bella intervista! Sono felice di non essere capitato alla conferenza stampa del moige perchè avrebbero dovuto uccidermi per zittirmi 🙂
    (intervento in favore dell’ironia videludica. ben vengano le e-gnocche. ben vengano. curioso gioco di parole..)

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