Lotta continua (reprise)

Ho letto tutti i commenti di questo post e mi è venuta voglia di rispondere a un bel po’ di persone. Ma la vita è breve e ho deciso di dedicare all’argomento un altro post più generale, così da alimentare ulteriormente il dibattito e da fare felice chi afferma che su Ars Ludica si stanno scrivendo troppi post anti-casual (questa non è neanche troppo sottile)…

Il fatto che il post linkato non fosse un post anti-casual, antropologicamente intesi, non andrebbe neanche specificato. Era un post contro una certa visione dei videogiochi, che non corrisponde esclusivamente con quella di chi preferisce i videogiochi passatempo (o time wasting, per dirla all’ammeregana) a quelli più impegnati (mai parlato di FPS o avventure grafiche in quel post… almeno non nello specifico).

Ora, il problema non è Giulia Passione per qualsiasi cosa in sé e il suo contraltare, qualitativamente parlando, non è certo Crysis. Anzi, forse il secondo è meno profondo per certi aspetti… Ma cerchiamo di essere seri. Il problema sollevato dal post era quello di capire come vuole proporsi l’industria dei videogiochi e se ci tiene veramente ad andare oltre lo stereotipo di produttrice di giocattoli tecnologici. L’arte non era neanche citata nel testo perché la ritengo poco interessante per il discorso e perché sinceramente parlare d’arte inerentemente ai videogiochi non ha senso se non si capisce cosa vogliono gli utenti stessi.

Non per niente il primo videogioco della storia fu un casual game, a volerlo ridurre alle categorie oggi più in voga, ovvero una simulazione di scacchi: interfaccia semplice, poche regole, ma una grande complessità di fondo. Ecco, ritengo che un buon casual game sia quello che ha una grande complessità di fondo, nonostante la semplicità ostentata.

Prendiamo ad esempio il casual game per antonomasia: Tetris. Sei pezzi da combinare per creare e abbattere delle linee orizzontali, cercando di non far riempire il pozzo di gioco pena il game over. Semplice, lineare, molto diretto, alla portata di tutti, ma non per questo poco profondo nel suo svolgersi, a prescindere delle configurazioni cosmetiche.

Ecco, non contesto la meccanica dei casual game in sé, ma se mi viene permesso, vorrei contestare l’immagine che l’industria sta dando di sé. Da una parte abbiamo dei prodotti con cagnolini scodinzolanti da accudire, bebè a cui cambiare il pannolino e Giulie da traghettare oltre l’amplesso. Dall’altra parte abbiamo personaggi iperormonizzati che fanno i fighi in ogni occasione e che si prendono fin troppo sul serio, cercando di sostituire le polluzioni notturne degli utenti (oppure vogliamo parlare di eserciti che si scontrano in modo assurdo seguendo meccaniche sempre identiche da anni… perché no? Ma, soprattutto, perché pretendete che siano sempre gli altri a farlo?).

Nel mezzo c’è un limbo.

L’opinione pubblica contesta il secondo modello, non certo migliore del primo in quanto a immaginario, ma sicuramente più appariscente in senso negativo, ovvero potrei affermare che si tratta dell’altra faccia della medaglia: dei giocattoli per maschi che vogliono sentirsi maschi non dissimili dai giocattoli con cui si fa impersonare una mammina a una bambina. È un po’ la distinzione di genere che esiste tra il giocare con i soldatini e il giocare con le bambole.

Quello che contestavo nell’articolo precedente è questo aver ridotto (o non aver mai provato a sollevare da) i videogiochi al livello intellettuale di giocattoli per bambini, siano essi Picross o Gears of War 2. Qualche eccezione c’è, ed è a esse che si lega la speranza non tanto di una svolta dell’industria, quanto che si presentino di tanto in tanto altre eccezioni intorno a cui costruire qualcosa di diverso.

27 comments on “Lotta continua (reprise)

  1. Sappiamo benissimo che l’industria dei videogame ha saputo tirare fuori prodotti capaci di reggere il confronto con i migliori film o romanzi di questo pianeta, ma certo si tratta di una minoranza conosciuta (e apprezzata) solo da chi non si pone con pregiudizio di fronte al medium VG.
    D’altra parte continuiamo a confrontarci con un mercato che propone cloni di Quake e DooM, sempre più evoluti nel loro aspetto e nelle meccaniche (ma poi mica tanto) che rappresentano mere applicazioni di un “mestiere” verso le necessità di vendere, con una evidente assenza di innovazione.
    Nintendo? Ha avuto la possibilità di far fare al videogioco un grande salto di qualità, di rendere l’esperienza videoludica ancora più immersiva, invece ha fatto Wii Sports … quando non è l’ennesimo Super Mario, che pur qualche idea ce l’ha.
    Io credo nelle grandi potenzialità del VG, pur non avendo più una macchina adatta a giocare quelli di ultima generazione (ma fatico anche con quelli della generazione precedente).
    Ben venga l’RTS che sostanzialmente è il gioco dei soldatini, ben venga l’FPS che ci da la possibilità di fare Rambo dopo il lavoro, il gioco nasce per divertire, però in cuor nostro speriamo che l’idea di “giochino” resti nel suo cestone mentre questa fantastica interazione audio-visiva prende il largo verso nuovi orizzonti.

  2. Il fatto è che gli utenti più esigenti si trastullano comunque volentieri (e non di rado si divertono proprio), anche con tutti i cloni di Doom e quant’altro. Io lo faccio; non mi emozioni ma mi diverto: perciò se trovo Dead Space usato lo acquisto in mancanza di meglio senza farmene un patema.

    Quindi l’industria quando avrà mai l’interesse a rivolgersi esclusivamente ad una fetta di pubblico che bene o male si trova comunque ad acquistare COD 29 e GOW 16 come altri dieci milioni di utenti?

    Magari in futuro, una nuova tecnologia che rivoluzionerà il modo di intendere il video-gioco rimescolerà le carte in tavola, perché nel frattempo, sul discorso di “educare” e “diffondere cultura videoludica” su larga scala ci credo poco.

  3. Faccio notare solo una cosa su Nintendo:loro vendono giocattoli. Non l’hanno mai negato nei fatti e nella mentalità. Di sicuro non sono cambiati tradendo milioni di hard core, anzi è il contrario: i giocatori core si sono fatti fregare dal geniale marketing Nintendo unito ai rivoluzionari sistemi di controllo del DS e Wii e dai giochi delle terze parti per le console passate.
    Per capire la mentalità Nintendo si vedano le censure su Maniac Mansion per Nes; l’aspetto rassicurante del Snes,un biscottone color latte tedesco del discount(1) rispetto all’aggressivo Megadrive; il nome stesso di console come Gameboy (ragazzo che gioca) o Gamecube (Cubo da gioco). Il GC stesso veniva visto troppo bambinesco rispetto ai “seriosi” Ps2 (Stazione di gioco,ma play si può usare anche per suonare play-cd o vedere play-dvd) o la X-box (scatola X? che è, Affari tuoi?).
    Loro sono ben consci del fatto che vendono un giocattolo ai bambini ma anche agli adulti, che il prodotto di massa deve essere rassicurante e rivolto ai primi mentre quello più maturo in una nicchia per i secondi, stando sempre attenti ad evitare polemiche pericolose come quelle di R* con GTA.
    Quindi a rigor di logica Nintendogs, Wii Sports\ski\music non sono tradimenti: sono la continuazione di cò che facevano e sanno fare.
    Quindi è inutile sperare o pretendere che comincino a impegnarsi loro per primi nell’elevare il videogioco da giocattolo a intrattenimento adulto con contenuti.

    Casomai è il contrario: a prendere in giro sono le aziende che ti spacciano la console come un prodotto adulto perché “multimediale con cui si può anche giocare”(2)ma è un’aggiunta come se tu, adulto, ti dovessi vergognare di usare la console per giocare.
    O le aziende che propongono giochi adulti tanto nell’impostazione grafica e nell’ambientazione quanto infantili nelle meccaniche(3)o nei contenuti. E’ una mia opinone nata da quei fps che ricreano la 2°GM fedelmente senza dare un minimo di dignità a quei soldati che prima di essere dei nazisti erano dei ragazzi arruolati a forza e plagiati dalla propaganda(4), ma sono solo ammassi di poligoni dal respawn infinito.
    Ed è da queste aziende software e hardware che promettono e non mantengono che bisognerebbe rivolgere le critiche.

    (1)Poi ci si chiede perchè la Germania ha voluto le quote latte per l’Italia in sede Europea? Il nostro latte è più buono, quindi si vende meglio e per questo ci dovevano bloccare. Idem per le quote sulle barbabietole da zucchero, meglio di quelle francesi.
    (2)vedi la campagna di lancio della Psp.
    (3)A me danno quest’impressione i jrpg: trame mature,talvolta profonde ma meccaniche di gioco infantili ferme a 10 anni fa.
    (4)Spielberg su Salvate il Soldato Riyan c’è riuscito.

  4. Si ma a fare solo “giochini” si finisce per ledere il gioco stesso, come se nel mondo con il linguaggio della musica si facessero solo canzonette e sigle di cartoni animati.
    Ripeto che il mio disappunto è più per l’occasione sprecata da Nintendo (e il suo sitema di controllo) piuttosto che per una tradizione confermata, perchè diciamocelo il controller della Wii usato in quel modo non aggiunge ne toglie nulla ad un normale JoyPad … e allora cosa l’hai fatto a fare, per il gusto di brevettarlo e rompere le scatole a quelli che verranno dopo?

  5. Il primo videogame della storia sarebbe stato una simulazione di scacchi? Ma che ti spari in vena, Karatino?
    Mai sentito parlare di Tennis for Two? Che no, non è di Nolan Brushnell, e nemmeno era il Brown Box.
    Oh, ma forse hai una fonte tutta tua. Citacela magari.

  6. Beh, Nintendo è eccezionalmente eclettica e ha saputo dimostrare il suo valore in tutti i contesti: Zelda è sempre stato bambinesco, ma la genialità di molti dei suoi capitoli trascende i generi e le platee; lo stesso dicasi di Mario.

  7. Oh, yes. Puoi anche obiettare che il punteggio andasse tenuto a parte, ma succedeva anche col Magnavox Odissey quindici anni più tardi. E certamente si trattava di un prototipo, realizzato e funzionante. Se dobbiamo per forza considerare il primo videogame commercialmente avviato dobbiamo per forza ripiegare sulla sopraccitata console di Ralph Baer, oppure su “Computer Space” nell’ambito degli arcade.

  8. Fleym quello che dici è tutto molto corretto, infatti non mi sento minimamente leso dall’azione nintendo, tanto più che non ho mai avuto una loro console in casa, anche se ho sempre desiderato il nes. Nonostante questo ci sono persone che la trattano come l’azienda che ha portato il videogiocare al suo massimo espressivo, il genio nintendo. Intoccabile N. Mi trovi anche d’accoridissimo sulla definizione giocattolosa di Nintendo, tanto e vero che nel precedente articolo citai il CiccioBello.

    L’evoluzione del videogame sta altrove, quand’anche siano state proposte ottime interfacce, queste non bastanoda sole se non supportate da un prodotto degno:
    queste vanno unite ad un videogame pregno di inventiva nelle meccaniche ed immediatezza d’uso. Il videogame d’autore se vogliamo. Esempio: la prima fase di spore, pang, tetris, final fight, street fighter, tomb raider, marble madness. Evolvere questi concetti base, dargli quel tocco di genio in più nel modo di giocarli.

    Altro che le passioni di Giulia. Al più la passione di Giulia segreta, ma non troppo, è quella anale. Da questo punto di vista è sicuramente apprezzabile.

  9. Il videogioco è interazione ,prima che narrazione,non bisogna mai dimenticarlo.
    Le capacità espressive e narrative di un videogioco sono potenti,ma non devono far dimenticare le radici stesse del medium.
    Ci si lamenta della nuova immagine proposta da nintendo,senza però chiedersi perchè la gente “seria,matura e che non perde tempo coi giochini” è stata irrimediabilmente attratta da un giocattolo come wii sports,piuttosto che da un opera più “seria”.Forse non si deve affrancare il videogioco dal concetto di gioco,ma affrancare l’attività del giocare dal suo essere esclusivamente infantile.
    Per il resto concordo con fleym con il giudizio su Nintendo,anche se continuo a credere che si debbano giudicare i singoli artisti e i singoli giochi piuttosto che pretendere di giudicare l’intera line up di una piattaforma,in relazione alla politica di chi ha realizzato l’hardware

  10. Fleym… trame mature nei jrpg? A me paiono spesso un ammasso di cliché. Se ne salva giusto qualcuno ma per il resto…

  11. Con il Wii Nintendo prima mi ha illuso, poi mi ha deluso. Sia chiaro, parlo di gusti personali, ma non mi era successo mai di essere tanto attratto da una console, salvo poi vederla coprire letteralmente (non è la solita frase fatta) di polvere. E sono deluso perché ho lì fermo un pezzo di hardware che ha delle potenzialità inespresse che non trovano paragoni in null’altro. Bastava così poco… tanto poco per sfruttarlo davvero, e invece…

    Delusione personale a parte, concordo con l’analisi di Karat, ma aggiungo che forse è giusto così. Il videogioco non deve essere per forza arte, non nella sua interezza. Sarebbe come dire che chiunque metta insieme un disegno faccia arte, ma non funziona così. Nintendo ha riscoperto quel lato giocoso (non per forza casual, anche se spesso le due cose coincidono) che fa tornare bambino, pur non essendolo più. Sminuisce l’industria? Non so… anzi, forse la differenzia ulteriormente evidenziando la differenza che intercorre tra i differenti tipi di videogiochi.

    C’è il rischio che l’industria si sposti in direzione di Nintendo cercando di imitarne il successo? Ecco, questo è già un discorso diverso dove mi vien spontaneo rispondere un “spero di no”. Altre “arti” hanno saputo differenziarsi nel tempo e l’augurio è che il videogioco faccia lo stesso: si pensi al cinema e a quanto è vasta la sua offerta, o alla letteratura, alla pittura, ecc… Ecco, il videogioco vorrei che fosse così, ovvero che ci fosse di tutto. Nintendo compresa, anche se dovrà far molto per convincermi nuovamente dopo una tal delusione.

  12. @Kaos
    Fino al 1992 la Nintendo ha preteso un controllo rigido anche sui contenuti del gioco. Ha allargato le maglie della censura in seguito al fiasco della conversione di Mortal Kombat rispetto alla sanguinosa versione per Megadrive, arrivando anche a produrre il pacchiano Killer Instinct. Adesso non so quali limiti imponga alle terze parti, anche se a vedere Killer 7 (personalità multipla, politica, mafiosi pedofili, ecc)direi ben pochi.
    @Maelzel: quei pochi jrpg che ho preso, per fortuna, hanno una signora trama, Shining Force III su tutti. Poi essendo finito il periodo d’oro post FF7 dove ne importavano a valanghe (anche brutti non importa) adesso arrivano solo Square, Ippon Ichi e Atlus con qualche rara eccezzione.

  13. E se stessimo sbagliando tutto??
    Se la “giusta” direzione fosse quella intrapresa dal WGC, se il futuro fosse DAVVERO il multiplayer, se la ricerca di trame e atmosfere fosse solo una distrazione da quello che è il “punto” forte almeno oggi del gioco.
    che ne pensa ars ludica del multi?

  14. Nevade o il multiplayer on-line è asincrono come in Bitefight oppure è troppo mordi e fuggi per le masse non core. Ad esempio io forse a natale prendo il X360 con Gears of War 1, ma chi ci trovo a giocare on-line con me a GoW1 quando è uscito GoW2? A parte pochissimi giochi che riescono a creare delle comunity che continuano per anni, tutti gli altri dopo qualche mese sono dei deserti. Quindi chi non riesce a stare al passo coi tempi è tagliato fuori oppure deve puntare su delle nicchie con tutti i contro del caso (giocatori troppo esperti in primis)

  15. Ma limitare il “discorso” del multi al solo GOW mi pare troppo poco, il problema dei giocatori TROPPO esperti sussiste (mi è capitato di (in)giocare su dei server di COD4, io non mi ritengo un virtuoso della carabina digitale ma quando si gioca in “gruppo fidato” diciamo me la cavo bene) ma in generale è l’idea stessa di multiplayer che sta facendo assumere al gioco una aria diversa su cui qui su ars-ludica mi pare se ne sia parlato poco.
    Non mi sognerei mai di dire che il multi di COD4 o lo stesso Left for Dead (provatelo in multi, è davvero divertente) siano ma sono un aspetto del videoludo oggi come oggi pesante e presente (perfino su console con Live e co, dove fino a poco tempo fa l’unico concetto di per la massa era il secondo pad)

  16. GoW era un esempio per indicare un titolo uscito da circa un anno ma che adesso fatica a trovare giocatori on-line perchè c’è un seguito. E se uno non riesce a stare al passo col mercato non troverà facilmente gente per fare squadra. Tu citi CoD4 ma se uno è fermo al 3?

  17. Fleym sinceramente non riesco a capire questa tua “preoccupazione”, il mio discorso era riferito al concetto di Multiplayer e di come esse si incastra oggi tra il discorso casual-gaming e tutto il resto.
    Apparte che ci sono una miriade di server su cui giocano ancora a Call Of Duty1, segno che se il gioco ha un buon supporto giocatori si trovano sempre, ma dubito che “l’assenza di player per Duke Nukem 3d online” sia un aspetto del gaming online no?

  18. Io concordo con Nevade, il Multiplayer rappresenta sicuramente il futuro del gioco, perchè rende (nei limiti del gioco stesso) l’esperienza ludica sempre diversa a seconda di chi sono i compagni di gioco.
    Non so se questo può compromettere o meno lo sviluppo di trame e ambientazioni per i giochi, credo piuttosto che ci sarà una grossa scissione, perchè la gente comunque vorrà confrontarsi con gli altri in determinati momenti, ma anche immergersi solitariamente in un mondo in altri.
    Trame in giochi multiplayer? per come è strutturato il multiplayer ora direi che è uno spreco, l’attività del giocatore on-line è sempre molto frenetica e mirata all’accrescimento del personaggio piuttosto che al materiale raggiungimento della vittoria, tutto il resto è un contorno che passa in secondo piano, direi quasi invisibile. Chi mai ha seguito la trama delle quest in un MMORPG (che tanto alla fine è sempre “uccidi N mostri”, “trova N oggetti”), o letto i briefing in uno sparatutto simulativo? Credo pochi, molto pochi.
    Magari in futuro ci saranno giochi multiplayer che permetteranno di vivere davvero un esperienza narrativa di gruppo, fino a quel momento anche la miglior modalità “Cooperativa” o il miglior “RP server” si ridurranno sempre a spara-a-tutto-quello-che-si-muove.
    Passatemi la generalizzazione.

  19. Si ok, però seguendo il multiplayer si converge comunque ad un binario morto:
    gruppo X vs. gruppo Y, percui? Forse ci vorrebbe un bel mix.

  20. Questo è da vedersi perchè:

    – X vs Y non è necessariamente un binario morto, basta vedere giochi come Eve online che hanno complesse strutture commerciali … e come non pensare all’ingegno di chi si è improvvisato promotore finanziario scappando con tutti i soldi :asd:

    – in secondo luogo il multiplayer potrebbe perdere la sua componente di estemporaneità, o meglio, potrebbe aggiungere alla sua forma un fattore di “socialità”.
    Nel momento in cui il tuo personaggio di WOW anche a livello 1000 rimane cmq schiavo delle quest e delle istance di un mondo sul quale non ha nessun controllo è davvero un esperienza “ridotta”, ma se il personaggio di livello 50 può cominciare a ordinare a personaggi di livello 10 delle quest di suo piacere (o utilità) allora gli sviluppi sono infiniti.
    Non fermiamoci allo stupido esempio che ho fatto, allarghiamo la visuale, un gioco in cui la storia la fanno i giocatori, in cui la comunità è il motore della narrazione. Non più “raccogli 100 pietre” ecchissenefrega del perchè e del percome, ma “raccoglimi 100 pietre che ne ho bisogno per costruire la torre del Male che difende la mia roccaforte dagli attacchi della Gilda del Borlotto”.
    In questo immenso RGP ogni player potrebbe rivestire nel contempo i ruoli che furono degli NPC, dando informazioni ove richieste, e attori veri e propri di una trama che va via costruendosi.
    Credo che il futuro del multiplayer sia nell’ampliamento della socialità, ne sono convinto.

  21. Solo una piccola parentesi per quanto riguarda Nintendo: no.
    http://www.destructoid.com/wp-content/uploads/2006/10/Wii-tv-ad.jpg
    Da questa immagine, come dagli spot, e da un sacco di cose, si capisce benissimo come (lasciamo perdere il passato, o allungherei la discussione), mi dispiace, ma Nintendo al momento ha senza dubbio sul mercato il prodotto che riscuote più successo tra gli adulti. Proprio perché il target primario del Wii è senza dubbio: la famiglia. Come è stato ripetuto ormai più e più volte. Non fraintendetemi: non sto dicendo che nei giochi Nintendo si trattano temi adulti o altre amenità del genere. Parlo di utenza e di strategia di mercato. Al momento, il Wii non è certamente un giocattolo. Semmai, ad esempio titoli come Wii Fit, sono difficilmente riconoscibili come “videogiochi”.

Leave a Reply