Il sonno della ragione genera…

postercryosL’uscita di Cryostasis ha dimostrato tutta l’immaturità e la scarsa conoscenza del medium videoludico da parte della stampa specializzata, perfetta quando deve disquisire sulla dimensione delle texture o quando deve produrre filippiche per attaccare i media che attaccano i videogiochi, ma meno pronta (o capace, fate voi) a cogliere gli aspetti estetici che caratterizzano una produzione inusuale.

Il fatto è molto semplice: Cryostasis riceve un po’ da tutti valutazioni medie, eppure, leggendo i diversi articoli si nota, dove di più, dove di meno, una certa insofferenza rispetto al giudizio finale, quasi “costretto” dalle circostanze. Quali circostanze? Beh, nonostante a giudizio dei redattori si tratti di un gioco eccellente dal punto di vista “drammatico”, ci sono dei difetti che impediscono di farlo assurgere all’eccellenza. Traduciamo: è un fottuto capolavoro ma ha dei valori produttivi più bassi di quella porcata (narrativamente parlando) di Far Cry 2 (per fare un esempio) e quindi va un po’ stroncato; eppure ci dispiace, non ci dormiamo la notte, sappiamo che è possibile trarre di più dal gioco, sappiamo che non abbiamo detto tutto e sappiamo anche che lo preferiamo ai mille giochi d’azione scatola di tonno che sono usciti negli ultimi mesi, ma non possiamo farci nulla, dobbiamo mettergli quel voto.

Rimani un po’ basito e vorresti derubricare la faccenda come il solito caso di appiattimento della critica sui dettami dell’industria, ma ti fermi un attimo e rifletti. Le parole ti ruotano nel cervello e inizi a cercare: comparto grafico guizzo texture atmosfera meccaniche gameplay gestione evocativo tradizionale shader debolezze punti di forza formula eccellente colonna sonora azzeccata qualità narrativa capolavoro sistema di combattimento sistema di controllo…

Uhm.

Mancano le parole, ecco. Alla stampa videoludica mancano gli strumenti linguistici per valorizzare un Cryostasis qualsiasi. Mettendogli voti altissimi non potrebbero giustificarli, perché rovistando tra il campionario delle parole comuni che compongono le recensioni non ne troverebbero di adatte. C’è “atmosfera”, ad esempio, ma atmosfera non significa granché, ovvero, normalmente la si collega a determinati elementi e morta lì. C’è atmosfera in Resident Evil 4 e in Thief: The Dark Project (fa sempre piacere citarlo), ma a ben vedere c’è (non può non esserci) anche in Race Pro, solo che nei primi due casi la si inserisce nel discorso critico senza starci a pensare troppo perché s’incastra bene con i generi, mentre nel secondo caso sarebbe più complicato usarla perché andrebbe spiegata e contestualizzata maggiormente, pena incomprensione totale da parte del lettore.

Sarebbe difficile spiegare come mai un gioco che viene valutato all’interno dello schema canonico grafisonorgiocabilongevità, pur ottenendo voti bassi in alcune voci è migliore di titoli che hanno voti altissimi in tutte. Per poter assegnare a Cryostasis una valutazione critica giusta, che tenga cioè conto della complessità dell’esperienza ludica e non solo della superficie che la presenta, bisognerebbe rivoluzionare gli strumenti utilizzati fino ad oggi per giudicare i videogiochi, metterli da parte, arrivare a considerarli il nulla che sono, ovvero il prodotto acerbo di una comunità, quella dei videogiocatori, ancora con la bocca bagnata dal latte.

Sarebbe un vero e proprio omicidio premeditato, un gesto crudele che getterebbe nel caos l’editoria specializzata, improvvisamente incapace di riproporsi come si è sempre proposta, ovvero parte di quella copula perversa tra lettore / pubblicazione in cui l’odio vicendevole ha sempre mantenuto la parole al loro posto. Uno scontro senza vincitori ma con molti cadaveri che ha prodotto lo stallo attuale, sia in termini di qualità complessiva degli articoli, spesso poco più che comunicati stampa, sia in termini di qualità dei lettori, viziati dalla capricciosa pretesa di capire, senza fare il minimo sforzo per adeguarsi alla complessità.

37 comments on “Il sonno della ragione genera…

  1. Sintesi di tale inadeguatezza è leggere il classico e sofferente “non è un gioco per tutti”. Mi è capitato in almeno tre diverse occasioni riguardanti Cryostasis. Come se rivolgersi ad un pubblico maggiormente consapevole (o meglio non abbracciare i convenzionali canoni collettivamente accettati) sia fonte non solo di preoccupazione negativa ma anche di demerito. Sembra quasi frutto di un’incomprensione, per cui la mancanza di apertura alle nuove possibilità offerte dal mezzo (nonchè la sovente incapacità di collocare geograficamente l’ambito produttivo) sia castrante divergenza verso titoli ben più rassicuranti di cui si è detto tutto il dicibile mesi prima dall’uscita. Invece dalla sempre più vitale scena est-europea arriva il gioco che non t’aspetti e spiazza tutti coloro che si sarebbero aspettati una sorta di Vivisector II. E la confusione genera, appunto, incomprensione.

  2. Negli scorsi giorni sono stato ad un seminario, tenuto a Tor Vergata, dal sempre noto Metalmark, che poi ho avuto la fortuna di intervistare.

    Molti lo sanno già, ma è sempre bene insistere: tra le numerose cose dette in quelle due ore si è parlato dell’insufficienza degli attuali mezzi della critica videoludica, intenso soprattutto sia come approccio (graficasonorogiocabilitàlongevità) sia come pubblico di riferimento.

    Questo è proprio uno di quei giochi che fà le spese di una stampa specializzata che poi tanto specializzata non è…

  3. per diventare critico d’arte, o di cinema, si apprende anche un linguaggio specifico. così come per scrivere unra relazione scientifica, o un testo giuridico. o fare informazione su di un quotidiano.

    chissà perché per scrivere di videogiochi sembra che basti essere madrelingua. “scrivere di videogiochi” si compone di una parte – “scrivere” per l’appunto – ma com’è che sembra qualcosa che viene dopo e non prima.

  4. Anche il Toffoli, sigh… ç_____ç

    La colpa non è tanto della stampa ignorante o del videogiocatore bue. Se da una ditta che sforna barattoli di merda ogni morte di papa sbuca fuori un barattolo di nutella è normale che questo venga guardato con la diffidenza che abitualmente si riserva ai politici onesti o ai marziani…

  5. @Karat45
    Seguo molto questo portale visto che è uno dei pochi ad avere un approccio a mio parere giusto riguardo al Videogioco, e sono quindi estremamente contento che ti sia piaciuto 🙂
    Accetto l’invito: aprirò un topic con il link alla pagina del report corredando il tutto di una breve descrizione per chi volesse sapere di cosa si tratta. Ne approfitto per segnalare che, insieme al report, è presente anche un’intervista video che tratta più approfonditamente temi non toccati nel seminario (a causa di un pubblico non specializzato che non avrebbe potuto cogliere le varie sfumature delle domande e delle risposte).

  6. Più ne leggo, più questo Cryostasis mi incuriosisce… Quel che è scritto sopra è vero: molte recensioni ne parlano assai bene, ma ciò nonostante si limitano ad attribuirne voti sostanzialmente bassi rispetto al potenziale espresso. Che ciò sia causato da un limite endemico della stampa specializzata, o da effettivi problemi insiti nella natura di questo gioco aspetto però a dirlo dopo averci messo mano (cosa che, dato l’interesse, credo farò presto).

  7. Hey, it’s not a game for everyone! 😛

    (credo lo prenderò anche io… peccato che non sia tra i DD del sito della 1C come non detto)

  8. Non sono molto d’accordo con l’articolo.
    Cryostasis ha ricevuto valutazioni “medie” perchè, dal punto di vista del gameplay, è un gioco medio.
    Narrativamente è buono, non fantastico, buono, la storia a volte è narrata in maniera un po’ confusa e il finale pare buttato lì senza alcuna organicità, però ha un paio di momenti veramente straordinari, che valgono la pena di vivere.
    Ma, come dicevo prima, dal punto di vista del gameplay è medio.
    La linearità è sconvolgente, per la maggior parte del tempo non fai altro che seguire le lucine rosse, passando nell’unico tragitto possibile, per poi accendere la corrente e sbloccare una porta o riscaldare una stanza troppo fredda. Quando ci si trova a dover salvare la vita ad alcuni membri dell’equipaggio entrando nel loro passato, spesso e volentieri bisogna semplicemente andare dal punto A al punto B, qualche volta bisogna risolvere degli enigmi piuttosto semplici, niente di impegnativo.
    L’atmosfera è ottima, ha delle ottime trovate come il dover badare alla temperatura esterna e il doversi riscaldare per mantenere la propria salute a livelli accettabili, ma il gameplay è veramente limitato, c’è poco da fare.
    La serie Penumbra, che per certi versi gli assomiglia, è nettamente più avanti, da questo punto di vista, e anche nella narrazione la preferisco.
    Volendo dare una valutazione numerica io andrei sul 7, grazie a quegli episodi di cui sopra, ma non di più.

  9. haha salve sono appena atterrato sl sito.

    Mi ha incuriosito un post con scritto “anche il Toffoli sigh”

    Cioè? 🙂

    Non sapevo che qualcuno si fosse preso la briga di imparare il nome del recensore di quell’articolo, ma sono contento che nasce un dialogo (che poi sul forum del sito dove è uscita non si crea) ma non ben afferrato il come mai c’è il sigh e quindi non so come partecipare alla discussione.

    ciao a tutti ovviamente 😀

  10. “Imparare” è una parola grossa. Diciamo “leggere”.

    L’articolo stigmatizza una certa scarsa lungimiranza nei confronti di Cryocazzi.
    La recensione di multiplayer mi sembra che rientri perfettamente in questo discorso.
    Il “sigh” esprime rammarico per ciò.
    Poi vabbè, ci sono cose peggiori, morti sul lavoro, squadre del cuore eliminate dalla Champions League…

  11. Si no era chiaro, ma mi piacerebbe sapere come ci rientra, visto che simone è un doppio collega e la discussione mi piace.Ma non ho capito, il tono com’è: perchè mi provochi, soprattutto con quella frase finale?

  12. Bof, quante storie. Se non vuoi essere menzionato pubblicamente o t’infastidisce che la gente ti ricolleghi a una recensione su un sito, gli articoli che scrivi tienili privati e dalli da leggere solo a parenti e amici fidati.

  13. Ma sto dicendo il contrario ABS, a me ha fatto parecchio piacere che mi hai chiamato per nome – il post mio di prima non era ironico, ero davvero intrigato da questa cosa.Purtroppo non si crea mai un dialogo alle recensioni sul sito, e faccio di tutto per provarci proprio postando nel forum nei topic deidcati ai giochi che ho trattato, è per questo che mi sono incuriosito.

  14. Aspè che ci metto due motivi in più sennò si continua a travisare: sono stato invitato un’ora fa a far parte di questo blog da un collega di simone, Andrea Rubbini\Scaryfarm, ecco perchè sono qui a sbirciare, ma non pensavo di trovare una discussione col mio nome citato, ma mi pareva un punto privilegiato per scambiare due parole.

  15. Mi dispiace ma l’articolo l’ho scritto prima di leggere l’articolo di Alessandro. Per essere precisi dopo aver letto la recensione di Eurogamer e dopo essermi fatto un giro su alcuni forum alla ricerca di commenti sul gioco. Così evitiamo fraintendimenti.

  16. Hei Simone ciao, hai sentito Andrea e le “nuove” (;););)) questioni sui contenuti?

    Ci sono prospettive spero rosee di cui ti dovrei parlare insieme a lui, che ti avrei detto subito ma non so come agganciarti se non con email, mi dai un account skype o qualcosa del genere al volo per mail?

    un’altra cosa: se però ABS ha pensato che fosse qualcosaltro, qualsiasi cosa fosse, a me piacerebbe sapere cosa è passato, perchè nemmeno vi dico che sbocco trovare una forma a quella recensione pubblicabile da quel particolare contenitore.

    Vi faccio un esempio che voglio subito condividere proprio seguendo Simone nel suo articolo, perchè sono daccordissimo ma sono anche dentro ad un conflitto:

    A Cryo, sto giocando e noto: mi sento costantemente avvolto da correnti d’aria fredde e che si ci passo davanti l’energia cala, fino alla morte.Ricordo benissimo il momento, ero al telefono con la mia ragazza e ne discutevamo: dico a lei, non uso mai parole come atmosfera (e come i generi, e come gameplay, etc) per tutti una serie di motivi ma solo per il loro sputtanamento, povere parole. Decido di utilizzarla però in questo caso, la parola atmosfera, per giocare sul doppio senso tra il letterale e il metaforico (che mi piace tra l’altro, è bella davvero la connessione col celeste secondo me), ovvero

    sia sul fatto che si percepisce un involucro gassosso attorno all’avatar, e che è opprimente, poichè ti ghiaccia il respiro in corpo come se me lo sentissi ghiacciare io, sia sul fatto che il lettore medio utilizza quel termine per chiamare quella sorta di continui input esterni che ti stimolano, e la tua convinta risposta emozionale a essi.
    Dopo un po’ penso quanto sia stato utile fare tutta sta pippa: che il gioco sul doppio senso è stato un ectoplasma, che quindi ho esagerato io a provarci, perchè non ho comunicato in pratica nulla di quello che volevo, che tutti hanno capito atmosfera proprio come il classico termine che ti rivendi sui “survival horror”.Ne sono convinto.E’ stata
    Non solo: che chi ha capito solo il secondo riferimento, collega il termine a tutta la precedente serie di utilizzi che ne sono stati fatti da chi ha scritto prima, in maniera gratuita e superficiale, e quindi sono stato ingenuo, ho fatto un vero e proprio volo pindarico.

  17. scusate ho il PC in fase finale, secondo me tra due giorni muore l’alimentatore o la Mobo, o tutti e due, se ci sono macelli nei post come frasi a metà e errori, è colpa di questa cosa qui 🙂

  18. L’articolo di Karat, che come intuirete non mi è piaciuto, mi è sembrato un po’ troppo contemplativo. Un po’ come The Graveyard per intenderci 😀

    La prima cosa che mi è saltata all’occhio è l’acredine, a mio avviso spropositata, verso la stampa specializzata e verso la comunità di videogiocatori, sarà che personalmente entrambe mi stanno indifferenti. Non mi scanno nei forum per definire cosa sia un gdr, o per valutare un motore grafico [al massimo faccio notare a qualcuno che non sa di cosa sta parlando], o per dire che far cry 2 è meglio di crysis.

    Quel che mi interessa è capire se un gioco è o meno nelle mie corde, per farlo il classico sistema grafica,sonoro,giocabetc con voto mi va più che bene. Poi se è una recensione è onesta e ben fatta ci metto poco ad adattare il voto al mio personale metro di misura anche in luce delle opinioni fatte da altri giocatori nei forum.

    Sapevo che bloodlines che su tgm prese 89 mi sarebbe piaciuto più della maggiorparte dei giochi che presero 93 o 94. Leggendo poi sui forum quali fossero gli aspetti che positivamente avevano impressionato altri giocatori mi convinsi che sarebbe stata un’esperieza appagante e profonda.

  19. A mio avviso la stampa dovrebbe descrivere nella maniera più onesta e accurata possibile il prodotto. Per farlo servono dei parametri oggettivi; a me quelli attuali non creano particolare acidità di stomaco, anzi mi ci racapezzo abbastanza bene…Secondo te invece non sono sufficienti a descrivere un’esperienza video-ludica? Proponici i tuoi magari sono migliori e più consoni al medium che si vuole descrivere

  20. non vi sembra che alla stampa specializzata (mi metto tranquillamente nel mucchio) manchino strumenti per andare oltre la formula classica delle recensioni?

    Secondo me no. E’ solo che spesso la formula classica rende di più.

  21. Io invece mi chiedo quanti dei livelli questo articolo tocca.Sono molti, tantissimi.
    Parliamo delle recensioni.

    Personalmente, se fosse per me non esisterebbero. Ogni volta che esce un titolo, e se ne vuole parlare, si scrive un pezzo e lo si argomenta come meglio si vuole, senza regole. Le recensioni non sono assolutamente necessarie, ma a molti lo sembrano, e non capisco come mai nn riusciamo a dire, vabbè chi se ne frega di esprimere dei giudizi di valore, o usare per forza uno standard comune di argomentazione.E gli altri articoli che si scrivono: Levi Strauss parlava della critica d’arte come un “vaniloquio”, e io sono daccordo su tutta la linea. Pensare poi che per me, le argomentazioni migliori del mondo su un videogame, sono i topic su di un forum, figuratevi.Dove c’è condivisione, dove si mette in mezzo carne al fuoco e la si mangia in maniera incrociata, dove si scoprono le esperienze di tutti.Peccato che finiscono sempre a mazzate, mai capito perchè questa voglia di litigare sempre, sempre polemici, sempre frustrati, sempre a provocare,sempre poggiando su quel miscuglio di anonimità e distanza che la rete ti offre.

    Ovviamente lo sappiamo: sui siti commerciali si richiede uno standard editoriale, spesso scelto a seconda di quello richiesto dal pubblico. Se tu sei un comunicatore, DEVI trovare un linguaggio in comune, e quindi non te lo potrai mai lasciare del tutto dietro la schiena – o meglio, puoi solo inziare a infliltrarlo con altri elementi nuovi e differenti, e sperare che in un certo margine di tempo possa cambiare le cose, e soprattutto farlo TUTTI quanti, altrimenti i pochi che lo fanno finiscono per essere emarginati. E allora il punto è sempre quello: lo fai fuori standard, e ti correggono il tiro fino a che non diventa un compromesso tra quello che avresti voluto fare tu, scrittore folle, e lui, editore-venditore, per parlare alla maggioranza di un pubblico cresciuto con modelli antiquati, riduttivi e imbarazzanti (grafica-sonoro-gameplay-etc).Ovviamente il rapporto del compromesso è di 2 parti a 8 per lui.A volte è il miglior compromesso raggiunto per te, a volte lo è per lui.Il tira e molla infinito, che finisce quando l’ultimo a decidere, lui, non ti mette di fronte al fatto che sei appeso ad un filo.La mia esperienza? Scrivi una recensione tutta tua da un sito commerciale, ti sputano in faccia sul sito. La scrivi col compromesso, ti sputano in faccia sui blog e sul sito.La scrivi commerciale sul sito, e tutta tua sul blog, tutti contenti nel loro mondo, ad ogni spazio il cibo per il proprio lettore.Forse il terzo modo è il migliore, e forse invece la sfida creativa è davvero rinnovare le forme sia sul primo sito che sul secondo blog. E questa cosa penso sia una vera sfida.

    Parliamo della forma delle recensioni.
    Ora, è facile intuire che un videogame è molto più della somma delle parti che lo compongono.Detto questo, la forma migliore da usare per parlarne è quella in cui si argomenta di quanto fatto senza staccare una parte dal tutto.Ma è pur vero che c’è una questione di fondo:
    A- ogni gioco ha le sue regole
    B- ogni azione che è fuori da quello che gli sviluppatori hanno immaginato non deve essere data al lettore, perchè teoricamente, non fa parte del gioco.

    Parliamo di A: Mettere dentro ad una recensione un commento alle regole del gioco non è di per se sbagliato, è solo il confronto con quello che ti hanno fornito gli sviluppatori.E’ come se ti mettessero davanti ad una cascata di ghiaccio con una piccozza in mano: l’esperienza arrampicatoria è tutta altrove, ma come mai dovrebbe essere un errore guardare la piccozza e parlarne, e poi parlare dell’unico gesto che ci porterà in cima alla cascata?
    E poi questa discussione sulla grafica, sul sonoro, etc. Scusate, ma siccome un certo tipo di critica cinematografica ha argomentato con voli pindarici le opere cinematografiche (come quel poveretto di De Bernardinis), staccandole completamente dagli elementi tecnici e tecnologici in gioco, adesso dobbiamo pensare che sia impossibile fare un articolo su Eraserhead e parlare soprattutto di come ha lavorato l’ingegnere del suono e lo scenografoe con quali strumenti, invece di mettere in piedi una argomentazione della messa in scena? O ci vergognamo di dire che un trucco di magia è fatto di materiali e di meccanismi, che potremmo discutere in maniera comunque interessante, sempre se non finiamo per ridurre il trucco solo ad una unione di questi, e quindi a dimenticarci come mai funziona su ognuno di noi? Io forse noto una grossa differenza anche in termini di background del recensore, che certe volte fantasticando mi sembra più o meno simile a questo: chi scriveva di cinema, fa il suo volo pindarico spesso utile solo a se stesso più che al film e preferisce non trattare i lati tecnici e tecnologici.Chi assemblava PC, li seziona tra grafica sonoro e quant’altro, spesso convinto che un tale metodo funzioni per tutti i casi alla stessa maniera, e non dimentica mai che è un prodotto industriale. Chi scrive di letteratura, si ritrova a privilegiare molto la trama. E voglio dire: un bel topic in cui escono tutti i punti di vista, e in cui da varie informazioni si capisce che valori, gusti, strumenti ha chi sta parlando?

    Parliamo di B: Io ogni tanto gioco a Morrowind.Ma non faccio nulla di quello che gli sviluppatori pensano che io dovrei fare.VAgo e basta.Mi faccio chilomentri a piedi solo perchè ho sentito parlare di una catena rocciosa che vale la pena vedere, e la vado a vedere. Oppure, mi rilassa molto esplorare i fondali, ma non per trovare oggetti, solo per fare archeologia spicciola.Io, se avessi scritto il mio articolo su oblivion, avrei scritto per metà questo, di sicuro non una recensione.Ma quando ti commissionano una recensione, questa mia attività, a tutti gli effetti parte del mio gameplay personale, E’ Oblivion.E’ Oblivion + me.

    Parliamo dei termini utilizzati.
    Il problema è vecchissimo.Il MIT qualche anno fa fece uscire un buon numero di pubblicazioni, ce le ho qui accanto, e in ognuna ripete: siccome il mondo accademico si è occupato molto poco dei videogames, ancora non c’è stato il tempo di mettere sul tavolo unaa terminologia corretta.Tutti i termini che si usano oggi provengono da mille posti diversi (sviluppatori li creano al volo e la gente li usa, o il contrario) e sono ussati con decine di significati diversi. Giocabilità? Perchè esiste un gioco che non è giocabile? Ah ma tu intendi “quella cosa lì” per giocabilità. Ma non è corretto. Ah ma te lo capisci solo così…e adesso che faccio, non lo uso e non mi capisci, ma faccio contentissimo il videogiocatore che sperava non lo facessi, oppure lo uso e massimizzo la comunicazione? Oppure faccio che lo uso in maniera provocatoria, cioè che ammicca ad entrambi il suo significato?(e naufraghi miseramente la maggior parte delle volte, perchè magari nè l’uno nè l’altro lo afferrano).

    Io ultimamente, per esempio, mi chiedo non quanto valido possa essere un articolo su un videogame fatto come mi pare a me, dove mi pare a me, senza regole, e con lettori abituati a leggere qeuste cose, anzi che le bramano. Mi chiedo come invece migliorare la sfida dello scrivere su un sito commerciale facendomi capire sia dal videogiocatore formaggio e vino, che però deve fare lo sforzo di guardare un po’ più a fondo l’articolo, sia dal videogiocatore cheeseburger, che siccome per definizione è superficiale, si accontenterà della superficie.
    Ad esempio, dopo alcuni esperimenti, mi ritrovo a questo: e c’entra questo post: alla fine ABS non ha nemmeno continuato la discussione, dopo averla però addirittura partecipata con polemica per nessun motivo.
    Mi fa capire che:
    Ho tentato di trovare il miglior compromesso possibile in quel momento tra quello che vorrei scrivere e pubblicare io su un sito commerciale, e quello che il contenitore che lo commissiona come lavoro è disposto ad accettare,
    veicolare e retribuire, e in entrambi i casi, sia il lettore abituato ai game-test-di-4ruote, sia quello che posta nei blog e si aspetta radicalmente altro dai test, entrambi non hanno voluto\vogliono cedere mezzo
    centimentro all’altro, il tutto per non si sa quale motivo.Si sputano addosso come se fossero poi così distanti nel loro essere ingenui se uno pensa di trovare solo un test ogni volta, se l’altro non ha capito cosa succede al di fuori del circolo pickwick che frequenta, dove ci sono i soldi e le bollette, dove ti editano la roba, dove non decidi tu i voti, dove nonhai mai l’ultima voce in capitolo, dove non scrivi per missione – perchè personalmente quando ho tempo di scrivere di qualcosa senza essere pagato, faccio ricerca in un archivio storico (della resistenza).
    Il primo non si rende conto che il test del videogioco stile quattroruote è riduttivo e imbarazzante, nonchè folle, e che lo pretendono perchè sono stati solo
    abituati a ciò. Il secondo è convinto di trovare sul sito commerciale quello che è prodotto a costo 0 e senza commissioni, da leggere in un sito autogestito completamente libero, e che da per scontanto esistere solo perchè lui stesso vive tra i blog o i post del blog, e quindi parla sempre alla stessa gente. Molto naive entrambi secondo me.Chi si rende conto che forse su certi siti puoi al massimo trovare il miglior compromesso tra entrambi i punti di vista, e quando legge invece di cercare quello che per lui è stato nascosto nell’articolo, passa il tempo a guardare quello che è per l’altra parte? E’ un atteggiamento un po’ da giovane nerd, questo.

  22. Insomma, per concludere, a me piacerebbe se mettessimo un po’ sul tavolo delle recensioni, e cercassimo di argomentare come mai abbiamo fatto certe scelte o come mai ci sono certi elementi.Io ne ho scritte alcune, Simone altre, ce ne sono varie da poter prendere e commentare in maniera incrociata. Di sicuro è un ottimo punto di discussione, erpchè di sicuro rappresentano il massimo contrattabile con un sito commerciale, con un margine di libertà che cresce o diminuisce a seconda dell’importanza data dall’editore al titolo recensito.

  23. Parto anche io un po’ con l’incrocio di roba nostra che dicevo: un altro paio di cose che mi viene da rimurginare mentre lavoro ad altro.

    La prima è questa: se lo sviluppatore inserisce una trama dentro a un videogame in maniera per cui risulta evidentemente come un’anima di fferro dentro ad una colonna di cemento, non sarebbe provocatorio dedicare un paragrafo alla trama e basta, proprio per far vedere quanto poco creativo è stato nel confonderla con la storia sviluppata dalla tua esperienza di gioco? E se lo si facesse con questo proposito, quanti si accorgerebbero della provocazione, e quanti direbbero, ah ecco, il solito paragrafo sulla trama, da forma classica?

    La seconda è invece un breve plauso all’articolo di Simone, per un motivo che scopri dopo un po’: c’è una finezza di fondo che non so se è colta interamente e da tutti, non so se si capisce la portata della provocazione arguta che è stata fatta.Simone ha in pratica fatto capire con un passaggio raffinato la portata della crisi che abbiamo nel tentare di infiltrare elementi differenti in recensioni che ci sono commissionate per essere il più clasiche possibile, e che significa contrattare la pubblicazione con il capo, nonchè contrattare una comprensione con il meno furbo dei propri lettori.Un esempio: la recensione che mi ha fatto subito capire con chi volevo collaborare su Multiplayer, quella di Reprobates, ospita molte di quelle formule (che ne so, partire dalla trama, spiegare i controlli, altalenare tra come è realizzato e come è la propria esperienza di gioco, e l’utilizzo dei termini che identificano i generi)
    e di quei termini criticati (uno su tutti: narrazione), proprio perchè si inserisce in quel contesto.

    Come si capisce che dietro c’è un giornalista differente da chi usa sempre quei termini e quelle formule senza pensare? Ce ne sono altrettante usate in maniera molto attenta, e quindi, prova che non è possibile che la sua attenzione e il suo scrupolo sia stato riservato solo ad alcune frasi dell’articolo e non ad altre (per esempio, usa la parola Trama, e mai la parola storia, lasciando intuire quanto diverso sia il loro significato).Quelle sono infiltrazioni che non hanno prezzo, e asciano intravedere il progetto del giornalista che c’è dietro – offrire al pubblico una cosa diversa, ma una alla volta.

  24. Insomma, ha fatto secondo me capire quanto ci siamo dentro tutti noi – per “noi” intendo i recensori retribuiti in contesti commerciali – e che tutti quanti siamo difronte a certi problemi, ma che solo alcuni di noi li considerano problemi da risolvere, e non superficiali comodità da abusare.Solo alcuni di noi usano quelle formule e quei termini con l’obiettivo di allontanarsene, e di farsi seguire nell’allontanamento da chi è assuefatto per liberarlo da quel bisogno, o almeno offrirgli qualcosa di diverso e dargli l’opportunità di scegliere cosa preferisce leggere anche su dove scriviamo solo per essere retribuiti.Un applauso al suo dire insomma, siamo tutti coinvolti, come ripete infatti in un post poco sopra.

  25. No scusate molto se è così spezzato, ma non solo mi crasha il pc continuamente e rischio se scrivo tutto consecutivamente di perdere quanto scritto, (il mio pc è davvero arrivato, e la tastiera malfunziona) c’è pure l’aggravante delle interruzioni non volute…vorrei postare una cosa sola in un unico momento, e mi ritrovo spesso a dover interrompere la scrittura tutte le volte per motivi estranei a me che mi fanno assentare dalla tastiera. Scusate ancora tutti se finisco per essere troppo invadente, davvero non è mia intenzione.

  26. E pure quello è colpa mia, 😀 sono piagato da una faringite pazzesca da 3 settimane e sto sotto aspirina e antibiotico, non fa bene alla mia capacità di mantenere alta l’attenzione.Davvero, ancora scuse :). E poi tra le righe: se qui no sei nessuno, lo sono anche io, perchè non penso che qui qualcuno pensi di essere “qualcuno” 😉

    Ironia dellla sorte, sono pure bloccato a giocare con un gioco da recensire, purtroppo. Questa discussione almeno mi stimola, mentre mi tengo occupato con qualcosa che preferirei non fare 😀

  27. Questo gioco è una cagata colossale.

    Ho trascorso i primi livelli maledicendo la lentezza nei movimenti e lo scatto lungo un metro e mezzo e gli sviluppatori cosa fanno?
    Ficcano una sezione in uno scafandro in cui ci si muove a un ventesimo della velocità. Geniale.

  28. Bah iniziato e finito, sinceramente non mi è piaciuto.
    ha degli ottimi spunti, ma l’impianto non regge minimamente, la storia e confusa, il finale è… BOH???? i mostri sono anonimi.
    Mi è piaciuto per il fatto di entrare nei corpi, il fatto di tenere d’occhio la temperatura e alcune altre cose, ma per il resto è davvero da buttare… e mi dispiace perchè poteva essere molto meglio di quello che è…

    il finale mi ha fatto cascare i cosiddetti.

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