Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo e l’armonia del movimento

Sviluppato e pubblicato da Ubisoft | Piattaforme PC, PS2, GameCube, Xbox | Rilasciato nel 2003

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Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo è il migliore dei Prince of Persia in tre dimensioni e, pensate un po’, finiva! Sì, arrivati alla fine c’era un finale vero, nonostante fosse il primo capitolo di una trilogia. Lo so che siete stupiti e vi state disabituando a vedere i finali, soprattutto su PC, ma, parlando a uso e consumo dei posteri, c’è stata un’epoca felice in cui acquistare un gioco ti dava diritto a una conclusione, senza il bisogno di sperare in una pezza successiva (qualcuno li chiama contenuti scaricabili, io, nel caso di finali posticci, li chiamo furti con scasso, soprattutto quando non vengono resi disponibili su tutte le piattaforme per cui è stato pubblicato il titolo), proprio come i libri e i film.

Ma bando alle polemiche.

Quando provai Le Sabbie del Tempo per la prima volta, mi venne subito in mente un balletto; il personaggio non si limitava a combattere e ad evitare ostacoli, ma “danzava” con i nemici. Non era soltanto una questione di animazioni ben fatte, quanto la capacità di armonizzarle al contesto e di rendere l’azione fluida grazie a una serie di azioni spontanee del personaggio, ovvero la capacità del gioco di leggere le reazioni istintive del giocatore a quanto avviene sullo schermo e di tradurle in movimento. Con l’aumentare dell’abilità del giocatore e l’intensificarsi degli scontri, la coreografia spontanea dei combattimenti diventa sempre più spettacolare e articolata.

Jordan Mechner, autore non troppo prolifico ma che non ha mai sbagliato un colpo, è sempre stato uno studioso di cinetica e sin dal suo titolo d’esordio, Karateka, realizzato nel 1984 quando ancora frequentava l’università di Yale, ha messo lo studio dei movimenti delle figure umane al centro delle sue produzioni. Le Sabbie del Tempo non arriva dal nulla, ma segue un filo preciso che passa per il primo Prince of Persia (quello 2D) e che prosegue con l’avventura grafica The Last Express.

Il piacere che deriva dal giocare con Le Sabbie del Tempo non è dato soltanto dalla bellezza della grafica in sé, che sfiorisce naturalmente con il passare delle generazioni tecnologiche, quanto dall’armonia che si crea tra i diversi elementi messi in relazione tra loro. Il giocatore si sente partecipe del mondo di gioco, la complessità relativa dei controlli lo rende “attore” delle azioni del principe, fa tirare il fiato dopo un agire dal risultato incerto anche quando studiato, ovvero regala la soddisfazione della risoluzione positiva, più che quella del mero spettacolo in sé, a differenza dell’ultimo Prince of Persia in cui la semplificazione eccessiva del sistema di controllo mette il fruitore nel ruolo di quello che preme il tasto “play” per far andare avanti un film già girato.

Lo spettacolo c’è, ma richiede partecipazione, ovvero richiede che il giocatore se ne faccia interprete e che possa anche sbagliare, mettendolo di fatto in gioco, ma regalandogli la possibilità di riavvolgere il tempo per rimediare agli errori, modificando la coreografia là dove ha prodotto un risultato non voluto; sempre però all’interno di un contesto videoludico, ovvero con dei limiti precisi che segnano il confine tra il successo e il fallimento.

12 comments on “Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo e l’armonia del movimento

  1. In questo senso sarebbe bello un sandbox dove far girare il principe e creare coreografie aeree (e non) concatenando acrobazie, potendo rivedere il tutto.

    Comunque citando il post vorrei dire che la grafica sfiorisce sì con il passare del tempo, ma vedendo questo PoP in movimento direi che lo stile lo rende davvero affascinante anche a distanza di qualche anno.
    Sarà la dimensione piccola del video che nasconde le spigolosità, ma le luci e la direzione artistica (e come dice Simone, le animazioni fluide) secondo me daranno a questo prodotto una vita lunga anche sotto l’aspetto estetico.

  2. Io preferisco PoP: Spirito Guerriero grazie al fatto che di finali ne da due (uno nascosto) e al fatto che ,grazie alle innovazioni grafiche, trovare i punti d’appoggio era più difficile, dando più attenzione ai piccoli enigmi che componevano le mappe senza niente togliere al combattimento, arricchito dal poter lanciare le spade e altri “balletti” vari, tutto ambientato nello stesso luogo in due tempi completamente differenti.
    Dall’inizio del post pensavo che tutta la recensione fosse fatta apposta contro il nuovo Prince of Persia (però dai, qualcosa di buono l’hanno fatto: rilasciarlo senza protezioni per il DRM).

  3. Giocando su console, il problema del DRM non esiste e quindi quel gioco non ha nulla di buono 😀

  4. Anche io apprezzai il sistema di gestione del personaggio introdotto da PoP-WW. Lo trovavo molto più soddisfacente, vario dinamico ed appagante.

  5. Come molti altri, penso che il combattimento fosse un po’ troppo sacrificato (avrei preferito una soluzione un po’ più “pigiapigia” – citazione doverosa di una definizione stupenda).

    Se invece parliamo di esplorazione e di ostacoli ambientali, in ambito 3D è davvero difficile trovare qualcosa che ne valga anche solo la metà. Un classico.

  6. incredibile come io abbia questo gioco da almeno 6 anni… senza mai averlo effettivamente iniziato!

    purtroppo per una serie di problemi ho abbandonato molti giochi usciti in quel periodo (uno l’ho ripreso giusto l’anno scorso, dopo 5 anni anche lui!)

    un giorno lo inizierò sicuramente, anche perchè sembrava effettivamente un giocone.

  7. No, che sabbie dimenticate… la serie è lunga. Le sabbie dimenticate è il… allora, vediamo. 1, 2, 3D, Sabbie del tempo, Sirito Guerriero, Due Troni, versione cell shading brutta… ecco, le sabbie dimenicate è l’ottavo capitolo, senza contare la moltitudine di versioni per i diversi sistemi.

  8. Però diciamo che le sabbie dimenticate si ispira a questi PoP. Mi chiedo come sarà la storia, mi piacerebbe rimanere piacevolmente sorpreso come quando giocari a Sand of Time (ma Mechner ha avuto ruolo anche in questo? Sul film purtroppo credo abbia avuto limitata voce in capitolo visto l’andazzo verso la fine anche è stato un buon prodotto.)

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