Lo stupro, il videogioco e quello che siamo

Rapelay.

Non è una questione di moralità, immoralità, amoralità. Lasciamo perdere i paroloni buoni soltanto per i sermoni.

Non è neanche una questione di libertà d’espressione, perché qui di espressivo non c’è nulla e perché la libertà d’espressione ormai viene tirata fuori nei contesti più ameni per giustificare qualsiasi peto uscito da un cervello umano. Beato chi vive sotto dittatura perché riuscirà a capire cos’è la libertà d’espressione.

Non è la classica questione della libertà individuale, che da noi si traduce nel fare quello che uno vuole in quanto lo desidera e stop, senza alcuna riflessione e senza che questa libertà si traduca in uno strumento di conoscenza del mondo (più che libertà sarebbe bene chiamarla “fremito”).

Qui non si parla del rischio che i videogiocatori diventino tutti stupratori, o tutti pervertiti o tutti assassini pervertiti stupratori e così via. Chi compra, giustifica o gioca con gusto a merda simile di suo è una persona culturalmente e mentalmente deviata e profondamente frustrata, anche se pubblicamente vive nella più completa rispettabilità, quindi c’è poco da stare a discutere. Il rischio non è che diventi in futuro… è già ora.

Il problema da porsi è: perché allo sviluppatore è venuto in mente che un gioco del genere potesse avere un mercato? Perché ha scommesso di riuscire a vendere abbastanza copie di questa schifezza da guadagnarci sopra qualcosa? Ha compiuto degli studi per capire che c’erano centinaia di migliaia di videogiocatori ideali ben disposti a spendere i propri soldi per acquistare un videogioco simile?

Inoltre: i videogiochi hanno bisogno di casi del genere per permettere a gente come la Carlucci e soci di aprire la bocca e di gridare allo scandalo? Hanno bisogno di discussioni in cui le uniche tesi sono “faccio quello che mi pare e non voglio essere giudicato” “è innocuo perché è un videogioco e non si stupra nessuno veramente” “in fondo cosa c’è di male”? Ovvero, i videogiochi hanno bisogno di tanta deficienza che esclude a priori un qualsiasi discorso culturale un po’ più complesso e articolato?

Il problema non è il sesso nei videogiochi, il problema è la sua rappresentazione. Quando arriveremo a capire che sarebbe ora che i videogiochi iniziassero a considerare più seriamente i temi che trattano e che “giocare” non è solo divertirsi ma è un atto sociale, anche quando compiuto in perfetta solitudine? Quando arriveremo a capire che il divertimento in sé, con cui viene giustificato tutto, non esiste e che non significa nulla se non lo si considera come la risultante di una serie di stimoli culturali (da leggere nel senso più ampio possibile)? Quindi, come non si fa a capire che un videogioco in sé è nulla, ma il semplice fatto che una cultura lo abbia reso possibile, in quanto oggetto di probabile interesse da parte di un pubblico più largo possibile, consegna una sentenza spietata sul nostro essere come società e come individui nella società?

54 comments on “Lo stupro, il videogioco e quello che siamo

  1. Già, visto. Non ho capito però se la colpa è solo degli inutili esseri parlanti stranieri che pretendono di decidere cosa debbano fare gli altri e imporre in modo ipocrita una morale, oppure di qualche governante finto ben pensante giapponese che coglie la palla al balzo dei gruppi estremisti/terroristi americani per imporre e motivare una censura.
    Fatto sta che stanno mettendo in ginocchio un mercato che qulunque commento ci si possa fare, non ha fatto niente di male a nessuno.

  2. oddio la seconda mi parrebbe strana visto che la censura è solo per i paesi esteri e non per il suolo nipponico dove continueranno ad essere venduti e prodotti senza nessun problema. Inoltre pare sia stata una scelta intrapresa da diverse aziende (quella dell’articolo è una delle tante) dopo la crociata degli ultimi mesi, piuttosto che una scelta proveniente da un governo centrale. Le manifestazioni erotiche in diverse forme, sempre seguendo il “codice genitale” sono presenti nella cultura giapponese da molto tempo (basti pensare alle rappresentazioni del ‘800 su tela e su tavola con donne che si accoppiano e copulano con polipi dai lunghi tentacoli (tema ricorrente anche di molti hentai dove spesso i polipi tentacoluti sono sostituiti con alieni o Oni)

  3. Quella è una forma di fantasia erotica, che io sappia la censura genitale come la conosciamo noi è roba introdotta da relativamente poco.

    Riguardo il filtraggio dei siti a ip esteri è una forma di difesa dettata dalle singole aziende e non imposta. Si sono succedute revisioni di varie affermazioni, dal fatto che lo facevano per difendere la propria cultura, al fatto di voler proteggere i webnauti stranieri che potrebbero essere considerati criminali nel proprio paese (visto che ormai siamo alla frutta con le varie crociate contro ogni genere di cose mancando clamorosamente i veri problemi). In generale voglio giustamente evitarsi problemi di possibili lamentele.
    A me personalmente scoccia che non possano produrre un po’ quel cavolo che gli pare con il solo metro di giudizio delle vendite a deciderne il successo.

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