Santo Natal: racconto semi-serio della conferenza Microsoft (a cui non siamo stati ma di cui abbiamo visto i filmati e abbiamo ampiamente letto)

Tempi mortibill-gates-microsoft
Tempo di E3, tempo di conferenze dei tre più grandi produttori hardware, tempo di reggere la botta e di cercare di distinguere la fuffa (molta) dalla sostanza (poca). Ieri è stato il giorno della conferenza Microsoft che non ha badato a spese allestendo un grande spettacolo per grandi e piccini. Mancavano solo i Teletubbies e Paris Hilton con la gnugna di fuori. Insomma, vedere i rimasugli dei Beatles ( Ringo Star e Paul McCartney ) su quel palco ha fatto un certo effetto. I Fab Two erano lì per presentare l’edizione di Rock Band dedicata alle loro gesta musicali. Riassumendo: hanno detto le solite puttanate e poi hanno chiesto l’indirizzo di una certa Villa Certosa (pare che Paul voglia sposarsi di nuovo). Non che ci si dovesse aspettare molto di più, ma fa sempre un certo effetto vedere confermate tutte le aspettative più basse (un po’ come quando si è scoperto che mr. peace and love and imagine era uno stronzo che maltrattava moglie e figli… sono cose della vita, per citare un esimio zozzone della musica italiota).

Dove sono i regali?
Fortunatamente è stata annunciata Natal, un joypad a forma di renna… no, un webcam eccezionale in grado di leggere i movimenti in profondità del giocatore. I vari Eyetoy usciti fino a oggi, infatti, sono in grado soltanto di leggere i movimenti sugli assi verticale e orizzontale. Wow, e cosa ci si farà con un aggeggino simile? Si giocherà ai telequiz, ovvio. Basta con il sarcasmo, suvvia. Un aggeggino del genere è probabilmente la risposta più esplicità che il Wii abbia ricevuto fino a questo momento (a parte il Sixaxis… periferica dal successo immenso). Microsoft è stata chiara: vuole diventare la regina dei salotti americani e non ci sono vibratori che tengano. Per convincere tutti, ma proprio tutti, è stato fatto vedere un Breakout 3D in cui bisognava fingere di prendere a calci e a pugni la palla. Immaginiamo gli scenari possibili: carezza veramente il tuo pony, trascina veramente il tuo cane a pisciare, cucina veramente qualche piatto esotico e cambia veramente il tuo bambino… praticamente una simulazione della vita di Joe una volta che si sarà sposato. Ovviamente prevedo il fiorire di giochi dedicati al fitness (e non sono una fattucchiera)…

Chiedo l’aiuto da casa
Natal sarà anche in grado di rilevare la voce e la corporatura di una persona, riconscendole durante le sessioni di gioco… devo sbrigarmi a dimagrire se non voglio occupare tutto il televisore. Immaginate gli scenari: famiglie intorno alla TV che urlano le risposte al Gerry Scotti di turno, bambini obesi che finalmente potranno sentirsi come i protagonisti della Febbre del Sabato Sera, casalinghe annoiate che potranno immortalarsi mentre baciano il loro attore preferito e madri che lasceranno l’Xbox 360 accesa per farsi avvertire se il figlio si masturba in salotto. Non ci sarà veramente più limite alle perversioni possibili. Infatti c’era anche Spielberg. Visti i suoi ultimi film, il geniaccio non poteva mancare alla presentazione di un aggeggio simile. L’urlo collettivo è stato “joypad al rogo!” e con esso tutti i videogiocatori che si oppongono al progresso (pare che qualcuno sia stato bruciato veramente in un rito propiziatorio atto a convincere la stampa specializzata a parlare in modo esaltato di tante cazzate). In fondo non c’è da avere paura dell’entrata nel mercato di un pubblico più vasto possibile e dai gusti omogenei (il Wii lo ha dimostrato).

E quindi arrivò Milo
Non bastasse Natal a far apparire come apocalittica la conferenza Microsoft, ecco che ti arriva Peter Molyneux, anche detto Mr. Lionhead, che Natal se lo sogna la notte da sempre. Insieme a lui è arrivato Milo, un ‘vero’ bambino virtuale con cui interagire tramite stimoli (e io che scherzavo sulla futura vita matrimoniale di Joe). Pare Peter abbia avuto qualche problema a portare Milo allo show perché non la smetteva di bestemmiare e grattarsi il pacco. Avete mai sognato altro? Un simulatore di adolescente brufoloso… non vedo l’ora di farlo drogare e stare a guardare mentre la sua non-vita finisce in mezzo alla piscia sotto qualche scantinato umido (ognuno ha i suoi sogni… non mi guardate così).
Tra le altre novità, a cui non voglio dedicare paragrafi per stizza, c’è l’integrazione di Xbox Live! con i più famosi social network (Twitter, Facebook, Last.FM). Finalmente sarà possibile mandare screenshot delle proprie performance direttamente su Facebook e ruttare in-game in tempo reale in tutto il mondo. Creatività senza limiti! Possibilità mai viste! Forme innovative di gameplay! (le ultime tre frasi del paragrafo sono sponsorizzate dalla Microsoft)

2-3-4-5-XIII
Tra i giochi presentati:
Halo 3 ODST (in cui verranno raccontati i problemi alla prostata di Master Chief emersi pochi giorni prima dei fatti narrati in Halo 3)
Left 4 Dead 2 (un gioco dedicato alla tabellina del due)
Crackdown 2
Forza Motorsport 3
Modern Warfare 2

Splinter Cell Convinction (mettere un bel 5 da qualche parte pareva brutto)
Tony Hawk Ride (qui volevano metterci un numero di serie… ma non sono riusciti a creare una formula matematica in grado di calcolarlo)
Shadow Complex (un gioco senza un numero di serie accanto… miracolo!)
Alan Wake (allora esiste!)
Final Fantasy XIII (qui si esagera…)
Metal Gear Solid Rising (il protagonista è Riden… servono altre battute?)

Dove si trova la Mancia?

quixoteC’è poco da fare di fronte al cinismo degli utenti. Come Don Chisciotte si può partire all’attacco dei mulini a vento oppure, in modo più pavido ma sicuramente più realista, ci si può rintanare in un cantuccio e abbandonare ogni tentativo di resistenza. È meglio continuare a tentare e sperare o dichiararsi sconfitti e abdicare definitivamente?

Forse è giusto così. Se i videogiochi non riescono e non vogliono andare avanti, se non hanno alcuna intenzione di mettersi in gioco e di rischiare, è meglio che tornino ad essere dei passatempi leggeri e senza pretese. Il vorrei ma non posso di moltissimi titoli usciti recentemente sul mercato, sempre in bilico tra la voglia di emanciparsi e di affermarsi in senso espressivo e la tensione verso una regressione spontanea nel nulla che si ritiene gli utenti apprezzino sopra ogni cosa (e un po’ hanno ragione, ammettiamolo), è disperante in più di un senso. Meglio allora tornare a giocare senza pensieri, meglio non porsi problemi e andare avanti nell’inerzia attuale, incoscienti e felici con di non poter essere di più, di non volere di più.

La libertà è dolorosa e costa molta fatica, è per questo che nessuno la vuole. La libertà non preesiste, ma si costruisce con lentezza e richiede un processo lungo e articolato che può portare via tutta la vita di una persona… forse anche tutta la storia umana. I gusti personali non sono libertà. Se così fosse per essere liberi basterebbe stilare uno stupido elenco.

Ai videogiochi è richiesta la fatica di superare le basi che li hanno definiti fino a oggi, ma sono in molti a rigettare lo sforzo, a partire dagli utenti che apparentemente sono impegnati in tal senso. Ci si pone sempre la domanda se i videogiochi siano arte o meno, ma difficilmente si tenta di capire che porsi un problema simile rientra nella sfera dell’inutile.

Una domanda del genere nasce dal desiderio, ovvio e banalissimo, per quanto lecito, di dimostrare al mondo che in fondo si sta facendo qualcosa di utile e serio, qualcosa che arricchisce e che può essere associato ad altre attività considerate più nobili per lo spirito come la letteratura, la pittura, il teatro e così via. A pochi interessa veramente comprendere il videogioco e le sue possibilità espressive, che non sono necessariamente in cotraddizione con quelle ludiche, mentre molti sono interessati all’etichetta nobilitante.

Bene, allo stato attuale hanno ragione quelli che considerano i videogiochi come un sottoprodotto culturale, economicamente fruttifero, figlio delle ossessioni tecnologiche della società; hanno ragione perché gli utenti, i videogiocatori, sono inerti. Urlano nel vuoto che non è così, ma non fanno nulla per dimostrare quello che affermano. Il dibattito si riduce sempre più spesso a un urlarsi addosso in cui ha la meglio chi parte dalla posizione più forte, perché dall’altra parte non ci sono strumenti di contrasto efficaci.

A che serve urlare tanto? Sgolarsi e sgretolarsi per qualcosa in cui non si crede veramente o, almeno, per cui non si ammette la necessità di creare un apparato teorico in grado di sostenere certe tesi? Il problema non è neanche la mancanza di studi sui videogiochi, il problema è che questi sono concentratissimi a leggerli dal punto di vista socio/antropologico. Se si è fortunati si finisce a studiare saggi in cui le parole più usate sono ‘montaggio’ e ‘inquadratura’, una specie di invidia del pene tra media in cui uno ruba le parole all’altro e cerca di trasformarle a suo uso e consumo. In altri casi ecco spuntare Coleridge e, perché no, Huizinga e Callois, che stanno bene un po’ con tutto e fruttano applausi appena li si nomina.

Di fronte a questa catatonia, alla paura di affrontare i significati e di prendere posizione davanti a quello di cui si fruisce, fobia tutta postmoderna che spesso produce letture critiche che sono mere registrazioni di fatti tecnici inerenti alle opere, bisogna scegliere se continuare a cercare, finendo inevitabilmente per apparire ridicoli, oppure se regredire completamente, abbandonando le domande e le pretese e tornando a uno stato primevo in cui ci si lascia andare a qualsiasi stimolo colorato che viene messo davanti agli occhi.