Il lettore

Ho finalmente capito su cosa verte la critica che l’utente medio fa alla stampa specializzata nei videogiochi. Lo so, sono lento a capire, ma finalmente ci sono arrivato anche io. Forse, più semplicemente, non volevo accettare la banalissima realtà che l’utilizzatore finale medio dei videogiochi non è molto diverso dall’utilizzatore finale medio di qualsiasi altro prodotto e che, quando lancia i suoi strali, lo fa più per egocentrismo che per consapevolezza critica. Il nodo scorsoio è il voto e solo e soltanto quello. Del resto non gli interessa nulla.

La stragrande maggioranza di accuse contro siti e riviste specializzate non nasce dalla lettura approfondita degli articoli, dalla messa in discussione di un certo linguaggio e così via, ma dal fatto che il fottuto numeretto messo in fondo al testo è diverso da quello che il lettore ha in testa, a prescindere che il gioco lo abbia provato o meno. Il giudizio su una testata viene dato solo in base alla coincidenza dei numeri con i propri gusti personali, il resto non conta. È probabile che la maggioranza dei lettori gli articoli non li legga neanche. È per questo che dopo anni di sviluppo dell’industria videoludica ancora parliamo di grafica, sonoro e così via; in fondo, oltre a essere categorie di riferimento molto comode, il lettore rimarrebbe spiazzato e contrariato da un approccio diverso e la pubblicazione che decidesse di non tenerne conto commetterebbe un suicidio commerciale. L’unico dato interessante di un articolo è il voto (o la prospettiva del voto nel caso delle anteprime) ed è infatti intorno ad esso che ruota il dialogo/confronto tra industria, stampa specializzata e utente medio.

È il voto che fa la differenza, perché in un articolo puoi scrivere anche che il gioco è pupù di elefante, ma se poi metti un bel novanta tondo allora non ti verrà fatto pesare e, sostanzialmente, non fregherà niente a nessuno di quello che hai scritto, se non a chi pensa che il gioco meriti un voto inferiore.

Ecco, uno dei grossi problemi della stampa in generale è l’idiozia del lettore, viziato da anni di testi barbari (in questo caso non parlo del settore videoludico nello specifico) e da una filosofia di vita della società tutta che tende a giustificare qualsiasi forma di indolenza e a mettere tutto sullo stesso piano. Sembra come se ci sentissimo gratificati dal nulla, magari rivestito di citazioni, a tal punto da non doverci sforzare di capire, perché in fondo speriamo sempre che non ci sia più nulla da capire e, anzi, lo pretendiamo.

In fondo leggere dovrebbe essere in primo luogo un atto volontario di umiltà compiuto con consapevolezza critica sempre maggiore, invece molti lo intendono soltanto come un modo per confermare le proprie insulse certezze, per difendere le quali sono pronti ad aggredire come bestie ferite, anche esasperando i toni ed  estremizzando le argomentazioni, creando dei fronti accesissimi su argomenti insulsi. Non si spiegano altrimenti certi commenti biliosi che si leggono un po’ ovunque, anche qui su Ars Ludica (per biliosi non intendo polemici, sia chiaro) e che, interpretati con freddezza, sono completamente gratuiti e inutili.

In fondo molti videogiocatori/lettori sono veline deformi, ovvero ne condividono la stessa superficialissima mentalità, ma la travestono in modo differente adeguandola al proprio status.

18 comments on “Il lettore

  1. ..per quanto forse non fondamentale,io la sentirei la mancanza di un voto alla fine di una recensione..è(dovrebbe essere) il suo complemento ed è un numero,quindi di chiara comprensione per tutti..cosa che una recensione non è mai in quanto le parole,le frasi,sono interpretabili
    ..sta un po’ alla maturità di ognuno prendere in esame il tutto e non solo il voto
    ..e comunque..spesso è idiota pure il recensore:)

  2. le recensioni teatrali, musicali e cinematografiche (e non solo) sono sempre state, prima dell’avvento imbastarditore dei pallini, senza votino finale e sono sempre state perfettamente comprensibili. i videogiochi non sono differenti, è una questione di esigenza di pubblico che sente il bisogno di un concetto semplice, perché è un pubblico semplice.

  3. Il pubblico dei videogiochi è anche il pubblico di mille atre cose, non seguono solo i giochi. Non penso che possa essere considerato un pubblico semplice che poi diventa maturo e critico quando si occupa di musica.

    Perchè se uno ha una testa che funzione secondo uno sviluppo critico personale, riesce a portare la propria maturità ovunque si posi il suo occhio, il suo naso, la sua bocca.

    I videogiochi semplicemente sembrano attirare queste persone scremandole dal pubblico globale. Non so se sia il modo in cui si parla di videogiochi ad averli creati (o attirati), o se siano loro che abbiano finito per mantenere il discorso della critica a questo livello, con conseguente ripercussione sui videogiochi.

    Se ne parla sempre, Karat ha già affrontato l’argomento oramai da mille punti di vista. Il risultato non cambia e le soluzioni tornano a proporsi.

    Semplicemente stacchiamoci. Giochiamo a quel (poco?) che ci piace, da qualunque parte arrivi. E che il pubblico si fotta nella sua ignoranza. Ma chi l’ha detto che dobbiamo educarli? Hanno il diritto a rimanere scimmie.

  4. Ricordo la posta di Metal Shock, dove ci si lamentava dello stesso problema; l’ho risolto smettendo di leggere quella rubrica.
    @Coolcat concordo: se uno non vuole imparare, fatti suoi!
    Almeno adesso con la rete è possibile avere una informazione diversa e mirata (Arsludica, Bab3l, Retrogaming.it) che se esistesse solo la rivista cartacea morirebbe in pochi numeri.

  5. d’accordo Fleym, ma il sito è retrogamer.it :p
    a meno che tu non ti riferisca a retrogaminghistory.com (dove tra l’altra c’è una sezione chiamata “arteludica”… originale eh).

    a me personalmente più che le discussioni sui punteggi (tipiche da forum americano sponsorizzato) a far venire il mal di pancia sono le classifiche “top of — (sistema)” (tipiche da forum americano sponsorizzato).

  6. ma vaffanculo va, byte su byte di cazzate. E chi ha scritto questo articolo, che non ho neanche letto tutto perchè non c’è un voto alla fine, non capisce niente di giornalismo.

    4 teh lulz, eh.

  7. Non dimentichiamoci della Console War, che solo a citarla mi sembra uno scherzo.

    Vuoi dire che davvero i ragazzi si insultano per interminabili post come se fossero allo stadio? Cavolo sì, lo fanno di brutto. Fanno solo quello. Non ditemi che alle superiori li promuovono…

  8. Mi piace questa necrofilia galoppante. Ammiro il vostro ottimismo, ad avercelo!

    Sul serio, ma ci illudiamo che sia mai esistita la stampa videoludica? I metodi che oggi si sono esacerbati (il fan service ed il corporate service) sono stati il modus operandi della stampa videoludica sin dai suoi esordi, basta prendere i primi numeri di zzap! UK per rendersene conto. Mi chiedo se anche nelle riviste di motori (perché la stampa videoludica è poco sotto a quello standard) si fanno tanti problemi.

    Non mi sembra ci sia molto da recuperare, salvare o migliorare. Fortuna che Internet sta relegando le recensioni al posto che meritano: riempitivi se non si parla del singolo titolo di cui parlano tutti in quella settimana.

  9. da qualche parte la stampa videoludica doveva pur cominciare, no? il problema è che la forma delle riviste anni ’80 (studiate bene o male da ragazzi per ragazzi) come crash è rimasta immutata anche perché i cambiamenti tentati non sono mai stati apprezzati. i lettori principali di riviste di videogiochi sono quelli (sono sempre stati quelli) che vogliono il voto sopra a tutto, elemento che contraddistingue anche le recensioni dei siti web non fighetti. semplicemente una parte di pubblico ha superato quella fase, sfortunatamente quella parte di pubblico non è sufficiente a sostenere iniziative commerciali legate alla “critica del videogioco seria”. virgolette del caso.

  10. Che ci siano parecchi schiavi del voto è verissimo, e purtroppo ne esistono altrettanti che vivono in un magico mondo dove il mito dell’oggettività del giudizio regna sovrano.

  11. ricorda un po’ la scena dei voti alle poesie de l’attimo fuggente. certo che i giochi è assai difficile (non impossibile) che siano poesia…

Leave a Reply