La Gioconda

Articolo apparso originariamente su BABEL#15

Il problema maggiore nella lettura dei videogiochi è che ingannano facilmente perché contengono tutto: letteratura, cinema, architettura, teatro, pittura, musica, tatuaggi, piercing, peli di gatto e così via. È facile ritrovarsi spaesati, soprattutto di fronte alle opere più originali e meno classificabili. In realtà nei momenti di disperazione la stampa specializzata ricorre sempre al divertimento come criterio ultimo di giudizio, facendo tirare un sospiro di sollievo anche al lettore, come se le gonadi del redattore di turno potessero salvarci dalle difficoltà di lettura e pacificarci la coscienza.

Da qualche anno durante le varie fiere e manifestazioni a tema videogiochi vengono assegnati premi per la direzione artistica. I criteri di assegnazione sono piuttosto chiari: il gioco ha lo scenario onirico o ‘particolare’ (una delle tante parolacce abusate dalla nostra disgraziata epoca) e si becca il premio. La grafica è realistica? Niente premio. Immagino che spesso si proceda per intuito, visto che difficilmente si riesce a trovare una spiegazione coerente che definisca cos’è la direzione artistica e perché la si assegni a un titolo piuttosto che a un altro. Credo che generalmente si proceda per scarto, ovvero preso un modello estetico standard, viene considerato alternativo quel gioco che pretende di discostarsi da esso proponendo un modello anche soltanto leggermente differente. È il principio per cui, se tutti i pittori si mettessero a dipingere opere astratte, risulterebbe originale chi dipingesse un semplice paesaggio. Fortunatamente la pittura è morta da tempo e i critici lì non hanno più molto da lavorare, gli basta consultare le quotazioni di mercato di un pittore per sapere chi vale e chi no e condire il tutto con le ‘nevrosi dei nostri tempi’. Fortunelli.

In tutto questo il nodo centrale è rappresentato dal lettore medio, che nell’ambiente videoludico ha spesso lo stesso livello di competenza del giornalista medio, competenza da intendersi non tanto come conoscenza della materia, quanto come strumenti critici a disposizione per leggere un’opera. La situazione migliora quando un videogiocatore (giornalista o semplice lettore che sia) tenta di sovrapporre le sue conoscenze di altre materie con quelle videoludiche, in modo da produrre letture originali che arricchiscano il discorso. Si tratta di casi rari e spesso macchiati dall’inganno espresso a inizio articolo, ovvero spesso si forza la lettura di un videogioco piegandola all’interno di altri media e limitandola con parole infilate a forza nel discorso, parole spesso poco adatte a essere usate da sole nel contesto videoludico.

È chiaro davanti a uno sparatutto qualsiasi (per fare un esempio di genere) che in campo ci sono molte arti e che le letture possibili consentono di sfruttare termini del cinema, dell’architettura e così via. È chiaro anche che ovunque si nasconda una storia è possibile attingere strumenti e concetti dalla narratologia per analizzarne il flusso. I topoi letterari sono tali in tutte le arti narrative, lì dove è possibile notare che le diverse arti narrative vengono spesso usate per raccontare sempre la stessa storia.

Poniamoci però una domanda: un capolavoro della pittura riprodotto in un videogioco rende automaticamente anche il videogioco un capolavoro? Creando un riduzione videoludica dell’Amleto e riproducendone il testo letterario in modo pedissequo, si renderebbe automaticamente quel videogioco un capolavoro come lo è il testo Shakespeariano? La Nona Sinfonia di Beethoven usata in un videogioco lo rende automaticamente ‘bello’ quanto la Nona Sinfonia stessa? Ovvero: reperire la bellezza di altre arti all’interno di un videogioco, rende il videogioco bello come se la ‘qualità’ dello spazio virtuale prodotto corrispondesse semplicemente alla somma delle singole parti che lo compongono? Oppure la Gioconda in un videogioco è qualcosa di diverso rispetto alla Gioconda esposta al Louvre?

La questione non si risolve cercando di limitare il campo dell’analisi ai puri termini ludici. Se in un corridoio di un castello di un cattivo trovo appesa la Gioconda non posso liquidarla come semplice decorazione, perché comunque la si voglia leggere, quella presenza crea senso appena appare sullo schermo e, quindi, che piaccia o meno, quel senso entra a far parte del gioco. Ma quel senso non è determinato soltanto dal contesto videoludico, ovvero è determinato anche dal contesto videoludico. La Gioconda è la Gioconda e si porta dietro un grosso carico di cultura nata intorno ad essa. Mettersi a citare tutte le opere nate intorno al più famoso quadro mai realizzato occuperebbe un paio di numeri di Babel e la schiena di Vitor. Quindi la Gioconda (è un esempio tra i molti fattibili, chiariamoci subito) inevitabilmente è condannata a trasformare la percezione dello spazio ludico, caricandolo di significati differenti rispetto a quelli che avrebbe una parete spoglia. Non parlo di significati in termini di analisi pittorica, quanto di significati in termini strettamente ludici, ovvero dell’alterazione della percezione dello spazio ludico in cui il giocatore si trova ad eseguire la sua performance.

La Gioconda è opera di UDRONOTTO

5 comments on “La Gioconda

  1. La Gioconda ha un valore tecnico/espressivo riferito all’epoca in cui è stata realizzata, la prospettiva (profondità) aerea, il livello di perizia con cui è riprodotta la natura, e la famosa espressione enigmatica che ormai è patrimonio critico anche del lattaio all’angolo.
    Posto che personalmente concepisco l’Arte in maniera estremamente diversa da quella del resto del mondo (lo dico perchè ogni volta che mi ficco in una discussione sull’Arte nessuno la pensa mai come me), analizzo l’opera da un punto di vista intrattenitivo nel momento stesso in cui viene inscatolata e prezzata.
    Questo perchè se stai cercando di vendermi qualcosa è evidente che questa cosa deve riusciere ad interessarmi in un qualche modo, dunque artistico o meno il prodotto deve risultare fruibile, stimolante e possibilmente di qualità.
    Ecco perchè tendenzialmente non apprezzo non associo mai il termine “Arte” ad un prodotto commercializzato, quello dell’intrattenimento è un vero e proprio mestiere e si basa sulla conoscienza di linguaggi comuni e la capacità di sfruttarli per suscitare in chi fruisce delle reazioni ben precise (e non delle reazioni random).
    E’ il mestiere di chi fa una colonna sonora per un film, e deve sapere quali intervalli e quali rapporti armonici creano un’atmosfera di tensione, di calma, di frenesia o che so io … il videogioco comprende molti aspetti di quasi tutte le forme di intrattenimento, ed è necessario padroneggiarli tutti.
    Ergo un buon videogioco sarà di conseguenza un videogioco con una buona direzione artistica.

    Trovo pretenzioso chi si fregia dell’aggettivo “artistico” per mascherare l’incapacità di svolgere con sapienza il proprio mestiere. Se vuoi fare una roba tua, nessuno ti impedisce di farla ma te la tieni per te, o quantomeno non me la sbandieri sotto il naso chiamandola “Arte” come se questo costituisse di per se un valore aggiunto per me che sono l’uomo comune.

  2. ” Se in un corridoio di un castello di un cattivo trovo appesa la Gioconda non posso liquidarla come semplice decorazione, perché comunque la si voglia leggere, quella presenza crea senso appena appare sullo schermo e, quindi, che piaccia o meno, quel senso entra a far parte del gioco.”
    …come no?..si che posso definirla semplice decorazione…potrebbe non esserlo..potrebbe avere una qualche valenza,un qualche richiamo..ma come no…dipende tutto dal contesto

  3. se ci troviamo in una galleria d’arte (tipo in tomb raider darkness) probabilmente la presenza del quadro avrebbe solo valore di realismo (rappresentare il museo del louvre) se ci troviamo (come nell’esempio) in un corridoio di un castello, allora la sua presenza potrebbe assumere diversi connotati, anche se non c’è nulla dietro (molti metterebbero quel quadro solo per “pigrizia” narrativa ed espressiva, come richiamo alla cultura)
    io preferisco di gran lunga i richiami inventati ad “arte” (come le televisioni di max payne e tutte le altre chicche come “capitan mazza da baseball”)

  4. ..secondo me non arricchisce l’esperienza di gioco…a meno che,mettiamo,non si debba interagirvi in qualche modo ed essere “obbligati” a studiarne il senso nel contesto in cui è calata..(chessò..un viaggio onirico dentro il dipinto…avrebbe più peso se il dipinto fosse della Gioconda piuttosto che uno inventato da zero)
    ..perchè come dice Dexter..potrebbe essere stata messa solo per pigrizia e nel qual cosa non avrebbe alcun valore

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