Rebellion chiude?


Si inizia a vociferare sulla chiusura di Rebellion Derby, autori nell’ultimo anno di una doppietta niente male, ovvero Shellshock 2 e Rogue Warrior. Di ufficiale ancora non c’è niente, ma è probabile che gli ultimi insuccessi abbiano prodotto dei pesanti contraccolpi.

Quello che dispiace di più che è lo studio in questione è nato dalla gloriosa Core Design a cui dobbiamo Premiere, Chuck Rock, i Rick Dangerous, Wolfchild, i due Heimdall… ah sì, anche Tomb Raider.

Che finaccia che hanno fatto.

Fonte: VG247

E siamo a 20

Visto che ci scrivo sopra anche io e che considero amici le persone che lavorano a Babel, mi fa piacere segnalare l’uscita del numero 20 della rivista. Vi lascio alle parole di presentazione del numero scritte da Tommaso “Gatsu” De Benetti:

Come Atreyu ne La Storia Infinita, anche noi piangiamo quando cavalli dalle folte criniere rimangono impantanati in paludi nebbiose e anche un po’ stronze. Ma sotto la scorza sensibile siamo uomini d’acciaio, che per voi combattono l’avanzare del Nulla giornalistico con la qualità di Babel 020: recensioni con il senno di poi si accompagnano a materiale stimolante come Brain Training e studiato apposta per far partire flame nel nuovo Forum di Parliamo di Videogiochi. I videogiocatori sono vuoti? Siamo qui per riempirli.

Link: QUI

In questo numero:

* Cover Story – Devoid
* Il Vangelo Secondo Tommaso – Play.com VS Stalin
* Ars Ludica – Dittature Invisibili
* Esco di Rado – Sesso e videogiochi. Senza correlazione
* QPTO – La scappatoia
* Frame – Drive me to the Moon – Il Track Design
* Review – The Void
* Review – Infinite Space
* Review – New Super Mario Bros Wii
* Review – The Legend of Zelda Spirit Tracks
* Review – Dj Hero
* Review – The Saboteur
* Review – Assassin’s Creed 2
* Review – Dragonball Z: Attack of the Saiyans
* Review – Nostalgia
* Giochi di Merda – Tristologia di Navarrosh PS2
* Meteore – A chi però il destino disse NO?
* Time Waits for Nobody – 10
* Nero Ludico – 3
* 1493
* Arena – 5

Polybus 2.0

Polybus fa ancora parte delle leggende dei videogiochi. Riassumendo: è un gioco arcade che, tramite una studiata serie di luci e suoni costringe i fruitori a suicidarsi. Ovviamente trattasi di puttanata galattica, ma per qualche anno è stato bello crederci e, soprattutto, oggi fa ridere ripensare agli articoli allarmati di certa stampa che immaginavano i videogiocatori tutti in fila sui ponti autostradali pronti a buttarsi di sotto.

Negli anni non sono mancate reinterpretazioni del fenomeno, come quella di Raquel Meyers, artista spagnola che questo venerdì sta per mostrare il suo Polybus 2.0 al PlazaPlus Festival di Eindhoven, in Olanda. Ovviamente lo scopo non è quello di far suicidare qualcuno, ma:

The purpose of Polybius is to explore the relationship between fiction and reality by creating a feeling of losing your senses. … By combining line-vector aesthetics with video manipulation and 8-bit technology, we want to induce feelings of apophenia, amnesia and panic. We want to develop a new media identity dialogue by playing with human perceptions of incompatible symbolism and representations.

(Trad. Il fine di Polybus è quello di esplorare la relazione tra la finzione e la realtà ingenerando la perdita dei sensi. … Combinando l’estetica delle linee vettoriali con la manipolazione video e la tecnologia a 8 bit, vogliamo indurre sensazioni di apofenia, amnesia e panico. Vogliamo quindi creare un dialogo con la nuova identità dei media tramite la percezione di simbolismi e rappresentazioni paradossali.”)

Beh, se per caso vi trovate da quelle parti, andate a dargli uno sguardo. Magari ne vale la pena.

Fonte: Games Set Watch

Per altre immagini: Raquel Meyers

Marcus Fenix batte Tomas “Sev” Sevchenko 4-0

Li sento già urlare. Loro. I puristi. Quelli che: “Non è possibile paragonare un FPS ad un TPS!”. Eppure, io, di analogie tra Gears of War e Killzone 2 ne ho percepite parecchie. Non sto ovviamente parlando della missione sul treno… no! Il fatto che i Guerrilla l’abbiano presa “in prestito” dal quinto Atto del primo Gears degli Epic Games non è una cosa che mi riguarda. Non in questa sede, almeno. Le similitudini tra i due titoli, infatti, vanno ricercate nella rincorsa al riparo che si abbandona tra un colpo di Gnasher e uno di LS13, nelle fin troppo frequenti richieste di soccorso farcite da improperi e urlate da Dominic o Rico, piuttosto che in quell’atmosfera da “no man’s landche ci offrono i paesaggi di Sera ed Helghan, due pianeti che in una “galassia lontana lontana” verrebbero sicuramente confusi se non fossero differenti i rispettivi arredi urbani.

Ma non è necessario entrare ulteriormente nel dettaglio. Chiunque abbia giocato entrambi i titoli con un po’ di attenzione non farà fatica ad ammettere che, in generale, è nel gameplay che si trovano le similitudini più marcate: prima il filmato, poi la sessione a piedi con accompagnamento musicale carico di suspense, quindi la separazione della squadra (delta o alpha, scegliete voi) come preludio alla sparatoria, rigorosamente vincolata alle mura della stanza o piazza in cui ci si trova. Così fino ai ringraziamenti. Eccoli. Di nuovo loro. Li sento: ”E i livelli a bordo dei mezzi corazzati? In uno si guida il gippone… nell’altro il mech!”. Giusto. Gliene do atto. Ma che questa sia la differenza più sostanziale in due videogame appartenenti a generi differenti mi sembra, sinceramente, poco. Troppo poco.

Mi metto allora nei panni di quel malcapitato che, alla ricerca di “consigli per gli acquisti” sotto forma di una recensione facile da leggere, si ritrovi ad essere leggermente confuso da quanto appena scritto e non riesca a capire per quale dei due giochi valga la pena spendere dei soldi. Voglio quindi andargli incontro, utilizzando un sistema di comparazione basato su di una terminologia tanto vecchia quanto, molto probabilmente, ormai inutile.

Grafica: Marcus 1 – Sev 0

L’Unreal Engine 3 è pur sempre l’Unreal Engine 3 (per lo meno sul mio televisore hd ready). Non che Killzone 2 sia brutto da vedere, tutt’altro. Ma il gioco di Epic Games è più bello. Sarà per la palette delle architetture barocche di Jacinto o per il forte contrasto tra i colori delle truppe della Coalizione dei Governi Organizzati e quelli dell’Orda delle Locuste. Non lo so, ma l’impressione (che sia vera o meno) è che Gears of War venga mosso da un motore più potente. In tutti i sensi.

Sonoro: Marcus 2 – Sev 0

Difficile dimenticare il rumore di un Lancer svuotato contro una Locusta. È una cosa del tipo: “Diamine, se non sei morto dopo una scarica del genere non muori più!”. Per non parlare dello “sdeng” ripetuto al termine di ogni scontro o del doppiaggio che più azzeccato non poteva essere, con un Marcus dalla voce greve e imperativa. Meraviglioso.

Giocabilità: Marcus 3 – Sev 0

Cioè, come pretendi di battere il gioco che ha inventato la pratica dell’acquattarsi dietro un riparo e sparare ai nemici con tutta la tranquillità offerta dall’indistruttibilità dello stesso? Non puoi. E infatti Gears of War vince la sfida a mani basse. Fosse solo per l’imprecisione degli spostamenti tra le coperture di Killzone 2, qualcuno potrebbe anche obbiettare… ma l’incoerenza del gameplay nel gioco per PS3, che propone un ultimo livello ai limiti della frustrazione, è una cosa che non può essere proprio digerita.

Longevità: Marcus 3 – Sev 0

Che senso ha parlare di longevità in due titoli come questi? Il single player durerà sì e no quanto un weekend senza particolari impegni, lasciandoci giusto il tempo di fare la spesa al supermercato e provare le differenti modalità multiplayer. No. Non ha senso. Parità.

Carisma: Marcus 4 – Sev 0

Marcus Fenix non ha rivali. È grezzo quanto la peggior caricatura di qualsivoglia scaricatore di porto e sensibile quanto il più indifeso Arnold Schwarzenegger nella parte del fratello di Danny DeVito ne “I gemelli” del 1988. Purtroppo, per il sergente Tomas “Sev” Sevchenko non c’è possibilità di vittoria nemmeno se si considerano i comprimari. Anche se presi tutti insieme, i vari Rico, Garza e Natko non reggono il peso di un Dominic Santiago, inseparabile compagno di Marcus con alle spalle una storia d’amore strappalacrime.

Volendo riassumere, specie per quelli che vanno dritti alle conclusioni, possiamo dire: comprate Gears of War. Costa poco ed è sufficientemente ignorante da lasciarsi giocare senza capirne i tremendi limiti.

Un gruppo di casalinghe inferocite vuole prendere Niko Bellic a calci sugli zebedei


In realtà la notizia è un’altra, ma il titolo mi piaceva assai è ho deciso di mantenerlo anche se è fuorviante.

Vi ricordate nel 2004 il caso delle mogli dei dipendenti di EA che ottennero un risarcimento milionario per i loro mariti vessati dalle terribili condizioni lavorative a cui erano costretti? Bene, pare che la storia stia per ripetersi con la Rockstar San Diego (a me stavano più simpatici quando facevano i Lemmings, ma non tergiversiamo).

In una lunga lettera pubblicata su Gamasutra e firmata “Determined Devoted Wives of Rockstar San Diego employees” (Trad. le mogli devote e risolute dei dipendenti di Rockstar San Diego) le simpatiche donnine hanno annunciato che hanno intenzione di passare alle vie legali con la società per ottenere dei miglioramente nelle condizioni lavorative dei loro congiunti.

La situazione si è resa insostenibile dal Marzo del 2009, quando lo studio è entrato in crunch mode per ultimare Red Dead Redemption, con ritmi lavorativi di 12 ore al giorno per sei giorni alla settimana. A peggiorare la situazione è venuta la mancanza di adeguati riconoscimenti economici e la prospettiva della chiusura dello studio a gioco ultimato, a causa delle pessime condizioni finanziarie in cui versa Take-Two.

Insomma: tanto lavoro, incertezza per il futuro, gratificazioni zero, considerazione meno di zero e poco sesso hanno reso furiose le mogliettine che hanno deciso di farla pagare salatamente alla Rockstar (queste non hanno mai lavorato in Italia…), scatenando un nuovo dibattito sul tema di cui potete leggere più diffusamente QUI.

Solo il 15% dei videogiocatori console acquista i DLC

Secondo un recente sondaggio condotto da Frank N. Magid Associates, soltanto il 15% dei videogiocatori acquista contenuti scaricabili. Molti degli intervistati hanno addirittura affermato di non sapere dell’esistenza dei contenuti extra per i giochi (43%), mentre i restanti hanno detto di sapere dell’esistenza dei DLC ma di non averne mai acquistati. Secondo Mike Vorhaus, il presidente di Magid Advisors, la fetta di giocatori non a conoscenza dell’esistenza di contenuti scaricabili possiede console dove questi non vengono promossi (Wii e PlayStation 2).

FONTE