Rumor: Il vibratore della Sony si chiamerà Arc. Ah no, è un motion controller a forma di bacchetta magica di Creamy.

La periferica dalla forma più dubbia che sia mai stata pensata da mente umana pare che abbia finalmente un nome. E non è Dildo.
Arc, si chiamerà Arc. Almeno così pare. La fonte dell’informazione è stata definita affidabile, ma è voluta rimanere anonima.
Insomma, prima si chiamava Gem, ma era un nome a uso interno. Ora Arc. La Sony, ovviamente, non commenta.
In attesa di Natal, la periferica dal lag così pronunciato che viene spacciato come una feature, prepariamoci a mettere le mani su Arc e a urlare davanti allo schermo: “pampulupimpuluparimpampu, pimpulupampuluparimpampu”

Fonte: VG247

Fatal Frame 4: pronta la traduzione dei fan


Fatal Frame 4 è stato sviluppato in esclusiva per Wii e non è mai stato distribuito fuori dal Giappone.
Un gruppo di fan della serie ha quindi deciso di fare da sé e ha tradotto il testo del gioco in inglese.
La patch è avviabile da qualsisi scheda SD, in qualsiasi regione e non richiede il modding della console.
Il gioco è acquistabile solo d’importazione. Eccovi un paio di link da cui reperirlo: Play-Asia e YESASIA

Fonte: Joystick

Il regista Roberto Faenza scrive di videogiochi su “Il Fatto Quotidiano” e…

Da abbonato soddisfatto de Il Fatto Quotidiano, come tutti i giorni, lunedì a parte, ho scaricato la copia odierna (19/01/2010) dall’archivio online del giornale. Scorro gli articoli. Napolitano beatifica Craxi? Oh mamma. Continuo. Haiti. Leggo qua, leggo là e poi… Roberto Faenza ha scritto un articolo su Avatar, l’ultimo film di James Cameron. Il titolo mi piace anche se ha un sapore già sentito:

Avatar, tutto il mondo è un videogame

Lo leggo e ci rimango un po’ male, soprattutto perché apprezzo moltissimo il cinema di Faenza e mai mi sarei aspettato da un’intellettuale che ha dimostrato una rara profondità non tanto che attaccasse i videogiochi (pratica lecita… inoltre non è che abbia sparato chissà quale colpo mortale. Anzi, è stato complessivamente piuttosto soft), quanto che lo facesse partendo da degli esempi evidentemente sballati.

In corsivo alcune frasi estratte dall’articolo che potete leggere integrarlmente acquistando il giornale.

Dopo aver parlato del film (più che altro della tecnologia del film), Faenza traccia una linea che lo collega con il mondo dei videogiocatori, gli unici in grado di capirlo veramente. La sua tesi, che spero di riassumere in modo corretto, è che Avatar nasce dalla cultura videoludica e ne è talmente impregnato da non riuscire a supire più di tanto i videogiocatori; almeno non quanto i non-videogiocatori.  Da qui nasce il parallelismo Avatar-videogiochi e iniziano gli esempi:

Per tornare alla genesi di un successo come Avatar, si potrebbero fare non pochi esempi, uno tra tutti: BioShock (clicca su Google e vengono fuori oltre 9 milioni di contatti, altro che i nostri film di Natale con De Sica!).

Scrivendo “fica” Google tira fuori più di 51 milioni di risultati.  Vuoi vedere che…

Perdonate la battutaccia.Cari lettori in lettura, Mr Faenza compreso, se avrà mai la possibilità e la voglia di leggere questo commento al suo articolo, non sarebbe ora di piantarla di misurare il successo in base al numero magico dei risultati di Google? Si tratta di un dato troppo aleatorio per poter essere indice di qualsiasi cosa e quando lo si usa andrebbero fatte alcune considerazioni, soprattutto quando si attuano dei confronti. Ad esempio, nel nostro caso, si dovrebbe far notare che Bioshock è stato distribuito in tutto il mondo, mentre Natale a Beverly Hills no. Andrebbe anche considerato il fattore linguistico, con l’Inglese enormemente più diffuso dell’italiano, sul web e non solo. Ma non credo sia il caso di dilungarmi troppo sull’argomento. Continuiamo.

Faenza prosegue con il confronto Avatar/Bioshock. Per farlo dà una breve descrizione del titolo di Irrational Games:

Come in Avatar, la storia si svolge in un pianeta fantastico, anche se subacqueo, Rapture. E come in Avatar, gli abitanti di quel pianeta, scienziati geniali, combattono contro il male in una guerra senza tregua.

Bello, ma che gioco è quello descritto? Sicuramente non Bioshock visto che Rapture è sì sott’acqua ma in un oceano del pianeta Terra e il gioco non mi è sembrato pieno di scienziati geniali che combattono contro il male… anzi, a dirla tutta gli scienziati, i pochi che ci sono, fanno parte del male. Il protagonista non è uno scienziato, mentre il padre fondatore di Rapture è un magnate.

Effetti visionari fanno di questo game, al pari di tanti altri, il paradiso dei videogiocatori, una specie umana compulsiva e frenetica, che spesso agisce in stato di trance o dimenticando la realtà come sotto effetto di droga. Talvolta i giochi sono così assurdi e incomprensibili che una persona “normale” non riesce a capire dove stia il divertimento.

Quindi chi si diverte con i videogiochi è “anormale”? Anzi, meglio: un drogato anormale che agisce in uno stato di trance divertendosi con giochi assurdi e incomprensibili? Non mi piego alla facile polemica. Mi chiedo soltanto se il signor Faenza si sia fermato a cercare di capire ciò che lui stesso ritiene incomprensibile, ovvero se abbia mai dato una chance a qualcuno o a qualche videogioco stesso di illustrargli il mondo dei videogiochi in modo diverso da come lo vede lui. Inoltre, vorrei fargli notare che molti amanti del cinema venivano descritti in modi simili negli anni in cui era forte lo scontro con gli intellettuali che consideravano la settima arte inferiore rispetto al teatro o alla letteratura. Ma anche qui rischiamo di allontanarci troppo.

L’articolo prosegue parlando del ‘videoinventore’ Miyamoto, di cui vengono citate alcune serie. Si parla poi dell’aumento delle videogiocatrici negli ultimi anni (dal 12 al 40% del mercato). Da qui ci viene regalata un’altra perla:

Si potrebbe dunque pensare a intrecci meno violenti e più alla portata della sensibilità femminile. Non è così. Piacciono alle femmine come ai maschi i giochi più cruenti, dove dominante è il ruolo del “killer”.

Assolutamente no. Chiunque abbia osservato il mercato videoludico negli ultimi anni, sa perfettamente che lo stesso si è differenziato notevolmente per venire incontro alle esigenze di pubblici diversi. Eccezioni a parte, i titoli dedicati alle ragazze sono molto diversi e caratterizzati in quanto tali. Esiste inoltre una vasta offerta di videogiochi eterogenei che non contemplano la necessità di diventare killer professionisti. Insomma, perché parlare di Nintendo e di Miyamoto prima e cadere nel tranello videogiochi=interpretare il ruolo di killer al paragrafo successivo? Vogliamo fare qualche esempio di videogioco vendutissimo e gradito sprattutto dalle ragazze? Vediamo: Wii Fit, Nintendogs, The Sims, i Giulia Passione, Brain Training e così via. Insomma, non guasterebbe un minimo di completezza e di competenza quando si parla di certi argomenti.

Insomma, caro Faenza, abbiamo capito che i videogiochi non le piacciono, anche se la ringrazio per non averli demonizzati più di tanto, soprattutto nel finale in cui dimostra una correttezza rara da chi li osserva dall’esterno, ma prima di scriverne bisognerebbe comunque informarsi. Non è una questione di puntigliosità o di lesa maestà del nostro hobby. Come reagirebbe se qualcuno le dicesse che non ama il cinema perché il finale di 2001 Odissea nello Spazio, con il monolite nero che cade in testa ai sette samurai facendogli perdere l’impero dei sensi, non gli è piaciuto? Probabilmente gli consiglierebbe di andarsi a vedere il film prima di parlare.

Per i bambini La PlayStation è come il veleno – parola di Hugo Chavez

Per Hugo Chavez, il presidente del Venezuela, la PlayStation è il veleno che conduce i bambini lungo la strada per l’inferno del capitalismo.

Il dittatore venezuelano ha fatto queste affermazioni durante la sua trasmissione radiofonica “Alo Presidente”, chiedendo alle compagnie venezuelane di realizzare giocattoli educativi indigeni, invece di importare prodotti come Barbie (beh, in effetti) che non hanno niente a che fare con la loro cultura.

L’Hugone venezuelano si era già scagliato contro la Nintendo, accusata di produrre giochi che promuovono l’individualismo e la violenza (anche lui insoddisfatto della ludoteca del Wii, i suppose) e ora è la volta di Sony e della pleistescion sui cui girano “alcuni videogiochi ti insegnano a uccidere. Spesso hanno usato la mia faccia, ‘dovete trovare Chavez e ucciderlo'” (credo si riferisca a Mercenaries 2, ma non escludo la possibilità che sia possibile farlo anche in altri titoli… magari mi sbaglio).

Il nostro quasi eroe ha anche aggiunto che i giochi in cui si lanciano bombe sono fatti per foraggiare la vendita delle armi e che in altri si promuovono le dipendenze da sigarette, droghe e alcolici.

Fonte: VG247
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Ringcast episodio 34 disponibile

Come già fatto con Babel, mi fa piacere segnalare l’uscita di un’altra iniziativa di Gatsu e soci. Ascoltando questa uscita del Podcast scoprirete come la parola deuteragonista possa far bagnare pesantemente un giocatore navigato come Vitoiuvara. Ma bando alle ciance e via di dowload:

2010, anno del seguito di Odissea nello Spazio che nessuno si è mai cagato, ma soprattutto anno durante il quale non farete altro che muovervi davanti allo schermo come se un branco di tarantole assassine avesse deciso di divorarvi. Di fronte a questa triste prospettiva, RingCast inaugura un’altra brillante stagione con argomenti spumeggianti e destinati a generare scalpore sia nella comunità scientifica che presso la Segreteria Vaticana. In questo episodio: voti e opinioni nei videogiochi, cinema: La Signora dei Cavalli e altri raffinati film d’essai, Giappone: preparativi in corso, soldati pesantemente armati che si toccano, drammi sulla tavoletta del water, le parole di ricerca più amate dai videogiocatori, Dragon Age Origins e il suo cazzo di inventario, il francese per tutti, isole popolate da uomini nudi e barbuti, Microsoft Gameroom e il concetto di rapina, Natal che perde pezzi, capolavori per PS3 che hanno giocato in otto persone su tutto il pianeta, Rockstar e il suo nuovo approccio alla schiavitù e last but not least, la verità sul fratello segreto di Gesù.

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