Un account Steam raggiunge cifre astronomiche su eBay


Era solo questione di tempo…

Recentemente è stato venduto un account di Steam su eBay con oltre 139 giochi, partendo da una base d’asta di 1000$. Non è la prima asta del genere, ma è la prima a raggiungere delle cifre così alte. Stando alle fonti, l’asta è terminata a circa il doppio del valore iniziale.

Sarà interessante vedere come Valve farà fronte all’inevitabile fenomeno della vendita degli account.

La mia ipotesi è che ricorreranno ad una regionalizzazione estrema del servizio ed introdurranno delle funzionalità per inibire il supporto dei salvataggi su Steam Cloud (che, ricordiamolo è anche una tecnologia su cui si basa anche il salvataggio offline) ad account i cui dati utente siano stati cambiati, permettendo magari la riabilitàazione dopo una ricertificazione dei dati. La vostra?

Fonte

IGN si scaglia contro i JRPG e i giapponesi rispondono


Prima arriva IGN a scrivere un elenco delle dieci caratteristiche che andrebbero sistemate per far uscire i giochi di ruolo giapponesi dallo stallo in cui versano da anni. Ad esempio hanno sottolineato che gli ambienti appaiono poco ‘vivi’, che vengono usati troppi riempitivi per allungare il brodo, che ci sono troppi cliché, che sono linearissimi e così via.
Le reazioni non si sono fatte attendere e su un forum giapponese sono apparse delle risposte (in giapponese ovviamente) che danno il punto di vista degli orientali sulla questione e fanno capire anche come considerano i giochi occidentali. Quello che sembra più evidente dalla lettura della diatriba è che molti di quelli che noi occidentali consideriamo difetti, per gli orientali sono pregi che non dovrebbero mancare in nessun gioco di ruolo. Oltretutto c’è un sottesto di disprezzo reciproco e un velato razzismo che potrebbero intrigare i sociologi in ascolto. In effetti lo stesso articolo di IGN si lamenta di questioni che appaiono non interessare molto ai giapponesi e che sono più un punto di vista occidentale sulla faccenda, una specie di “se volete vendere i vosti giochi qui, dovete…” o, meglio, “i vostri giochi sono inferiori perché…”. Vi riporto qualche frase per darvi l’idea del livello che si è raggiunto:

“What!? Fallout is the SAME THING! You fight the same enemies, collect the same items… There’s no sense of exploring unknown territory or anything. No matter how much freedom the player has, that’s all there is.”

“Okay, so give us some foreign RPGs that are more interesting than Japanese ones. I just don’t find foreign RPGs interesting at all.”

“Oblivion’s okay, but foreign games lack subtlety. They lack detail, and the character design and stories are bad.”

“Oblivion didn’t fare that well here, and Japanese don’t really get into real-time strategy games.”

“I call ‘cultural differences’!”

“Do foreign companies even make RPGs anymore? The only games that come to mind are first-person shooter action games. If we followed this ‘advice’ to the letter they’d have us making Grand Theft Auto clones.”

Fonte: AltJapan

The Legend of Zelda: Spirit Tracks

Sviluppato e distribuito da Nintendo | Piattaforme: Nintendo DS | Pubblicato Dicembre 2009| Sito ufficiale

L’originalità è importante nei videogiochi? Un tempo credevamo di sì, poi il marketing ci ha convinto del contrario e abbiamo iniziato ad adorare i multi-seguiti come fossero divinità. Senza accorgercene ci siamo rivoltati contro noi stessi e abbiamo eletto la reiterazione come unica possibilità di sopravvivenza; un po’ come se ci fossimo accomodati sul divano, pantofole ai piedi e avessimo acceso la televisione alla ricerca di quello che abbiamo già visto ieri. Perché in fondo la ripetizione è comoda e consente di preservarsi. Comunque vada.

Dopo aver infilato e avviato The Legend of Zelda: Spirit Tracks nel Nintendo DS (ancora quello senza telecamera, sorry, non posso mandarvi le foto di quando mi tolgo le caccole e le lancio contro il poster di Kojima) sono rimasto qualche secondo a guardare lo schermo cercando di far defluire un pensiero che mi ha attanagliato per qualche minuto: ma è un data disk? Con qualche secondo di concentrazione zen e un bel po’ di respirazione yoga studiata con Wii Fit Plus il pensiero fisso è diventato un monolite nero e pesante che ancora mi sbilancia la testa.

È identico a Phantom Hourglass, è identico a Phantom Hourglass, è identico a Phantom Hourglass. Beh, ma Phantom Hourglass era un capolavoro, pensi impettito con te stesso iniziando a litigare con la tua coscienza malata. Questa volta mi sbaglio sicuramente. Metacritic, aiutami tu a tornare sulla retta via. Vado e vedo la solita sfilza di voti verdi affiancati al nome tanto amato. Devo fare uno sforzo di normalizzazione, altrimenti mi accusano di essere snob. Ci devo riuscire per il bene del mondo dei funghi allucinogeni. Nessun fanboy potrebbe tollerare delle critiche a Zelda. Diventerei il mandante morale di chi sarebbe costretto, leggendo una recensione negativa, a lanciare la statua di Link, presa spendendo 15000 stelle sullo store Nintendo, contro un poster di Aonuma.

Torno al gioco. Sembra ancora un data disk. Che posso fare? Devo giocare. Arrivato a guidare il primo treno mi ricredo: è un data disk… Non pensarci su, mi dico. Magari migliora. Vado avanti, incontro Zelda, riprendo il treno, entro nella torre, prendo il treno magico, arrivo nella foresta, entro nel primo dungeon, risolvo i primi enigmi. Soffio dentro lo strumento che fa molto Zelda Friends 2, alleva la tua principessa. Combatto contro il primo boss che mi ricorda terribilmente un boss di Phantom Hourglass (no, no, no). Riprendo il treno e… non ci posso fare nulla, le fasi di spostamento a bordo del treno, l’unica vera novità, sono una mostruosità, un accanimento terapeutico contro le gonadi, infinitamente peggiori di qualsiasi barca il Link di turno abbia mai guidato per affrontare i vasti mari. Per il resto è un data disk, una riedizione nemmeno troppo economica di quanto visto in Phantom Hourglass.

Ora dovrei descriverlo più analiticamente. Link si muove spostando il pennino sullo schermo. Premendo sui nemici li colpisce con la spada. Ruotando il pennino intorno al personaggio porta un attacco rotante. Per parlare con gli abitanti basta toccarli. Ci sono i vasi da rompere. C’è l’erba da tagliare. I nemici… sono… identici. Quello che mi dà noia è che potrei descrivere la maggior parte di Spirit Tracks pensando a Phantom Hourglass.

Fortuna che c’è il treno. Scelto il percorso e obliterato il biglietto, è tempo di partire. Le funzioni per guidarlo sono basilari e si limitano al controllo della velocità e al clacson (lo so che sul treno non si chiama così, ma da quando ho scoperto la differenza tra high fantasy e low fantasy ho capito che l’essere umano può raggiungere vette di stupidità che non sospettavo minimamente e voglio che arrivi qualcuno a scrivere il nome giusto del coso così che si possa sentire particolarmente intelligente) che serve per far andare via gli animali che bivaccano sulle rotaie. C’è una mucca? Suona. Un ragno della foresta attacca minaccioso? Suona e il gioco è fatto.

Sulle rotaie, oltre agli animali, si dovranno affrontare dei treni malvagi pieni di pendolari che stanno andando a lavoro. Inizialmente saranno inavvicinabili, ma proseguendo nell’avventura si otterranno armi di distruzione di massa atte alla rottamazione di cotanti avversari. Il problema è che si tratta di una fase insopportabile e sterile, molto peggiore della tanto vituperata barca di Wind Waker. Gli spostamenti sono spesso fin troppo lunghi e i paesaggi del gioco, anche se belli, non giustificano l’impossibilità di saltare da una locazione all’altra senza dover per forza percorrere tutta la strada.

Come in Phantom Hourglass, anche qui c’è un dungeon hub che va percorso più volte dopo aver ottenuto diversi poteri e bla bla bla. Lo sforzo di fantasia è stato minimo, nonostante il ruolo più attivo della principessa Zelda rispetto alla media. Fortuna vuole che Spirit Tracks sia la copia di un capolavoro e che, nonostante le critiche fattibili, ne mantenga l’equilibrio e la perfezione delle meccaniche di gioco (almeno nelle fasi a piedi). Questo lo rende desiderabile e sinceramente superiore alla moltitudine di fetecchie uscite su Nintendo DS ultimamente. La storia è sempre la stessa, le armi sono sempre le stesse, la progressione è simile a quella di tutti gli episodi e gli manca la magia della novità che permeava Phantom Hourglass, ma per quanto criticabile è sicuro che difficilmente si può trovare qualcosa di meglio tra le uscite natalizie per la console portatile di Nintendo… e forse è proprio questo il problema di fondo del DS e del Wii (ma sì, tiriamolo dentro), ovvero che i brand che vanno avanti da decine di anni sono diventati “alternativi” alla massa dei prodotti che le popolano, nonostante le promesse e le possibilità inespresse dei relativi sistemi di controllo. Insomma, ciò che è vecchio è l’unica novità degna di attenzione. Veramente triste.

Articolo apparso originariamente su Babel 20

[Diario] Nerdata di inizio anno

Quale vantaggio hanno le bancarelle dei filippini nel mercato rionale di Via Gregorio VII a Roma? Principalmente sono piene di cianfrusaglie e le cianfrusaglie hanno sempre il loro fascino. Quelle che vendono DVD, VHS e libri sono le migliori, perché trovi di tutto: da rigurgiti fascisti  a film di un trash demenziale. Per mia somma depressione, nel novero delle cianfrusaglie sta diventando frequente trovare anche dei videogiochi per PS2. Di solito showelware, ma non sempre.

Questa settimana, ad esempio, sono riuscito ad accaparrarmi, insieme a roba meno significativa, questo bel giochino:

(gatto non incluso)

Ebbene si: Gattozilla si è prestato come modello per farvi ammirare una copia nuova di pacca di Transformers: Director’s Cut, ovvero un giocone del 2004 basato su Transformers Armada, uno dei periodi migliori della serie robotica. In realtà, io pensavo fosse l’altro, quello del 2003, con un fottio di personaggi della serie classica, che invece non ha mai lasciato il Giappone. Leggendo in giro, però, pare che questo sia ludicamente molto migliore.

Effettivamente il retro della scatola aveva dei commenti particolarmente sperticati, tra cui un ambiguo:

“… veramente eccezionale … “. Multiplayer.it

Malfidato come sono, ho pensato subito che probabilmente il recensore avesse scritto qualcosa tipo:

“Questo gioco fa così cagare che mi è venuta una diarrea veramente eccezionale”

e che i furboni di CTO (CTO, quelli che distribuirono Dune pieno di orrori ortografici!) hanno citato le uniche due parole vagamente positive. Indagando, Multiplayer gli ha realmente assegnato un bel 9.0, anche se delle due parole, l’unica che compare nel testo è “eccezionale” e basta. Vabbé, dovevano pur piazzarlo, ‘sto benedetto gioco.

Scartatolo (così da eliminare quel deturpante bollino SIAE) mi sono trovato di fronte ad un action-adventure non proprio da buttare ma nemmeno da 9. Insomma il gioco c’è, i Transformers non erano ancora tutti per lo più grigio metalizzato (e quindi si distinguono sullo schermo), le animazioni sono spettacolari (almeno dei personaggi principali e dei boss), ci si può trasformare in qualsiasi momento (anche se una Porsche che corre nella foresta amazzonica…) ed i livelli sono enormi e con un’esplorazione totalmente libera. Per qualche motivo che non riesco a razionalizzare, il gioco mi ricorda moltissimo Halo, forse perché bisogna macinare chilometri, boh.

L’unica cosa che mi ha lasciato un po’ di stucco è l’effetto ragdoll quando si muore: vedere Optimus Prime (che è una pippa di una lentezza assurda) accasciarsi come un pupazzo di Little Big Planet dopo che Sony ha staccato la spina del marketing non è proprio bellissimo. Bei tempi quando il ragdoll era un must-have per un video game.

Non penso ci giocherò molto nel breve periodo (anche se mi sono sciroppato tutto il “Making of” incluso, che ho trovato abbastanza mediocre) ma è sicuramente un must-have per i nostalgici ed i collezionisti.

Tanto per la cronaca, l’ho fatto vedere ad un moccioso seienne (casa mia è piena di mocciosi seienni, che inevitabilmente si presentano sempre quando metto in una console o su PC un gioco che ha un ESRB rating superiore al 14+) e lui mi ha apostrofato con saccenza, sostenendo che i miei non erano Transformers autentici. Per punizione l’ho messo a grindare kill a Dynasty Warriors: Gundam.

Beata ignoranza! Ai miei tempi Devastator non aveva i testicoli da dieci tonnellate l’uno!

Sono stati resi noti i dati ufficiali sulla vendita della console nel 2009

La NPD ha reso noti i dati di vendita delle console sul suolo americano di tutto il 2009. Beh, la Nintendo domina incontrastata, con il DS e il Wii che stracciano tutti. Disperate le palestre che si sono viste soffiare via i clienti da una casa che ha come mascotte un idraulico ciccione e baffuto.

DS – 11.22 million
Wii – 9.6 million
360 – 4.77 million
PS3 – 4.33 million
PSP – 2.5 million

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