[Retrospec] Star Wars: Rebel Assault

Prodotto e sviluppato da LucasArts
Piattaforme PC CD-ROM (MS-DOS), Mac CD-ROM, 3DO, Sega Mega CD | Pubblicato nel novembre 1993

La rivoluzione del CD-ROM era appena inizata, all’alba degli anni ’90, ed era abbastanza chiaro che di questo supporto nuovo e smagliante nessuno ancora sapesse bene che accidenti fare. Prima ancora dei lettori per PC, ad aprire la pista furono il Mega CD, celebre estensione tumorale del Megadrive; e il CD-I, cialtronata multimediale della Philips celebre per il peggior controller della storia dell’uomo, ambedue del 1991. Produttori e consumatori, inizialmente, in questa nuova tecnologia non videro altro che la possibilità di inserire Full Motion Video (nei fatti, filmatini pixellosi e spastici), apoteosi del precalcolato e, se andava bene, tracce suonate direttamente da CD. Laddove un anno più tardi la NEC, col suo PC Engine Duo/Turbo Duo (mai uscito in Europa) seppe fare la mossa più intelligente incoraggiando l’inserimento di queste cose come contorno a giochi di stampo classico e lo sfruttamento del maggiore spazio offerto dal supporto per migliorare disegno e animazioni, donando così al mondo tesori inestimabili come Dracula X: The Rondo of Blood e gli sparaspara della Red, e laddove anche il Mega CD fu capace di sporadici scampoli di dignità facendo talvolta lo stesso (Earnest Evans, Final Fight CD e alcune altre conversioni pompate), per il resto si assistette al trionfo di quel calderone che oggidì ricordiamo come film interattivi: sequele di giocacci pieni di attorucoli su sfondi renderizzati, caricando i quali si inorridiva molto e si interagiva poco, in genere senza nemmeno quella virtù che si può riconoscere ai tanto bistrattati laser game (che peraltro avrebbero conosciuto poco dopo le prime conversioni domestiche guardabili – almeno quello!).

Su PC la storia fu un po’ più tarda ma non molto diversa, anche se ci fu maggiore margine per gettare fumo negli occhi grazie all’interazione via mouse: e via con paccottiglia edutainment, classici del trash videoludico come il famigerato The 7th Guest (clicca, aspetta, guarda il filmato dello spostamento, clicca, aspetta, sorbisciti un altro filmato di tizi coi costumi di carnevale del supermercato, clicca, aspetta, risolvi il puzzle decontestualizzato, ripeti o muori), cialtronate di pseudoazione come Megarace e pionierismi nebulosi come il primo Myst, frutto di quei fratelli Miller tanto sognatori quanto, all’epoca, sprovveduti e poco avvezzi al game design (a me la serie piace anche e trovo che i seguiti siano grandi giochi, ma quel che è giusto è giusto); peraltro di immenso successo. LucasArts tentò una via diversa con Star Wars: Rebel Assault.

La licenza di Star Wars è presa come scusa per una sorta di linea apocrifa come era già quella di X-Wing: nei panni del non meglio identificato Rookie One (più o meno come se in un RPG ci chiamassimo Pleaseenteryourname) dovremo passare attraverso diversi stage che ci condurranno, man mano, all’attacco alla Morte Nera, e che il diavolo si porti Luke Skywalker. Il filone è quello dello sparatutto a punti da giocarsi di preferenza col joystick e rigidamente diviso in stage; il Full Motion Video è usato in un modo che si rifà a Firefox (1983), antico coin-op dell’Atari su laser disc, ma inserendo molte variazioni sul tema: mentre scorre un percorso prerenderizzato, fisso e talvolta ciclico (come nell’attacco alla Star Destroyer: si continua a svolazzarle intorno nello stesso modo finché non va giù) dovremo, a seconda dei casi, muovere la nave di turno (shuttle e caccia vari) ripresa di spalle per schivare ostacoli, muovere un mirino da una visuale in prima persona per sparare dal proprio caccia a bersagli di varia sorta attorniati da marcatori verdi (caccia TIE, cannoni, generatori di scudi ecc.) possibilmente prima di venirne colpiti; o fare le due cose insieme, col mirino che si muove insieme allo sprite. Ogni livello è diverso dal precedente per ambiente e impostazione, assicurando una qualche varietà, e ce n’è persino uno a piedi in cui bisogna coprirsi e stendere gli Stormtrooper che sbucano come tante sagome; senza contare la saltuaria possibilità di scegliere fra due percorsi differenti e di diversa difficoltà. Sovente gli stage cercano di rifarsi a quanto visto nella trilogia di film, specialmente nel primo (cioè il quarto episodio, insomma avete capito), ma con una marcata noncuranza filologica: per esempio su Tatooine ci si va per combattere, e si devono abbattere i vari baracconi con le gambe che risalgono al secondo film anche se qui il tutto precede l’attacco alla Morte Nera.

I livelli sono inframmezzati da filmati dall’aspetto alquanto posticcio ma più guardabili di tanti altri dell’epoca, grazie alla buona creanza di non impiegare attori ma di servirsi di volti disegnati, si può scegliere fra i tre canonici livelli di difficoltà e ci sono le canoniche tre vite a disposizione, e viene fornita una password ogni tre stage – ricordo bene quanta isteria mi provocò, guarda caso, proprio il terzo, quello con l’A-Wing nel canalone pieno di angustie e le collisioni inaspettate. Tutto nel gioco è precalcolato, inclusi i nemici ed eccettuati solamente i raggi, ci si può scordare qualunque cosa somigli al tatticismo di X-Wing e compagni – dove un approccio ravvicinato a una Star Destroyer come quello che si vede qui ci avrebbe fatto velocemente a pezzi; e tutto si gioca sull’azione immediata e la suggestione cinematografica. Un joystick a due tasti basta e avanza, visto che si usa solamente il primo e, nei livelli di pura manovra, nemmeno quello.

Rebel Assault fu un action dignitosissimo, veloce, disimpegnato e divertente, ottenne un vastissimo successo di pubblico e critica che gli valse anche un seguito (un po’ fuori tempo massimo, per la verità) e a lungo il PCista che oggi taccia le console di avere banalizzato i giochi ne trasse diletto. Divenne a modo suo un pezzo di storia, assegnatogli dal suo stato di orbo in un regno di ciechi: ossia come il primo, o comunque uno dei primi, titoli basati sulle grasse novità del CD-ROM a cui non fosse una pena straziante giocare.

12 comments on “[Retrospec] Star Wars: Rebel Assault

  1. Curioso poi che lo stesso retaggio dei due rebel assoult fu ripetuto in un gioco completamente in grafica poligonale come “shadow of the empire”, segno che le vecchie abitudini sono dure a morire. Del resto però non tutti i giochi in full motion sono da buttare via! Pensa a Gabriel Knight 2, la serie di Tex Murphy, Black Dahila…

  2. @Neo-Geo: hai ragione, ma quella che citi è tutta roba post-Rebel Assault; e soprattutto post-realizzazione che col FMV si potevano fare avventure grafiche di stampo classico e che come innovazione non era poi di che farci chissà che. Per i primi anni del CD (Under a Killing Moon è della fine del ’94) il quadro è quello, tristissimo, che ho delineato.

    E non ho nemmeno citato altre porcate illustri come Hell Cab, Night Trap, Thunder in Paradise, Mad Dog McCree, Double Switch…

  3. No vi prego non mi toccate 7th Guest T _ T

    E anche per altri titoli di quell’epoca si potrebbe spezzare più di una lancia: Under a Killing Moon (leggendario), Riven (il più bel Myst, forse, e concettualmente, insieme a Daggerfall, uno dei primi free-roaming. A molti non piacque proprio perchè era molto più un viaggio ne surreale che un gioco vero e proprio), Gabriel Knight 2, Pandora Directive, La Signora Calibro 32 (uno dei primissimi doppiato in italiano: ricordo che mia sorella passo più di una davanti allo schermo a chiedermi: “ma è un film?”), Return to Zork, Zork Nemesis…insomma, recitazioni pessime, è vero, ma un gran periodo della storia dei videogiochi 🙂

  4. Le_Mirage, ribadisco quanto ho detto a Neo-Geo: non dico che quelli non siano bei titoli (Riven mi piace molto, anche se preferisco ancora Myst III e IV), ma non c’entrano. È *tutta* roba della seconda ondata, del post-Rebel Assault, di quando si è finalmente capito che cosa era meglio fare col FMV e il prerenderizzato – cioè niente di essenzialmente diverso da quello che si faceva prima, e al diavolo l’inutile film interattivo. Quella che ho descritto è la prima ondata, gli anni esplorativi tra il ’91 e il ’94, ed essa fu senz’altro la merda iperuranica.

    RA fu il primo gioco che sarebbe potuto uscire solo su CD-ROM e che al tempo stesso si lasciasse giocare; e si basa su un concept vecchio almeno come lo Star Wars in wireframe. Da lì l’antifona fu chiara e la strada fu tutta in discesa, come testimoniano i titoli che hai detto. Questo non mi sogno di negarlo, ma è stato tutto poi.

    Per il resto non preoccuparti; The 7th Guest non lo toccherei nemmeno con un bastone =D

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