Mimetismo della mimica: anacronistico?

L’altra sera, mentre spulciavo titoli usati e mi informavo sulla PSP Go in un punto vendita di una misconosciuta catena commerciale, mi sono imbattuto in una scena che mi ha fatto riflettere. Ad una postazione Wii stava girando una copia di Mario Power Tennis, un titolo del 2009. Ai controlli, un bambino di neanche dieci anni si stava agitando come un matto. Premetto di non possedere la console Nintendo, di averci giocato davvero poco e di provare un certo scetticismo dei confronti della maggior parte del suo catalogo software. Ma torniamo al teatrino… All’inizio, guardando lo schermo, ho sorriso pensando a quanto fosse n00b il pischello. Sul monitor campeggiava a chiare lettere una sequenza di simboli (0 – 3) che, a mio avviso, inchiodavano inequivocabilmente il giovane player alla realtà di una sconfitta. Finalmente – ho pensato io – un gioco che si impegna a contrastare la dilagante piaga del popolo dei “casual”. Il bambino, inoltre, muoveva il remote in maniera palesemente scoordinata, senza simulare il gesto del dritto o del rovescio. Il suo dimenarsi era tanto stonato e disarmonico da riuscire a strapparmi un secondo sorriso sardonico.

Il controller era tenuto alto, come fanno i vigili quando utilizzano la paletta per fermare le auto; gli input motori  erano principalmente costituiti da colpi secchi, che non corrispondevano assolutamente alla mimica tipica del tennis, a cui ciascuno di noi è stato abituato da anni e anni di passive schermate statiche sorbite nel week end, davanti alla televisione. Ogni venti o trenta secondi, il pupo si lanciava anche in un balletto dalle cadenze molto sudamericane, agitando il remote quasi fosse una maracas. Incuriosito dalla grezzura con la quale stava usando i controller, mi sono soffermato per capire le effettive dinamiche di gioco. Nel mentre, un Diddy Kong in bassissima risoluzione continuava a trasformarsi e schiacciare, portando a segno dei colpi che continuavano ad incrementare il divario in termini di punteggio. Sono dovuti passare cinque minuti buoni, prima dell’epiphany. Al termine del match, infatti, avevo ormai capito che il nano aveva stracciato la cpu, lasciandomi con il proverbiale moccolo al naso. Preferisco sorvolare sulla faccia garrula e festante del puffo che, vista la mia espressione basita, si capiva essere intenzionato a sfidare il vecchio incredulo. Preferirei infatti soffermarmi sull’utilizzo che veniva fatto del “fino a poco tempo fa ancora inimitato” pad giapponese. Non avendo mai approfondito la conoscenza con l’ultimo hardware della Nintendo, avevo sempre pensato che parte del successo della Wii fosse legato al fatto che, giocando a tennis, si simulasse il movimento della racchetta. Stesso discorso per gli altri sport: a bowling quello del lancio della palla, al golf quello della mazza e via dicendo. Ma quel bambino non simulava nessun gesto atletico: utilizzava il remote come se fosse una bacchetta i cui movimenti erano completamente slegati al mimetismo della mimica di cui sopra. Ci sto ancora pensando adesso, senza trovare una spiegazione alla cosa.

Io la Zapper la usavo come se fosse una pistola vera… diavolo, il bello era quello, no!?

19 comments on “Mimetismo della mimica: anacronistico?

  1. Be’, Mario Tennis è un caso a parte, perché è un arcade e non una simulazione e riproduce solo un numero limitato di movimenti.

    In ogni caso, il Wii Remote funziona in base ad un accelerometro che misura la velocità angolare (o come diavolo si dirà in gergo tecnico) per cui, con un po’ di esperienza, puoi tranquillamente stare seduto e con il solo movimento del polso imprimere la giusta velocità angolare al telecomando, che il software non sa distinguere da un movimento ampio e “realistico” et voilà, ecco fatto.

    La simulazione del movimento è solo un gesto spontaneo che fai all’inizio, perché la tua aspettativa è quella. Ma se ci giochi abitualmente impari presto a fare economia dei gesti e a sfruttare in questo senso le caratteristiche del pad.

  2. Credo tu abbia provato il gioco più sbagliato per valutare il Wiimote. 😀

    Mario (power) Tennis è un titolo di ben 6 anni fa uscito per Gamecube e tu ne hai provato la ri-edizione per Wii (in pratica lo stesso identico gioco, riadattato in 16:9 e nei controlli, abbastanza malamente). Sarebbe bene che tu provassi Wii Sport o EA Grand Slam Tennis, sicuramente titoli migliori e nati con il Wiimote già sul mercato.

  3. Mi pare una pretesa assurda la tua però!
    E’ come pretendere che solo perchè sei una spada con i giochi per snowboard tu lo sappia fare davvero sulla neve, oppure se superi tutte le prove da funambolo a wii fit tu sappia poi davvero camminare sulla corda.
    Usare questi “nuovi controller” in modo nuovo è solo un’evoluzione dei giochi e delle console, poi sta a te mantenere un approccio giovane ed accettare il nuovo con stupore interesse e voglia di provare piuttosto che con scetticismo usando frasi tipo ” ai tempi mia era mejo”.
    Anche io ho la zapper nel cuore (un po’ meno quello str***o di cane che mi perculava quando sbagliavo), ma devo riconoscere che i nuovi sistemi hanno i loro vantaggi.
    Appro: ma lo sai che stavo scrivendo (quanto fa professionale sta cosa, e invece sono una peraccottara buhahaha) una cosa che tocca questo argomento? Pure la tavola periodica dei controller… coincidenza!

  4. Credo si sia travisato il concetto espresso da Karat, che si meravigliava come un controller che dovrebbe andare in mano a donne, bambini e persone completamente estrenee all’uso di un pad si riveli all’atto pratico, fra le mani degli users, un tipo di controllo se possibile più difficile da padroneggiare e meno sensibile di un joystick qualunque a discapito di tutto il marketing del WII sulla fruibilità e immediatezza dei suoi giochi.

  5. @ SonicReducer:

    Sul fatto del “mejo” è un dato innegabile. Ai nostri tempi era “mejo” a prescindere. ;P

    Sul fatto dell’uso del controller, una postilla che avrei potuto aggiungere riguarda il fatto che io, alle elementari, ero davvero uno sbarbato se confrontato al ragazzino dell’articolo… Nel senso, lui era andato oltre il puro divertimento, utilizzando i controller con estrema efficacia ignorando il loro possibile utilizzo come racchette. Insomma… un vero hardcore. Io ero molto più ingenuo, in questi termini. Il primo vero atto hardcore lo feci con game boy e un gioco sulle olimpiadi (non rammento il nome), nel quale muovevo freneticamente l’indice tra i due pulsanti come se stessi cancellando con la gomma, per massimizzare la corsa dell’atleta… altri tempi!

    Per la questione coincidenze: ^_^

  6. Nevade wrote:

    Credo si sia travisato il concetto espresso da Karat, che si meravigliava come un controller che dovrebbe andare in mano a donne, bambini e persone completamente estrenee all’uso di un pad si riveli all’atto pratico, fra le mani degli users, un tipo di controllo se possibile più difficile da padroneggiare e meno sensibile di un joystick qualunque a discapito di tutto il marketing del WII sulla fruibilità e immediatezza dei suoi giochi.

    Punto di vista davvero interessante…

  7. @ nevade
    “un controller che dovrebbe andare in mano a donne, bambini e persone completamente estrenee all’uso di un pad si riveli all’atto pratico, fra le mani degli users, un tipo di controllo se possibile più difficile da padroneggiare e meno sensibile di un joystick qualunque a discapito di tutto il marketing del WII sulla fruibilità e immediatezza dei suoi giochi”

    Cavolo devo chiedere allora al SSN di farmi dare il sostegno, mi sa che pure a scuola dovevano darmelo, ma nessuno mi aveva detto che ero minorata per appartenenza di genere, magari ora mi spiego tante cose 🙂

    E sono anche in disaccordo sul fatto che il telecomando non sia padroneggiato anche dai nuovi del videogioco: ho visto i miei genitori giocare assieme a me e mia sorella tutti insieme con il wii, sarebbe stato impensabile con qualunque altra cosa “tecnologica”. Devo dire che per quanto la cosa non possa piacere ai “professionisti del gioco”, questo evento mi ha impressionata in modo molto positivo. Per come la vedo io è un successo per una console non un fallimento.

  8. SonicReducer wrote:

    Per come la vedo io è un successo per una console non un fallimento.

    Dipende però dagli obiettivi o dalle aspettative… Innegabile che la wii sia un successo dal punto di vitsa commerciale e di coinvolgimento delle masse…

    ma a me i suoi titoli (di cui leggo le recensione, più che altro, fanno in larga parte “ca++re”, se capisci cosa voglio dire…
    Per me, che consideravo Nintendo quasi come una mamma, la Wii non è stato un successo.

  9. Sonic scusa ma non è che ogni volta che uno dice “donne e bambini” devi sentirti chiamata in causa per la categoria, è un modo di dire, passamelo 😀

    Quello che stavo dicendo non è sul fatto che abbia avvicinato o meno “persone” al mezzo, di quello sinceramente me ne frega poco in questo discorso,  giocare a EA Tennis con quel coso NON è facile.
    Non voglio sentire stronzate perchè ci ho giocato per una settimana intera in coppia e per assordato non è un cazzo facile padroneggiare quel gioco a causa delle risposte del comandi.
    Allora mi chiedo, usare il Wiimote per muovere il braccio, fai l’angolo, dai quella spinta, gira il polso mentre di qua, fai quello mentre di la è veramente, a livello di fruizione e accessibilità sia chiaro, più “facile” di muovere lo stick a destra-sinistra e premere A?
    Ho i miei grossi dubbi.

  10. @ nevade
    non mi sento chiamata in causa ne personalmente, ma nemmeno per la “categoria” perchè io rispondo solo ed esclusivamente per me e per nessun altro. Non ho la presunzione di parlare per altri.
    Volevo solo far notare come proprio nei modi di dire ci siano tante cose, ma la finirei qui che poi dicono che rompo.
    E cmq non c’era da prendersela, ho solo lanciato una frecciatina che poteva cadere lì, non avevo intenzione di creare la polemica in alcun modo.

  11. Ripeto, era un modo di dire che aveva una valenza solamente sintattica e non semantica, volevo solo precisare che non volevano esserci “sotterfugi” maliziosi sotto, tutto qua 😀
    Chiariti così  😀

  12. SonicReducer wrote:

    E cmq non c’era da prendersela, ho solo lanciato una frecciatina che poteva cadere lì, non avevo intenzione di creare la polemica in alcun modo.

    nono continua! A noi ci piace il flame, vero karat? ;P

    E comunque, Sonic, un po’ ragione ce l’hai… però giocatrici con la G maiuscola ce ne sono talmente poche da essere statisticamente irrilevanti. Non è solo questione di stereotipi… 🙂

  13. Giuseppe Puglisi – “Joe Slap” wrote:

    Ma karat, in tutta questa pagina, dove sta? Va beh che è sempre giusto addossargli tutte le colpe di questo mondo, però così per sapere…. =D

    No, io mi riferivo al fatto che a Simone piacciono i flame, se fatti su Ars Ludica… specie quando portano tanti commenti. 😀

  14. Pure questo non lo capisco:

    “però giocatrici con la G maiuscola ce ne sono talmente poche da essere statisticamente irrilevanti”

    Anche qui parlo sempre e solo per me: passatemi la parola, ma io per un certo tipo di giochi sono una pippa assurda (Matteo ve ne può dare una conferma assoluta purtroppo), ma non credo che dipenda dal fatto che sono femmina, ma solo dal fatto che alcuni generi non mi piacciono o magari mi piacciono ma non sono proprio brava e basta, ci gioco poco e non divento pratica o altro.
    Però solo per il fatto che giochi allora ti viene chiesto più di quello, ti viene chiesto di dimostrare di essere il messia dei videogiochi, e francamente non è giusto, mi devo divertire giocando. Il gioco non è un lavoro è un divertimento e basta, anche se non viene tanto bene. Come se tutti quelli che suonano la chitarra o suonano per essere tipo Malmsteen oppure è meglio che evitano, non mi pare un approccio sano alla cosa.
    Anche qui si parla di giocatrici con la G maiuscola, non credo che la cosa si possa ridurre al fatto: non ci sono quindi non sono capici o roba del genere, questo secondo me è un argomento molto complesso e pure fuori dalla mia portata. Mi suona purtroppo molto famigliare.

    Riguardo ai “sotterfugi” ero sicura già dall’inizio al 100% che non ce ne fossero, avevo capito che non era un riferimento ne personale (non sto al centro dell’universo, lo so) ne alla categoria ed era proprio questo che volevo far notare!

  15. @ SonicReducer:
    Sonic, mi spiegherò meglio che posso, facendo un esempio.

    Nel posto dove lavoro io, ci sono circa 50 dipendenti. Siamo tanlmente pochi che conosco bene tutti. Di questi 50 dipendenti, 30 sono donne. Di queste 30, circa 20 sono under 36 anni.

    Nessuna di queste gioca abitualmente. Mai. Nemmeno con i mariti/compagni. Solo 3/4 ammettono di giocare qualche volta ai giochini sul web e di giocare il sbato sera a casa di amici, saltuariamente, a “golf e tennis che è una figata Robi, davvero, dovresti provare…”.

    I venti uomini, invece, sono leggermente più grandi (diciamo che sotto i 35 ce ne sono circa la metà). Ecco, quei dieci, tutti conoscono il mondo dei videogiochji e chi più o chi meno posside o ha posseduto almeno una PSOne. Questo non fa di loro degli hardcore gamer… ma statisticamente, il loro essere maschi risulta quanto meno rilevante.

    Insomma… videogioco è un concetto che si declina al maschile. Non puoi negarlo.

  16. SonicReducer wrote:

    “videogioco è un concetto che si declina al maschile”
    a quanto pare è così.

    fixed.

    Tu sei la classica eccezione che conferma la regola.

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