Paccottiglia

Ogni epoca ha la sua bella dose di opere d’arte brutte e molto brutte. Solitamente si ricordano i capolavori, ovvero si tende a fare un’ampia scrematura mostrando ai posteri soltanto quanto di buono è stato prodotto nelle epoche passate e glissando amabilmente sull’immane quantità di merda che ha affollato (e affolla) le culture tutte.

Ad esempio le corti rinascimentali italiane erano piene di piacioni reali che scrivevano opere dedicate ai loro signori o che litigavano in versi. Erano creazioni brutte già allora, figurarsi a rileggerle oggi (sono discretamente ridicole, fidatevi). Roba degna di Porta a Porta.

Di committenti infilati nelle pitture più famose è piena la storia dell’arte, così come di croste spacciate per capolavori… almeno fino alla morte del nobile o potentato di turno che, diventato carne per vermi, faceva perdere valore anche all’artaccia che gli girava intorno.

Ovviamente non è andata sempre così e di opere fondamentali per la cultura umana (e ottime per farne cartoline per turisti) ne sono rimaste a bizzeffe, peccato che la paccottiglia abbia sempre soverchiato numericamente le opere di valore in tutte le arti e peccato che non la ricordi mai nessuno. Certo, se ritrovi un brutto vaso vecchio di tremila anni scavando tra le rovine di un antico tempio, tendi a valorizzarlo per l’età e per la sua fortunosa sopravvivenza, oltre che per il suo essere documento di un’epoca ormai tramontata… ma pensandoci bene il discorso se ne sta andando un po’ per i fatti suoi, quindi è meglio ridargli una direzione.

E i videogiochi? Cosa c’entrano con questo tema? Tutto e niente. È che pensando alla mole di paccottiglia che sono in un certo senso ‘costretto’ a giocare ogni anno, un po’ mi è venuto da fare un parallelo. Oggi non ci sono videogiochi dedicati a chissà quale padrone che si piegano alle logiche della piaggeria… sicuri, s-i-a-m-o, noi, di, cìò, c,h,e diciamo?

Cos’è il mercato se non un padrone subdolo che pretende genuflessioni favorendo certi temi e un certo uso estremamente codificato e rigido del linguaggio? E il fruitore non è un dittatorucolo sciocco che vuole essere gratificato continuamente da ‘dediche’ implicite alla sua cultura e al suo modo di essere e di vivere?

Foto di: Sir Nadroj

Articolo già apparso su Babel 18