Outcast su gog.com

Su gog.com nei giorni scorsi era iniziato un conto alla rovescia accompagnato da una frase sibillina: “Don’t be an outcast from Orion…” che aveva fatto sperare a molte persone nella ripubblicazione di Outcast o di Master of Orion. Per accontentare tutti sono stati pubblicati contemporaneamente Outcast e il pacco Master of Orion 1+2, entrambi al prezzo di 5,99$.

Soprattutto Outcast merita di essere giocato per l’originalità dell’ambientazione e della tecnologia usata per rappresentare l’ambiente di gioco.  All’epoca della sua prima pubblicazione venne premiato con scarse vendite, ma ciò non gli impedì di diventare un gioco di culto ancora oggi ricordato e amato.

Per acquistarlo andate su: gog.com

Ringcast ancora in Giappone

Tornati dal Giappone, i ragazzi di Ringcast hanno deciso di farci capire chi sono pubblicando diversi speciali sul loro viaggio. Visto che noi siamo gelosi, li trattiamo male e vi chiediamo di scrivergli delle email infuocate in difesa della cultura orientale e del sakè, oltre che degli splendidi vibratori che arrivano da quel paese.
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Lavarsi la testa con polvere bianca di dubbia provenienza è una buona idea? Cosa succede ai vecchi giapponesi quando hanno scalato i 120.000 gradini del castello di Himeji? Qual’è il mistero che avvolge i cassoni dell’immondizia nella Terra del Sol Levante? Devi essere un ninja per camminare sui tetti o è tutta una montatura?  Come comportarsi se al ristorante cercano di fregarti rifilandoti una costosissima alga nera con fagioli? Ma soprattutto, si può giocare a Tetris con uno dietro che fa la telecronaca?

La risposta a queste e ad altre domande (che non avete fatto) in RingCast Extra 10 (seconda parte di un gustosissimo reportage), che vi porta per mano nei meandri di Kyoto e Himeji. Quattro idioti in vacanza si preoccupano di spiegare il lato oscuro del Giappone a chi, come voi, è troppo pezzente per andarci di persona.

In streaming: QUI

link itunes: QUI

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Link diretto MP3 (Extra 10): QUI

Blog: http://www.parliamodivideogiochi.it

Vietcong

Sviluppato da Pterodon & Illusion Softworks | Pubblicato da Gathering of Developers | Piattaforma PC | Rilasciato il 17 Aprile 2003

Dagli archivi di Ars Ludica.

Vorrei cominciare a parlare di Vietcong dalla fine, o, meglio, dai titoli di coda. Il gioco è dedicato a coloro che sono vissuti per decenni nel regime comunista, e quindi la precisa scelta di campo degli sviluppatori cechi di usare la prospettiva statunitense a proposito del famigerato conflitto del Vietnam assume un significato ideologico, oltre che meramente utilitaristico (il mercato non tollererebbe mai un’inversione di prospettive, no?). Il comunismo è il male e chiunque si renda protagonista della sua espansione (come i vietcong, appunto) è un cattivone. Niente di nuovo sotto al sole, se non l’esplicito avallo di chi realmente ci ha vissuto all’interno del blocco sovietico. Interessante.

La storia ci vede impersonare il sergente Hawkins, inviato a rinfoltire le fila dei soldati di istanza a Nui Pek, un piccolo campo americano a qualche decina di chilometri dalla Cambogia. Verremo affiancati poi da un gruppo di specialisti (CJ Hornster, un mitragliere; “faccia da topo” Defort, un marconista; Crocker, un medico; Nhut, una guida vietnamita; Bronson, un geniere), e affronteremo diverse missioni (dal rastrellamento di alcune aree paludose al prestare aiuto ai montagnard; dall’infilarci nei famigerati cunicoli sotterranei vietnamiti al fare incursioni notturne per salvare un compagno reso prigioniero; e via discorrendo…), con non pochi momenti di gioco davvero esaltanti e dal design ben riuscito (come ad esempio la strenue difesa di un avamposto posto sulla sommità di una collina, oppure l’assalto con le mitragliatrici pesanti dell’elicottero – banale ma riuscitissima citazione di Apocalypse Now –, oppure ancora la fuga a bordo di un motoscafo bersagliato da una miriade di combattenti…).

Vietcong è un FPS che richiede una certa capacità istantanea di pianificazione tattica (fare gli sboroni e sparare a più non posso equivale a morte certa; anche perché i nemici sono bravi nel mimetizzarsi nella giungla) e di sfruttamento, ove possibile, dei commilitoni, preziosi nella quasi totalità delle situazioni (a patto di non chiedere troppo: efficacissimi nel fuoco di copertura, mirabili negli schemi di combattimento, ma schiappe senza speranza in fatto di precisione), ben bilanciato e raramente ripetitivo, con una trama tipica di un b-movie discretamente originale. L’unica, grande, pecca è la longevità: in una settimana di gioco non troppo selvaggio è mestamente apparsa la parola “fine” a tutte le vicende. Menzione d’onore per la colonna sonora, contenente pezzi “d’epoca” che sicuramente nessuno faticherà a riconoscere…

Demon’s Souls: ufficiale la data europea

Persino noi europei potremo vantare una versione nostrana per l’incredibile Demon’s Souls, un RPG capace di vincere numerosissimi riconoscimenti senza la necessità di essere distribuito (ufficialmente) anche in Europa. Fortunatamente, Namco Bandai ha deciso di rimediare a questo scempio, annunciando che il 25 giugno prossimo sbarcherà sugli scaffali dei nostri centri commerciali (i negozi di videogame, ormai, sono più unici che rari), un’edizione pensata anche per quelli del vecchio continente.

Per tutti coloro che hanno resistito alla tentazione di appropriarsi di una copia d’importazione del gioco, Namco Bandai ha pensato di confezionare una “Black Phantom Edition“, contenente (oltre al software) una guida strategica, la soundtrack originale e un art book. Il prezzo di tutto questo popò di roba è ancora sconosciuto (e te pareva!).

Nulla si sa circa l’eventuale localizzazione in italiano. Hanno fatto 30… non ci resta che sperare abbiano allungato fino al 31!