Call of Duty – World at War

Sviluppato da Treyarch| Distribuito da Activision Blizzard | Piattaforme: PS3, Xbox 360, PC | Pubblicato novembre 2008 | Sito ufficiale

Arrivo tardi, ma ci arrivo, prima o poi.  Call of Duty – World at War: mainstream, commerciale, scriptato e pure mediocre. Io non capisco. Ma com’è possibile che quelli della Treyarch non riescano a realizzare un gioco che non sappia di riciclaggio?

È assurdo. Gli insuccessi del team californiano danno adito alla leggenda che quelli di Infinity Ward siano dei geni irraggiungibili, capaci, solo loro, di realizzare FPS con script originali e degni di essere menzionati. Insomma, inizio a essere stanco di vedere sempre il solito clichè del soldato buono che salva il commilitone dal soldato cattivo proprio quando stava per fare fuoco. E fosse solo questo, dico io! Facciamo un breve sondaggio: chi di voi ha giocato al primo CoD, quello uscito nel 2003 e capace di riscrivere un genere? Tutti?! Bene. Ora: ma ve lo ricordate il pathos creato dalla scena in cui l’Armata Rossa riconquista Stalingrado, con quel giochetto del “tu porti il caricatore che io porto il fucile”? Oppure della foga con cui si affrontava l’ultima missione, ambientata a Berlino, quando si doveva correre disarmati da una parte all’altra di una piazza, sotto il fuoco delle mitragliatrici naziste, al fianco di centinaia di altri compagni comunisti? Ve lo ricordate? Io non riesco a comprendere come sia possibile che, nel giocare l’ultimo titolo di Activision ambientato durante la seconda guerra mondiale, io non riesca, neanche lontanamente, a provare alcun tipo di sensazione analoga. Che la colpa sia imputabile al solito effetto del “già visto, già fatto”? Non sarà mica che il compito di sceneggiare e scriptare un gioco sia una pratica davvero difficile e ricca di ostacoli? Il dubbio rimane anche quando ci si sposta su produzioni che, pur non avendo nulla hanno a che fare con il brand di Call of Duty (ogni riferimento a Medal of Honor è puramente voluto), non sono riuscite ad eguagliare la bontà del lavoro degli Infinity.

Quelli della Treyarch hanno eccelso in una cosa sola: i filmati di intermezzo, realizzati per essere arrogantemente stracolmi di testosterone, con voci narranti baritonali e musiche incalzanti in stile The Bourne Identity.  Le immagini d’archivio, perfettamente integrate in un layout monocromatico, che attraverso una stilizzazione di territori e milizie funge anche da briefing introduttivo, sono state scelte per essere opportunamente ciniche e di impatto emotivo immediato. Ma a parte questo aspetto, sembra di giocare ad una brutta versione del Vietcong degli Pterodon, uscito nel lontano 2003. Il gioco non si salva nemmeno quanto offre al giocatore la possibilità di abbrustolire i nemici con il lanciafiamme, il cui uso è espressamente richiesto in diversi punti benché sia nettamente più divertente procedere con armi meno originali. Parlare di grafica ed effetti, oggigiorno, è quasi superfluo. Ovviamente il titolo si difende bene, così come per il già citato comparto audio, intelligentemente pensato per accrescere la tensione durante lo spara spara generale. A livello di gameplay nudo e crudo, infine, non c’è nulla che meriti di essere segnalato, sempre che si conosca il significato dei termini first, person e shooter.

Mi rendo conto che proporre un videogioco ambientato nel teatro della seconda guerra mondiale e avere la pretesa di svilupparlo in modo non convenzionale è un’impresa più facile da scriversi che da realizzarsi. In effetti, Call of Duty – World at War è un gioco che, se eviscerato dal panorama degli FPS moderni, risulta essere un prodotto eccezionalmente confezionato in tutte le sue componenti. Quello che manca, purtroppo, è appunto l’originalità, che credo (ma è solamente una mia idea) sarà il tallone di Achille delle pubblicazioni di Activision Blizzard in materia di sparatutto in prima persona, negli anni a venire.

15 comments on “Call of Duty – World at War

  1. Il problema di Treyarch è la loro natura di studio di sviluppo nato per fare giochi commerciali o porting di giochi già esistenti; Non hanno mai avuto una direzione artistica in cui specializzarsi ma sono sempre stati costretti ad approcciare materiale già esistente (con risultati non sempre esaltanti); se si considera poi che manchano dei talenti tecnici nello studio (sempre in paragone alla Infinity Ward di COD 1-2-4), allora si può tracciare un quadro piuttosto deprimente.
    Per quanto mi riguarda aspetterò Black Ops per dare un giusto giudizio alla software house: da una parte l’ambientazione nuova, dall’altra il distacco che treyarch ha promesso nei riguardi della formula Infinity Ward (soprattutto nel multiplayer) mi fanno ben sperare. Aspettiamo novembre

  2. Quanta poca originalità nel commentare un titolo griffato Treyarch, invece. 🙂
    A prescindere dal fatto che ci sono alcuni momenti veramente belli (la presa del Reichstag su tutti), un multiplayer solido che a distanza di anni tiene botta con mostri decisamente più grossi (non lo dico io, ma la LIVE activity http://majornelson.com/archive/2010/05/11/live-activity-for-week-may-3rd.aspx), WaW non è affatto male. Poi certo, che non siamo ai livelli di Call Of Duty (tu citi il primo, io avrei evitato e citato il secondo per esempio, anni luce avanti), ma da qui a demolirlo come hai fatto (e a distanza di quasi due anni dall’uscita) è ingeneroso.

  3. Io l’ho trovato un prodotto onesto. Non innovativo, niente di nuovo sotto il sole, ma ben fatto.
    Purtroppo come han detto sopra Treyarch è un po’ la servetta di Activision, costretta a lavorare senza innovare, nei tempi stabiliti.

  4. @Simone Tagliaferri

    Non sono innovativi per quanto riguarda le meccaniche, ma si può convenire sul fatto che le scelte estetiche a livello di scripting sono state, nel corso dei tempi, abbastanza originali: la morte di Paul Jackson, la cut scene finale, il flashback nei panni del capitano Price e ancora prima, in cod2, la finta libertà nella maggior parte dei livelli ad obiettivi multipli (per non parlare del multiòlayer). Treyarch purtroppo, un pò per saturazione, un pò per esperienza, non è riuscita a costruire script emblematici e originali come quelli di Infinity Ward, limitandosi a fare il copia-carbone.D’altronde Cod rimarne un videogioco di consumo, costretto, come un film d’azione ad alto budget, a tenere la stessa semplice struttura ad ogni iterazione

  5. Alla fine se ci pensi è il cinema che decide quali siano i cod migliori, o almeno quali siano le parti migliori: rifletti bene: non puoi staccare i cod dalle produzioni filmiche a cui si ispirano: la sequenza iniziale de “Il nemico alle porte” copiata pari pari nell’inizio della campagna russa del primo cod, la campagna americana ispirata alla sezione centrale de “salvate il soldato ryan”, la conquista di Point du Hac in cod2, simile all’assalto di Omaha Beach del film di Spielberg, la campagnia dei marines in cod4, già vista in Black Hawk Down, Three Kings e tanti altri film incentrati su Desert Storm, fino ad arrivare al trash più becero con il livelo del gulag in Modern Warfare 2, plagio di The Rock di Michael Bay..
    Se mi permetti un paradosso temporale, si potrebbe affermare che il cinema a cui ti riferisci offre le stesse emozioni e la stessa adrenalina dei vari Call of Duty, senza il fardello di doverli giocare 😉 Chiaramente tu attribuisci maggiore dignità al mezzo filmico poichè la struttura COD è troppo rigida per il videogioco, ma per il giocatore medio tale surrogato filmico risulta essere ben fatto, e in questo IW è migliore di Treyarch.

  6. Mah… Io non sono così scettico nei confronti dello script selvaggio. In alcuni caso è piacevole e mi fa passare delle ore di sereno intrattenimento, facendomi credere di essere io l’artefice del tutto. Non è molto diverso, concettualmente parlando, da indurmi le risate con dell’ottima erba…

    Se poi volgio scervellarmi in stile sudoku, allora è inutile nemmeno parlarne, di Call od Duty in single player, no?

  7. Per quanto mi riguarda la guerra pirotecnica e anabolizzata degli ultimi CoD mi ha stufato. Però, a giudicare dalle vendite, non sono in molti a pensarla così.

  8. Vabbè, raga, il primo Modern Warfare per me era un giocone, ma perchè era il primo e hanno capito che valeva la pena starsi un attimo attenti per guadagnare punti sui successivi. Già il secondo infatti fa pena, ma non c’era dubbio che avrebbe avuto comunque un successone dato lo strascico del primo.

    Per CoD il discorso è uguale. Non solo i primi erano giochi decenti, ma si portavano dietro la fama di MOHAA Allied Assault (che forse rimane il miglior titolo in assoluto, almeno tra le due serie), che è stato il primo vero FPS inspirato alla WWII con respawn selvaggio e scripting massiccio (ma non massiccio come oggi, all’epoca era molto più discreto e ragionevole…oggi c’è SOLO scripting ed è odiosissimo).

    World At War è il solito CoD, ne più ne meno. Ti spacciano scaramucce con 2-3 personaggi immortali (vabbè, personaggi poi…) come battaglie che in realtà hanno avuto proporzioni gigantesche, poi ci mettono qualche sezione dalla torretta e dal carro armato (orribili…le ho sempre odiate), 2-3 kamikaze (immancabili, ovviamente), e la solita parte russa con il tizio assetato di sangue che ti accompagna buttando giù frasi fatte. E nonostante tutto si fa ancora giocare, perchè è abbastanza difficile in alcuni punti da non sembrare ridicolo almeno dal punto di vista della giocabilità.

    Una curiosità finale…ma quand’è che avranno il coraggio di metterci anche un pò di campagna tedesca? Nel secondo CoD si vociferava ci fosse, ma non è stato così. Sarebbe un buona idea che cercare almeno di chiudere in bellezza…sempre se si parla di chiudere.

  9. @la_mirage

    orama la seconda guerra mondiale non tira più, tutte le SH sono migrate verso altri lidi, le speranze di vedere una campagna tedesca sono oramai pari a zero.

    perchè non c’è mai stata in passato ? per due motivi sostanzialmente: primo, cod è sempre stato un videogioco commerciale, e si sa che interpretare una nazista fa storcere parecchi nasi, oltre a portarti la furia di associazioni di veterani, associazioni culturali, governi etc.
    secondo per un fatto culturale (e qui cerco di fare un discorso più generale): i cod sono giochi altamente filo-americani (per la serie, la storia è scritta dai vincitori) e come tali appartengono ad un schema di pensiero altamente polarizzato, incapace anche solo di concepire una linea di pensiero diversa dalla propria.
    Come si riflette questo nei videogiochi ? Semplice, gli yankee sono i migliori, se non fosse stato per loro Hitler sarebbe ancora in vita (concezione profondamente falsa) e tutti gli altri vanno visti come gli vediamo noi.
    Vuoi degli esempi di questo rigido schema ? compra l’espansione del primo COD e vedrai che una missione sarà ambientata in Sicilia, noterai che non c’è un solo soldato fascista che ti sbarra la strada. secondo te questo è realistico o appartiene alla visione generale che vede l’Italia, alla fine della guerra, come vicina agli Stati Uniti, configurando come unico nemico europeo il nazismo ?
    Un altro esempio: i commissari russi del primo cod, dipinti come assassini dei propri compratrioti e punitori dei codardi; storicamente la figura di commissario politico ha sempre avuto concezioni negative poichè prima di tutto era una figura esterna al tessuto militare, e in secondo piano poichè doveva supplire ad un deficit dell’armata rossa: il dislivello tra comandanti e fanteria non aveva permesso la creazione di una classe di sergenti e tenenti capaci di controllo sulle truppe in campo. Inoltre nella campagna del primo cod, sei costretto a far ammazzare un commissario politico (e sottolineo politico) per continuare. Ora non so te io ci vedo un’aggressione culturale bella e buona (indipendentemente dall’orientamento politico)

    Ora ti chiedo, è possibile con questo clima anche solo proporre di immedesimarsi in una figura che unisce, per concezione comune, al soldato un criminale ? è possibile proporre il nazista soldato staccato dal nazzista uccisore di ebrei e di innocenti ? Personalmente ne dubito

  10. E questo dimostra come MOHAA fosse avanti perchè l’espansione Breakthrough era ambientata in Italia e (anche se già era molto inferiore rispetto al gioco principale) gli Italiani c’erano ed erano doppiati spassosissimamente :D.

    Scherzi a parte, il tuo discorso è diventato molto più evidente nel corso degli anni, fino a raggiungere livelli vomitevoli in MW2, dove non hanno avuto veramente ritegno in quanto a propagandismo. Nei primi COD si cercava ancora, fosse solo nelle schermate di caricamento, di dare il punto di vista del proprio personaggio. In World at War si è adottato il metodo MW: qualche frase figa e un filmato prima di sparare.

    Non penso che comunque molti se la prenderebbero, se pure in un videogioco avessero un idea simile. Per contro, la cosa gli farebbe pubblicità.

    P.s. ne approfitto per fare un pò il figo: durante la WWII la catena gerarchica militare russa ebbe molti problemi perchè Stalin aveva appena fatto uccidere gli ufficiali più anziani durante le Grandi Purghe :D.

  11. @ Mr. Rud

    Se non vado errato, nel nostrano “il Rosso e il Nero” titolo multyplayer di qualche anno fa, era possibile interpretare sia partigiani che fascitsti su marte.

    Per quanto riguarda Call of Duty, il tuo è un quesito culturale che nadrebbe sicuramente approfondito (almeno dal punto di vista di una qualsivoglia pretesa di antropologia del videoludo) ma, onestamente, interpretare il nazista che ammazza gli americani è una cosa che a livello cognitivo è difficile da accettare. Sarei curioso di conoscere il punto di vista dei tedeschi moderni…

  12. @ Il Cinese

    altri esempi di questa cultura demonizzatrice si possono ritrovare in altri giochi:

    – Vietnam (o Vietcong ?) 2 – interpreti anche un nord vietnamita, ma chissà perchè incontri solo soldati sud-vietnamiti …
    – America’s Army – (lo so che è un gioco inusuale, però rientra nel discorso) nei match multiplayer si è sempre soldati americani, ci pensa il gioco a re-skinnare i nemici come terroristi
    – C&C Generals . a parte la superiorità della fazione americana, la campagna dei medio orientali è quanto di più stereotipato possibile: assalti alla croce rossa, armi biochimiche etc .. (strano come un vecchio strategico, World War 3 Black Gold, fosse riuscito a caratterizzare la fazione senza stereotipi troppo invadenti; ecco cosa può fare un 11 settembre …)

    In generale la matrice è simile: il nemico DEVE essere percepito come qualcosa di completamente estraneo da noi: egli è capace della brutalità più violenta e dei trucchi peggiori pur di vincere, mentre noi siamo i bravi paladini venuti a far rispettare l’ordine e la giustizia. Tale atteggiamento trova terreno fertile in America, dove una cultura responsabilista puritana (il self-made man e l’American Dream) e una certa propensione verso le armi da fuoco (a 18 puoi acquistare un’arma ma devi aspettare i 21 per acquistare alchol) hanno portato ad una interessante mentalità: io ho il bastone più lungo, quindi io detto legge. A questo punto rimane ancora una cosa da inculcare: come faccio a giustificare una aggressione violenta ? Semplice, divento il poliziotto e convinco agli altri che l’unica possibilità di fermare il criminale è ucciderlo, anche se in realtà lui è prima di tutto un avversario. Acquistare terreno morale (spesso scomodando anche DIo) è un passo decisivo per una qualsivoglia strategia del consenso (Hitler usò moltissimo questa tecnica, facendo leva sulla teoria dello spazio vitale e sui vecchi rancori scaturiti dalla resa alla fine della prima guerra mondiale).
    L’americano nel nostro immaginario è quasi sempre stato il giusto: ci ha salvato dal nazi-fascimo (perchè erano degli assassini), ci ha salvato dal comunismo (perchè altrimenti avremmo perso la nosta terra) e adesso ci salva dal terrorismo (perchè vogliono toglierci la nostra fede), il suo compasso morale è diventato (o è sempre stato ?) il nostro, quindi vediamo in lui una figura fraterna (se non addirittura paterna). Questa atteggiamento ha creato anche una certa riverenza artistica: La Via è Bella di Begnini è, obiettivamente, un bel film, ma cos’è che ti fa guadagnare l’Oscar ? Semplice: il carro armato AMERICANO che entra nel campo di concentramento (anche se ci dovevano entrare i russi …); e che bel americano esce dal carro: biondo scuro con gli occhi azzurri (se il film fosse uscito tempo prima, si sarebbe anche fumato una lucky strike, ma questo è un altro discorso …)
    Ovviamente questo ragionamento (che sottolineo essere personale) non tiene conto di influenze politico-economiche, ma cerca solo di illustrare (senza ovviamente pretese di esaustività) come un meccanismo che noi vediamo nei videogiochi sia in realtà derivante da una nostra caratteristica culturale ormai radicata.
    Già ci vedo Simone Tagliaferri a distruggere questo mio commento xD
    \sarcastico

  13. Non è che si debba essere per forza acritici nei confronti di questi fenomeni: nei vari CoD il “buonismo” è la regola poichè tutto sommato lo è anche nella storia. In MW2 l’anabolizzazione è invece evidente, e non c’è alcun scusa (se non la constatazione che ai più possa piacere, o che magari non dia fastidio). Il gusto di molti vi avrà reagito sicuramente male, e un pò, io stesso, non me l’aspettavo.

    Non penso che debba essere comunque così difficile accettare di fare il tedesco: basta poco per capire che la guerra in molte sue parti è “neutrale”, e nella WWII non mancano (almeno a voler addolcire la storia, che sarà probabilmente peggiore) episodi di “guerra senza odio”, come la definiva Rommell. Da un punto di vista più videoludico sarebbe una scelta originale e coraggiosa per quella che, in fondo, è una serie che voleva avere anche una sorta di verosimiglianza storica. Tanto più che ormai la WWII l’hanno girata in lungo e in largo.

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