E3, post mortem

Foto di Permanently Scatterbrained

Ho seguito poco l’E3 perché è una manifestazione angosciante. Prima della fiera sono tutti lì ad ammiccare promesse mirabolanti di annunci shock che, regolarmente, non ci saranno. È da qualche anno che all’E3 non viene annunciato nulla, nuove console comprese. L’E3 vive di autoreferenzialità e tenta di trasformare in evento qualcosa che evento non è. Prendiamo il 3DS di cui eravamo a conoscenza da mesi o i vari Move e Kinect che hanno solo confermato tutte le impressioni (negative) dei mesi precedenti. Da bravi videogiocatori finiamo sempre a parlare del nulla mentre il medium mostra evidenti segni di stagnazione.

Ad esempio è stato notato, ma poco sottolineato, che la maggior parte dei titoli maggiori portati in fiera erano sparatutto all’apparenza piuttosto banali. Quanti ‘Call of Duty’ sono stati mostrati? E quanti ‘Gears of War’? Ho perso il conto. A stupire è la reazione esaltata di quelli che, davanti a cloni di cloni, ancora riescono a spendere parole di giubilo, manco fossero dei PR.

Qualcuno mi dirà che, in fondo, c’era Nintendo. Ma cari ragazzi, Nintendo è parte del problema, non la soluzione. Nel senso che coerentemente con le ultime fiere è riuscita a stupire più dei concorrenti diretti, ma lo fa puntando sempre su un repertorio ben strutturato che ormai si porta dietro da diversi decenni. Poco male se ne esce fuori un Super Mario Galaxy, ma siamo sempre lì ad attendere il prossimo Mario per ridefinire gli standard e per cantarne le lodi. Lo stesso discorso è fattibile per l’ennesimo Zelda, l’ennesimo Kirby e l’ennesimo Metroid. Sono sicuro che saranno tutti giochi bellissimi, ma sono sempre parte dello stesso pantheon che ci portiamo dietro dagli anni ottanta e che da allora non hanno fatto mezzo passo in avanti a livello di immaginario, maquillage tecnologico a parte.

È come se il mondo dei videogiocatori cosiddetti hardcore sia stato congelato in una serie di diapositive e che tutto quello che viene considerato ‘nuovo’ sia in realtà un eterno ritorno senza alcuna prospettiva di futuro.

Siamo vittime di un immenso conformismo che ci spinge a celebrare costantemente ciò che eravamo ricercandolo nei prodotti di oggi. Dietro un apparente cinismo non riusciamo a scardinare nessun discorso, ripetendolo all’infinito. Siamo stanchi del passato perché non lo abbiamo mai superato veramente, ma per non apparire patetici non possiamo che dissimularne il disprezzo. Così eccoci a celebrare la gloria dell’ennesimo travestimento della nostra infanzia, eternamente in attesa come tanti Giovanni Drogo, ormai assuefatti alla vista del deserto.

La critica videoludica è il volto kafkiano di questa stasi. Diventata scarafaggio e persa nelle sue eterne contumelie di nessun conto, auspica il cambiamento ma non fa nulla per incarnarlo, sapendo bene che fare un passo in avanti comporterebbe uno sforzo collettivo sovrumano e il rischio d’incomprensione con i lettori. E così, anche quest’anno, ci siamo dovuti sorbire report scritti da fanboy per fanboy, che non dicono nulla e che sono parola nata morta. Il copione è stato rispettato alla grande e le maschere di serietà e professionalità sono state indossate al momento giusto. Come al solito i danni collaterali sono incalcolabili, ricordando che lì dove puoi leggere più volte la parola cambiamento, c’è qualche Gattopardo di troppo.

47 comments on “E3, post mortem

  1. Il problema dell’offerta di Nintendo è proprio l’immaginario delle sue opere che non cambia di una virgola da moltissimi anni; per quanto concerne Zelda, ad esempio, ho trovato pericolose somiglianze tra A Link To The Past e Phantom Hourglass. Quindi, come ben dici, Nintendo è parte integrante del problema di autoreferenzialità che al momento affligge le produzioni tripla A (certo, poi ti sforna un Super Mario Galaxy che ridefinisce un genere e su questo non c’è niente da ridire).

    Hollywood tenta di risolvere il problema fagocitando idee da altri settori – comics e romanzi in primis – ma l’estrema giovinezza e peculiarità del medium videoludico non permettono operazioni simili.

  2. Nintendo il problema? Col cazzo.
    C’e’ un mercato che premia le scelte di Nintendo. VIste le vendite di Wii e DS, direi che hanno ragione un po’ su tutto. Si poteva fare di meglio? Ne parleremo alla next-gen, magari.

  3. Se è per questo esiste un mercato che premia anche le scelte di Studio Aperto, ma mi sa che non è chiaro che nessuno ha affermato che Nintendo faccia male (per me ha fatto male dal 2007 ad oggi, ma la situazione sembra stia cambiando), ma che Nintendo stessa pecchi di quell’autoreferenzialità di cui parla l’articolo. E questo è proprio un fatto, non un’opinione.

  4. Sono d’accordo, la stasi c’è e si vede. Sparatutto su tutti (scusate il gioco di parole). C’è una grandissima crisi di idee…


  5. Siamo vittime di un immenso conformismo che ci spinge a celebrare costantemente ciò che eravamo ricercandolo nei prodotti di oggi. Dietro un apparente cinismo non riusciamo a scardinare nessun discorso, ripetendolo all’infinito.

    per favore, moderiamo le massime.
    Super Mario, Zelda e Metroid hanno avuto un’innovazione come minimo al passo coi tempi, spesso lasciando pietre miliari del Videogioco per strada. L’innovazione, la rielaborazione di risorse passate in nuovi contesti o per risolvere nuovi problemi, c’e’ sempre stata. Per uno o due seguiti di una generazione (SMG2 o i due seguiti di M:Prime), non ha senso cestinare un brand intero.
    E non mi pare proprio che Zelda e compagnia nintendante non abbiano ampliato la loro mitologia.
    I marchi di cui ti lamenti potrebbero essere soltanto delle Cash Cow, eppure nel riproporli Nintendo ha spesso e volentieri stravolto sistemi vincenti (es. SMSunshine) pure di innovare. Ma chiedere a un’azienda di prendere il rischio economico e portarlo a 11 per colpe non pervenute e’, ne’ piu’ ne’ meno, un’allegro pippotto mentale.
    Si sarebbe potuta scrivere una riflessione sul perche’ l’E3 non osi come ci si aspetta, invece si e’ caduti in una retorica masturbatoria che, nel peggiore dei casi, fa soltanto disinformazione. Sara’ per la prossima volta.

  6. Simone “Karat45” Tagliaferri wrote:

    Non hai capito una mazza… tipico.

    Quel “tipico” e’ patetico, specie a casa tua, non ci fai una bella figura.
    Per il resto, nonostante le trivialita’, sono quasi sicuro che stiamo parlando dello stesso articolo:

    “È come se il mondo dei videogiocatori cosiddetti hardcore sia stato congelato in una serie di diapositive e che tutto quello che viene considerato ‘nuovo’ sia in realtà un eterno ritorno senza alcuna prospettiva di futuro.”

  7. E quindi? Non è così? non è dagli anni 80 che ci portiamo avanti gli stessi personaggi e che giriamo per gli stessi mondi?

  8. Vabbé, io son d’accordo con Karat anche se questo E3 è stato pure interessante e non così disastroso.
    Invece di stare a difendere la GRANDE ENNE cerchiamo di dare risalto a quei rari(ssimi) titoli che almeno propongono qualcosa di nuovo, con un autore alle spalle. Cazzo non si può esaltarsi per il ritorno di Link, Kirby e Kid Icarus e liquidare Vanquish come “un incrocio tra Gears of War (mah..) e Mass Effect (????)”.
    Certo, dal punto di vista delle “nuove IP” il panorama è desolante, ma questo si sa. Sono anni ormai, però almeno i videogiocatori FIGUEIRI mi facciano la cortesia di non spippolarsi per Street Fighter IV o cose simili.

  9. Simone Tagliaferri wrote:

    E quindi? Non è così? non è dagli anni 80 che ci portiamo avanti gli stessi personaggi e che giriamo per gli stessi mondi?

    Uno dei tuoi argomenti fallaci e’ la corrispondenza 1:1 tra elementi strutturali primari di un videogioco e la tua carriera come videogiocatore. Questa linearita’, questo parallelismo tra storia del Videogioco e storia personale del videogiocatore e’ adatta solo a considerazioni personali, nulla piu’.
    Ovvero: puoi benissimo lamentarti, a ragione, che da pischelli giocavamo con Mario, Zelda e Metroid e che oggi giochiamo a Mario, Zelda e Metroid, ma questo vale solo per noi. Non vale per le generazioni successive alla nostra, ma, soprattutto, non vale per Nintendo, che per sopravvivere nel mercato trova nell’innovazione e reiterazione delle sue cash cow trova una sicura fonte di guadagno e quindi di finanziamenti, un tampone pantagruelico per il rischio economico e la possibilita’ di investire in altri brand. E questo solo a livello della singola company. A livello macroeconomico, il settore intero del videogioco e’ strutturato similmente, con pochi brand fortissimi che spingono avanti innovazioni e tengono a galla dopo i fallimenti. A livello microeconomico, tu puoi anche preferire i giochi Indie di XBOX Live a Halo 101, ma finisce li’: appena alzi la testa, tutte le tue lamentele si rivelano una nevrosi e nulla piu’.
    Il problema principale e’ che tutto questo tu lo sai come e piu’ del sottoscritto: ecco perche’ l’articolo fa cagare. E sottolineo che se l’articolo mi fa cagare, non mi permetto di giudicare la tua intera persona con un “tipico”, percio’ gradirei che tu facessi altrettanto. Grazie.

  10. Oh, ma neanche su Nintendoglobal ragazzi… 😀

    1. Le generazioni successive alla nostra hanno comunque giocato Mario, Zelda, Metroid (questo un po’ meno dai, è stato in fermo dal 94 e risorto dopo quasi 10 anni) da pischelli vista la quantità di titoli che portano questi nomi e la frequenza di pubblicazione.

    2. Nintendo ha fatto più che sopravvivere, ma non per i suoi vecchi brand (Mario a parte, logicamente), ha dominato il mercato perché sono arrivati Wii Sports, labbilancia, il Brain Training con la Kidman e sì, pure Panariello e i Nintendogs (che giustamente vanno messi sullo stesso piano).

    3. Finanziamenti per investire in altri brand. Quali altri? Altri già utilizzati? O nuovi brand? Quali? -_-

    Per il resto, trovo l’articolo un po’ più catastrofico del dovuto, avrei appunto perlomeno dato rilievo a qualche produzione “interessante”.

  11. Mario Morandi wrote:

    Oh, ma neanche su Nintendoglobal ragazzi…
    1. Le generazioni successive alla nostra hanno comunque giocato Mario, Zelda, Metroid (questo un po’ meno dai, è stato in fermo dal 94 e risorto dopo quasi 10 anni) da pischelli vista la quantità di titoli che portano questi nomi e la frequenza di pubblicazione.
    2. Nintendo ha fatto più che sopravvivere, ma non per i suoi vecchi brand (Mario a parte, logicamente), ha dominato il mercato perché sono arrivati Wii Sports, labbilancia, il Brain Training con la Kidman e sì, pure Panariello e i Nintendogs (che giustamente vanno messi sullo stesso piano).
    3. Finanziamenti per investire in altri brand. Quali altri? Altri già utilizzati? O nuovi brand? Quali? -_-
    Per il resto, trovo l’articolo un po’ più catastrofico del dovuto, avrei appunto perlomeno dato rilievo a qualche produzione “interessante”.

    1) Io personalmente ho giocato Zelda su SNES, Ocarina of time anni dopo l’uscita su emulatore e devo ancora approcciare una Wii + Twilight Princess. Se avessi dovuto incrociare Zelda e Link solo una volta, ci saremmo persi OoT, MM, TP e altre uscite della serie che, perdonami, col cazzo che sono sempre la stessa minestra: tale concetto non e’ riduttivo, e’ ridicolo;

    2)Chi ha introdotto per primo il motion control? Chi ha introdotto per primo il touchscreen e l doppio schermo? Chi ha introdotto per primo il 3D? Togli tutti gli introiti dai brand principali e vediamo se c’e’ ancora spazio per queste cose;

    3)leggi sopra.

  12. Rikkomblog wrote:

    Simone Tagliaferri wrote:
    E quindi? Non è così? non è dagli anni 80 che ci portiamo avanti gli stessi personaggi e che giriamo per gli stessi mondi?

    Uno dei tuoi argomenti fallaci e’ la corrispondenza 1:1 tra elementi strutturali primari di un videogioco e la tua carriera come videogiocatore. Questa linearita’, questo parallelismo tra storia del Videogioco e storia personale del videogiocatore e’ adatta solo a considerazioni personali, nulla piu’.
    Ovvero: puoi benissimo lamentarti, a ragione, che da pischelli giocavamo con Mario, Zelda e Metroid e che oggi giochiamo a Mario, Zelda e Metroid, ma questo vale solo per noi. Non vale per le generazioni successive alla nostra, ma, soprattutto, non vale per Nintendo, che per sopravvivere nel mercato trova nell’innovazione e reiterazione delle sue cash cow trova una sicura fonte di guadagno e quindi di finanziamenti, un tampone pantagruelico per il rischio economico e la possibilita’ di investire in altri brand. E questo solo a livello della singola company. A livello macroeconomico, il settore intero del videogioco e’ strutturato similmente, con pochi brand fortissimi che spingono avanti innovazioni e tengono a galla dopo i fallimenti. A livello microeconomico, tu puoi anche preferire i giochi Indie di XBOX Live a Halo 101, ma finisce li’: appena alzi la testa, tutte le tue lamentele si rivelano una nevrosi e nulla piu’.
    Il problema principale e’ che tutto questo tu lo sai come e piu’ del sottoscritto: ecco perche’ l’articolo fa cagare. E sottolineo che se l’articolo mi fa cagare, non mi permetto di giudicare la tua intera persona con un “tipico”, percio’ gradirei che tu facessi altrettanto. Grazie.

    Ah, ecco che la butti sull’economia. è ovvio che siano brand di successo, come negarlo? è ovvio che abbiano una funzione importante sull’economia dell’azienda, come negarlo? Ammesso che il tuo discorso non fa una piega, rimane in piedi la domanda: perché da un giubileo di tempo ci portiamo dietro gli stessi personaggi e gli stessi mondi e non riusciamo a fare grossi passi in avanti o anche laterali? E aggiungo: perché l’ultimo E3 è stato una sfilata di FPS? Perché li vogliono i giocatori? siamo d’accordo, ma non posso far notare che la situazione è, per certi versi, abberrante? Oppure siamo tutti berluscones e quindi evviva l’ottimismo a oltranza?

  13. Rikkomblog wrote:

    1) Io personalmente ho giocato Zelda su SNES, Ocarina of time anni dopo l’uscita su emulatore e devo ancora approcciare una Wii + Twilight Princess. Se avessi dovuto incrociare Zelda e Link solo una volta, ci saremmo persi OoT, MM, TP e altre uscite della serie che, perdonami, col cazzo che sono sempre la stessa minestra: tale concetto non e’ riduttivo, e’ ridicolo;
    2)Chi ha introdotto per primo il motion control? Chi ha introdotto per primo il touchscreen e l doppio schermo? Chi ha introdotto per primo il 3D? Togli tutti gli introiti dai brand principali e vediamo se c’e’ ancora spazio per queste cose;
    3)leggi sopra.

    1) Chi nega che siano bei giochi? Li ho definiti brutti da qualche parte? Ho detto che sono anni che giochiamo negli stessi mondi e che non riusciamo a emanciparci da essi, tutto qui. Poi se tu vuoi leggerci significati che non ci sono, fai pure.
    2) E quindi? Sono introduzioni tecnologiche… vogliamo fare la storia del cinema basandosi solo sulle tecnologie che mano mano hanno sostituito la macchina da presa dei Lumiere? O vogliamo iniziare a crescere e, quindi, a parlare anche di altri temi? Ad esempio il touch screen applicato ai videogiochi è una nuova tecnologia, ma chiediamoci se, a conti fatti, abbia prodotto un evoluzione del medium o un involuzione a livello contenutistico. Così, tanto per non parlare sempre di argomenti per onanisti.

  14. Simone “Karat45” Tagliaferri wrote:

    , rimane in piedi la domanda: perché da un giubileo di tempo ci portiamo dietro gli stessi personaggi e gli stessi mondi e non riusciamo a fare grossi passi in avanti o anche laterali? E aggiungo: perché l’ultimo E3 è stato una sfilata di FPS? Perché li vogliono i giocatori? siamo d’accordo, ma non posso far notare che la situazione è, per certi versi, abberrante? Oppure siamo tutti berluscones e quindi evviva l’ottimismo a oltranza?

    Prova a guardarla dal lato opposto: facciamo un solo Mario. Uno solo, ok? Ci sono delle idee, c’e’ una data tecnologia, ci sono certe risorse e domani ci viene fuori un solo Mario. Se mario non vende, fottesega. Ma se Mario vende abbastanza da farci almeno rientrare dei costi, tu quale possibilita’ sceglieresti?

    A)ha venduto, quasi quasi ci riproviamo, pero’ non subito: quando lo riproponiamo, Mario? Con che criterio? Tra 5 anni? Tra 10? Ogni vent’anni? In base a quali considerazioni scaglioneresti i seguiti? E con quale ruolo? Come te stesso, come publisher, come sviluppatore? E, realisticamente parlando, perche’ il tuo modello sarebbe sostenibile?

    B)non ha venduto. non possiamo riproporre mario. allora cosa facciamo, bubsy? o non possiamo? quanti elementi possiamo riproporre, di mario? e in base a cosa stabiliamo il numero di elementi che possiamo riproporre?

    C)mario ha venduto, non lo riproponiamo e non riproniamo nessuno dei suoi elementi principali (piattaforme, ambientazione, gameplay). Quanti videogiochi riuscirai a pubblicare, in proporzione a quelli pubblicati attualmente? E’ sostenibile, come modello di produzione di videogiochi?

    E questi sono solo alcuni esempi.
    I videogiochi sono, prima di tutto, prodotti. Poi possono anche essere arte o palta, ma prima di tutto sono dei beni economici secondari. Anche la creativita’, a fine mese, il suo bonifico se lo incassa, se no muore di fame. E, francamente, non mi sembra che nessun videogiocatore stia morendo di fame.

  15. Ma che c’entrano le considerazioni economiche con l’articolo di Karat? Lui insisteva sulla mancanza di innovazione dell’immaginario videoludico, che poi certe strategie di mercato abbiano successo è un’altra questione. E’ ovvio che Nintendo con DS e Wii abbia centrato il bersaglio grosso, in questo senso.

  16. Simone “Karat45” Tagliaferri wrote:

    Rikko, ma che significa? Chi sta dicendo di no a quello che dici? Il mio discorso è completamente diverso.

    Simone “Karat45” Tagliaferri wrote:

    Rikko, ma che significa? Chi sta dicendo di no a quello che dici? Il mio discorso è completamente diverso.

    Le considerazioni economiche c’entrano eccome: la creativita’ fine a se stessa, senza i soldi dietro, nel tuo salotto non ci arriva. Se “la mente non e’ altro che un giocattolo del corpo”, “la creativita’ non e’ altro che un’estensione del rischio aziendale”.

  17. Ancora una volta nulla da ridire.
    Ma, ancora una volta, sei a mio avviso fuori tema: è un fatto o no che l’immaginario videoludico – per quanto concerne Nintendo – è ancorato agli anni Ottanta?

  18. è ovvio che la i soldi ci vogliono, ma qui non riusciamo proprio a capirci. Mettiamola così: perché a differenza di qualsiasi altro medium quello dei videogiochi rimane legato a mondi che risalgono quasi ai suoi esordi?

  19. Simone “Karat45” Tagliaferri wrote:

    è ovvio che la i soldi ci vogliono, ma qui non riusciamo proprio a capirci. Mettiamola così: perché a differenza di qualsiasi altro medium quello dei videogiochi rimane legato a mondi che risalgono quasi ai suoi esordi?

    qualsiasi altro medium una minchia.
    Oggi tirano Bleach, Naruto e One Piece, che seguono sviluppo fisico + sviluppo sociale + sviluppino mentale come Dragonball. gli elementi sono sempre gli stessi, al massimo e’ la presentazione che e’ diversa.
    E Lost, quanto a seghe mentali, non differisce molto da X-Files. Le fondamenta sono le stesse.
    Idem per Marvel e DC.
    Idem per bumbumbum pimpimpim al cinema.
    Quello che dovresti dirmi e’: quali sono gli elementi riproponibili e quali no? In base a cosa facciamo questa distinzione? Esiste qualcosa, come il protagonista, che conta piu’ di altri fattori di un prodotto complesso come il videogioco? Se si’, cosa conta di piu’, e da che presupposti?
    Altro che onanismo, tze’.

  20. Rikkomblog, si potrebbe dire questo di quasi tutte le storie, ovvero che presentano una codizione iniziale, un elemento di rottura, uno sviluppo del problema e poi la conclusione.
    Il punto l’hai intuito proprio tu: “al massimo è la presentazione che è diversa”. Ovvero Monkey D. Rufy non è Goku (oddio, visto quanto mangia forse sì :D), ma qua parliamo di Link e di Mario che continuano ad essere loro stessi nel corso delle decadi. Non che ci sia nulla di particolarmente scabroso nella cosa, ma perché la situazione è questa? Perché il pantheon di personaggi non include altri adepti?

    Personalmente, arresterei il processo di “evoluzione” del cosmo di protagonisti non agli anni Ottanta, ma all’introduzione di Master Chief. Ovvero, secondo me è solo con questa generazione di console che non s’è visto niente di niente in grado di prendere un posto di rilievo per assurgere ad icona del medium.

  21. Ragazzi ma Nintendo ha costruito la sua identità su quei personaggi e quelle ambientazioni. Chiederle di inventarne di sana pianta proprio a lei mi sembra esagerato, loro come una Walt Disney o una Warner Bros (dei bei tempi) ha già un parco enorme da cui attingere. E poi come le migliori band, alla fine le robe migliori sono sempre i prodotti realizzati in gioventù in piena esplosione creativa. Eppure qualcosa cercano di inventarla lo stesso, penso a Pikmin ad esempio. 

  22. Simone “Karat45” Tagliaferri wrote:

    Rikko, non stavamo parlando della struttura narrativa… quella è un’altra cosa.

    Ripeto: fammi una lista di cosa per te e’ lecito riproporre e cosa no.
    Poi da quella si parte.
    Se non mi spieghi cosa va bene riproporre e cosa non bisognerebbe riprendere per nessuna ragione, io posso solo risponderti che senza valide motivazioni il prodotto videoludico va considerato nella sua interezza, dalla qualita’ della grafica all’efficenza della marketizzazione ai margini risultanti.

  23. Beh, Joe, proprio la Disney rinnova parecchio il suo repertorio. Certo, i colossi principali rimarranno gli eroi di Topolinia e Paperopoli, ma ogni anno vediamo sempre nuovi protagonisti (che siano o no meritevoli di attenzione poi è da vedersi, giustamente :D).

  24. Rikkomblog: Karat non intende mettere paletti. Tutt’altro. Karat – per quel che ho capito – intende sottolineare un fatto: l’iconografia videoludica non si aggiorna più. Mica ha scritto che Mario Galaxy fa schifo, anzi.

  25. Emanuele “Emack” Colucci wrote:

    Rikkomblog: Karat non intende mettere paletti. Tutt’altro. Karat – per quel che ho capito – intende sottolineare un fatto: l’iconografia videoludica non si aggiorna più. Mica ha scritto che Mario Galaxy fa schifo, anzi.

    Lamentarsi dell’iconografia e basta in quanto rappresentazione grafica con i videogiochi non c’entra un cazzo. Non sono illustrazioni o fumetti, sono sprite, sono insiemi di poligoni, che visualizzi e con cui interagisci. Mario non e’ un’illustrazione: se ti limiti all’iconografia non stai parlando di VG.

  26. Mah… mi sa che state entrando troppo nel particolare.
    Non importa tanto che vi sia la stessa “iconografia”: il fatto è che, da certi “autori”, ci si aspetta che prima o poi arrivi qualcosa di nuovo. E quando non arriva, non è colpa degli stessi, quanto delle software house che solitamente sono al di sopra del loro volere (Kojima sul suo blog una volta scrisse, proprio in base a questo argomento “I’m just a game designer”, e più volte ha dichiarato di non voler creare altri MGS e dedicarsi a qualcosa di nuovo).

    Ci si rompe anche il C. a contare tutti i titoli in cui il personaggio è Mario: dal Nintendo 64 in poi si sono moltiplicati peggio che i conigli. Ma anche il “dover fare il nuovo Zelda” non è poi una gran cosa. Dubito che ci siano grandi novità sostanziali.
    Poi chiaro, Nintendo ha avuto il coraggio di innovare i controlli e l’intelligenza di farlo con costi molto contenuti. Invece di investire in alta tecnologia ha investito in marketing, trovando il consenso di quella fascia di pubblico enorme che ancora non videogiocava.

    Comunque proprio oggi ho letto su CVG (sito non esattamente affidabile, ma vedremo in seguito se si tratta solo di una voce o di qualcosa di più) che Miyamoto ha in mente di creare un nuovo personaggio, ergo un nuovo videogioco degno di questo aggettivo.

    Intanto ho messo il blog di Rikkomblog su Google Reader… 😉

  27. L’iconografia non è semplice rappresentazione grafica, altrimenti saremmo rimasti alle pitture rupestri come massimo grado di espressione artistica, tanto per cominciare. Inoltre, un personaggio si muove all’interno di un cosmo nel quale fa determinate cose, e quindi da qui non te ne scappi: stesso personaggio, stesso mondo, stesso immaginario. E poi, a te non da’ fastidio che in Phantom Hourglass (2007) e in A Link To The Past (1991) ci siano boss e nemici identici?

  28. @Emack L’esempio di Disney forse non è stato capito. Disney rinnova il suo parco anche con l’acquisizione anche di aziende come la PIxar, ad esempio, che tiene il suo parco personaggi. C’è da dire che è ovvio che devono inventarsi qualcosa di nuovo ogni natale, perché devono “soltanto” fare questo. Nintendo è impegnata anche in altre cose.

  29. Emanuele “Emack” Colucci wrote:

    L’iconografia non è semplice rappresentazione grafica, altrimenti saremmo rimasti alle pitture rupestri come massimo grado di espressione artistica, tanto per cominciare. Inoltre, un personaggio si muove all’interno di un cosmo nel quale fa determinate cose, e quindi da qui non te ne scappi: stesso personaggio, stesso mondo, stesso immaginario. E poi, a te non da’ fastidio che in Phantom Hourglass (2007) e in A Link To The Past (1991) ci siano boss e nemici identici?

    Bowser di Super Mario Bros non e’ Bowser di Super Mario 64 (etc.).
    Nel momento in cui un personaggio diventa piu’ complesso in quello che puo’ fare, specie a distanza di anni, non puoi dirmi che e’ ancora lo stesso personaggio. E’ come dire che GTA4 e’ una ripetizione di GTA.
    Queste discussioni nascono dalla mancanza di definizione.
    Pertanto, ripeto, definitemi “iconografia”, cosi’ capisco anch’io come Super Mario Galaxy 2 sia Super Mario Bros con un altro nome.

  30. Mah, sicuramente Mario Galaxy 2 è Mario Galaxy con un 2 in più. E si potrebbe proseguire.
    GTA IV è sì “più completo, meglio realizzato” di GTA San Andreas ma siamo sempre lì.
    Definiamo “iconografia”? Per GTA? Prendi un po’ di mafia movie e via. Ripeti la formula.
    Ma ripeto, questa discussione si sta fossilizzando su un dettaglio. Va anche bene riprendere la stessa iconografia. Ma in effetti, ci ritroviamo in mano spesso non dei seguiti, ma delle versioni aggiornate del programma-gioco. 
    E questo è un punto; nel caso di Nintendo poi, ci marcia troppo sopra.

    Oltretutto se prendiamo l’ultimo E3, anche in forum ho chiaramente detto che siamo ridotti male se ci esaltiamo per il “grande ritorno” di Kirby e Kid Icarus. Almeno qualcosa di nuovo, cavolo mancherà una Rare che ti sputava fuori Killer Instinct tra i pacioccosi brand Nintendo, ma effettivamente utilizzare Retro Studios per riesumare Donkey Kong in 2D e non riprendere Raven Blade (CHE CAZZ’E? Nessuno lo sa ovviamente. E’ un gioco che Retro Studios ha cominciato a sviluppare dopo Metroid Prime, ma ha dovuto abbandonarlo per realizzare Metroid Prime 2) è da chiodi.
    Vaffanculo, Nintendo.

  31. Rikkomblog wrote:

    Simone “Karat45″ Tagliaferri wrote:
    Rikko, non stavamo parlando della struttura narrativa… quella è un’altra cosa.

    Ripeto: fammi una lista di cosa per te e’ lecito riproporre e cosa no.
    Poi da quella si parte.
    Se non mi spieghi cosa va bene riproporre e cosa non bisognerebbe riprendere per nessuna ragione, io posso solo risponderti che senza valide motivazioni il prodotto videoludico va considerato nella sua interezza, dalla qualita’ della grafica all’efficenza della marketizzazione ai margini risultanti.

    Partiamo da quella per finire dove, visto che il mio discorso è completamente diverso? Parlo di mondi, di immaginario, non del singolo elemento. è ovvio che i videogiochi, come tutti gli oggetti culturali, siano un riproporre elementi del passato… ma continua a non essere questo il punto. Il punto è: sta per uscire Silent Hill 8, perché non accoglierlo con una grassa risata invece di sperare di ritrovare quello che c’era nel primo?

  32. Rikkomblog wrote:

    Emanuele “Emack” Colucci wrote:
    Rikkomblog: Karat non intende mettere paletti. Tutt’altro. Karat – per quel che ho capito – intende sottolineare un fatto: l’iconografia videoludica non si aggiorna più. Mica ha scritto che Mario Galaxy fa schifo, anzi.

    Lamentarsi dell’iconografia e basta in quanto rappresentazione grafica con i videogiochi non c’entra un cazzo. Non sono illustrazioni o fumetti, sono sprite, sono insiemi di poligoni, che visualizzi e con cui interagisci. Mario non e’ un’illustrazione: se ti limiti all’iconografia non stai parlando di VG.

    Iconografia non è automaticamente grafica è…

  33. Continuo a non capire tutta questa rabbia contro Nintendo. 

    Se presentano Wii music, Wii Fit, Wii Fart tutti a gettare pomodori e gridando  allo scandalo (me compreso, eh) “Dove stanno i titoli hardcore? Perché non riprendono Donkey Kong? Perché non tornano a fare ciò che sanno fare meglio? Perché non fare un Mario Galaxy 2, dato che il primo aveva un sacco di idee geniali sfruttate una tantum nel gioco?”

    Ora hanno fatto ciò che gli appassionati chiedevano (meno una cosa, ovvero mostrare la nuova IP a cui sta(va?) lavorando Miyamoto) e la mandiamo pure affare in culo.

    Mario, chi si deve muovere sul fronte console Nintendo, non è lei stessa bensì le terze parti (che sono quelli che hanno DAVVERO deluso). 

  34. Giuseppe, ti assicuro che non sono arrabbiato, ma solo mi si storce il naso quando vedo sempre le stesse cose reiterarsi nel tempo. E bada, una volta lo scrissi anche in una recensione, non è detto che l’autoreferenzialità sia un male per la grande N. Ma è un bene per i videogiocatori trovarsi a sperare, come dici tu, in una riproposizione degli stessi brand con gli stessi protagonisti?

  35. No, ma posso capire se ci si lamenta di un gioco che ti esce con cadenza annuale, non quando si fanno dei seguiti (che spesso aggiungono qualcosa di concreto) di QUALITA’ con cadenza irregolare di tempo. 
    Prendiamocela con chi non ha neanche un’identità precisa e basa le sue speranze di vendite su giochi fotocopia di altri realizzati dalla concorrenza, lavorando solo e sempre sul genere più popolare del momento. Ad esempio, pensiamo a tutti questi FPS (di cui si è anche lamentato Karat) derivativi e che non aggiungo nulla al panorama attuale. 

    Mario (non Morandi XD) stanca quando lo si vede in giochi in cui la sua presenza non serve assolutamente a niente, però permettetemi di dire che danno più fastidio i patetici e anonimi Mii. 

  36. Comunque aggiungo che ci si “aggrappa” a Nintendo, non è che la si loda.
    In un panorama in cui i concorrenti sfoggiano robaccia più o meno mal riuscita per coinvolgere il mass market (dopo che per anni hanno sfottuto pubblicamente Nintendo e il suo Wii) in netto ritardo senza presentare un tubo di titolo AAA nuovo e originale, almeno lei presenta qualcosa di “nuovo” su cui lavorare e qualcosa di “vecchio” per accontentare anche la vecchia guardia. Cento volte meglio di una Sony che ci prende per il culo con GT5 da 4 anni.

  37. Non ho capito bene il punto del discorso, quindi vado per commenti sparsi:

    -Nintendo ci ha anche provato ad introdurre nuovi personaggi (Doshin the Giant, Pikmin, Chibi Robo per fare tre esempi anche recenti) ma il riscontro commerciale non c’è stato e non si può pretendere di lavorare costantemente a nuove IP quando è assodato che non tirino.

    -Trovo, quindi, che il discorso economico sia strettamente legato a tutto quanto si può proporre nel mercato. Non si vive solo per gloria, le aziende devono mangiare con quello che alla fine rimane il loro “prodotto”, oggi ancora di più vista la crisi globale.

    -Tornando un attimo a Nintendo, appoggio abbastanza il fatto che le stesse serie proposte da anni abbiano comunque avuto la capacità di evolvere ludicamente parlando, Super Mario ha quasi sempre riscritto il genere di appartenenza (mi riferisco ovviamente ai platform, non alle varie comparse) ad ogni episodio, Zelda ci ha provato, Metroid è un discorso ancora a parte. I nomi sono sempre gli stessi, ma ogni episodio ha avuto una sua importanza nel valorizzare l’esperienza.

    -La mancanza di originalità ormai è palese, credo che sia una conseguenza di un mercato eccessivamente grande, dove tutti puntano a fare grandi numeri. Si è perso lo spirito di sperimentazione, di cercare nuove strade, di creare nuovi generi, credo in nome del profitto.

    -Mario, io Vanquish non lo tratterei affatto come una cosa nuova: è un pò lo stesso discorso di bayonetta, che è un gran titolo ma pesca a piene mani dagli esponenti del genere. Non è sufficiente cambiare personaggio, ambientazione e storia per poter dire di avere tra le mani una nuova icona.

  38. Questo succede già da qualche anno a questa parte, ma solo per produzioni a basso costo. 
    Il discorso di Karat penso si riferisse ai giochi da grossi numeri, visto che per imporre una nuova iconografia non si può parlare di “scena indie” e “nicchie”. 
    Di progetti tripla A veramente innovativi ce ne sono pochi (altrimenti non staremmo qui a parlare, in questo momento): tutti sono interessati a sfruttare la grandezza del mercato attuale, per fare grandi numeri devi puntare su qualcosa di conosciuto e quindi ecco il clone a destra e l’ennesimo seguito a sinistra. Penso che anche i costi di sviluppo\marketing abbiano un ruolo in queste scelte, oltre che il declino totale della scuola giapponese (notoriamente più strambi ma anche più propensi alla sperimentazione).

    Sono solo un appassionato, non faccio l’analista, e questa è la semplice impressione che ho avuto da quando è iniziata questa generazione 😀

  39. Badman wrote:

    -Nintendo ci ha anche provato ad introdurre nuovi personaggi (Doshin the Giant, Pikmin, Chibi Robo per fare tre esempi anche recenti) ma il riscontro commerciale non c’è stato e non si può pretendere di lavorare costantemente a nuove IP quando è assodato che non tirino.

    -Mario, io Vanquish non lo tratterei affatto come una cosa nuova: è un pò lo stesso discorso di bayonetta, che è un gran titolo ma pesca a piene mani dagli esponenti del genere. Non è sufficiente cambiare personaggio, ambientazione e storia per poter dire di avere tra le mani una nuova icona.

    Ma scusa: Doshin the Giant?? Doshin… the Giant? QUESTO Doshin the Giant?… http://www.retrogamer.it/newsystems/doshin.htm
    Ok, Pikmin, ma non è che sia creato un “personaggio”.
    Chibi Robo? Sentito nominare, ma dal quel poco che vedo…

    Insomma, Nintendo ci ha provato con una chiavica, un gioco sperimentale e una mezza sola?
    Te credo che si mette fare Kirby e Donkey Kong se i tentativi sono stati questi.
    Vabbè, vabbé… mica Nintendo è il problema, non sia mai, io mando affanculo Nintendo come se fosse un mio amico di vecchia data. Se se lo merita, perché no.

    Ma allora anche Namco che NON VUOLE innovare il genere picchiaduro (e potrebbe…). Sfilze di Tekken e di Soul Calibur che non aggiungono nulla a quanto già giocato prima.
    Siamo al fashion-nerdismo con ste cose Bandai(tra l’altro)-Namco. Meno male che era saltato fuori il Katamari… ma stiamo parlando ormai di altri tempi.

    Vanquish darà qualcosa in più al gicatore in termini di gameplay rispetto al solito clone di Devil May Cry (francamente, sono uno tra gli spargitori di letame su Bayonetta, Devil May Cry tarocco, gioco che sarà ricordato nuovamente solo all’uscita di un prevedibile secondo capitolo), e mi dispiacerebbe essere smentito.
    Si è subito puntato il dito verso Gears of War e pure Mass Effect (? per il setting forse, ma neanche tanto…), invece qua si parla di un arcade putente con un po’ di tattica, vedrete, qui Mikami è director, non producer o cavolatine varie. Si vedrà qualcosa di diverso.

Leave a Reply