The Scourge Project: Episodes 1 and 2

Sviluppato da: Tragnarion Studios | Distribuito da BITBOX S.L. | Piattaforma: PC | Pubblicato: 2009 | Sito ufficiale


La trama nemmeno ve la racconto perché ho pietà di voi. Anzi, non ho nessuna pietà: diciamo che, al comando di una squadra speciale, bisogna inseguire un’altra squadra speciale in un complesso di edifici. Ci sono di mezzo anche del materiale alieno dalle proprietà incredibili e un po’ di poteri psichici che non fanno mai male. Il tutto per giustificare un clonazzo di Gears of War, di cui riprende completamente il concept dello sparatutto a squadre con coperture annesse. La somiglianza è tale da essere quasi imbarazzante. Fortunatamente The Scourge Project: Episodes 1 and 2 è realizzato molto peggio, così uno ha qualcosa in più da dire.

La prima cosa che si nota è l’IA dei propri compagni di squadra: ogni tanto se ne rimangono imbambolati al loro posto e non ne vogliono sapere di dare una mano: “Ehi ragazzi, venite qui, su, che mi stanno sparando in venti”. Niente, nessuna pietà nemmeno loro. In verità nelle prime fasi di gioco non capita spessissimo di vederli congelati, ma quando i livelli iniziano a crescere in complessità la situazione diventa quasi tragica.

Ad esempio, in una fase di gioco bisogna scappare da una nube di gas che sopraggiunge alle spalle della squadra. Bene, decido di provare un’azione di sfondamento: ovviamente i miei non mi seguono e iniziano a farsi gli affari loro. Allora provo a dargli ordini per sbloccare la situazione: niente, non ne vogliono sapere. Vado avanti da solo, ma i nemici sono in troppi e non riesco a eliminarli tutti prima dell’arrivo del gas. Ricaricando la partita magicamente la squadra decide di seguirmi. Garrulo come un bambino mi faccio strada tra i nemici con il loro aiuto, arrivo al corridoio che permette la fuga e… si sono bloccati un’altra volta. Provo a dare ordini per farli venire dove mi trovo io (al sicuro, vorrei sottolineare), ma non ci pensano proprio. Finiscono tutti e tre a terra (il gioco concede un lasso di tempo per rianimare i personaggi che hanno esaurito la barra di energia, protagonista compresa). Dilemma: vado a salvarli e finisco nel gas anche io, o vado avanti e aspetto che la loro barra di energia si consumi completamente? In entrambi i casi dovrei rifare tutta la sezione. Fortunatamente decido di andare avanti per rendermi conto di cosa mi aspetta e… magia! Mi ritrovo con i tre Stooges al seguito.

Probabilmente gli sviluppatori erano consci dei limiti dell’IA delle loro creature quando hanno deciso di creare un sistema di raggruppamento automatico che prescinde dallo stato di salute della squadra. Purtroppo si tratta di un difetto che mina profondamente il gioco. In effetti è frustrante non poter elaborare una qualsiasi tattica e dover lasciare all’IA l’iniziativa, anche perché capita spesso che i compagni usino delle tattiche kamikaze e si lancino contro gruppi di nemici in modo scriteriato, mentre altre volte se ne stanno dietro alle coperture anche se sono in vantaggio di 4 a 1 sui nemici.

Ovviamente i cattivi sono altrettanto furbi: alcune volte mi è capitato di vederne uscire da una copertura e corrermi incontro senza un motivo apparente (se non il desiderio inconscio di essere penetrati dai miei proiettili) mentre altre volte gli sono finito davanti allo scoperto e si sono ben guardati dallo spararmi (fare le cose con lentezza). I boss da questo punto di vista sono emblematici, con la loro incapacità di combattere secondo una tattica concreta.

Tutto il resto passa in secondo piano. I livelli sono delle semplici arene con le diverse coperture posizionate opportunamente nelle zone dove sono previste le sparatorie. Gli ambienti sono piuttosto anonimi e sono ispirati a una fantascienza di tipo standardizzato. Non mancano gli alieni aracniformi che escono da delle protuberanze schifose. È proprio a loro che è legato uno dei momenti più ilari della sceneggiatura: dopo aver affrontato la prima ondata di ragnetti, il capoccia di turno chiama la squadra e gli dice una cosa del tipo: “non pensavo che vi avrebbero attaccato, sono creati per proteggere il materiale alieno e reagiscono solo in caso di pericolo.” Ovviamente il fatto di andare in giro da ore con dei grossi fucili in mano a massacrare tutte le creature viventi della struttura non gli ha suggerito che la squadra potesse rappresentare una minaccia per gli alieni. Di quale politico sarà cognato, questo deficiente integrale?

Sam & Max The Devil Playhouse: They Stole Max’s Brain!

Sviluppato e pubblicato da Telltale Games | Piattaforme PC (versione testata), iPad, MAC, Playstation 3

Qualcuno ha fatto una cosa orribile al povero Max: rimbocchiamoci le maniche per scoprire chi è stato e fargliela pagare!

Con un Max defezionario dopo il tragico finale del secondo episodio, tutti i riflettori vengono puntati su Sam, furioso, lurido e trasandato come mai. L’inizio di They Stole Max’s Brain (il titolo mi pare già eloquente nonché spoilerante) vede la risoluzione del primo troncone di gioco basarsi su un circuito composto da tre fermate, in cui il furibondo Sam dovrà interrogare tre testimoni dell’incidente che ha coinvolto il suo folle compagno rendendolo un pupazzo inanimato. Sono interessanti e apprezzabili i tentativi di creare degli enigmi sempre diversi nei modi della loro risoluzione: nella fattispecie abbiamo dei testimoni che non vorranno dirci tutta la verità sull’accaduto, pertanto li dovremo interrogare interrompendoli qualora qualcosa non ci convincesse del tutto. Dovessimo azzeccare il momento giusto otterremmo un’informazione utile a proseguire nell’indagine, tracciando una via che porti alla verità. Un enigma di facile soluzione se vogliamo, mascherato da una struttura che si propone più articolata di quanto non sia in realtà (alla fine si potrebbe procedere a tentativi  selezionando tutti gli argomenti ad libitum fino ad aprire nuovi dialoghi, arrivando ad ottenere le risposte che cerchiamo) ma che ci propone un Sam meritevole di un Oscar per l’interpretazione.

La rimanente parte di gioco, che è diviso nelle classiche tre fasi, gioca molto sulla collaborazione a distanza tra Sam e ciò che è rimasto vivo di Max potendo swappare in ogni momento tra i due personaggi. La trama si infittisce sul finire dell’episodio, in cui Max verrà spinto ad aiutare un  Sam incapace di riconoscere la realtà dei fatti in quanto influenzato da “agenti esterni”. Torneremo inoltre a usare alcuni poteri psichici che avevamo già visto nel primo episodio, tra cui il mio preferito, la metamorfosi! Grazie a questo potere, Max potrà prendere una forma materiale e sfruttarla per la risoluzione degli enigmi della terza parte in maniera intelligente, divertente e intuitiva. Peccato per l’eccessiva facilità che porta a una longevità più ridotta rispetto al precedente ed entusiasmante episodio.

Telltale ha espanso ulteriormente il proprio organico per potersi dedicare in maniera adeguata a diversi progetti contemporaneamente, probabilmente anche grazie a questo possiamo apprezzare la maggior cura riposta nella creazione delle ambientazioni di questi episodi, che ormai si limitano a un riciclo sempre più ridotto favorendo nuove ambientazioni (o stravolgimenti di vecchie).  Questa serie è da tempo collaudata e puo’ definirsi pilastro portante e monito della qualità del lavoro che svolge Telltale Games (qualsiasi progetto nuovo inizia bene e prosegue in meglio).

They Stole Max’s Brain non riesce ad eguagliare la qualità del precedente episodio, pur racchiudendo qualche nuovo esperimento; ma funge da tramite per il prossimo episodio che si preannuncia interessante, visto lo stuzzicante finale di questo!