Heavy Rain Chronicles: The Taxidermist

Ho amato Heavy Rain. Alla follia. C’ho giocato con mia moglie, la sera, traendone una soddisfazione davvero singolare (da Heavy Rain, eh). Una trama drammatica e ricca di dettagli, confezionata e venduta in un involucro dall’estetica più che apprezzabile. Dialoghi intelligenti, doppiati magistralmente, con una fruibilità di fondo immediata e coinvolgente. Brava quantic dream e bravo David Cage.

Poi arriva il primo DLC e la magia si spegne.

Heavy Rain Chronicles: The Taxidermist.

Recensirlo è semplice: un inutile quarto d’ora per un totale di tre euro e novantanove centesimi.

Intendiamoci, non è questione di avere o meno il braccino corto, ché ormai con quei quattrini quasi non ci fai colazione. Quì è questione di imbrogliare l’acquirente. Ditelo che l’esperienza di gioco dura solo pochi istanti, che la location è solo una, che di plot non se ne parla, che di dialoghi ce n’è mezzo e che l’unica cosa degna di essere vista (attenzione spoiler) sono i modelli poligonali delle signorine imbalsamate. Davvero, una vergogna! Calcolando che avrebbero potuto benissimo venderlo a 99 centesimi senza perderci nulla, il tasso di incazzatura sale ancora di più, garantito. No, David. Non ci siamo proprio. E la prossima volta che ci incontriamo, ti assicuro che te lo dirò in faccia.

18 comments on “Heavy Rain Chronicles: The Taxidermist

  1. Se non erro quel DLC è di diretta derivazione dalla demo che utilizzarono all’E3 di un paio d’anni fa per presentare il gioco.
    Si sapeva che era slegato dalla trama base e funge perfettamente da versione dimostrativa: niente dialoghi, solo azione, molto breve.

    Con l’edizione limitata del gioco il DLC era incluso sotto forma di codice per il download.
    Effettivamente l’acquisto postumo non è fonte di gran soddisfazione.

    In ogni caso ti do ragione: se gli altri DLC si fossero allineati a quel livello di qualità ben venga la cancellazione in favore dello sviluppo della patch per la compatibilità con Move.

  2. Sono pienamente d’accordo con voi anche se, per completezza, bisogna dire che il DLC permette di essere giocato più volte per ottenere i 5 finali alternativi (alcuni fini a sè stessi, in quanto incongruenti con gli eventi narrati poi in HR!!!)

  3. I DLC, a parte poche eccezioni, sembrano idee di scarto impacchettate per tirarci su qualche soldo extra (vedi quelli di DAO o la maggior parte di quelli di ME2). In questo caso credo che si sia toccato veramente il fondo (o forse lo hanno toccato quelli di Modern Warfare 2 facendo pagare salatamente una manciata di mappe extra? ai poster l’ardua vendemmia).

  4. Per quanto mi piaccia spalare letame su MW2, non credo che le mappe extra (anche a quei prezzi alti) siano così deprecabili. Dal mio punto di vista i DLC sono una serie di porzioni extra di gameplay (un pò quando si compra la versione speciale di un disco musicale con un cd extra pieno di materiale inedito o demo); un giocatore multiplayer accanito giochera 20+ ore a quelle mappe, quindi secondo me l’investimento iniziale ci sta tutto (non valuto i giochi per un tot al chilo, ma per i DLC il tempo trascorso può essere un buon metro di giudizio per valutare l’acquisto).
    Inoltre il punto più basso dei DLC lo ha raggiunto Prince of Persia con il suo fantastico finale a pagamento

  5. Ma qualcuno l’ha giocato ‘sto finale di Prince of Persia? Quanto dura? Varrebbe la pena per quei miseri… 10 euro? (mortacci)

    Anche Assassin’s Creed 2 ha ben due capitoli aggiuntivi come dlc. Quelli come li vedete?

  6. Ad oggi gli unici DLC che mi hanno dato felicità sono quelli di GTA IV, perfino meglio del gioco principale 🙂

    Nemmeno per un minuto mi sono sentito preso in giro da Rockstar. Al contrario, quelli di ME2, DAO, AC e compagnia bella, sono stati un furto a mano bassa. Anche se devo dire che mi sono prestato…

    Ah, forse qualcuno di Fallout 3 si salvava…

    Però le mappe extra del primo Modern Warfare, per quanto non fossero tante, devo segnalarle come uno degli extra più graditi pagati sino ad ora.

    Borderlands lo metto a metà strada, DLC carini per chi ancora ha voglia di giocare in cooperativa, curati e con una loro personalità.

  7. @ Coolcat

    Davvero ? di quelle 4 mappe una era buonai (BroadCast), un’altra era un remake (Chinatown = rifacimento di Carental di cod2), una faceva schifo (Creek) e l’ultima non l’ho mai giocata (killhouse). Non posso permettermi più di tanto perchè le ho avute gratis con la GOTY di Cod4, ma sinceramente non mi hanno entusiasmato.
    Di contro, se avessi giocato di più MW2 avrei preso i pack aggiuntivi; dopo averli “provati” mi sembravano molto solidi, peccato per il gioco di base …

  8. Ma non era in omaggio? Forse solo per chi ha comprato la limited?
    Comunque a me è piaciuto proprio perché è una specie di palestrina in cui cazzeggiare col gameplay di Heavy Rain senza avere fra le palle quella storia scritta male e diretta peggio.

  9. Probabilmente è come ipotizzo: ha il codice solo chi ha comprato la limited o magari in preorder.

    Comunque il punto era che a me è piaciuto. 😀

  10. @ giopep:

    Confesso di aver ripreso in mano il dlc recentemente, in un momento di stanca generale. Meno peggio di quanto scrissi.

    La prima votla l’ho giocato immediatamente dopo aver concluso heavy rain che, diversamente da quanto vissuto da te, a me è piaciuto tantissimo e mi ha entusiasmato molto. Che io non faccia testo, lo si evince anche dal fatto che mi piacque anche Fahrenheit… ma tant’è… XD

    Come logica conseguenza della partecipazione alla trama di heavy rain, una sandbox come “the taxidermist” non poteva che disattendere le mie aspettative da “ne voglio ancora”. Aggiungici i 3,9…

    Argh!

    Ho scritto un po’ sconclusionato ma non ho ancora preso il terzo caffè. Soz.

  11. Beh, mi fa comunque piacere che tu l’abbia nuovamente preso in mano (ella!) e apprezzato di più.

    Comunque non vorrei essere frainteso: a me Heavy Rain è piaciuto assai, *nonostante* abbia una scrittura e una regia a mio parere mediocri. Perché mi è piaciuto quel che ha tentato di fare e perché comunque è coerente con le intenzioni di partenza e con se stesso. Poi si può sempre migliorare.

    Voglio dire, Fahrenheit, come scrittura e come regia, era da dopolavorista del corso di cinema all’oratorio. Qua siamo a livelli da thrillerino del menga con Morgan Freeman. È già un bel passo avanti. 😀

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