F1 2010

Prodotto e sviluppato da Codemasters | Piattaforme PC, PS3, Xbox360| Pubblicato il 22 settembre 2010

PROVE LIBERE
Il Blu-ray di F1 2010 arriva con la posta del martedì. Un colpo di fortuna, visto che avrebbe potuto impegnare il carrello della PS3 dell’Anelli. Ma queste cose, si sa, succedono a prescindere dalle singole volontà, come in ogni redazione che si rispetti. Accendo la console, installo il gioco sull’hard disk della mia Slim e attendo il filmato di apertura. È dai tempi di Grand Prix 2 di Geoff Crammond che non perdevo tempo con un gioco di Formula 1. Le immagini sullo schermo si susseguono e la scimmia inizia a salire. Macchine che sfrecciano, sorpassi imbarazzanti, bandiere sventolanti… voglio iniziare. Ora!

Il dovermi muovere tra menù lenti a caricarsi e saturi di colore non giova alla prima impressione. Non aiutano nemmeno le interviste simulate, la pessima realizzazione delle standiste (che avrebbero dovuto essere decisamente più attraenti) e la necessità di muovere la visuale all’interno del paddock per recuperare le principali informazioni su gare, classifiche e contratti. Ciò che balza immediatamente agli occhi, invece, è il tentativo di simulare quella che dovrebbe essere la normale giornata lavorativa di un qualsiasi pilota di Formula 1, con tutti gli annessi e i connessi. Però questo è un gioco in cui si dovrebbero anche guidare delle macchine, quindi inforco il menù relativo alle gare e parto con un week end di corse sul circuito del Bahrain a livello Facile, ché non ho voglia e tempo di perdermi a capire quali tasti schiacciare. Pronti via, in dieci minuti sto già gareggiando per l’ultimo posto contro il mio compagno di squadra. Qualcosa nell’impostazione della vettura non va, così come mi sembra eccessivo che mi sia dovuto fermare al pit stop due volte in 12 giri. Prima di spegnere, verifico che la possibilità di ritornare sui propri passi funzioni: con il tasto Select si accede al menù dei replay e basta schiacciare X nel punto in cui vogliamo tornare per essere magicamente catapultati indietro nel tempo. Utile per correggere stupidi errori, non posso negarlo. La gara finisce ed io, in coda al gruppo, non ho alcuna intenzione di rispondere alle interviste dei giornalisti, ché tanto anche nella realtà fanno sempre quelle tre domande idiote di circostanza… figurarsi in un videogame!

QUALIFICAZIONI
Eppure, nonostante il primo acchito non sia stato dei più memorabili, qualcosa nella mia testa inizia a sedimentare. Il giorno seguente passo tutto il viaggio ufficio -> casa ripensando a quello stronzo di Trulli che, dopo il cambio gomme, mi aveva costretto a rallentare per evitarlo.  Salgo le scale, saluto la moglie, abbraccio la figlia e accendo la console. Tempo venti minuti e alzo il livello di difficoltà a Medio. Comincio ad impratichirmi con i controlli e  i menù del box. Gomme, assetto, aerodinamica, rapporti, alettoni: più o meno si può agire su tutti gli aspetti della vettura. Il fatto che io non abbia la minima idea di che cosa modificare per migliorare le prestazioni è ovviato dalla possibilità di affidarsi all’ingegnere, un’impersonificazione dell’IA implementata nel gioco e capace di settare autonomamente il veicolo. È quindi il turno dell’Australia, con una Melbourne bagnata da una (meravigliosamente realizzata) pioggia sottile ma insidiosa; specie per chi, come il sottoscritto, non conosce la differenza tra le miscele per gli pneumatici. Pronti, partenza, via! Le qualificazioni vanno meglio (21° su 24), mentre ho ancora difficoltà a guidare con il Principe dei Pad Scomodi: Mister Dual Shock. Ovviamente le levette analogiche non riescono a gestire gli spostamenti millimetrici che riuscirebbero all’accoppiata volante e pedaliera, che vi consiglio caldamente se non volete rischiare di lanciare il controller dalla finestra, dopo aver impostato male l’ennesima curva  per via dell’insufficiente sensibilità dello stesso. Il budget necessario all’acquisto dell’appena citata attrezzatura, al momento, è notevolmente fuori dalle mie possibilità economiche, pertanto mi tappo il naso e mi butto in gara.

https://www.youtube.com/watch?v=m9VmyCdO2RM

Arrivo 3° grazie all’intuizione di ignorare il tecnico che mi richiamava ai box. L’aver saltato un pit stop, per quanto programmato dallo stesso ingegnere di prima, mi permette di soprassare una buona decina di avversari senza colpo ferire. Le cose, nel rapporto tra me e l’idea di essere al cospetto di un simulatore di Formula 1 iniziano ad incrinarsi: com’è possibile che io sia riuscito ad arrivare terzo alla seconda gara, a livello Medio, saltando a pie’ pari un cambio gomme + rifornimento? Pur ammettendo di aver attivato un tre/quattro aiuti aggiuntivi alla guida, le cose sono due: o sono un genio (e allora, Alonso, ti vengo a prendere!), oppure qualcosa nel titolo di Codemasters non funziona come dovrebbe. Rimane il fatto che le standiste in attesa fuori dal al paddock mi sorridono malizione, i giornalisti mi vogliono e, se devo essere onesto con voi, mi sembra che anche il mio gioiello di famiglia si sia allungato. Raggiungo mia moglie, che nel mentre aveva preparato la cena, tutto garrulo e festante, vantando le mie innate (ed enormi) doti di pilota.

GARA
Sorvolando sulla piacevole sensazione di aderenza all’asfalto offerta dall’accurato modello di guida o sul senso di velocità restituito dalla fluidità dell’eccellente engine grafico (Ego 1.5), resta da chiedersi cosa sia, in realtà, F1 2010. Un simulatore o un gioco di corse arcade? Difficile sentenziarlo con certezza, visto che le due filosofie di intrattenimento sono entrambe fruibili nel videogame di Codemasters. E’ innegabile, però, che non siamo di fronte ad un titolo prodotto appositamente per hardcore racer. Si leggono ovunque critiche serrate agli sviluppatori, specialmente per quanto riguarda gli ipotetici script (subito smentiti) che teoricamente deciderebbero a posteriori i tempi degli avversari in qualifica, piuttosto che la mancata influenza dei livelli di carburante sul peso e sulle prestazioni della vettura in pista. Per carità, tutte cose che ci possono stare e che è legittimo osservare. Una volta inserito il disco nella console, tuttavia, è di immediata comprensione che l’intenzione degli sviluppatori non era certo quella di proporre un simulatore duro e puro. Anzi, semmai è vero il contrario. Siamo quindi al cospetto di un gioco di Formula 1 arcade, con diversi elementi simulativi a fare da contorno. È un’esperienza divertente? Sì, fintantoché si gioca per vincere le gare; nel caso in cui il vostro obiettivo fosse quello di passare notti intere a stabilire nuovi record e pavoneggiarvene con gli amici, allora non è questo il gioco che fa per voi: meglio perdere il proprio tempo su qualcosa di più aderente alla realtà.

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