Babel 026: Stage Clear

La malinconia s’impossessa di noi mentre sfogliamo l’ultimo numero di Babel, ma la curiosità si fa strada a riguardo degli sviluppi futuri. Mantenete comunque il punto fermo che non ci si asciugano gli occhi con lo stesso fazzoletto con cui ci si soffia il naso, e la vita vi sorriderà.

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Era il dicembre del 2007, dieci mesi prima avevamo pubblicato un numero celebrativo di Ring, il 100, per ricordare una rivista ufficialmente morta da due anni abbondanti. Federico Res, che di videogiochi non voleva smettere di parlare, venne da alcuni di noi e ci disse: “Facciamo qualcosa di diverso”.

Non ricordo benissimo come si svolsero le cose: alcuni dei vecchi decisero di accettare la nuova sfida, molti altri nel frattempo se li era portati via la vita, il lavoro, la donna, il windsurf. La redazione venne rinnovata e allargata a nomi che ormai dovrebbero essersi guadagnati la vostra attenzione e fiducia. Quello che uscì da quelle nuove energie e dall’intenzione di affrontare i videogiochi con più leggerezza fu, appunto, Babel.

Come un orologio atomico, tre anni dopo, ci troviamo in una situazione analoga. Con questo numero, Babel cessa il suo ciclo vitale naturale e inizia la sua ascesa mistica verso quel posto in cui si conservano i ricordi più belli, le cose da sussurrare quando, da vecchi rincoglioniti, ci troveremo al funerale di Vitoiuvara e ci chiederemo: “Ti ricordi?”.

Ma lasciatemelo dire, più che morire è un addormentarsi dolce. Incredibilmente, siamo arrivati alla fine di questa avventura editoriale praticamente illesi. Perché staccare la spina dunque? Direbbe Faith di Mirror’s Edge: “You have changed / I’ve changed / just like you / just like you”. Siamo cambiati noi, siete cambiati voi, e Babel, così com’è, forse non ha più la forza di rispecchiare chi siamo.

Vogliamo fare qualcosa di nuovo, e non è poco. Per un attimo abbiamo pensato di espandere Babel, di rivoltarla come un calzino, di farla più grossa e bella.

Ma il ribollire di queste (ed altre) idee ha scalfito il bozzolo ed ha fatto nascere una rivista diversa, con una personalità propria. Ci troverete nomi vecchi e nomi nuovi, ma soprattutto dei contenuti che forse ancora non vi aspettate.

Si chiamerà Players, e, salvo imprevisti, il numero zero debutterà a dicembre all’indirizzo http://www.playersmagazine.it.

Per quanto riguarda Babel, alcune rubriche continueranno in versione web-only sul blog di Parliamo di Videogiochi. Non escludiamo Best Of o numeri speciali in futuro, ma la sensazione di fondo è che Babel la sua missione l’abbia portata a compimento.

Fa sempre paura lasciarsi alle spalle la sicurezza di pattern noti per lanciarsi verso l’ignoto. Ma, pad alla mano, quante volte l’abbiamo fatto con il sorriso sulle labbra? Stage clear, quindi, ed ora…to the next level!

Babel 026

In questo numero:

Cover Story – Stage Clear

QPTO – Final Destination

Parafernalia Cinesi – Casualness

Odio di Gomito – Se Guardi nell’abisso abbastanza a lungo

Ars Ludica – La Retorica del Cambiamento

Frame – Limited Perdition

Review – Formula 1 2010

Review – Halo Reach

Review – Medal of Honor

Review – Gotich 4

Review – Amnesia: The Dark Descent

Review – PlayPantaRei

1493

Terra Bruciata 4

Time Waits for Nobody 16 [Chō aniki Zero – Muscle Brothers, Resonance of Fate, Shin Megami Tensei: Strange Journey, Mimana: Iyar Chronicles, Blue Dragon: Awakened Shadow, Hexyz Force, The Last Rebellion, Agarest: Generations of War, 3D Dot Game Heroes]

Sparate al capoverso – Dragon Age RPG

Arena: l’eredità di Babel

da parliamodivideogiochi.it

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