Uncharted e l’ipocrisia della violenza

L’annuncio di Uncharted 3 ed il conseguente thread sui nostri forum ha riaperto una mia vecchia ferita: quella della violenza nei videogiochi. Non che sia un moralista e la biasimi, anzi. La ferita riguarda la serie di Uncharted e come essa affronta la strage di massa.

Nel gioco, Drake si pone come un pacifista un po’ avido: un simpaticone alla Nathan Fillion che vuole avventura, ricchezza e fama. Qualcuno direbbe un anti-eroe, io lo definirei più uno stronzetto paraculo. Negli intermezzi spesso rimostra contro l’uso della violenza estrema, eppure nelle parti giocate miete vittime come nemmeno Nico Bellic in GTA IV, che era ambiguo allo stesso modo.

Se Nico Bellic è stato però condannato alla solita gogna made in Rockstar, il più hollywoodiano, superficale e acritico Uncharted no. Poco importa se Drake irrompe in paesi stranieri (per lo più sottosviluppati) e semina morte e distruzione combattendo contro supposti “pirati”, che sono un po’ uno stereotipo delle culture che l’America teme o considera moralmente ed economicamente inferiori. La mia domanda è semplice e così evidentemente giustificata da sembrare del tutto fuori luogo: perché Drake è accettabile e Bellic no?

A me verrebbe da dire: perché Bellic mette in evidenza i problemi dell’America; mentre Drake, dietro quel perbenismo finto borghese da esportazione, ricalca gli ideali di imperialismo e superiorità culturale che da sempre c’è nella cultura di massa (ma forse anche nella propaganda?) statunitense. In Uncharted il tema della violenza è comunque ben presente. Certo, i pirati sono i cattivi, eppure non c’è quella decontestualizzazione o quella sospensione dell’incredulità che ci fa accettare con condiscendenza persino l’umanità fascista e conquistatrice di Gears of War: tutto è calato ai giorni nostri e il motore delle vicende sono la sterile ricerca di fama e soldi, i miti moderni che solo pochissimi possiedono.

Se Call of Duty fa leva, quasi istituzionalmente, sulla necessità dell’ignorante borghese impaurito dalla crisi di delegare ad una figura autoritaria le sue responsabilità sullo stato delle cose e sull’esecuzione di scelte controverse, Drake va alla guerra perché gli va, magari anche per impressionare la signorina di turno; il finale è sempre moralista ma per i motivi sbagliati. Non è la strage di massa ad essere condannata: è l’essere stato troppo birichino, una minimizzazione francamente inaccettabile.

Il perbenismo di Uncharted lo vediamo quotidianamente: basta acceendere la TV o leggere un libro da centro commerciale. È quella gabbia dorata che è gradualmente diventata la prigione culturale del nuovo proletariato mondiale (il ceto medio-basso, detto benestante ma che in realtà oggi si limita a sopravvivere senza produrre né ricchezza né cultura), quell’assopigliatutto che giustifica qualsiasi compromesso etico che vada oltre le leggi, il rispetto dell’altro o i diritti umani. Basta ritenersi moralmente superiori all’altro e qualsiasi atto è giustificabile. È lo stesso motore che genera il nepotismo, la superficialità e la corruzione (“Bisogna pur stare al mondo no?”, “Agendo così mica si uccide nessuno!”) su cui si sta schiantando l’occidente. È il verme che rode dall’interno la mela dell’impero.

Forse è superfluo vedere tutto questo in un titolo divertente e inoffensivo come Uncharted, eppure non posso fare a meno di pensare a come i videogiochi, magari con una leggerezza ed un’immaturità che il cinema e la TV non possono più permettersi, possano diventare loro malgrado uno strumento di propaganda culturale ben più efficiente dei vecchi media, passando del tutto inosservati ai mestieranti della critica mainstream, figli anche loro di un sistema autoreferenziale che ormai si alimenta solo di strategie di marketing ben precise.

Sarebbe ora di crescere.

19 comments on “Uncharted e l’ipocrisia della violenza

  1. Ottimo articolo, che inquadra diversi titoli da una prospettiva per il cinema spesso scontata ma poco o nulla affrontata quando si parla di videogiochi. Pollici su.

  2. Sai qual è il problema? Il problema è che hai ragione: se la violenza è quella esagerata e stereotipata, al servizio dell’industria occidentale dell’intrattenimento, va tutto bene. Ma appena un videogioco cerca di usare quella stessa violenza per esprimere i problemi e le contraddizioni della società moderna, per uscire dai binari predefiniti del pensiero e della morale occidentale, ecco che diventa un gioco pericoloso, addiritura perverso, da censurare.

  3. Non saprei, per me in fondo va tutto bene quando “sono tutti cattivi” (e l’eroe è il classico “buono”); in GTA possiamo invece compiere efferatezze sulla popolazione innocente. Manhunt, che vedeva il giocatore eliminare criminali pronti a farti la pelle, fu invece visto come perverso e censurabile per via dell’esaltazione di certe “eliminazioni” violente.
    La discussione da imbastire sarebbe lunga e interessante.

  4. Quando la coerenza è in vacanza………
    Se qualcuno osa pensare di censurare un videogioco tutti a dargli addosso perchè “è solo un videogioco”, poi però ci si scatena con le pippe mentali.
    Decidetevi.

  5. E chi ha detto che si parla di censura?
    Io ho detto che quando qualcuno parla di censurare un videogioco gli si da addosso perchè “è solo un videogioco” (quindi la giustificazione è l’essere solo un videogioco)
    Però poi ci si fanno pippe mentali assurde a riguardo.
    E’ o non è solo un videogioco?
    Perchè se è “solo un videogioco”, come si dice spesso quando lo si vuole difendere dalla censura allora va preso con leggerezza, SEMPRE, quindi niente censura ma neanche pippe mentali.
    Se poi lo vogliamo trattare come importante mezzo per trasmettere messaggi ci possiamo fare tutte le pippe mentali che vogliamo ma poi dobbiamo anche accettare la censura perchè se trasmettono un messaggio sbagliato è giusto censurarlo.
    Ripeto.
    Decidetevi.

  6. C’è poco da decidersi, sei tu ad aver letto “è solo un videogioco” non so dove. I videogiochi sono un medium importante che ha bisogno di crescere.

  7. Bellissimo post, un punto di vista che condivido.
    Bellic viene messo in croce perché immigrato slavo che va nella Terra della Libertà a uccidere.
    Drake invece essendo yankee a wasp al 100% ha il diritto di uccidere “cattivi” se appartenenti a culture inferiori e soprattutto se ostacolano il suo cammino verso la felicità (intesa come ricchezza) che gli spetta di diritto in base al Primo Emendamento. Se consumi parecchi intrattenimento mainstream americano noterai che usano questo ragionamento individualista molto spesso.

  8. @Jerik

    Chi è contro la censura lo è nella maggioranza dei casi anche quando si parla di altri mezzi di intrattenimento. Il videogioco, così come un film o un libro (o altro) puo’ essere portatore di un messaggio e ogni sua azione puo’ avere una giustificazione più o meno plausibile. Non direi mai che un atto efferato in un videogioco sia innocuo solo perché si tratta di un videogioco, è un discorso che si estende anche ad altre forme di intrattenimento.

  9. Stm l’ho letto e lo leggo nel 100% degli articoli dove si parla di censurare questo o quell’altro gioco. Decine e decine di persone se ne escono dicendo che essendo “solo un videogioco” i contenuti vanno presi con leggerezza.

    Joe purtroppo i videogiochi che dici te si contano sulle dita di una mano.
    La maggior parte non trasmettono nessun messaggio (ne sono in grado di farlo)
    Essere videogioco, essere film o essere libro non vuol dire per forza trasmettere qualcosa.
    La maggior parte dei videogiochi (sempre purtroppo) hanno la stessa profondità di messaggio di Natale a Miami (o dove cacchio è)


  10. La maggior parte dei videogiochi (sempre purtroppo) hanno la stessa profondità di messaggio di Natale a Miami (o dove cacchio è)

    Su questo sono pienamente d’accordo, ecco perché ho scritto che” puo'” esserlo.

  11. Giustissimo articolo ed è giusto che si affrontino questi argomenti per il cinema come per i videogiochi.

    Per me la censura è sempre (pregiudizialmente) sbagliata, perchè sottintende una incapacità di riflessione e di distacco dell’utente nei confronti del prodotto in considerazione. Senza contare che sono molteplici, i motivi per cui un videogioco o un film possono essere obbiettivamente dannosi per il prossimo a causa dei loro contenuti. La censura rappresenta l’ultima spiaggia, una soluzione molto spesso ipocrita che mette in luce il rifiuto a considerare l’esistenza di punti deboli (e possibilmente sanabili) nella struttura della società di oggi.

    Il divario leggerenza/contenuti non sussiste: spesso è l’utente a stabilire quale sia il “valore” contenutistico che il videogioco può avere per lui, ma questo non toglie che il videogioco *rimanga* un videogioco.

  12. Bellissimo articolo, finalmente vedo affrontato il tema senza ipocrisia.

    Si sbaglia sempre nel dire “è solo un videogioco”. 
    I videogiochi possono essere un medium pericoloso, è inutile che ci nascondiamo dietro a un dito. 
    Guardiamo in faccia la realtà, siamo a Natale e molti bambini e ragazzini in tutto il mondo avranno comprato videogiochi violenti, anche quando campeggia la scritta Pegi di divieto (che molti genitori sicuramente non sanno manco cosa stia a significare). 
    La colpa in quel caso è più dei genitori e del negoziante, che degli sviluppatori o del videogioco.

    I videogiochi sono un medium che si rivolge a tutti, spesso ragazzi e bambini dalle idee ancora non pienamente sviluppate. Penso che per i giochi con temi adulti (la morte, l’uccisione, il sesso, la droga, la violenza, e via di questo passo) debbano essere fruiti da un pubblico preparato, così come i rispettivi film/telefilm/fumetti/libri ecc… 
    Le pippe mentali vanno fatte, il discorso “è solo un videogioco” ha motivo di esistere solo per un pubblico già adulto con idee già formate (ma anche in quel caso non sono d’accordo), altrimenti no, non è “solo un videogioco”, manco per il cazzo. 

    E’ sconvolgente, ai giorni nostri, la pigrizia di certuni genitori, che mollano i figli davanti alla tv, davanti ad internet, davanti ai videogiochi, non preoccupandosi degli eventuali contenuti inadatti. I negozianti spesso chiudono entrambi gli occhi vendendo titoli violenti a bambini alti poco più di un metro, poiché la grana è poca e i bambini-ragazzini sono clienti d’oro. 

    Per me ogni videogioco dovrebbe essere adeguatamente “etichettato”, ad esempio non so Uncharted che pegi abbia, ma sicuramente un titolo dove si va in giro ad uccidere per fama e gloria è malsano e crea idee assolutamente sbagliate. Che un tizio abbia una faccia rassicurante mentre punta la pistola al suo avversario non rende la situazione meno delicata, anzi. rende il tutto molto fraintendibile. 

  13. Ma chi ha scritto questo articolo? Avra’ minimo una laurea in sociologia… Non pensavo che tra i videogiocatori ci fosse qualcuno capace di cio’…

  14. Mario morandi, cosiderazioni piuttosto superficiali.La differenza di GTA e altri giochi (così come in tutti i giochi rockstar) è che non ci sono i buoni o i cattivi, sono giochi più maturi, che giocano sulle sfumature: ecco il criminale simpatico, il criminale buono, il poliziotto corrotto and so on. Il problema dei giochi rockstar è che apporcciano i temi talvolta con ironia ma danno uno spaccato decisamente più reale di qualsiasi altro gioco, i personaggi sono sono ideali come drake: i classici eroi, magari un po’ simpaticoni, perfetti, ecc. Sono personaggi sporchi e reali con storie squallide dietro, quei tipici persoanggi che fanno crollare quel mondo di certezze che uno si è un po’ costruito.
    Quindi i lproblema non è tanto su chi si “può” esercitare vioenza, è una lettura di un superficiale disarmante, quanto la “funzione” nel gioco della violenza, mentre nei vari giochini (e filmettini di bsso livello) alla uncharted è quello di fare fuori i cattivi come ben sono stereotipati, nei giochi rockstar la violenza è amara, necessaria, gratuita, fredda insomma forse gta fa pensare un filo di più di uncharted, questo è il suo problema.

  15. Veramente il mio era stato un commentino, ma ad ogni modo non metto in dubbio che uno che si firma BellicDrake conoscerà vita morte e miracoli di GTA IV e Uncharted.
    Comunque sia la tua apologia di GTA non smonta quanto ho affermato in precedenza: certo che conta su chi si “può” esercitare violenza, se questi sono cittadini innocenti e il giocatore ha la libertà di farlo, non so quanto sia amaro, necessario gratuito e freddo pestare bagnanti sulla spiaggia e investire pedoni & bagasce. Più che far pensare, temo diverta molto (specialmente gli under 18 su cui Rockstar ha fatto soldoni nonostanti vistosi bollini PEGI in copertina).

  16. Premessa: io sono un tipo al quale va bene quasi tutto, purché vi sia rispetto del prossimo e purché si rispettino le valutazioni del PEGI. Sono fermamente convinto che né la TV né i videogames debbano esser considerati come educande alternative alla famiglia o alla scuola, perché altrimenti succedono i guai e si finisce come in Germania, dove molto poco democraticamente giochi come Gears of War sono fuori legge.

    Secondo la mia personalissima prospettiva, ho notato che GTA IV diverte molto meno chi gioca alla serie solo per picchiare la gente senza seguire troppo la trama. Penso che Bellic rappresenti tutto ciò che dice l’Anelli: l’immigrato slavo che fugge da una guerra e che crede di finire in paradiso (ma gli eventi lo riportano all’inferno); è evidente che siamo a livelli completamente differenti rispetto al protagonista di Uncharted. E questa non è apologia, ma solo fare dei distinguo importanti nella valutazione del presunto ascendente di un’opera sulla propria platea. 🙂

    (se poi vogliamo parlare di divertimento nell’investire i pedoni e pestare innocenti, secondo me i primi due GTA erano i più divertenti e… guarda caso li ho giocati da minorenne! :P)

    Detto questo, fa piacere constatare che articoli di molti mesi fa siano ancora seguiti! 😀

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