Il 2010 di Ars Ludica: numeri, futuro e curiosità

Il 2010 è stato un anno molto intenso per Ars Ludica.

Abbiamo coltivato una base di utenza di tutto rispetto, abbiamo sponsorizzato qualche inziativa ufficiale, abbiamo stretto partnership con alcuni publisher e studios di rilievo. La  cosa più importante è che siamo riusciti a far crescere di molto il senso di community che c’è dietro questo blog indipendente. Il merito però non è solo di chi ci mette la faccia scrivendo sul blog o partecipando al podcast.

Mi riferisco agli “invisibili” (vabbé, mica tanto) di Ars Ludica, oltre ai soliti membri della redazione. I quali sono, in ordine totalmente casuale: Vittorio Bonzi (lamb-O) che non solo si è prestato a presentare ArsLudicast perché nessuno di noialtri ha una dizione decente ma è anche il revisore ufficiale di quasi tutto quello che viene pubblicato; Simone Tagliaferri (Karat45), padre dell’idea nonché membro anziano più influente nella forma e nella direzione editoriale di Ars Ludica; Giuseppe Puglisi (Joe Slap) che ormai è padrone assoluto del forum ed è la nostra hype machine;  Andrea Rubbini (Coolcat) che cura gran parte dei rapporti con i publisher (aiutato anche da Simone Tagliaferri e da Roberto Turrini); Matteo Steccolini (StM) che si occupa quotidianamente di ordinaria e straordinaria manutenzione del sito; Emanuele Colucci (Emack), che ultimamente si è fatto un po’ da parte per problemi personali ma che continua a supportarci non appena ha un po’ di tempo; Roberto Turrini (il Cinese), che è in assoluto la persona che ha scritto più articoli nel minor lasso di tempo; e ci sono anche io, Matteo Anelli, (Ziggybee/z.e.r.o, essì mi ringrazio da solo!), che oltre ad occuparsi della produzione scrive pezzi critici che fanno incazzare alternativamente Monopoli o l’altro mezzo emisfero del pianeta, amici inclusi; il più recente acquisto del team (nonché attore porno) Rudin Peshkopia aka Rudi Oxa (Mr Rud), che ha portato gioventù, simpatia e competenza; e c’è anche memex, il nostro avvocato (nonché revisore supplente) con l’identità segreta (così può arrivarvi alle spalle in qualsiasi momento!). Anche se è un po’ outsider e un po’ cazzeggione non possiamo non citare Alessandro Monopoli (Monopoli) che nonostante non faccia più parte dalla redazione da circa un anno continua a supportarci con il suo aiuto nel podcast e nell’arrangiamento delle stupende sigle di ArsLudicast.

Poi ci sono alcuni utenti che in un modo o nell’altro hanno fatto Ars Ludica grazie alla loro presenza costante nel forum e nel blog sin da Splinder (non cito i loro nomi per ragioni di privacy): Id, DoomTurrican3, Cherno, Fleym, Nevade, Shuren (che cura con una costanza pazzesca la rubrica delle offerte speciali sul forum) e pure quel rompicoglioni di Vazkor con i suoi jobsiani monosillabi e frasi lapidarie. Poi ci sono i moltissimi utenti venuti qui da altrove – altrove che non si cita, altrimenti parte il flame 😉

Ma cosa abbiamo fatto quest’anno?

Prima di tutto abbiamo contribuito a lanciare e rilanciare tantissimi progetti videoludici più o meno importanti. Visto che non potevamo aspettare Wingers in eterno, abbiamo dato risalto alla neonata DarkWave Games e a Forge 11 (è in arrivo uno speciale anche per loro), due realtà italianissime che anche grazie al nostro piccolo contributo sono ora un passo più vicine al mondo dei grandi (ma hanno ancora tantissimissima strada da fare!). Non abbiamo trascurato iniziative più di nicchia ma altrettanto valide: dal solito RingCast alle new entry Il Tentacolo Viola, Outcast e gli altri podcast sui videogiochi e i cavalli, senza dimenticare il grandissimo ritorno di Radiogame 02. Non ultimo è arrivato il nostro supporto a Players Magazine, un’iniziativa atipica e molto coraggiosa.

Il picco dimostra scientificamente che la gente ama i flame

Parlando di noi, possiamo dire di aver consolidato molto, crescendo del 28% in un anno. Abbiamo stabilito un record assoluto nella nostra storia: il nostro sito, grazie ai tool di analisi e metrica del traffico web forniti da Google, ci dice che abbiamo avuto circa 260.000 visitatori unici durante questo anno, partendo da 890.000 visite totali. Queste statistiche sono pulite, ovvero al netto di tutti gli accessi periodici (diverse centinaia al giorno) che effettuano i bot, gli spider e le altre diavolerie automatizzate che costantemente esplorano la rete e falsano catastroficamente le statistiche di accesso.

La cifra più sorprendente è che il 37% (che in numeri fanno 329.300 visite o 120.000 utenti) sono utenti che tornano a visitarci con regolarità nel corso dell’anno. I lettori assidui stanno con noi per parecchio tempo: più di 7 minuti a pagina (contro una media complessiva di 4 minuti), un tempo di tutto rispetto che dimostra che ci leggete con interesse. Questa impressione l’avevamo già avuta dai molti commenti che ci lasciate sulle tematiche più mature e approfondite, tipo la Soluzione Completa di Dante’s Inferno.

Entrambi i valori sono molto alti rispetto alla media di altre realtà: Eurogamer a Settembre vantava il 24% di utenti abituali regolari (sebbene con cifre ben più alte delle nostre), Parliamo di Videogiochi, che ha sicuramente pubblicato delle statistiche sporche, si ferma a poco meno del’1.5% (circa 10,000 persone con una approssimazione per eccesso, visto che gli utenti unici mensili sono sovrastimati rispetto a quelli annuali) delle visite totali.

Poi c’è stato il nostro podcast, ArsLudicast. Si cresce lentamente ma costantemente e la cadenza quindicinale ci permette di avere un ottimo rilievo su iTunes. La nostra media di download mensili è di circa 1780 unici (c’è gente che ci scarica anche 6 volte al mese!? Grazie del pensiero ma non c’è bisogno!) nei primi sei mesi, considerato il mese abbondante di pausa. Il posizionamento su iTunes è stato e continua ad essere molto buono (anche migliore di alcuni podcast commerciali) e ne siamo profondamente contenti. E pensare che avevamo fatto un lancio estivo proprio per evitare figuracce!

Una piccola curiosità: negli ultimi 6 mesi i download da Android del podcast sono passati da quasi zero ad oltre il 45% degli accessi mobili mentre quelli di iOS sono scesi dal 35% dell’estate al 28% di questo gennaio. C’è gente che ci segue da molto lontano, un po’ da tutto il mondo ma principalmente da Stati Uniti, Nord Europa, Cina e Americhe. In particolare c’è un gruppetto di una decina di persone che sin dai primi episodi ci scarica assiduamente da Salt Lake City.

Curiosità a parte, tutto questo traffico ci provoca dei costi non indifferenti: inizialmente avevamo provato ad ospitare noi stessi il podcast ma ci siamo subito resi conto di aver bisogno di un hosting dedicato (che come avete potuto vedere produce anche delle statistiche molto sfiziose e affidabili). Il costo di banda di un podcast, infatti, non si misura solo con l’ultimo episodio ma c’è una coda molto lunga di download che si continuano a sommare anche sugli episodi precedenti. Nell’estate abbiamo anche avuto problemi di performance generali sul sito (in particolare nel forum) dovuti alla crescita della base d’utenza e dei contenuti, per questo abbiamo dovuto fare un upgrade alla nostra infrastruttura con un piccolo downtime che un po’ tutti ricorderete.

La scelta di farsi sponsorizzare da GOG ed Amazon nasce dalla necessità di dover coprire dei costi che, al crescere della community, aumentano. Piuttosto che chiedervi dei soldi in cambio di nulla o delle mutande portate per una settimana dal Tagliaferri abbiamo optato per una scelta più semplice e vantaggiosa: comperate dal nostro aStore di Amazon, o create un nuovo account su GOG (seguendo questo link) e ogni volta che effettuerete un acquisto ci manderete una piccola donazione indiretta senza costi aggiuntivi.

Questo Natale ci avete dimostrato, dopo la diffidenza e un po’ di critiche iniziali, che tutto sommato l’idea ha un suo merito anche se siamo ancora ben lontani dal pareggiare con tutti i costi di esercizio. Perché l’obiettivo, come associazione no profit, è quello di coprire i costi, non di diventare ricchi. Per la cronaca tutti i membri della nostra redazione lavorano gratuitamente, sottraendo tempo e denaro alle loro rispettive professionalità e tempo libero.

Per quanto riguarda il 2011, ci sono delle novità che vi riveleremo a tempo debito, tra cui anche le App di Ars Ludica (se troviamo una forma che per voi abbia un senso), degli eventi online e qualche altro concorso. Molte serviranno ad arricchire le casse. Una, in particolare, se andrà in porto forse ci permetterà di dare un contributo concreto alla scena videoludica italiana aiutandola con i nostri profili professionali.

Per il resto speriamo che la nostra realtà indipendente e senza peli sulla lingua continui a piacervi, così come vi è piaciuta nel 2010.

Grazie a tutti!

Artemis, il simulatore di nave spaziale multiplayer

[caption id=”attachment_16432″ align=”aligncenter” width=”360″ caption=”Ciccioni non inclusi”[/caption

Certo non sarà popolare come Minecraft e non ha la resa grafica di Star Trek Online ma Artemis, oltre al premio per il sito più brutto del mondo vince un altro grandissimo encomio (almeno qui su Ars): quello dell’originalità.

Trattasi infatti di un gioco sociale in cui diverse persone ricoprono i ruoli necessari a governare una nave spaziale il cui funzionamento è ispirato all’universo di Star Trek. Ci saranno quindi il timoniere, l’addetto alle armi, quello alla sala macchine, il responsabile della sicurezza e la tizia bona che fa il soprammobile.

Ufficialmente questa è la prima versione di Artemis a supporotare il multiplayer online. Le precedenti release funzionavano solo in LAN ma era possibile usarle su internet con dei workaround.

https://www.youtube.com/watch?v=72XhdVqDT1g

https://www.youtube.com/watch?v=68WikEewVXA

Qui ci sono le spartane istruzioni, se siete curiosi.

Non escono giochi PSP? Ci pensa Imageepooch!

Prima che la console muoia, a detta di questo emergente sviluppatore nipponico, avrete l’RPG definitivo, con un potenziale di gioco di circa 400 ore, che tanto non avreste potuto riempire con niente altro, visto che di uscite decenti non se ne parla da tempo.

https://www.youtube.com/watch?v=e9FAXJWQ6jo

Il gioco si chiamerà Final Promise Story è un mix tra Shin Megami Tensei e Final Fantasy, ha un’ottima presentazione e le persone normali potranno finirlo in molte meno ore. Nippon Ichi, il publisher, ha già confermato la distribuzione fuori dal suolo giapponese.

ArsLudicast 12: Speciale 3DS

E dodici! Siamo a metà di un anno di podcast e Alessandro Monopoli vi fa un regalo con una dedica speciale. Da tutta la redazione un grazie caloroso. Siete tanti e questo ci fa molto piacere!

In questa puntata, dopo aver sacrificato Simone Tagliaferri in un rito propiziatorio, Vittorio Bonzi tiene le briglie di Matteo Anelli, Alessandro Monopoli e di un illustre membro della nostra community: Benedetto Diana, altrimenti detto Turrican3. La sua presenza non è affatto casuale perché in questo numero si parla solo di Nintendo 3DS, la nuova console portatile di Nintendo che debutterà in Europa il 23 Marzo, e che presenta ancora tanti piccoli grandi interrogativi.

Vi ricordiamo che se volete assistere come ospiti al podcast, proporre un argomento di discussione o, perché no?, proporre un arrangiamento al Monopoli, potete farlo contattandoci a: arsludicast@arsludica.org, oppure utilizzando l’apposito thread sul forum!

Se invece volete contribuire in maniera più concreta ad Ars Ludica (come fanno già moltissimi lettori), è sufficiente che i vostri prossimi videogiochi li compriate dal nostro aStore Amazon o che sottoscriviate un nuovo account su GOG, cliccando su questo link. Ogni vostro acquisto ci farà avere una piccola donazione! (sul forum tutti i dettagli)

Scaricate l’episodio:

Anteprima:
 

Brano in Apertura
Medley di Gabriel Knight (tema), Turrican (tema) e Outrun (Magical Sound Shower), arrangiato ed eseguito da Alessandro Monopoli.

Brano in Chiusura
Icarus Orchestrated (arrangiamento da Kid Icarus) di Joseph Toscano




Vanquish

Pubblicato da SEGA | Sviluppato da Platinum Games | Piattaforme PS3, Xbox 360 | Rilasciato nell’ottobre 2010

La versione provata è quella 360

Vanquish è corto: la campagna è corta, il minigioco nei credits è corto, le sfide sembrano lunghe ma sono corte perché i recensori le hanno terminate a livello ultrafacile; non c’è il multiplayer – quindi, in definitiva, il gioco è, qualora ci fossero ulteriori dubbi, corto.

Ma non è questo il problema di Vanquish.

La trama di Vanquish è agghiacciante: a voler fare i brillanti, si potrebbe dire che è raccontata in maniera sarcastica, perché ripropone e deforma i soliti stereotipi americani presentati con un’ottica stereotipata giapponese; a voler fare i 12enni si direbbe che è figa perché il protagonista è figo (e fuma pure!); a voler fare i realisti, ci si accorge che è una trama messa così tanto per dare un contesto alle azioni, magari scritta tra un torneo aziendale di SFIV e un giro di pippe su Bayonetta: se questa recensione non fosse semiseria, direi che la trama di Vanquish è una trama dimmerda, però per non affondare la mia credibilità (qualora ce ne fosse una) devo dire che è una trama “consueta, a cui siamo abituati, senza alti né bassi, che scorre liscia come il nostro personaggio verso la fine”.

Ma non è questo il problema di Vanquish.

Il level design passa da “anonimo” a “derivativo” a “totalmente assente” nel giro di pochi livelli, ricompare sporadicamente come il compagno di stanza ubriacone, il quale ha fatto tardi un’altra volta per scolarsi quell’ultima proverbiale birra che lo distruggerà per il resto della serata, per poi sparire nel cesso e vomitare la pizza acciughe e salsiccia (o quel che ne rimane) mangiucchiata tre ore prima. Queste apparizioni però sanno di già visto e non fanno nulla per attenuare il solito tram tram fatto di “stanza piena di nemici – corridoio – stanza piena di nemici”, intervallato da sequenze (guidate) su veicoli discretamente realizzate.

Ma non è questo il problema di Vanquish.

Il problema di Vanquish è che fallisce in quell’aspetto per cui è stato concepito: essere un gioco arcade. Il gameplay dinamico è, in generale, ben calibrato (anche se la mancanza di una componente corpo a corpo valida lo rendo comunque monco) e ha una base davvero solida, il problema è che manca una sovrastruttura di gioco che invogli alla rigiocabilità. Manca cioè quel framework fatto di mosse, combo e bonus aggiuntivi che non solo premia il giocatore per la sua prestazione, ma gli indica anche gli spazi in cui può migliorare, facendogli intuire e perseguire possibilità prima sconosciute.

In questo senso, è disarmante notare la povertà di Vanquish in confronto al precedente titolo Platinum Games, ovvero il sopracitato Bayonetta: mentre quest’ultimo non esitava a mostrare al giocatore l’elevato numero di tecnicismi che caratterizzava il suo gameplay, il primo sembra spoglio di una qualsiasi sfumatura, e nasconde le prestazioni straordinarie del giocatore dietro anonimi avvisi “BONUS +XXX” dove XXX indica un numero apparentemente scelto in maniera casuale. Il sistema di attribuzione di questi bonus inoltre sembra non funzionare nemmeno come dovrebbe poiché ho notato che certe uccisioni speciali, che riuscivo a ripetere con discreta costanza, non venivano contate, lasciandomi spesso una sensazione di amaro in bocca.

È triste che Vanquish sia così poco curato proprio nell’aspetto che lo avrebbe dovuto caratterizzare: sarebbe anche inutile parlare di un problema culturale dato che, in questo caso, le dinamiche basilari del cover shooting sono state assimilate con un discreto successo dal team di Mikami, limando addirittura alcuni difetti presenti dei titoli principali del genere (come il costante senso di staticità che si prova rimanendo riparati). Purtroppo però la monotonia che pervade il titolo, evidenziata ulteriormente dalla mancata varietà di luoghi e situazioni, è un grosso peso che allungherà eccessivamente le (poche) ore che si passeranno per completare la campagna e le sfide annesse.

In Conclusione: Vanquish è una delle più grandi delusioni del 2010: un concept interessante i cui numerosi difetti sbiadiscono se confrontati con la produzione frettolosa che ha caratterizzato questo progetto. Se cercate un gioco in cui specializzarvi e scalare le leaderboards, allora optate per Bayonetta o un qualsiasi titolo Arcade/PSN, se invece volete proprio uno shooter in cui si uccide con stile, allora aspettate Bulletstorm.

Note finali: Questa recensione è stata scritta dopo aver terminato 1 playthrough completo e dopo aver provato 2 delle 6 sfide disponibili. Non ho continuato oltre per sopraggiunta noia.

Se ve ne sbattete del parere del recensore (tanto è un idiota, si vede) e volete comprare Vanquish, perchè non farlo dal nostro aStore ? Riceverete il solito gioco, ma con il 10% del nostro amore in più.