Come ti dimostro che i videogiocatori sono dei violenti?

Immaginate di avere in mano un gelato che state gustando con passione. Se arrivasse qualcuno e lo buttasse a terra di proposito, vi arrabbiereste?

Immaginate ora di stare guardando un film e di essere arrivati a una scena clou. Se arrivasse qualcuno e spaccasse il lettore DVD con un’ascia, vi arrabbiereste?

Immaginate di stare leggendo un libro bello e impegnativo. Se arrivasse qualcuno e lo gettasse in un camino acceso, vi arrabbiereste?

Non continuo perché sicuramente avete capito (sono fiducioso sulle capacità dei nostri lettori). Qual è il punto? Stabilire l’ovvio, ovvero che in situazioni del genere chiunque (o quasi) perderebbe le staffe? No.

Il punto è che un network radio-televisivo sud coreano, Munhwa Broadcasting Corporation (MBC), ha deciso di dimostrare che i videogiochi fanno diventare violenti in modo abbastanza singolare.

Torniamo a immaginare: state giocando con un certo trasporto e vi trovate nel bel mezzo dell’azione. Se qualcuno togliesse volontariamente la corrente alla vostra macchina da gioco, vi arrabbiereste?

Anche in questo caso la risposta è ovviamente sì, ma per la MBC l’accesa reazione delle vittime inconsapevoli dell’esperimento effettivamente avvenuto, oltretutto in un locale dove la gente paga per giocare, è la dimostrazione lampante che i videogiochi fanno diventare violenti. Si può essere più idioti?

FONTE

Uomini che vengono battuti dalle donne e perdono la testa

Ringrazio Single Player Co-op per avermi fatto conoscere il blog Fat, Ugly or Slutty, dove vengono raccolti gli epiteti che i videogiocatori esprimono alle videogiocatrici (l’immagine a corredo della segnalazione è presa da lì). Che dire? Come fatto notare dal buon Ferruccio Cinquemani, sembra che i videogiocatori tollerino poco di essere battuti nei videogiochi da una donna (in realtà anche dagli uomini, viste alcune reazioni folli delle quali sono stato testimone) e che a volte reagiscano in modo decisamente smodato a un frag di troppo o a una cocente sconfitta. In realtà, notavo anche una certa ripetitività dei temi degli insulti, che denotano una scarsa capacità di rapportarsi con il mondo femminile se non attraverso un immaginario dettato completamente dal mondo del porno e attraverso alcuni luoghi comuni francamente risibili. Mi piacerebbe leggere le esperienze in merito delle videogiocatrici che leggono Ars Ludica (se ce ne sono) e sapere dai ragazzi se si sentono a disagio a essere battuti in un videogioco da una donna (mi sembra il periodo giusto per affrontare l’argomento, visto quello che sta accadendo in Italia).

[Diario] Non seguo il calcio

Solitamente non amo parlare di cazzi miei al lavoro, non perché me ne vergogni ma per il semplice fatto che odio chiunque mi vomiti addosso le sue banalità fatte nel week-end, convinto che anche le mie siano banali o poco interessanti ad orecchie altrui.

Il lunedì, oltre a ricevere un sacco di informazioni superflue circa la vita privata delle persone che lavorano con me, ricevo anche tantissime informazioni superflue sul calcio, che io non seguo affatto (nonostante mi dichiari tifoso della Roma, tanto per non mettere a diasagio gli altri in presenza di un “diverso”).

Inevitabilmente, dopo che al quinto accenno al campionato mi parte lo screen saver nel cervello o rispondo con un “eh?” o un “oh?” distratto circa un accadimento o una pubblicità passata alla TV (che ormai non vedo più), qualcuno si ricorda che i miei hobby preferiti sono leggere e videogiocare, ed ecco partire le domande di cortesia. “Allora, a che hai giocato nel week-end?”, perché tutti da noi sono videogiocatori occasionali, anche insospettabili cinquantenni che hanno comperato la console al figlio adolescente perché la volevano loro. Non va così bene coi libri.

A quel punto, qualsiasi cosa io dica o risponda alle loro domande più o meno interessate, i commenti sono sempre gli stessi: “Ma dove lo trovi il tempo!”, “Io c’ho famiglia!”, “Sai, i soldi, il mutuo…” e il classico, abusatissimo e tristissimamente vero: “Mia moglie mi taglia le palle se la sera non vediamo assieme quello che dice lei alla TV, altrimenti non mi fa vedere le partite”.

Eppure li vedo sempre, con il Corriere dello Sport sottobraccio, seguire assiduamente tutti gli approfondimenti sportivi e le relative partite (che in questo periodo possono essere anche tre o quattro la settimana!), soffrendo stupidamente circa quattro ore di traffico urbano al giorno. Aggiungiamoci anche un po’ di ciclismo (vecchiettismo per antonomasia), la Formula 1 o il MotoGP, il tutto spolverato da un pizzico di frustrazione femminile per una dolce metà trascurata in mezzo a tante distrazioni. Quanto al fronte economico vanno spesso allo stadio, prendono ferie o permessi per le partite importanti, pagano una Pay-TV salatissima a palinsesto fisso per una manciata di ore a settimana (inutile dire cosa pensano di un abbonamento ad Xbox Live o a un MMOG), fumano… e si fanno stupidamente quattro ore di traffico urbano in macchina.

Probabilmente questi signori passano molto più tempo in occupazioni del genere di quanto ne passi io di fronte ai videogiochi, e in generale sprecano moltissimo tempo a fare cose che io non farei. Nonostante tutto io sono quello danaroso e con tantissimo tempo libero, per via di quella decina di ore settimanali che dedico al mio hobby, che richiede un impegno piuttosto attivo e forse li spaventa anche un po’, visto che si devono decidere cose. Sicuramente è più facile farsi vomitare addosso stronzate da una programmazione (e da una moglie) che non ti dà nemmeno il diritto di scegliere, essere sempre mediocremente benpensanti e far finta di seguire i videogiochi, che ormai vanno di moda e c’hai il figlio che a forza di GTA diventa come il Presidente.

È per questo che quando mi invitano per un caffè il lunedì, faccio un sorriso ipocrita e rispondo con un: “No, tanto non seguo il calcio”.

Bulletstorm aumenta i rischi che i videogiocatori diventino stupratori?

Noi non crediamo (anzi, ci ridiamo volentieri su), ma negli USA è nata una polemica in seguito alle parole di una psicologa, Carol Lieberman, intervistata da Fox News che ritiene la cosa possibile (wow). Si sa, dopo “Hot Coffee, gli americani sono particolarmente sensibili all’argomento sesso nei videogiochi. Viene però subito da chiedersi come un FPS fortemente ironico come Bullestorm possa riempire il mondo di stupratori e, soprattutto, viene da chiederlo alla psicologa, visto che è lei ad aver espresso questa tesi shock. Oltretutto, nel gioco non ci sono scene di sesso, ma solo parole legate a pratiche sessuali, tipo gangbang o facial, usate per denominare alcune combo.

La Lieberman, intervistata sull’argomento da alcuni siti specializzati in videogiochi, ha balbettato un po’, ha parlato di centinaia di studi che tutti conoscono e che al momento non aveva sotto mano e ha riconfermato la sua tesi, anche se con parole più accorte: Bullestorm rischia di risvegliare il Silvio che è in noi videogiocatori. La Fox News ha anche aperto un dibattito con i suoi telespettatori chiedendogli, non ridete, se Bulletstom sia il peggior videogioco del mondo (prossima domanda: vuoi bene alla mamma?).

Ma torniamo alla Lieberman che, essendosi resa conto di aver parlato di centinaia di studi, ha cercato con Google e ne ha trovati otto i quali non dimostrano (e non vogliono dimostrare) alcuna correlazione tra videogiochi e stupri, ma li ha mandati lo stesso ai giornalisti videoludici (in questo caso fa veramente piacere chiamarli così) senza averli prima letti e, probabilmente, sperando che non li leggessero loro (sono videogiocatori, sicuramente non sapranno leggere).

Purtroppo per lei li hanno letti e ne è nato un gigantesco articolo di Rock, Paper, Shotgun dove le superficiali parole della psicologa vengono demolite a colpi di tesi e senza troppi blateramenti idioti tipo: “sono anni che videogioco e non ho mai stuprato nessuno”. Complimenti John Walker, anche se non sei un Whiskey è così che si fa: si prendono le accuse e le si demolisce analizzandole puntigliosamente e con metodo, anche quando sono di un’idiozia palese come in questo caso (i giornali italiani avrebbero cercato foto della Lieberman nuda negli anni ’70 da mettere in copertina).

Se conoscete l’inglese, vi invito a leggere l’articolo linkato in calce. È un esempio di ottimo giornalismo analitico.

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