I videogiochi non sanno raccontare la guerra

I videogiochi non sanno raccontare la guerra. Appena abbandonano il terreno del fantasy o della fantascienza sembrano osare troppo, o non volere osare abbastanza, e scadono nella miseria scenografica più cupa. La guerra videoludica è, generalmente, uno scontro continuo contro goblin o alieni travestiti da soldati di diverse fazioni (vedi anche l’ultimo, pessimo Medal of Honor).

Call of Duty: Black Ops è la summa dell’incapacità di raccontare un contesto e di comunicare al giocatore il senso di ciò che sta facendo, al di là del piacere umorale di abbattere modelli poligonali antropomorfi in movimento. Durante il gioco s’interpretano i ruoli di vari soldati in contesti di guerra differenti, ma a conti fatti non c’è alcuna distinzione tra il tentare di ammazzare Fidel Castro o l’annientare i nazisti alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Le differenze sono meramente superficiali e servono soltanto a regalare varietà visiva al prodotto, dando al giocatore quello che si aspetta in termini esclusivamente epidermici. Esiste un gioco fantasy senza grotte di fuoco e di ghiaccio? Lì dove un’insurrezione con decine di morti diventa uno spettacolo barocco, utile per affermare la retorica della libertà da centro commerciale, o lì dove una citazione da Il Cacciatore di Michel Cimino viene violentata per far vedere quanto gli americani siano eroici e sprezzanti della morte (e il nemico indistintamente crudele), diventa impossibile raccontare altro se non il ripiegarsi onanistico del fruitore sulla propria arma, la quale diventa specchio dei valori trasmessi dal suo agire, che volontariamente o involontariamente è costretto a condividere per poter andare avanti.

In tutto questo la guerra scompare, quella guerra che il cinema e la letteratura o le altre arti hanno provato e provano a raccontare nei suoi aspetti più cupi e drammatici, diventando la solita messa in scena bidimensionale dello scontro tra il bene e il male, raccontato da una prospettiva solida e anacronistica.

Articolo pubblicato su Players 01

17 comments on “I videogiochi non sanno raccontare la guerra

  1. Sinceramente non amo i giochi di guerra, ma speravo che alcuni di questi tra i più contestualizzati sapessero raccontarla in modo perlomeno decente. Comunque bell’articolo.

  2. Fino al primo Modern Warfare (che indubbiamente ha dei meriti a livello sceneggiativo e che comunque NON aveva ancora un americanismo steroidizzato e totalmente preponderante come i suoi seguiti) i vari Medal of Honor e Call of Duty (a eccezione di World at War, da cui è forse partito il trend negativo) riuscivano se non altro a ricreare una buona atmosfera grazie ai vari riferimenti storici e ai teatrini scriptati che riuscivano a mettere su (che andavano bene finchè non sono diventati una scusa per rendere i giochi defaticanti e palesemente “falsi” da vedere e da giocare).
    Il non cercare di affrontare più da vicino il tema della guerra permetteva un approccio più spensierato e ludico al gioco stesso. Si giocava per giocare e c’era attorno il carisma della 2° Guerra Mondiale. Oggi, a sistema di gioco pressocchè invariato (e a difficoltà azzerata, ma questo è un altro discorso) sembra che la stessa categoria di giochi non possa piacere se non ci si sente dei paladini della giustizia contro le brutte e puzzolenti forze del male.

  3. Una caratterizzazione più che decente di un conflitto – anzi, di un campo di battaglia – l’ho trovata in Vietcong, in grado di trasferire la fatica e l’ineluttabile senso di caducità in guerra sul videogiocatore.

  4. Io riscriverei il titolo come: “i giochi non sanno raccontare il dramma della guerra”. I COD sulla 2a guerra mondiale (in particolare il 2) avevano dinamiche da campo di battaglia piuttosto realistiche (con i vari attacchi, contrattacchi, attriti e via discorrendo). Quelli recenti raccontano di rambismi. A loro modo sono “realistici”.

    Quello che manca è cosa c’è dietro alla guerra ma non è detto che debba dircelo un COD.

  5. Per completare il mio commento di prima… in BiA:HH si assistono a scene davvero drammatiche, non ho mai trovato un altro titolo sulla grande guerra o altri conflitti dove il protagonista, ad un certo punto, piange per la disperazione di non essere riuscito a salvare un compagno…

  6. Mi chiedo se vorrei davvero giocare ad un gioco di guerra che mi facesse riflettere.
    Ciò che so di cose avvenute in guerra non è che mi ispirino esattamente la voglia di viverle attivamente.

  7. Interessante riflessione Maelzel, anche se devo dire che ogni tanto se un gioco qualche domanda o qualche riflessione te la suscita credo sia una cosa interessante. Come interessante sono, da questo punto di vista, esperimenti come Eyewitness (di cui ho parlato anche nella mia tesi di laurea, ma di cui non sto riuscendo a trovare nulla su google…), un videogioco che ti mette nei panni di un reporter di guerra armato solo della propria macchina fotografica e posto davanti agli orrori bellici…

  8. Un riferimento ad Eyewitness è reperibile sull’articolo “Playstoria” di Matteo Bittanti pubblicato sul n.77 di Giochi per il mio computer, Maggio 2003 Future Media Italy (ai tempi)… direttamente preso dalla nota a piè di pagine della mia tesi… non riesco a trovare altri riferimenti (è passato parecchio tempo)….

  9. Cosa si potrebbe provare ad entrare in un campo di concentramento e vedere i cadaveri riprodotti ammucchiati tipo le foto d’epoca?
    Io francamente un gioco così non lo prenderei. Già in film son cose molto pesanti, figurarsi se due secondi prima fraggavo nazisti all’urlo di “muori stronzo, beccati questa granata tra le chiappe”.

    Secondo me, la guerra è ingiocabile superata una certa fedeltà della rappresentazione. E fanno bene a starne alla larga quelli che creano questi giochi.

  10. L’ignoranza è una brutta cosa…
    mario, vuoi un gioco che sappia constestualizzare la guerra? giocati metal gear solid per pc o per PSX…
    o anche il suo sequel,” MGS2: sons of liberty”.
    quello che sto leggendo qua dentro è un’opinione nata da un saccentismo (se mi passate il termine) nato dalla presunzione di conoscere un mondo per voi banale e limitato, il tutto scaturito dall’ignoranza…
    ripeto, giocatevi questi 2 titoli (non credo che leggere un riassunto dalla wikipedia aiuti molto), e poi se ne riparla…

  11. @ Janus:
    Mi sento di difendere il parere dell’articolista per due motivi:

    1. Io per “guerra” avevo inteso quella storicamente accaduta.
    2. Penso che i primi due Metal Gear Solid li abbiamo giocati tutti.

    Inoltre, per quanto MGS porti dei concetti molto attinenti al discorso “guerra” (pigliando di qua e di là secondo le esigenze di Kojima) il gioco è anti-simulativo e si riduce nella classica missione di infiltrazione a là commando-Rambo. Perché in un videogioco “raccontare la guerra” significa farlo anche attraverso l’azione.

  12. @mario:
    se sei così interessato alla guerra realmente accaduta leggiti un bel libro di storia…

  13. @ Giuseppe Puglisi – “Joe Slap”:
    Be’, si erano tirati in ballo i primi due MGS…

    Janus wrote:

    @mario:
    se sei così interessato alla guerra realmente accaduta leggiti un bel libro di storia…

    Non so in che modo abbia espresso un grande interesse verso l’argomento, comunque se mi rispondi così non posso che prendere ancora più in considerazione il titolo di questo articolo.

  14. I videogiochi alla Cod servono solo per gasare i ragazzini squattrinati americani senza un minimo di istruzione e prospettive e farli arruolare cos’cchè possano divertirsi a guidare un humvee e poi morire miseramente uccisi da un cecchino . A noi non americani sono indirizzati per farci digerire la pillola amara della strapotenza americana, sono lo zucchero che ci fa dimenticare l’amarezza di una politica internazionale basata sullo spregio di ogni diritto umano. Parlare di guerra nei VG e mettere da parte queste considerazioni non serve a niente.
    L’autore dell’articolo o ne è all’oscuro o ignora volutamente la realtà. Cioè che i VG in questione non servono a trasmettere emozione alcuna, lo sforzo profuso dalle software house in questi prodotti mira a formare schiere di celebrolesi potenziali soldati o potenziali guerrafondai da poltrona proni alla mentalità imperialistica occidentale.

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