Compagni di viaggio

Nelle ultime settimane, a causa di alcuni lavori di ristrutturazione, sono stato costretto a risistemare la mia camera e l’incredibile mole di libri, fumetti, album musicali, film e videogiochi stipati in ogni angolo della libreria. Tra una salita ed una discesa dallo scaletto sono stato, inevitabilmente, vittima della nostalgia: ho riletto storie, rivisto copertine, riascoltato vecchie compilation, eccetera.

Ma, mentre continuavo questo piccolo esodo, caricando romanzi misconosciuti, manuali di giochi di ruolo o lussuose edizioni dei Peanuts o di Asterix & Obelix, è nata in me una riflessione sciocca – coadiuvata anche da una serie di strisce comparse sul webcomic Follow The Rabbit.

Tempo dopo, durante quel “tormentato momento di cambiamento” (noto anche come la cazzo di adolescenza) ho spesso incontrato ragazzi e ragazze che, per svariati motivi, consideravano (e alcuni ancora considerano) i videogiochi, i fumetti, alcuni generi cinematografici, qualsiasi cartone animato ed il 99% della letteratura mondiale come qualcosa di fanciullesco o noioso.

In quel periodo, in cui tentai persino di “integrarmi” con questa massa, ero convinto che le mie passioni fossero nate in un periodo relativamente breve e che, quindi, potessi facilmente accantonarle senza problemi. Smisi di comprare fumetti, limitai gli acquisti in campo ludico e chiesi n regalo persino una copia di Tre metri sopra il cielo.

Ma, poche settimane dopo, accadde qualcosa. Al posto del capolavoro di Moccia, mio zio pensò di donarmi una copia di Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Scoprii, per caso, una canzone chiamata Beautiful Day di una certa band irlandese. Soprattutto, videro la luce su GameCube due videogiochi particolarmente attesi: Fire Emblem: Path of Radiance e Killer7.

Leggendo le mie parole su questo blog potete già immaginare come si sia conclusa questa storia. Sono felice di definirmi un appassionato di videogiochi, fumetti e lettura. Amo il buon cinema e non ho un genere preferito di musica. M’interesso solo marginalmente di calcio.

Ed ho capito una cosa: mi sbagliavo. Io non ero diventato così, ma lo ero sempre stato: sin da bambino ho letto, sognato, giocato. La mia “differenza” dalla massa non era dovuta a difetti o a momentanei cambiamenti: io sono sempre stato così o, per meglio dire, sin da bambino portavo i semi di quelle che, crescendo, sarebbe diventate le mie passioni ed i miei principali interessi. Passioni ed interessi che, in svariati modi, mi hanno reso la persona che sono ora.

Anche se non posso evitare di “stiparli” in una libreria, non dimenticherò mai i miei “compagni” in questo lungo gioco che è la Vita. Perché, anche se l’Endgame (o il Game Over?) è davvero lontano, non posso non ammettere di essergli profondamente debitore.

4 comments on “Compagni di viaggio

  1. Io non trovo che giocare, leggere libri, ascoltar musica sia una cosa così elitaria come sembrerebbe da questa opinione.
    E ormai ho smesso di reputare farmare in un qualsiasi (MMO)RPG qualcosa di più valevole di un libro di Moccia. Mi sembrano entrambi tempo buttato.
    A me diverte di più farmare, ad altri diverte di più leggere brutti libri.
    Insomma, non ci sto più a giudicare gli altri sulla base dei loro interessi.

  2. Ottimo articolo, mi ci rispecchio in pieno a parte dei titoli del gamecube che hai citato e il libro.
    Per me i titoli sono stati: Body Blows (per amiga 500) e l’arrivo di super mario world.

    Complimenti ancora per l’articolo!

  3. @ Maelzel:

    Non credo siano passioni elitarie, ma non si tratta neanche di cose che “fanno tutti” (soprattutto tra i miei coetanei!). Probabilmente sarà sempre così. Ad ogni modo ciò che credo sia importante, più che l’atto di leggere/giocare/ascoltar musica, è il contenuto: farmare soltanto, prender sul serio Beautiful e considerare Marfé un grande cantante sono orrori a pari merito.

    Grazie AUG 🙂

    Monops: ogni tanto ci vuole 😉

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