[podcast] Il tentacolo viola 14

Per il quattordicesimo episodio de Il tentacolo viola, si è scelto un ospite d’eccezione: Ferruccio Cinquemani, l’uomo che gioca su PC con il joypad e se ne vanta su Facebook. Scaricatelo, se proprio ci tenete.
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Torna il PSN e torna Ferruccio. Gli adepti del Tentacolo Davide, Andrea e Paolo riospitano per la terza volta il siculo-svedese in un meta-podcast dove si parla, oltre che di Sony, dei progetti di Nintendo per continuare a dominare il mondo, dell’amore di Davide per il 2D e di Gabe Newell che odia gli sbruffoni online. Oltre che di altri podcast.

Sono belli i regali che Sony darà ai suoi utenti? Ma a noi ce ne frega qualcosa? E soprattutto come si pronuncia Sword????
Le risposte di questi e altri incredibili enigmi nel quattordicesimo episodio per podcast del Tentacolo Viola.
Scarrricate ed ascoltate!!!

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Élite

La riflessione di oggi nasce dalla lettura del blog di Roberto Recchioni, uomo dal multiforme ingegno che ammiro sinceramente tanto da consigliare ogni libro, rivista, fumetto alla cui realizzazione abbia preso parte. Ieri, 17 maggio, rrobe linkava questa interessante riflessione di MA! Leggetela un momento, che poi ci riflettiamo su.

Letto? Piaciuto? Lo spero.

Credo che imbastire un paragone tra il panorama musicale descritto da MA! ed il mondo videoludico sia importante, poiché ci permette di analizzare in modo migliore un particolare fenomeno del mondo dei videogiochi.

Malgrado il tentativo di assalto ai giocatori occassionali abbia provocato un tenue tentativo di chiusura da parte di quell’élite che si autodefinisce “hardcore gamer”, non credo che si possa parlare dell’invisibilità citata da MA: le software house sono attente nei confronti di questa fetta d’utenza e riescono ad accontentarla facilmente con un FPS o un action-adventure fotocopia e con un multiplayer reiterato… o al limite con un remake. Perciò la maggioranza degli “hardcore gamer” è assecondata dalle software house e dai publisher più importanti, rientrando pienamente nel mass market: d’altronde il recente ritorno delle varie edizioni epiche, speciali o limitate costituisce soprattutto una reazione al mercato della pirateria, tentando di incantare gli acquirenti per lo più con confezioni metallizzate, piccole aggiunte in-game e pacchiane action figure.

D’altro canto è importante osservare che vi è un gruppo di videogiocatori realmente elitario: si tratta di quelle persone che, attraverso un gioco, maturano riflessioni e ne discutono. Si tratta di quei giocatori a cui si rivolgono edizioni speciali degne di questo come, come quella di Bioshock 2 (per ironia della sorte, l’edizione da collezione risultava essere decisamente migliore del gioco promosso da essa) o quella di The Witcher 2: Assassins of Kings. Quegli appassionati che, se non sono soddisfatti dai giochi in uscita, rispolverano dei classici, scoprono piccoli capolavori indie o non giocano affatto. Quei pochi che, su smartphone o tablet, cercano qualcosa di più oltre la distruzione del touch-screen.

Questa minoranza, chiamatela come preferite, è sicuramente elitaria ma, al contrario di quanto accade nel panorama musicale, risulta essere particolarmente comunicativa ed attenta. Una comunità i cui elementi emergono tra la rete e si scambiano opinioni, consigli. Una minoranza che spesso critica ed entra in conflitto con altri appassionati, non-giocatori, publisher e persino software house. Una minoranza che definirei particolarmente attiva nel tentativo di comunicare con il resto del mondo videoludico e che è possibile rintracciare attraverso il web.

Mi chiedo se questa minoranza, elitaria ma socialmente attiva, possa gettare le fondamenta di una nuova concezione del Videogioco.

In cuor mio, e non negherò mai di pensarlo, io lo spero e ci credo.

[creazioni] Sogno

Sogno un giorno in cui le redazioni vengano riempite di scatole di giochi con già il voto obbligatorio stampato sopra, ovviamente dieci, così che il videogiocatore sia costretto a leggere prima di delirare il suo commento in preda all’hype più sfrenato e gettarti letame addosso per un centesimo di voto che gli è andato storto.

Sogno il giorno in cui non dovrò più leggere il commento: “Mio al Day One”, con Day One scritto rigorosamente maiuscolo, come se la data di uscita di un gioco fosse il giorno del giudizio e nell’atto stesso dell’acquisto non fosse già implicito l’iniziare a desiderare ciò che verrà dopo, ovvero il Day One successivo. L’insoddisfazione perenne è il loro migliore amico.

Sogno il giorno in cui l’utente medio si renderà conto che le immagini e i video promozionali sono necessariamente edulcolorati e presentati al meglio, quindi non sono indicativi del gioco e, anzi, spesso lo nascondono dietro una patina di mera spettacolarità.

Sogno il giorno in cui il lettore si renda conto che senza soldi non si va da nessuna parte e che il gratis a tutti i costi impone dei limiti che spesso portano alla morte dei progetti migliori.

Sogno il giorno in cui le notizie saranno distinte dal marketing.

Sogno il giorno in cui i materiali per la stampa non siano dati dai PR ma vengano obbligatoriamente messi in un sito deposito dal quali tutti gli operatori del settore possano attingere liberamente, in modo da evitare pressioni sotto forma di simpatici consigli e concessioni.

Sogno il giorno in cui la parola embargo sarà riservata solo alle dittature.

Sogno il giorno in cui non vivano più geni che sono tali solo perché sfruttano il lavoro degli altri.

Sogno il giorno in cui la critica specializzata si renda conto che è possibile esaminare un videogioco al di là delle questioni produttive.

Sogno il giorno in cui venga abolita la parola “divertimento”, seguita da “intrattenimento”.

Sogno il giorno in cui l’espressione “voglio solo staccare il cervello” diventi motivo di interdizione permanente.

Sogno troppo, e per questo vivo poco e male, ma non riesco a fare a meno di farlo, perché in fondo i videogiochi, come i sogni, piacciono perché provengono da un lato nascosto e intangibile del nostro esistere, di cui necessariamente celiamo l’oscenità.

 

ArsLudicast 20: Musica!

A grande richiesta, ecco una puntata sulla composizione musicale a tema videoludico, un episodio a cavallo tra il Progetto Nettuno e un video didattico di Richard Benson con un Alessandro Monopoli che sale in cattedra, valorizzato dal fondamentale contributo di Simone Tagliaferri. Si parla di un po’ di tutto: della musica elettronica, di teoria musicale e di strategie di composizione, sino ad arrivare ad analizzare alcuni temi musicali videoludici del presente e del passato.

Se vi state chiedendo cosa c’entri Bridget con la sorpresa bella in vista, non abbiate paura: c’erano comunque Matteo Anelli e Vittorio Bonzi a tenere basso il livello della puntata (e a spammare assurde foto di Aquaman in chat)!

Vi ricordiamo che se volete assistere come ospiti al podcastproporre un argomento di discussione o, perché no?, proporre un arrangiamento al Monopoli, potete farlo contattandoci a: arsludicast@arsludica.orgredazione@arsludica.org, oppure utilizzando l’apposito thread sul forum!

Se volete contribuire al nostro progetto potete fare qualche acquisto sul nostro aStore, garantendoci una donazione.

Scaricate l’episodio:

Anteprima:
 

Brano in Apertura:
Wizball, di Martin Galway, arrangiato ed eseguito da Alessandro Monopoli

Brano in Chiusura:
Fight Tune “Messenger of the Dark”, composto da Masashi Hamauzu