Che cos’è un videogioco per i media italiani?

Per comprendere la natura poliedrica dell’oggetto videoludico possiamo partire da una recente notizia proveniente dagli Stati Uniti, dove il NEA, un programma federale governativo che si occupa di finanziare le opere di interesse culturale, ha cambiato i criteri di assegnazione dei fondi per includere anche i videogiochi:

“I progetti possono includere programmi radio e video di alto profilo divisi in uno o più episodi (documentari e drammatizzazioni); media creati per il cinema; i programmi di performance; i segmenti artistici da usare nelle serie esistenti; i webisodes composti da più episodi; le installazioni e i giochi interattivi”

Ovvero, il governo americano ha, di fatto, equiparato i videogiochi a tutte le altre forme d’espressione artistica e di diffusione culturale.

Sulla stessa scia si posiziona anche la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha dichiarato incostituzionale la legge dello Stato della California che vietava la vendita o il noleggio ai minori di videogiochi violenti.

La sentenza stabilisce che la legge Californiana è “incongrua, irragionevole e contradditoria”; non esistendo prove scientifiche che colleghino la fruizione di videogiochi violenti con le condotte violente dei minori. Quindi, per la corte i videogiochi violenti vanno trattati alla stessa stregua degli altri media, come film, libri o televisione, dove la violenza non manca, ma che non subiscono particolari limitazioni.

Quindi, cos’è un videogioco? Un prodotto dell’industria dell’intrattenimento, sicuramente, ma anche una materia che può assumere forme diverse, tali da poter essere accostata alle altre arti.

La lunga premessa serve per comprendere l’assurdità della reazione della stampa italiana ai fatti di Oslo. Nella gran parte del mondo occidentale, Norvegia compresa, i videogiochi vanno assumendo un valore differente, sia per la loro potenza economica (come negarla?), sia per la diffusione culturale che hanno raggiunto.

Certo, non mancano studi scientifici che tentano di additarli come causa scatenante di tutta una serie di sindromi di cui soffrono i bambini e gli adolescenti, non per ultima la violenza, ma ce ne sono altrettanti che hanno spesso confutato tesi nate da preconcetti e dimostrate con forzature spesso inaccettabili per la scienza stessa.

Il dibattito è sicuramente aperto, com’è giusto che sia, ma a quasi nessuno nel mondo è venuto in mente di indicare i due videogiochi apparentemente amati da Breivik (stando alla sua pagina Facebook), World of Warcraft e Call of Duty: Modern Warfare 2 per inciso, come i moventi principali della sua follia. In Italia non è andata così.

Facendo una ricerca sul documento di 1500 pagine (Link) scritto da Breivik per raccontare come ha pianificato gli attentati, i videogiochi non appaiono che come fatti marginali. Ad esempio World of Warcraft viene citato in un solo passo, e non certo come causa scatenante o fonte d’ispirazione, ma come alibi per le assenze dovute alla pianificazione della strage:

3.26 Avoiding suspicion from relatives, neighbours and friends

Present a ”credible project/alibi” to your friends, co-workers and family. Announce to your closest friends, co-workers and family that you are pursuing a ”project” that can at least partly justify your ”new pattern of activities” (isolation/travel) while in the planning phase. 

F example, tell them that you have started to play World of Warcraft or any other online MMO game and that you wish to focus on this for the next months/year. This ”new project” can justify isolation and people will understand somewhat why you are not answering your phone over long periods. Tell them that you are completely hooked on the game (raiding dungeons etc). Emphasise to them that this is a dream you have had since you were a kid. If they stress you, insist and ask them to respect your decision.
You will be amazed on how much you can do undetected while blaming this game. If your planning requires you to travel, say that you are visiting one of your WoW friends, or better yet, a girl from your ”guild” (who lives in another country). No further questions will be raised if you present these arguments. 

Blaming WoW is also quite strategic due to another factor. It is usually considered ”tabu” or even shameful in our society today to be hooked on an MMO. By revealing ”this secret” to your close ones you are therefore (to them at least) entrusting them with your innermost secret. Usually they will ”contribute” to keeping this secret for you which can be very beneficial. (If people from your ”secondary” social circle ask them they will even usually ”lie” on your behalf (giving you alibi), in order to keep your MMO project a secret.”

In un paragrafo dedicato alla propaganda culturale, Breivik cita l’industria videoludica accusandola di diffondere la cultura hip-hop con giochi come GTA (Grand Theft Auto), che secondo lui andrebbero vietati o boicottati perché parte del complotto mondiale di diffusione del multiculturalismo.

Proseguendo nella ricerca di tracce videoludiche sul documento scopriamo che, come milioni di persone nel mondo, Breivik trova i videogiochi rilassanti e divertenti, soprattutto quelli fantasy:

I just completed Dragon Age Origins not long ago. A brilliant game!:D It’s important to have fun a few hours every day.

It was now  April 25th and I was finally back to normal. I had spent the past couple of weeks playing through Dragon Age II and a couple of other newly released games. Awesome!

Chissà quali saranno i due giochi da poco rilasciati di cui parla. In tutto questo, Modern Warfare 2 viene citato in un solo paragrafo:

I just bought Modern Warfare 2, the game. It is probably the best military simulator out there and it’s one of the hottest games this year. I played MW1 as well but I didn’t really like it as I’m generally more the fantasy RPG kind of person – Dragon Age Origins etc .and not so much into first person shooters. I see MW2 more as a part of my training-simulation than anything else. I’ve still learned to love it though and especially the multiplayer part is amazing. You can more or less completely simulate actual operations.”

Anche in questo caso l’idea non è tanto quella del videogioco come “movente”, ma come modo per mettere in scena, visualizzare, il suo piano. Un po’ quello che è successo con Flight Simulator X, usato dagli attentatori delle Torri Gemelle per simulare il dirottamento degli aerei. Questo rende i videogiochi pericolosi? No, ne dimostra semplicemente la natura simulativa che può essere sfruttata in diversi modi. La simulazione, al netto dei contenuti, è neutra per definizione, perché tenta semplicemente di riprodurre virtualmente dei fenomeni esistenti nella realtà.

Prendete un coltello da cucina e mettetelo in mano a due milioni di persone. Un milione e novecentonovantanovemila lo useranno per tagliarci il pane, uno lo userà per sgozzarci la moglie. La colpa è del coltello da cucina?

Il resto delle 1500 pagine del documento di Breivik sono dedicate a ben altri argomenti. Il nostro si prodiga in dissertazioni di politica, di storia e di filosofia, cercando di dare un senso ideologicamente compiuto alle sue azioni. Parte del documento è copiato dal manifesto dell’Unabomber americano, mentre se volessimo inquadrarlo ideologicamente e culturalmente, non esiteremmo a definirlo un ultraconservatore cattolico integralista.

Tutto questo il TG1 lo ignora completamente e decide di confezionare un servizio che mette genericamente sotto accusa i videogiochi violenti, videogiochi che vengono citati anche da altri giornali e telegiornali, mentre sono stati quasi completamente ignorati dai media del resto del mondo o, al massimo, menzionati come curiosità per inquadrare il personaggio. A rincarare la dose ci pensano parlamentari di area cattolica come Paola Binetti, che chiedono incredibilmente la messa al bando dei videogiochi amati dal killer, prodotti ormai sul mercato da diversi anni e che hanno venduto diverse milioni di copie.

Ovviamente si tratta di un modo per deviare l’attenzione dai veri moventi che hanno spinto Breivik alla strage, ben chiariti nel documento e ben espressi dall’europarlamentare Mario Borghezio che ha definito “condivisibili” le tesi di Breivik, pur condannando la strage.

Ritornando al mondo dei videogiochi, il problema vero è che i media italiani li considerano soltanto in due casi: quando possono accusarli di essere istigatori di violenze di vario genere e quando possono sfruttarli come fenomeni di costume, mostrando il videogiocatore all’interno di fiere frivole come l’E3, ovvero confinandolo all’interno di un ambiente chiuso e trasformandolo in una specie di buon selvaggio che, finché si limita a mostrare quegli strani cosi colorati con cui gioca, è socialmente accettabile.

Per il resto, nonostante l’influenza culturale del medium videoludico sia ormai diffusissima e palese, prendiamo ad esempio il recente evento collaterale alla Biennale di Venezia, Neoludica, o l’ultimo video di Björk, Crystalline, il mondo dell’informazione italiano tende ancora a considerare i videogiochi come marginali, guardandoli con sospetto e con una sufficienza francamente antistorica. Di fatto, quando se ne parla, vengono tollerate imprecisioni ed errori palesi, come se si trattasse di un argomento che non merita alcun approfondimento, una sottocultura da lasciare nell’ombra e da spolverare ogni tanto per lanciare strali.

In questo contesto, il ruolo della stampa specializzata e dei videogiocatori dovrebbe essere quello di alfieri della diffusione della cultura videoludica. Bisogna superare la paura delle definizioni, per quanto limitate e sbagliate, e cercare di spingere per far nascere nella stampa generalista il bisogno di “approfondimento” dell’argomento videogiochi. Solo di fronte a dei lettori attenti la stampa può migliorarsi, che poi è lo stesso principio che vale per tutti gli ambiti della vita.

12 comments on “Che cos’è un videogioco per i media italiani?

  1. Bel lavoro.
    PS: mamma mia, ma veramente ti sei sbattuto a leggere il delirio di 1500 pagine di uno schizzato? Spero tu abbia fatto CTRL+F –> Modern Warfare 😀

  2. Vorrei spezzare una mezza lancia in favore della Binetti – nell’ultima intervista con Klaus Davi si è mostrata molto più equilibrata e sensata rispetto a quanto aveva fatto con Euthanasia: http://www.youtube.com/watch?v=BLl3fFbznYM

    Mentre Davi (che viscido buffone) la incalzava cercando lo scandaletto, lei alla fine ha espresso più o meno l’idea che i vg violenti possono influenzare principalmente le persone già psicologicamente deviate.

  3. Nel caso di Euthanasia sì, ma nell’ultima intervista con Daviscido ha espresso pareri molto più moderati, e che tra l’altro hanno diversi punti in comune con quelli dei videogiocatori di più vecchia data, che magari oggi hanno figli piccoli da crescere a cui certamente non danno in mano i vg più violenti o controversi.

    Vedendo poi come Davi l’ha incalzata in quest’ultima occasione, non escludo che anche nel caso di Euthanasia sia stato lui a pomparla per bene prima dell’intervista, arrivando a farle chiedere la messa al bando.

    Personalmente credo che essere lettori attenti – come giustamente Simone suggerisce alla fine del post – significhi anche evitare di reagire come “branco” ogni  volta che veniamo attaccati, e soprattutto distinguere tra chi (Daviscido, Minchiolini e compagnia giornalistica andante) usa i videogiochi solo per creare lo scandaletto, e chi invece magari è poco informato, approssimativo e tutto quanto, ma almeno crede in quello che dice e quindi in ultima analisi potrebbe offrire uno spazio di dialogo e discussione ragionata.

    I professionisti dei media (e se ne salvano pochi ormai) mirano in massima parte ad aizzare le folle per ottenere ascolti e pubblico – per dire, il titolo del video che ho linkato, preso dal canale ufficiale di Davi, è “BINETTI (UDC): NORVEGIA, BLOCCATE I VIDEOGIOCHI DEL MOSTRO DI OSLO”, e se ascolti l’intervista puoi renderti conto di quanto sia falso e artefatto.

    Se noialtri videogiocatori caschiamo in queste trappoline da due soldi, finiamo solamente per fare il gioco di chi pensa solamente all’audience, e per perdere anche quelle (rare) occasioni in cui si potrebbe effettivamente ragionare.

  4. [quote]Prendete un coltello da cucina e mettetelo in mano a due milioni di persone. Un milione e novecentonovantanovemila lo useranno per tagliarci il pane, uno lo userà per sgozzarci la moglie. La colpa è del coltello da cucina?[/quote]

    Questa non mi piace. Non tanto per l’idea che esprime che è corretta (la responsabilità è sempre della persona, mai degli strumenti) ma perché è la stessa tesi di chi sostiene una politica sulle armi ai privati piuttosto lassista.
    Secondo me non si può ragionare così, non per tutto almeno. Il mitra non uccide da solo, ma magari non permettere alla gente di averlo, proibendo o aumentando i controlli, è una cosa che può evitare o rendere molto più difficile eventi simili.

  5. Maelzel, ho fatto l’esempio del coltello da cucina e non, ad esempio, di un mitra, proprio per sottolinearne la natura quotidiana e neutra. Il mitra non ha una natura neutra ed è un oggetto “eccezionale”, pensato per un solo scopo.

  6. Sì, immagino. E’ che trovo sempre inquietante quel modo di dire per cui quando avviene qualcosa è sempre colpa del singolo. Invece no, è colpa di un sistema complesso che passa dalla famiglia, all’istruzione, alla società civile e che si esaurisce nell’atto del singolo. Che è responsabile sì, ma non per questo ci si deve lavare le mani di quel che l’ha reso così o della mancanza di meccanismi per arginare un individuo così.

    Per tornare IT,
    Non credo i videogiochi abbiano una qualche colpa.

    Però alcuni contribuiscono a dipingere delle questioni molto importanti con molta leggerezza sul messaggio che si trasmette, questo mi pare innegabile.

  7. Ehm…scusate…ma ci sono ancora persone che danno peso alle cose che si dicono su certa stampa italiana o addirittura al “TG1”?…il TG1 non è nemmeno un telegiornale dai…una persona che ha un minimo di intelligenza lo guarda solo se vuole farsi qualche risata, come se fosse il Benny Hill Show….

  8. Ehm…scusate…ma ci sono ancora persone che danno peso alle cose che si dicono su certa stampa italiana o addirittura al “TG1″?…il TG1 non è nemmeno un telegiornale dai…una persona che ha un minimo di intelligenza lo guarda solo se vuole farsi qualche risata, come se fosse il Benny Hill Show….

    Milioni e milioni di persone, la maggioranza degli italiani, proprio nessuno.
    Cmq per me i videogiochi hanno un effetto benefico, permettono di sfogare la violenza. Gli esseri umani come le bestiole hanno un tot di violenza che in qualche modo deve essere sfogata, che sia sparlare degli amici non presenti o prendersi a pugni su un ring o giocare ai videogiochi non importa. C’è anche una ricerca che dimostra che nelle località in cui è maggiore il consumo di videogiochi(scaricati o comprati) diminuisce del 1% la criminalità, troppo presi ha cercare l’ultimo pezzo di cuore?

  9. L’Italia è una gerontocrazia fondata su corruzione e disinformazione. Cosa ci si puo’ mai aspettare dal TG1?

  10. Ma che ci si aspetta da un paese governato da vecchi per cui ogni giovane è un minorenne schizzato o drogato da contenere e soffocare nelle scuole, o nelle chiese?

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