Rock of Ages

Pubblicato da Atlus | Sviluppato da Ace Team | Piattaforme: PC (versione testata), Xbox 360, PS3 | Rilasciato nel 2011



Faccio una partita per vedere com’è e poi smetto” e così sono passate le prime tre ore con Rock of Ages, opera seconda dello sviluppatore cileno Ace Team, che dopo il visionario Zeno Clash ha cambiato completamente genere e ha deciso di mettere alla berlina, di fatto celebrandola, la cultura pittorica europea (se non ci pensano i cileni…).

S’inizia con la ribellione di Sisifo, stanco di spingere un macigno per l’eternità e di essere punzecchiato sulle chiappe da un demone dispettoso. Dopo l’ennesimo sopruso, l’eroe mitologico capisce che la sua condanna, il masso, può diventare il mezzo con cui sfuggire dalle grinfie di Ade: basterà usarlo per sfondare le porte dell’inferno e schiacciare il dio tiranno. Scappato dalla prigione eterna, Sisifo parte per un viaggio che lo porta a confrontarsi con altri personaggi, tra i quali Leonardo da Vinci, Luigi XIV e Napoleone, tanto per citare alcuni di quelli che mi sovvengono al momento.

In cosa consiste il gioco? Bisogna far rotolare il masso lungo un percorso alla cui estremità si trova la roccaforte del nemico. Lo scopo è di sfondarne il portone per sfrangere il proprietario, così da passare alla mappa seguente. Ovviamente il nemico tenterà di fare lo stesso con noi, inscenando una lotta contro il tempo fatta di trappole piazzate (catapulte, animali, dirigibili, ventagli e così via), gestibili nelle fasi intermedie tra gli schianti (un solo masso non basta per sfondare un portone), e di risorse da raccogliere sotto forma di infrastrutture spaccate e esseri viventi uccisi (si trasformano in moneta sonante), utili per acquistare i gingilli di cui sopra. Non mancano potenziamenti per il masso, che ad esempio può essere ricoperto di una scorza più resistente, oppure avvolto dal catrame, utile quest’ultimo per contaminare le aree dove l’avversario potrebbe piazzare i suoi ostacoli.

Questo è tutto, e potrebbe anche bastare, se non fosse che Rock of Ages ha quel qualcosa in più che lo rende grande, ovvero un modo originale e creativo di rappresentare i suoi contenuti, creando momenti di dissacrante divertimento. Difficilmente troverete un altro gioco con il David di Michelangelo come boss, che va abbattuto prendendolo a cannonate sul pacco, oppure con un Leonardo da Vinci nelle vesti dell’Architetto di Matrix, circondato da riproduzioni della Gioconda (che soddisfazione spiaccicarlo).

Le musiche stesse aiutano a creare un’atmosfera scanzonata, trattandosi per la maggior parte di riletture moderne e ironiche di brani di musica classica. Inoltre, mi fa piacere segnalare la splendida traduzione in italiano, fatta di un linguaggio ricercato e particolarmente adatto al contesto, con un doppiaggio che non fa rimpiangere le voci inglesi.

Rock of Ages ha un che di liberatorio, grazie a una trama ludica che si dipana in pochi elementi costantemente al centro del gameplay. È vario, ma non nel senso depravato della ricerca dell’accumulo: la sindrome da “ultima partita e poi smetto” è dovuta sia alle meccaniche di gioco, semplici e profonde allo stesso tempo, sia al piacere di vedere il filmato d’intermezzo successivo, con cui vengono presentati i nemici, così da godere di quei piccoli, spesso volgarissimi, colpi di genio che compongono tutti gli elementi accessori.

Gli stessi livelli sono un concentrato di creatività, sia per il design, sia perché sono decorati con elementi architettonici estemporanei che creano dei mondi surreali fatti di statue gigantesche e di cieli rubati ai dipinti rinascimentali. In fondo il putto gigante messo a fare da terzo boss stupisce più per l’anomalia visiva e culturale che rappresenta nel mondo dei videogiochi, che per l’impegno richiesto per abbatterlo. Ma forse è proprio questa la chiave di lettura giusta per Rock of Ages, ovvero il suo voler piacere a quelli che saranno in grado di (o vorranno) farsi trascinare dalla sua euforia creativa.

6 comments on “Rock of Ages

  1. Non c’ho ancora giocato, quindi, per onestà, dovrei restarmene zitto. Mi permetto comunque d’ avanzare qualche dubbio. L’impressione che ho ricevuto leggendo l’articolo e vedendo qualche video, è quella di un classico prodotto della cultura postmoderna che non riesce a creare nulla di nuovo o di profondo da dire. Si limita così ad accumula roba attraverso lo strumento della citazione per poi dissacrarla come se questo fosse un atto liberatorio. A me sembra piuttosto una manifestazione d’impotenza, come quando Pete Townshend, il chitarrista degli Who frantumava le sue chitarre. Il medium videoludico dovrebbe cominciare a costruire, a raccontare qualcosa che abbia un minimo di densità umana, altrimenti, a mio parere, si condannerà ad essere percepito come un mero passatempo, per quanto divertente (e mi rendo conto che questo, per molti, sia già sufficiente). Spero comunque di sbagliarmi. Prendete queste poche righe come lo sfogo d’un amante dei videogiochi che non ne può più di prodotti scanzonati, pseudo indie, che, basandosi su un’unica idea di gameplay, pretendono di dare nuova freschezza al mondo dei videogames. Mi domando se questi programmatori, prima di iniziare a lavorare, si pongano il problema di dire qualcosa o se semplicemente costruiscano un livello dietro l’altro senza chiedersi se le loro creazioni abbiano un senso che non sia solamente quello di sollazzare il giocatore stressato da una dura giornata di lavoro.

  2. Si, hai perfettamente ragione. Il mio, come ho scritto, voleva solo essere uno sfogo ma, certamente, è ingiusto prendersela con un titolo come Rock of Ages che probabilmente va fiero della sua natura di “passatempo”. Sarei felice se i vidiogiochi si facessero prendere più sul serio e se gli sviluppatori maturassero, una buona volta, la coscienza di poter rivendicare il diritto ad essere “autori” con idee personali da esprimere e condividere. Mi rendo conto che ho scritto moltissimi post con argomenti simili, quindi: o questi ragionamenti valgono zero o interessano davvero a pochi, dunque, in entrambi i casi, è meglio che la smetta qui.

  3. No, in realtà il tuo è un ragionamento interessante e che condivido. Purtroppo l’industria tira fuori la questione “contenuti” solo quando deve difendersi da attacchi che potrebbero far vendere qualche copia in meno di un gioco e i videogiocatori… beh, lasciamoli perdere che è meglio.

  4. Ho preordinato il gioco, ma è da quando è uscito che non riesco a giocarci, perchè mi resetta il PC!
    Siamo alla seconda Patch ma nulla di fatto. Ufff Atlus! 🙁

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