“Feminist Whore” e il sessismo della cultura videoludica

Provo a sintetizzare, aggiungendo del mio, l’interessante articolo di Brenna Hillier apparso su VG247 e riguardante il tema del sessismo nei videogiochi.

Come mai la linea di codice “Feminist Whore” trovata in Dead Island di Techland sta destando tanta sensazione nel mondo videoludico (soprattutto tra gli editorialisti)? Tutti sono stati prontissimi a condannare senza appello, ma in realtà il caso non ha fatto altro che rendere manifesto un problema che si fa tranquillamente finta di non vedere: i videogiochi sono sessisti. Anzi, l’industria dei videogiochi tutta è sessista. Basta vedere quello che è successo nel recente passato alla povera Jade Raymond, colpevole di essere una bella ragazza e diventata oggetto di attenzioni particolari da parte di alcuni simpatici onanisti.

I videogiochi sono figli della cultura geek, nerd, chiamatela come vi pare, uno dei grandi mali di questo secolo, e condividono con le altre opere dedicate allo stesso target di utenza, da qualsiasi media provengano, la sessualizzazione dei personaggi femminili, ovvero la loro caratterizzazione attraverso i tratti sessuali, spesso accentuati fino al parossismo visivo. Basta pensare a una qualsiasi eroina videoludica per trovarsi davanti a un personaggio procace, spesso poco vestito, quasi sempre ammiccante e sostanzialmente privo di tratti umani. La natura della donna videoludica è fragile, un po’ civettuola pur sotto una scorza dura, e sempre disponibile a diventare oggetto di attenzioni da parte degli uomini, anche producendo risposte teoricamente di segno opposto.

Le mammelle sono necessariamente grandi, grandissime, anche quando il fisico è vicino all’anoressia, i vestiti sono minimal per mostrare il corpo e far friggere il pene del maschio medio che guarda lo schermo. Perennemente truccate, anche appena sveglie, hanno pettinature improbabili che solo le cosplayer possono dire quanto siano scomode. Lo stesso materiale promozionale dei videogiochi tende a puntare tutto sulle forme delle protagoniste, spesso mettendo in secondo piano le caratteristiche ludiche del prodotto. I fisici sono alterati per creare modelli umani impossibili, in cui vengono pronunciati solo alcuni attributi.

Eppure, in un mondo in cui i medikit sono stati aboliti perché considerati meno verosimili rispetto alla ricarica automatica dell’energia, nessuno pone un problema di verosimiglianza quando una donna si trova ad affrontare dei nemici corazzati, vestita soltanto da sottili fili di stoffa?

Qualche esempio? Beh, basta guardare i personaggi femminili di Mass Effect 2, in perenne tensione sessuale con il protagonista maschile , oppure un God of War, in cui le donne sono per lo più prostitute, a parte una (e una soltanto) che rappresenta in un certo senso la purezza primigenia ed è stata caratterizzata con un candore quasi angelico, che di fatto è un’altra faccia del sessismo. Ma anche le protagoniste di molti picchiaduro, diventate delle sex symbol e subito oggetto di perversione da parte dei ragazzi. All’opposto, la donna indurita dalla guerra di alcuni videogiochi sembra essere una specie di versione speculare della donna ultrasessualizzata, ovvero è quasi costretta a nascondere le tette per colpa del contesto, ma vorrebbe tanto mostrarsi come le altre.

Di esempi fattibili ce ne sarebbero tanti altri, a partire da Lara Croft, forse il modello femminile più rappresentativo. Volendo si potrebbe anche fare un piccolo excursus nel passato, con gli artwork di Game Over, o di Barbarian, che puntavano su delle attrici da film porno per attirare l’attenzione. Credo però che il discorso generale sia chiaro.

L’autrice dell’articolo parla nel dettaglio di World of Warcraft, la cui direzione artistica è adattissima a descrivere la questione. Aggiungo al mucchio, per fare altri esempi; l’annunciato Lollipop Chainsaw, titolo evidentemente parodistico, ma sostanzialmente celebrante una certa cultura trash; e il recente Deus Ex: Human Revolution di Square Enix, dove le donne ruotano intorno a una serie di calchi di genere.

Come sottolineato anche dalla Hillier, qualcuno potrebbe far notare che anche i personaggi maschili sono spesso caratterizzati attraverso stereotipi: vero, ma questo non giustifica gli autori. D’altra parte non sono d’accordo sulla non sessualizzazione degli uomini: è vero, espongono meno i loro attributi fisici e sono più vicini agli eroi dei film d’azione che a delle mignotte d’alto bordo, ma anche per loro non si sfugge dal modello macho dominante, comunque appartenente a una certa visione della sessualità.

Insomma, ridotte le donne a un mero strumento di sfogo di impulsi sessuali, l’industria videoludica, a parte alcune rare eccezioni, sembra non essersi accorta dei limiti dei contenuti che produce. La storia di “Feminist Whore” diventa quindi secondaria, un modo per mettere in mostra la lotta a un fenomeno che in realtà, in un gioco come Dead Island è particolarmente bene esplicato all’interno della trama ludica stessa.

È una questione di cultura generale, che va dalle copertine delle riviste ai Presidenti del Consiglio, passando per il lassismo di quelli che ci si abbandonano, cercando di scrollarsi di dosso il senso di colpa con una risata cinica. Quindi è inutile andare a caccia di un responsabile e punirlo severamente: se quello scherzo è stato fatto è perché qualcuno ha ritenuto di essere contornato da persone motivate a condividerlo. Purtroppo non si può licenziare la decadenza dell’occidente.

About Simone "Karat45" Tagliaferri

Nacqui, e già questo è un miracolo, vista la mole. Da piccolo ero restio al cibo, poi ho smesso (di essere restio). Appassionato di videogiochi sin dalla più tenera età, in cui un Frogger casalingo mi rubò l'anima, sono cresciuto a pane e 8 bit, poi 16 bit, poi 32 bit, poi 64 bit e infine un numero indeterimnato di bit che mi hanno fatto salire il colesterolo ma anche fatto scoprire un sacco di mondi eccezionali (ad esempio quello di Samantha Fox). Ad oggi sono tormentato da una domanda: ci sono più carboidrati in una fetta di pane o in New Super Mario Bros.? Non ci dormo la notte. Ma forse è colpa del caldo (se leggete questo profilo d'inverno sappiate che è stato scritto a fine Giugno). Ho fondato, insieme agli altri tizi presenti in questa pagina, Ars Ludica sperando di poterlo riempire di pornazzi. Ho capito troppo tardi che doveva essere un blog sulla cultura dei videogiochi scritto da sfigati. È l'essere evidentemente sfigato che non mi ha permesso di tirarmi indietro. Così eccoci qua.

47 comments on ““Feminist Whore” e il sessismo della cultura videoludica

  1. Non vedo dove sia la questione.
    Lo sfruttamento del corpo femminile, per vendere un prodotto o per compendiarne i contenuti, sicuramente è sfruttata all’interno di contesti dove il maschilismo impera, ma nasce altrove … e per “altrove” intendo negli armadi delle donne che popolano questo mondo.
    Possiamo raccontarci all’infinito la triste storia del genere femminile, una storia di soprusi e di vessazioni, di mancati diritti e mancate possibilità, oppure possiamo renderci conto che gli anni 70 sono passati da 40 anni, che non sono pochi in quello che viene definito da tutti “il secolo veloce”.
    In questi 40 anni siamo passati da ragazzini con pettinature imbarazzanti che sostavano davanti a schermi bicromi che presentavano solo linee di codice alfanumerico, a ragazzini con pettinature imbarazzanti che sostano davanti a superfici “touch” a prezzi (crisi permettendo) abbordabili.
    In questi 40 anni abbiamo visto il momento di maggior influenza e splendore della televisione, e ora ne vediamo il suo decadimento e la sua ineguatezza, superata dalla globalità di internet.
    In questi 40 anni abbiamo visto un presidente degli USA nero, moda-musica-arte monopolizzate dalla comunità gay, abbiamo subito la demonizzazione dell’occidente a favore di qualsiasi minoranza etnica facesse capolino con la testa.
    Ma c’è ancora qualcuno che si lamenta, c’è ancora qualcunA che solleva il problema della stereotipizzazione della donna.
    Non importa se il mondo è fatto di ragazze procaci che accettano di giacere con uomini ricchi e potenti per interesse, non importa se il mercato della moda e della cosmetica vive esclusivamente grazie all’utenza femminile, non importa se la combo scarpetta-borsetta è ancora l’argomento più in voga nelle tavolate con più di 3 femmine.
    Lo stereotipo della donna si costruisce e si alimenta da solo, gli stereotipi in generale hanno sempre un fondamento da qualche parte, negare queste argomentazioni portando ad esempio le eccezioni è puerile quanto controproducente.
    Io mi interesso blandamente di basket, non bevo e non guido, ma non mi verrebbe mai in mente di negare che gli uomini italiani non siano in buona sostanza calcio-birra-macchinachevorrei.
    Le donne che si lamentano del maschilismo come se ancora non avessero il diritto a votare mi fanno ridere tanto quanto i rappers di colore che parlano del loro passato come se lo schiavismo fosse finito l’altro ieri.

  2. il femminismo è la tomba della teoria creazionista o “intelligent desing”.
    E gli uomini che danno loro ragione sono conigli senza coglioni.
    Simone, per favore evita di generalizzare perché ad esempio il movimento femminista “se non ora quando” era un calcio in faccia a Franca Viola; e fuori dall’Occidente “decadente” sono fermi all’Età del Bronzo.

  3. il caso è stato sollevato da gente che si è lamentata della suddetta stereotipizzazione.
    Nessun uomo si è mai lamentato di quanto fosse imbecille Duke Nukem, nessuno mafioso si è mai lamentato di quanto fosse schifosamente viscido un Tony Ciccione, nessun massone tiratore-di-fili ha mai protestato perchè lui nello svolgimento delle sue funzioni quotidiane non perde tempo ad accarezzare gatti seduto su una poltrona di pelle dando le spalle al suo interlocutore.
    Il mondo dell’intrattenimento narrativo (e non) è fatto di estremizzazioni che si basano spesso su degli stereotipi, è un’operazione funzionale per meglio definire i ruoli, per mettere in scena la storia che si vuole narrare (per quanto banale essa sia).
    Le donne dei film, dei videogiochi e dei fumetti sono seminude e gattemorte? Non so dove abitate voi, ma io a Milano potrei documentare ampiamente una tesi che sarebbe a difesa dei videogiochi, perchè talvolta dipingono modelli più edificanti di quelli reali … spesso le eroine dei videogiochi mostrano ampie scollature ma almeno hanno carattere, sagacia e talvolta mostrano tratti di intelligenza.
    In P.ta Genova alle cinque del pomeriggio il quoziente intellettivo medio si adagia comodo sul 24 di media, ma in compenso è tutto un gran bel vedere.
    Nessuno è mai andato a rompere le scatole a Shakespeare perchè Shylock era un usuraio ebreo, e allora tutti gli ebrei sono usurai e non si può perchè gne gne gne gne gne. La finzione è finzione, l’uso degli stereotipi serve a rendere fruibile la finzione.
    Chi la vorrebbe una Lara Croft con il culo pesante da anni di studi e catalogazione nello scantinato di ufficio statale (perchè questa è l’archeologia vera, mica Indiana Jones), vestita con una sahariana, capelli sporchi di sabbia e poi, dover aspettare per fare alcune missioni perchè in quei giorni lì non è esattamente libera e felice come una farfalla e non può fare la ruota … che poi non si capisce perchè un’archeologa laureata debba saper fare la ruota.
    Meglio le tette grosse e i pettorali ipertrofizzati, viviamocela tranquilla almeno per quanto riguarda l’estetica, o ci volete rompere le scatole anche su quello che ci deve piacere fisicamente?
    Casomai la vera critica dovrebbe essere mossa verso la qualità delle narrazioni, e dei contenuti che fanno schifo a prescindere dall’abuso o meno di stereotipi.

  4. @ Simone “Karat45″ Tagliaferri:
    Questa storia della caratterizzazione stereotipata è una sterile polemica da femminista mestruata: se consideri un mercato dove la maggioranza sono adolescenti maschi è ovvio che la caratterizzazione tenderà a ciò che dovrebbe\potrebbe piacere a quel target.
    Sarebbe autolesionista per l’industry il contrario.

  5. Io farei una meta-riflessione sul fatto che negli USA i rapporti umani sono così degenerati e disumanizzati che ogni minchiata diventa occasione di scontro esistenziale e ideologico – e probabilmente a favorire ciò ci mette del suo anche un’informazione sempre più improntata allo scandalo e a creare il “caso” anche lì dove non c’è o non ci sarebbe ad avere un minimo di sale in zucca.

    Il problema è che alla fine, in una società del genere, la risposta alle (pur giuste) rivendicazioni di certi gruppi è la pruderia ridicola del politically correct.

  6. Chi ha scritto questo articolo si dimentica magari della enorme quantità di giochi in cui si è bambini o giovincelli di entrambi i sessi, caratterizzati, forse si sistereotipalmente, ma senza o con pochi direttissimi riferimenti sessuali, come pure dei giochi (sopratutto giapponesi) in cui alla “nerboruta” (termine squisitamente arsludichiano, almeno un paio ne sono d’obbligo ;-) rappresentazione maschi…anzi, no, machista dominante (e sono due ;-) si sostituiscono personaggi meno marcatamente sessisti, forse non meno suggestivamente pruginosi, ma aperti a un pubblico di consensi e preferenze più vario (in soldoni: ragazzi che piacciono ai ragazzi e alle ragazze). Questo potrà significare stereotipo (solo vari piuttosto che uno), ma si chiama anche pluralità.

    Altro dettaglio forse da non sottovalutare: sicuramente gli editori, programmatori ect. ect. puntano al commerciale e al richiamo basandosi anche e sopratutto su donnine (e omettini ;-), ultimamente) che sospirano (o ansimano :D) dietro al protagonista senza motivazione plausibile, tuttavia questo non toglie che, dietro le caratterizzazioni VISIVE/FISICHE dei personaggi non possano esserci briciole di varie e amalgamate correnti artistiche (per quanto “disprezzabili”, manga, hentai, yaoi e simili, unitamente alle correnti non orientali fumettistiche, figurative e non, rappresentano arte, non meno di quanto potrebbero rappresentarlo i videogiochi), e non possa esserci comunque un lavoro (sempre più identificatosi a se stante, negli ultimi anni) di character design, per quanto possa essere scrauso nel caso di vari titoli.

    Insomma, credo si tratti di considerare le cose un pò più nell’insieme, non sono nelle tette pixellose di qualche girl dell’ultimo giocaccio di zombi appena uscito, o nella birra e nel calcio di persone che ci fanno storciare il naso, o nella mentalità giovinastra e nerdicchiante diventata or ora uno dei grandi mali di questo secolo (?). Stesso discorso per i contenuti: ormai ha superato “medium videoludico” ( : ) come parola arsludichiana; contenuti, contenuti, contenuti, contenuti…a me sembra ci si scambi questa parola come una specie di slogan politico, o meglio ancora di ipse dixit. Come voi avete ripetuto per anni (quando però ci si riferiva a parole meno blasonate come grafica, giocabilità, longevità ect.), un videogioco non è forse una summa di tutti i suoi elementi, compresi, ma non solo, i contenuti?

  7. Fleym wrote:

    @ Simone “Karat45″ Tagliaferri:
    Questa storia della caratterizzazione stereotipata è una sterile polemica da femminista mestruata: se consideri un mercato dove la maggioranza sono adolescenti maschi è ovvio che la caratterizzazione tenderà a ciò che dovrebbe\potrebbe piacere a quel target.
    Sarebbe autolesionista per l’industry il contrario.

    Il fatto che serva per vendere non modifica di una virgola il discorso generale. è ovvio che sia così, e quindi?

  8. Va bene Karat, adesso però facciamo un passo avanti e stacchiamoci dall’atteggiamento “opposizione Bertinottiana”.
    Cerchiamo di essere costruttivi, secondo te come dovrebbe essere gestito un personaggio come Rayne?

  9. Nella vita vera sono un super-macho muscoloso che passa le giornate ad ammazzare teppisti con precisissimi colpi di fucile alla testa e taglio cristiani in 2 con la baionetta-motosega attaccata alla mia automatica preferita.

    Ovviamente, mentre faccio questo, incontro tante paladine della giustizia formosissime e scollate, che puntualmente si innamorano perdutamente di me. Quando cammino per strada, tutte le donne siffatte urlano il mio nome, scalciano per poter avere una pacca sul sedere.

    Quindi *esigo*, nei rari momenti in cui mi siedo e accendo la 360, di giocare ad un gioco che ha come protagonista un nerd che passa le sue 8-12 ore di lavoro davanti al computer, per poi tornare a casa, scaldare qualcosa al microonde, guardare l’anime del giorno e poi rimettersi al computer fino a notte fonda. Ah, in più in questo mondo videoludico, le donne devono essere tutte brutte, anche se brutte non si può dire perché va molto di moda dire “donna”. Meglio ancora se mancano del tutto.

    Se non si fosse capito, non ho assolutamente nulla in contrario agli stereotipi nei videogame.

  10. Fleym wrote:

    @ Simone “Karat45″ Tagliaferri:
    Questa storia della caratterizzazione stereotipata è una sterile polemica da femminista mestruata: se consideri un mercato dove la maggioranza sono adolescenti maschi è ovvio che la caratterizzazione tenderà a ciò che dovrebbe\potrebbe piacere a quel target.
    Sarebbe autolesionista per l’industry il contrario.

    MI sembra un po’ come dare del catastrofista all’ecologista che denuncia l’effetto serra. La donna oggetto è un problema reale, non è un pretesto tanto per sfogare frustrazioni personali (anche se può essere usato in tal senso, ma ciò non toglie che è comunque un problema reale).
    Il discorso del target commerciale non centra perchè il problema è a monte di quello.

  11. NEO-GEO wrote:

    Fleym wrote:
    @ Simone “Karat45″ Tagliaferri:
    Questa storia della caratterizzazione stereotipata è una sterile polemica da femminista mestruata: se consideri un mercato dove la maggioranza sono adolescenti maschi è ovvio che la caratterizzazione tenderà a ciò che dovrebbe\potrebbe piacere a quel target.
    Sarebbe autolesionista per l’industry il contrario.
    MI sembra un po’ come dare del catastrofista all’ecologista che denuncia l’effetto serra. La donna oggetto è un problema reale, non è un pretesto tanto per sfogare frustrazioni personali (anche se può essere usato in tal senso, ma ciò non toglie che è comunque un problema reale).
    Il discorso del target commerciale non centra perchè il problema è a monte di quello.

    Hai fatto un paragone calzante, perchè il problema dell’effetto serra (con annesso surriscaldamento globale e buco nella cappa di ozono) non è un vero problema.
    Lo spiega benissimo Kary Mullis, premio nobel per la chimica, nel suo libro “Ballando Nudi nel campo della Mente” (libretto di 200 pagine che ti cambia la vita) riporto qui testualmente una parte del libro:

    “(…) A parte la mancanza di prove scientifiche, non ha alcun senso pensare che possiamo distruggere l’ozono nell’atmosfera superiore. Ecco cosa succederebbe, se in qualche modo si producesse un buco nella fascia di ozono: i raggi ultravioletti emessi dal sole passerebbero attraverso di esso per arrivare all’atmosfera terrestre, dove sarebbero assorbiti dalla fascia di ossigeno – spessa diverse miglia – che circonda il pianeta. In questo modo, si formerebbe altro ozono: è questo quello che succede quando i raggi ultravioletti si uniscono all’ossigeno.”

    allora perchè tutto questo casino di ecologisti e allarmisti? ecco spiegato:

    “(…) Non ho potuto fare a meno di notare una bizzarra coincidenza. Il brevetto americano sulla produzione del Freon, il più importante clorofluorocarburo utilizzato nei frigoriferi e negli impianti di condizionamento, è scaduto più o meno nel momento in cui il Freon è stato messo fuorilegge.
    I paesi che avevano cominciato a produrlo senza dover pagare per questo privilegio sono stati invitati a fermarsi. E tra poco (n.b. il libro è stato edito nel 1998 ed è una raccolta di scritti antecedenti) sarà possibile sostituire il Freon con un nuovo composto chimico, un prodotto industriale che sarà protetto da un brevetto e farà guadagnare molto denaro all’azienda che lo produce.”

    ecco i tuoi ecologisti d’Egitto, per citare Totò.
    Finiamola di credere a tutte le vaccate che ci dicono.

    La donna oggetto non è un problema reale, è soltanto una realtà, che è ben diverso. Metterlo in luce come “problema” è solo lo sfogo di qualche repressa e di qualche associazione di diritti imbecilli il cui cieco attivismo vale tanto quanto quello delle associazioni di genitori degli anni 90′ che si lamentavano per la violenza nei film.

    immagine a corredo:
    http://belladotka.com/wp-content/uploads/2011/09/Women-are-not-for-decoration.jpg

  12. Kinda Inappropriate wrote:

    NEO-GEO wrote:
    Fleym wrote:
    @ Simone “Karat45″ Tagliaferri:
    Questa storia della caratterizzazione stereotipata è una sterile polemica da femminista mestruata: se consideri un mercato dove la maggioranza sono adolescenti maschi è ovvio che la caratterizzazione tenderà a ciò che dovrebbe\potrebbe piacere a quel target.
    Sarebbe autolesionista per l’industry il contrario.
    MI sembra un po’ come dare del catastrofista all’ecologista che denuncia l’effetto serra. La donna oggetto è un problema reale, non è un pretesto tanto per sfogare frustrazioni personali (anche se può essere usato in tal senso, ma ciò non toglie che è comunque un problema reale).
    Il discorso del target commerciale non centra perchè il problema è a monte di quello.

    Hai fatto un paragone calzante, perchè il problema dell’effetto serra (con annesso surriscaldamento globale e buco nella cappa di ozono) non è un vero problema.
    Lo spiega benissimo Kary Mullis, premio nobel per la chimica, nel suo libro “Ballando Nudi nel campo della Mente” (libretto di 200 pagine che ti cambia la vita) riporto qui testualmente una parte del libro:
    “(…) A parte la mancanza di prove scientifiche, non ha alcun senso pensare che possiamo distruggere l’ozono nell’atmosfera superiore. Ecco cosa succederebbe, se in qualche modo si producesse un buco nella fascia di ozono: i raggi ultravioletti emessi dal sole passerebbero attraverso di esso per arrivare all’atmosfera terrestre, dove sarebbero assorbiti dalla fascia di ossigeno – spessa diverse miglia – che circonda il pianeta. In questo modo, si formerebbe altro ozono: è questo quello che succede quando i raggi ultravioletti si uniscono all’ossigeno.”
    allora perchè tutto questo casino di ecologisti e allarmisti? ecco spiegato:
    “(…) Non ho potuto fare a meno di notare una bizzarra coincidenza. Il brevetto americano sulla produzione del Freon, il più importante clorofluorocarburo utilizzato nei frigoriferi e negli impianti di condizionamento, è scaduto più o meno nel momento in cui il Freon è stato messo fuorilegge.
    I paesi che avevano cominciato a produrlo senza dover pagare per questo privilegio sono stati invitati a fermarsi. E tra poco (n.b. il libro è stato edito nel 1998 ed è una raccolta di scritti antecedenti) sarà possibile sostituire il Freon con un nuovo composto chimico, un prodotto industriale che sarà protetto da un brevetto e farà guadagnare molto denaro all’azienda che lo produce.”
    ecco i tuoi ecologisti d’Egitto, per citare Totò.
    Finiamola di credere a tutte le vaccate che ci dicono.
    La donna oggetto non è un problema reale, è soltanto una realtà, che è ben diverso. Metterlo in luce come “problema” è solo lo sfogo di qualche repressa e di qualche associazione di diritti imbecilli il cui cieco attivismo vale tanto quanto quello delle associazioni di genitori degli anni 90′ che si lamentavano per la violenza nei film.
    immagine a corredo:
    http://belladotka.com/wp-content/uploads/2011/09/Women-are-not-for-decoration.jpg

    La storiella che l’effetto serra non esiste mi ha fatto molto ridere grazie! :D

    In ogni caso non è questo il punto. Fai distinzione precisa tra realtà e problema, ma sei sicuro che vadano sullo stesso piano?
    Per curiostià tu hai contatti con donne che lavorano?

  13. Non sminuirei il libro, a mio avviso imprescindibile, di un premio nobel (seppur atipico) come Kary Mullis apostrofandolo con “storiella”.
    Mullis è un essere umano brillante e dall’intelligenza vivace, nella sua vita di scienziato si è posto molte domande e non ha mai dato nulla per scontato (quello che tutti noi dovremmo imparare a fare), è per questo che mette in evidenza le incongruenze di alcune “verità assolute”.
    E’ interessantissima anche la sua analisi del problema riguardante la relazione tra il retrovirus HIV e la malattia codificata come AIDS, una questione messa in rilievo per evidenziare la “mafia” delle sovvenzioni pubbliche alla ricerca medico/scientifica.
    Rinnovo il mio invito a leggere questo libro, che ha un piglio divulgativo ed è estremamente scorrevole.

    Riguardo a donne che lavorano: si ho anche io una mamma e una ragazza, se stai per sparare il proiettile de “le donne non possono fare carriera” ti avviso subito che sono estremamente preparato e combattivo a riguardo, perchè si tratta di una cazzata epocale.
    Ci sono settori in cui le donne fanno carriera, altri meno, come tutto a questo mondo è una questione che varia a seconda dell’ambiente … a monte di tutto questo, oggi non fa più carriera nessuno, quindi ciccia al culo.
    Anzi, volendosi buttare in un lavoretto occasionale, fare il commesso in un negozio, lavorare nella segreteria di un ufficio, servire ai tavoli … hai molta più probabilità di essere assunto se sei una ragazza mediamente carina.
    Questo vuol dire che a sfangarla, con due lire ma almeno quelle, tendenzialmente sono le donne.

  14. il fatto che tu ammetta che ci siano settori in cui donne fanno cariera ed altri no dimostra che ti stai contraddicendo da solo. Se ci sono settori nei quli per le donne è impossibile lavorare allora vuol dire che un’anomalia c’è. IL fatto che alcuni settori siano più adatti non esclude che altri siano un vero inferno.

    Per quanto riguarda Mullis, vabbè, ben per noi e per lui, lo leggerò, ma la logica dell’inquinamento non è abbastanza inattacabile.

  15. Adesso la NBA è discriminatoria perchè a diventare delle star sono per la maggior parte giocatori neri.
    Ci sono delle robe per cui si è portati e delle robe meno, le donne saranno brave a fare altro che ne so, non sono mica qua a lamentarmi perchè ho meno fibra bianca nei muscoli e quindi salto meno in alto.
    Ci sono direttrici di giornali donne, imprenditrici donne, architetti donne, cancellieri tedeschi donne, primi ministri inglesi donne, ricercatrici donne, magari non possono fare carriera nell’automobilismo ma se ne facciano una ragione e non rompano le scatole.
    Per altro, le famose “quote rosa” non esistono in una versione maschile, o in una versione etnica, stiamo qua a smacchiare i leopardi per cosa? Quando si parla di evirare un uomo in un talk show tutto rosa si fanno le grasse risate

    http://www.youtube.com/watch?v=wP4VeMJp9pE&feature=watch_response#t=4m45s

    mentre se stuprano una donna nessuno si azzarda a fare un’espressione del volto che non sia contrita.
    Di quale discriminazione stiamo parlando adesso? Smettiamola per cortesia, la società maschilista non esiste più da un pezzo.

  16. Sinceramente il sessismo non è altro che.un aspetto della mancanza di diversificazione nei media e nella società in generale: le donne si sentono leggermente elitarie in questo senso, in my opinion, basti pensare alla miroade di articoli anti-GTA, nonostante il gioco sia denigrante verso tutte le minoranze. Pretendere che i vg risolvano questo problema in tempi relativamente brevi è anacronistico, visto che anche il cimema ha arrancato in questo senso (quante lead femminili cinematografiche vi ricordate prima di Ellen Ripley ?) .

    Sia chiaro, non voglio sminuire il problema, penso solo che sia qualcosa si troppo radicato per essere risolto da un mediim la cui demografica principale sia così mediamnte immatura

  17. @ Simone “Karat45″ Tagliaferri:
    E quindi in politica una minoranza può rompere le balle finché non ottiene diritti al pari degli altri.
    Mentre in un mercato pretendere che la maggioranza dei clienti si adegui alle lagnanze di una infima minoranza è impossibile. La discriminazione nel mercato esiste finché si rivela economicamente la scelta migliore,
    L’incapacità di distinguere politica da mercato è sintomo di stupidità.

  18. io son d’accordo con l’affermazione che la cultura dominante é sessita.
    pero non capisco, perché i videogiochi dovrebbero essere diversi?

  19. @Kinda Inappropriate
    Quoto tutto quello che dici, anche se l’ho letto rapidamente.

    Ora, io non ho tempo di leggere tutto questo sproloquio di commenti ma vorrei far presente che:
    1) In questo post ci sono le tette e quindi i visitatori e i commenti sono maggiori che in altri post. ArsLudica, prendere appunti ;-)
    2) I VG sono oggetti della nostra cultura POP (nel senso di “popolare”, direi quasi “popolana”), e quindi cosa ci si aspetta che venga mai fuori? Un trattato sul Caso delle Camelie Rubate? Per estensione tutto quello che è POP (dalla pubblicità di gelati alle ragazze degli stand) è permeato da questo gusto un po’ kitch.
    3) Lollipop Chainsaw è spettacolare.

    E mi fermo qui perché 3 è il numero perfetto.

  20. Uebmaestro wrote:

    I VG sono oggetti della nostra cultura POP (nel senso di “popolare”, direi quasi “popolana”), e quindi cosa ci si aspetta che venga mai fuori? Un trattato sul Caso delle Camelie Rubate? Per estensione tutto quello che è POP (dalla pubblicità di gelati alle ragazze degli stand) è permeato da questo gusto un po’ kitch.

    Mi pare un’affermazione piuttosto impegnativa. Nella cultura Pop (intesa come “popular” o persino “popolana” come hai aggiunto tu) ci stanno dentro autori come i Velvet Underground, i My bloody valentine o ancora (per andare a tempi più recenti) Joanna Newsom e Lisa Germano. Per non parlare del cinema che probabilmente è l’espressione artistica “popular” per eccellenza. Anche Welles, Kubrick, Fellini, Bergman, Mizoguchi ecc. sono permeati da “gusto kitch”? Se i videogiochi guardano alle donne in maniera stereotipata è, a mio parere, per la pochezza culturale dei loro sviluppatori che non riuscirebbero a costruire un buon personaggio (mascio o femmina che sia) nemmeno se prendessero come riferimento un romanzo di Dostoevskij. Anche se, va detto, le eccezioni esistono (almeno in ambito maschile, mentre, per le donne, non mi viene in mente nessun personaggio particolarmente memorabile se non forse la protagonista del recente “Trauma” di Krystian Majewski che però è un’avventura grafica in soggettiva dove il sesso della protagonista è decisamente irrilevante).

  21. Contando che nei romanzi di Dostoevskij i protagonisti sono dei maschi perdenti e le donne sono nell’anonimità dello sfondo direi che sarebbe un’esperimento interessante!
    Also Big D. è uno dei miei autori preferiti.

  22. Kinda Inappropriate wrote:

    le donne sono nell’anonimità dello sfondo direi che sarebbe un’esperimento interessante!

    Scusa, non voglio fare l’arrogante ma personaggi come Nastasja Filippovna, Aglae o Nasten’ka ti paiono personaggi di sfondo o anonimi????????? Se così io devo aver letto delle edizioni sbagliate. Torniami sul tema dell’articolo che è meglio.

  23. Abbiamo concetti decisamente diversi di “ben costruito”, ma in questo caso non faccio neanche un discorso over-all perchè non avrebbe senso, basta semplicemente mettere a confronto i suoi personaggi maschili con quelli femminili per vedere l’abisso enorme che li separa in quanto a dettaglio e carattere.
    Ma sarà stato anche una questione legata all’epoca in cui scriveva, fattori culturali piuttosto che sociali, non ho idea, non mi metto a criticare D. perchè mi piace talmente tanto che non ce la faccio.

  24. Allora se mi dici le edizioni sulle quali hai letto romanzi come L’idiota o Le notti bianche (romazo breve o novella lunga, o in qualunque altro modo vogliate definirlo) mi faresti un grosso favore perchè io devo aver letto delle traduzioni completamente sballate :) . Scherzo. Ognuno è ovviamente libero di criticare ciò che vuole, persino autentiche divinità della letteratura. Pensa che strano, io credo addirittura che Dostoevskij abbia creato alcuni tra i più bei personaggi femminili della storia dell’arte narrativa. Ma, rifugiandomi nelle frasi fatte, non mi viene altro da dire se non che il mondo è bello(?) perchè vario.

  25. Dico cosa ho letto perchè magari sono le robe sbagliate.
    Ne “il giocatore” la tipa è una giovane bella e seducente che ha bisogno di soldi per un motivo che adesso non mi ricordo ma la sostanza è quella e infatti il protagonista ci si infogna.
    Ne l’idiota, la femmina di turno è una bella e seducente che ha bisogno di soldi perchè fondamentalmente le piace essere mantenuta, e questo me lo ricordo bene.
    Nelle notti bianche (di tutti il peggiore che ho letto) il perdente di turno si apre anima e cuore alla signorina, che ascolta e non gliela molla. Mi ricordo bene lui, lei poteva essere chiunque. Poi sappiamo come va a finire.
    Ne “Il sosia” (il romanzo che preferisco) mi pare ci fosse di mezzo una tipa, come al solito bella e seducente, ma era trattata alla stregua di una comparsa, visto che la vicenda è di una psichedelia fulminante e ben presto la spirale di depressione porta verso altri lidi che non sono l’ammmmore.
    Sorry per i nomi ma davvero non sono mai riuscito a ricordarne mezzo.

    Appena ho tempo attacco “I Demoni” che mi hanno detto essere uno dei suoi migliori romanzi, magari li finalmente c’è una brutta e antipatica ma economicamente indipendente.

  26. Ok, abbiamo solo opinioni diverse, tutto qui. Ridurre personaggi come Nastasja Filippovna ad una fatalona che vuole semplicemente essere mantenuta (se fosse così perché avrebbe buttato nel fuoco il mucchio di soldi che le erano stati offerti da Rogozin???? ) o  Nasten’ka ad una signorina che ascolta ma “non gliela molla”, mi pare quantomeno riduttivo. A mio parere non tieni nella giusta considerazione la complessità dei ritratti in tutte le loro articolate ambiguità e soprattutto la profondità umana con i quali Dostoevskij li ha tratteggiati. Ma ripeto, queste sono opinioni personali (tutto ciò che riguarda l’arte non può che essere soggettivo). Purtroppo se continuiamo ancora ad andare fuori tema ho paura che Tagliaferri comincerà a tirarceli in testa i libri di Dostoevskij (e non sarebbe piacevole, vista che solitamente sono di mole considerevole :) )

  27. Brumaio wrote:

    Uebmaestro wrote:
    Mi pare un’affermazione piuttosto impegnativa. Nella cultura Pop (intesa come “popular” o persino “popolana” come hai aggiunto tu) ci stanno dentro autori come i Velvet Underground, i My bloody valentine o ancora (per andare a tempi più recenti) Joanna Newsom e Lisa Germano. Per non parlare del cinema che probabilmente è l’espressione artistica “popular” per eccellenza. Anche Welles, Kubrick, Fellini, Bergman, Mizoguchi ecc. sono permeati da “gusto kitch”?

    Ho capito cosa intendi dire anche se forse hai portato all’estremo quello che dico.
    Mettiamola così: la cultura pop nasce per essere fruibile da quante più persone possibile, me la passi questa definizione semplicistica? :-)
    Alla luce di questo, tutto le è permesso. A volte il pop è grossolano, a volte un po’ più ricercato.
    Nei VG spesso è grossolano, didascalico, ecc. e piace perché è così.

  28. La cultura “pop” nasce in un contesto popolare, e talvolta viene posta in contrapposizione alla cultura accademica che viene perpetrata in contesti istituzionalizzati e/o strutturati e riconosciuti comunitariamente come “autorevoli”.
    Ormai quasi 100 anni fa il Jazz era decisamente una musica popolare, anche se già allora era un sincretismo che comprendeva al suo interno influenze “colte” e tradizionali, oggi quello del Jazz è un linguaggio accademico che viene considerato alla pari della musica eurocolta.
    Questo per dire che “pop” non indica la qualità dei contenuti ne tantomeno la forma.

  29. Tutto quello che volete, ma tirare in ballo un libro del 1998 per trattare argomenti in continua evoluzione come riscaldamento globale e AIDS mi sembra un tantinello esagerato, perché le evidenze scientifiche non restano fisse negli anni.

    Detto questo, a proposito del topic sono piuttosto combattuto: una volta riconosciuto il problema, che si fa?

  30. Simone “Karat45″ Tagliaferri wrote:

    Vabbé, tutto bellissimo, ma quando mi dimostrate che i videogiochi non sono sessisti?

    Ripeto, a mio parere i videogames sono sessisti perchè, nella stragrande maggioranza dei casi, propongono persnonaggi (sia maschili che femminili) di scarso spessore e stereotipati, protagonisti di storie inverosimili raccontate attraverso uno sguardo becero e superficiale. Il problema principale è la mancanza di “profondità” e di verità umana nella costruzione dei personaggi. Bisogna però considerare che, ad esempio, nel cinema, ci sono stati autori (anche importantissimi) che, con irriducibile misoginia, hanno trattato le donne come meri oggetti sessuali. Un nome su tutti: il grande Billy Wilder che nel perfetto marchingegno comico che è “Quando la moglie è in vacanza” alla povera Merilyn nega persino il nome, riducendola ad una bambola anonima. Il problema è COME si conduce il gioco della misoginia e soprattutto se esso è funzionale al discorso che vuole proporci l’autore (con il quale, ovviamente, possiamo essere d’accordo o meno). Ma il problema dei videogiochi è un altro e, purtroppo è molto più banale: gli sviluppatori non hanno uno “sguardo”, a loro non interessa esprimere concetti personali e se ne fregano di costruire personaggi umani e complessi.

  31. secondo me il punto è:

    “I videogiochi propongono una visione dell’umanità stereotipata, questo dalla persona sbagliata può essere interpretato come sessista. Chi se ne frega di quello che pensano le persone sbagliate?”

  32. Simone “Karat45″ Tagliaferri wrote:

    Simone “Karat45″ Tagliaferri wrote:
    Ma il problema dei videogiochi è un altro e, purtroppo è molto più banale: gli sviluppatori non hanno uno “sguardo”, a loro non interessa esprimere concetti personali e se ne fregano di costruire personaggi umani e complessi.

    Appunto. Lo sviluppatore di videogiochi trova naturale che un topo di biblioteca plurilaureato abbia il modello poligonale di uno dei gradassi di Gears of War, con tanto di cicatrici da pallettoni e tatuaggi di teschi in fiamme trapassati da spadoni vichinghi. E che l’archeologa di turno abbia una sesta autoreggente, un passato nei servizi segreti e nelle selezioni di Miss Mondo.
    Lo sviluppatore vuole vendere milioni di copie al day one, per quelli che “can’t wait”; mammelle dotata di vita propria e smargiassi che fanno colazione coi barracuda vivi, sono gli strumenti adatti.

  33. Simone “Karat45″ Tagliaferri wrote:

    Vabbé, tutto bellissimo, ma quando mi dimostrate che i videogiochi non sono sessisti?

    E’ un non-problema.

    I VG possono essere sessisti, così come possono essere violenti o $(altra_connotazione_negativa). Come hai scritto te, “non si può licenziare la decadenza dell’occidente”.

    Non c’è da discutere niente, sono fatti così perché sono il prodotto di una cultura che è così.

  34. La cosa irreale delle donne rappresentate nei videogiochi non è che sono magre, con le tette grosse e molto amichevoli (quelle esistono, solo frequentano esclusivamente il nostro amatissimo premier), piuttosto le suddette raramente sanno distinguere una piramide egizia da un prefabbricato della periferia di Casal Pusterlengo.

  35. Il problema è che i videogiochi li “disegnano” i maschi. E’ un fatto di individui: ognuno ragiona in modo realistico su “quello che c’ha adosso” (la propria pelle, i propri “attributi”) e impara “visivamente” tutto il resto che c’è fuori.
    Questo generico lamentarsi dell’industria dei videogiochi che creano “una società maschil/sessista” in realtà non guarda l’intero spettro della società umana… ma solo _la metà_ di cui fa più comodo.

    Questo è il problema con il femminismo (un certo tipo di femminismo).

    - Facciamo uno scenario: prendiamo pari pari tutta l’industria dei videogiochi in termine di GDP globale (che pare stia superando pure il cinema, se non lo ha già fatto).

    - Duplichiamolo e creiamo un altra industria parallela: la facciamo allo specchio è lo chiamiamo Yaoi (cerca su wikipedia la definizione)

    Ecco: una femminista “del certo tipo” si direbbe senza dubbio -1 a 1, palla al centro.
    In realtà la riposta “logica”, quella che non appartiene a nessun genere ci direbbe solo che abbiamo -raddoppiato- il problema.

    Non dimezzato, non equiparato.

    Il problema non è creare un personaggio credibile maschile o uno femminili.

    Ma personaggi. (punto)
    Credibili, intelligenti, cattivi, buoni, idioti.
    Nelle storie, nei racconti, nel cinema… i personaggi sono, innanzitutto, menzogna. Tu non puoi dirmi come “creare” un drago (o draghe), le fatine (o fatini).. perchè non esistono.

    I personaggi dei videogiochi non devono essere *femmine credibili* o *maschi credibili* inventati da maschi o da femmine, ma devono includere di più, e liberamente, uomini e donne (in senso di artisti, autori… insomma quelli che prendono lo stipendio per fare il lavoro) nella fase creativa.

  36. Giuro, mi viene un po’ da ridere e un po’ da vomitare: ma prendere i giochi per quello che sono (giochi, appunto), e i personaggi per quello che sono (personaggi di giochi, appunto), e divertirsi con quelli, vi fa proprio tanto schifo?

Leave a Reply

Name and email are required. Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>