Cosa racconta Deus Ex: Human Revolution?

Attenzione: in questo articolo ci sono grosse anticipazioni sulla storia di Deus Ex: Human Revolution. Se siete tra quelli che schiumano di rabbia leggendo gli spoiler, chiudete qui e addio.
—————————————–

Ho impiegato più di venti ore per finire Deus EX: Human Revolution. A dirla tutta mi è piaciuto molto di più della maggior parte degli altri titoli tripla A di questa generazione. Eppure, da circa metà gioco ho iniziato a sentire qualcosa che stonava. All’inizio pensavo che dipendesse dalla stupidità artificiale dei nemici, capaci di comportamenti ridicoli in situazioni che altri giochi hanno dimostrato essere gestibilissime. La grafica? Macché. Della grafica me ne fotto: figurarsi se una texture sballata mi rovina l’esperienza di gioco. Non ho più dieci anni, fortunatamente, e qualche difettuccio lo tollero, anche se devo ammettere che la voce fuori sincro con il labiale è abbastanza fastidiosa (sto parlando della versione italiana). Saranno tutti quei maledetti condotti d’aerazione, che guardacaso sono sempre la strada migliore da prendere? No, non credo: nonostante tutto, hanno senso. Oppure i boss, innestati talmente male nella trama da essere anticatartici e narrativamente frustranti? Oppure sarà il fatto che continuo a preferirgli il primo Deus Ex, più compiuto in tutto? La verità è che su una sensazione così labile avrei potuto arrovellarmi per settimane, senza la capacità di darmi una spiegazione plausibile. In fondo ogni possibilità cozzava con un dato di fatto: Deus Ex: Human Revolution mi è piaciuto, e non ci posso fare niente.

Però poi la risposta è arrivata e ho capito che la chiave di volta sono proprio quelle venti ore. Passato qualche giorno ho iniziato a dimenticare il gioco e, riflettendo su come scriverne per Ars Ludica, ho constatato che non mi veniva in mente una singola sequenza memorabile, un singolo fatto di gameplay o narrativo su cui poter costruire qualcosa di meglio che la classica recensione di largo consumo. Il terzo Deus Ex racconta per l’ennesima volta l’ossessione per il controllo tipica della cultura contemporanea americana, riproponendo con rara pigrizia e superficialità le tesi del primo e del secondo episodio, impantanate però in un contesto asfittico da cui è difficile spremere qualcosa di rilevante.

Human Revolution tenta di farsi bardo dell’eterna lotta tra l’uomo e la tecnologia, con i cittadini divisi tra il voler abbracciare incondizionatamente l’ultimo iPhone corporale e un luddismo intransigente che, come prevedibile, sfocia nel fanatismo. Il punto è che tutto è raccontato in modo così blando che le buone idee si perdono nel rumore di fondo di una scrittura che esaurisce ogni verve dopo le prime sequenze di gioco. Andando avanti viene fuori che Adam Jensen (povero Adamo, scomodato per l’ennesima volta), il protagonista, è il classico prescelto suo malgrado che finisce per catalizzare su di sé la maggior parte delle svolte narrative, rinchiudendo gli eventi in un nucleo soffocante di individualismo antistorico e di banalità galoppanti. I manifestanti luddisti? Ovviamente sono guidati da un leader ipocrita e disposto a tutto per ottenere i suoi fini. Il presindete della Sarif (multinazione che produce le protesi cibernetiche di cui è dotato anche il protagonista)? Un genio visionario, cinico e spietato che sogna di infilare la tecnologia in ogni orifizio umano. E poteva mancare il gruppo segreto che trama nell’ombra? No, infatti ci sono gli Illuminati, che ormai sono la scorciatoia narrativa perfetta (dopo il prescelto, vero must da diversi secoli) e che stanno bene con tutto.

La tragedia è che tutto scorre senza alcun peso. Si arriva alla fine del gioco pronti a far continuare questa specie di brutto telefilm spendendo altri soldi, tanto per sapere che fine hanno fatto i personaggi spariti di scena e come si è evoluta la situazione. Gli stessi quattro finali, improvvisati e vaghi, stanno lì come uno specchietto per le allodole. Sappiamo tutti che il finale unico è già stato scelto e che sapremo qual è assistendo impotenti al proseguio della storia nei vari DLC e seguiti.

A livello narrativo, in Deus Ex: Human Revolution si condensano molti dei mali di questa generazione di videogiochi, fatti di visioni apocalittiche predigerite, di un’esasperante esaltazione del conservatorismo più bieco e di un’incompiutezza complessiva spiegabile con la necessità di poter aggiungere contenuti all’infinito. In un quadro in cui l’opera di partenza, quella che per intenderci si paga a prezzo pieno, è soltanto una base su cui innestare infiniti elementi , è deleterio perdere personaggi, sprecare scenari o, più semplicemente, andare a scavare in quello che si sta raccontando. Ci si trova così con tanti incompiuti che raccontano tutti la stessa storia, che in questo caso non è certo quella di un mondo cyberpunk in cui il bene e il male hanno limiti sfumati e dipendono dal punto di vista da cui li si osserva, ma quella di un pubblico che cerca freneticamente qualcuno che gli racconti sempre la stessa storia, pur con i personaggi vestiti in modo differente.

About Simone "Karat45" Tagliaferri

Nacqui, e già questo è un miracolo, vista la mole. Da piccolo ero restio al cibo, poi ho smesso (di essere restio). Appassionato di videogiochi sin dalla più tenera età, in cui un Frogger casalingo mi rubò l'anima, sono cresciuto a pane e 8 bit, poi 16 bit, poi 32 bit, poi 64 bit e infine un numero indeterimnato di bit che mi hanno fatto salire il colesterolo ma anche fatto scoprire un sacco di mondi eccezionali (ad esempio quello di Samantha Fox). Ad oggi sono tormentato da una domanda: ci sono più carboidrati in una fetta di pane o in New Super Mario Bros.? Non ci dormo la notte. Ma forse è colpa del caldo (se leggete questo profilo d'inverno sappiate che è stato scritto a fine Giugno). Ho fondato, insieme agli altri tizi presenti in questa pagina, Ars Ludica sperando di poterlo riempire di pornazzi. Ho capito troppo tardi che doveva essere un blog sulla cultura dei videogiochi scritto da sfigati. È l'essere evidentemente sfigato che non mi ha permesso di tirarmi indietro. Così eccoci qua.

34 comments on “Cosa racconta Deus Ex: Human Revolution?

  1. Se ci pensi è lo stesso canovaccio narrativo che stava pure in Deus Ex per molti punti di vista (anzi, se vogliamo i finali di Deus Ex erano in parte anche più esagitati di questi), che purtroppo ci sia ormai un accanimento terapeutico al climax finale che porta, in ogni caso, al prescelto vs world c’è da dire che almeno qui la cosa viene leggermente limata in basso rimando coerenti al grando piano cospirativo iniziale.
    Personalmente l’ho preferito di gran lunga rispetto al climax finale di un Crysis 2 qualunque che è stato veramente pessimo, è vero è più o meno la stessa solfa, ma almeno qua viene raccontata mantenendo un certo contegno fino alla fine.
    Che poi molti temi potevano essere affrontati in maniera decisamente più coraggiosa è vero, ma come esperienza generale mi è parsa decisamente degna di essere stata giocata…

  2. Cioè, stai dicendo che HR racconta la solita storia di “Invisible War” con gli stessi personaggi???

    E il brutto è che leggo che ha collaborato il solito Sheldon Pacotti dell’episodio precedente. Almeno lui poteva sforzarsi un po’ di più …

  3. A livello narrativo, in questa recensione di Arsludica si condensano molti dei mali di questa generazione di recensioni egocentriche, fatte di parolone altisonanti, predigerite, di un’esasperante esaltazione di elementi di comodo e di un’incompiutezza complessiva spiegabile con la necessità di dover parlare male del malvagio prodotto commerciale perchè di sì.

  4. Ma non è manco quello, è che se ci pensi bene metà della trama di Deus Ex è uguale alla trama di Metal Gear allo stesso modo per cui metà della trama di Star Wars è uguale a quella di LOTR…
    Sono canovacci classici, sviluppati con una struttura ormai collaudata (e stantia) che pecca di coraggio e disillusione nell’evitare le scappatoie facile del climax finale.

  5. Burrone wrote:

    A livello narrativo, in questa recensione di Arsludica si condensano molti dei mali di questa generazione di recensioni egocentriche, fatte di parolone altisonanti, predigerite, di un’esasperante esaltazione di elementi di comodo e di un’incompiutezza complessiva spiegabile con la necessità di dover parlare male del malvagio prodotto commerciale perchè di sì.

    E’ un commento stupendo, anche per la sua ricorsività :D

    Cosa ne pensi tu del gioco?

  6. Burrone wrote:

    A livello narrativo, in questa recensione di Arsludica si condensano molti dei mali di questa generazione di recensioni egocentriche, fatte di parolone altisonanti, predigerite, di un’esasperante esaltazione di elementi di comodo e di un’incompiutezza complessiva spiegabile con la necessità di dover parlare male del malvagio prodotto commerciale perchè di sì.

    Il tuo commento condensa molta della stupidità del lettore medio, che quando vede toccato il suo giocattolino preferito non si cura neanche di andare a leggere che tipo di articolo sta leggendo. Infatti, caro Burrone, se lo avessi fatto ti saresti accorto che questa non è una recensione. Che poveraccio.

  7. @ StM:

    E’ un onesto titolo d’azione con una componente stealth molto gustosa. Giusto l’ultimo livello l’ho trovato un po’ fuori luogo (con la gente impazzita stile zombie che ti prende a pugni. Peraltro è l’unico punto del gioco in cui il peeps serva a qualcosa). Trama funzionale, buono il quesito di fondo riguardo l’eticità delle augmentations. Qualche punto del plot messo lì tanto per (Eliza) ma nulla di imperdonabile. Avrei gradito saperne di più sui vari boss che sembrano solo esistere tanto per.

    @ Simone “Karat45″ Tagliaferri:
    Guarda che ad attaccarmi personalmente la brutta figura la fai tu.

  8. Sono abbastanza d’accordo con l’articolo di Tagliaferri. Un’altra occasione sprecata in cui un discreto spunto viene buttato alle ortiche e sommerso da insopportabili banalità. Non chiedevo profonde riflessioni su cosa renda tale un essere umano o quanto influisca il corpo sulla cognizione del nostro “io” (anche se, forse, sbaglio a non pretenderle, sarebbe ora che gli sviluppatori si dessero un po’ di coraggio), ma non mi sarei mai aspettato che, anche questa volta, si tirassero in ballo ridicole cospirazioni globali, tra illuminati e prescelti, che ricordano tanto alcune delle più grosse nefandezze ludiche perpetrate, soprattutto in questi ultimi anni, da parte di titoli che, purtroppo, hanno venduto valanghe di copie e continuano a fare “cultura” (uno su tutti, l’orribile secondo episodio di Assassin’s creed). Però, se non sono indiscreto, avrei voglia di chiedere a Simone: perchè non hai mosso le tue (argute) critiche anche in sede di recensione su Multiplayer.it? Lì sei stato decisamente troppo morbido. L’idea che mi sono fatto è che tu giudichi il lettore medio di quella testata non interessano alle considerazioni che hai invece avanzato (e con efficacia) su questo articolo. A mio parere giustificazioni del tipo: “lo spazio fisico, in termini di pagine e caratteri, non me lo permetteva”, non regge. Sarebbe bastato almeno un breve accenno o accorciare anche di poco il paragrafo dedicato al gameplay. Secondo me è sempre un errore sottovalutare l’intelligenza dei lettori. Molto spesso il pubblico è più perspicace di quanto si creda. Penso che sia lo stesso problema che affligge gli sviluppatori di videogiochi (e purtroppo è, più o meno, comune in qualsiasi arte): ci si autocensura per timore di non essere capiti, d’essere rifiutati.
    Se non puoi rispondere non fa nulla, forse la mia domanda è inopportuna, se è così ti porgo anticipatamente le mie scuse.

  9. Penso che non abbia senso parlare di perspicacia per la maggior parte del pubblico di multiplayer.it – senza voler offendere il sito che comunque offre dei contenuti interessanti. Penso che su multiplayer.it occorra scrivere opinioni chiare senza stare a fare troppe elucubrazioni, perché poi se in tutta una recensione sbrodolosa c’è un’unica riga di critiche ci saranno centinaia di fan che ti mettono in croce per quell’unica riga (o per i decimi di voto che hai ingiustamente negato).

    Ovviamente questo detto da esterno, unicamente basandomi sui racconti ascoltati in vari podcast delle terribili Guerre Sui Voti.

  10. Multiplayer.it ha un target diverso da Ars Ludica. Oltretutto, come vedi, questa non è una recensione ma un approfondimento sul lato narrativo del gioco che non poteva essere scritto se non parlando di pezzi di trama. Ora, se sulla recensione per multy mi fossi azzardato a scrivere anche soltanto un dettaglio della storia di quelli di cui ho parlato qui, sarei stato azzannato dai lettori furenti al grido di “spoiler!!!!!!” (pensa che lo hanno fatto lo stesso… perché ho raccontato i primi cinque minuti di gioco). Purtroppo non si può parlare di narrazione in modo specifico senza raccontare ampi pezzi della storia di un videogioco/libro/film/fumetto e così via, quindi evito completamente invece di impappinarmi in formulazioni senza senso. 

  11. StM wrote:

    Penso che non abbia senso parlare di perspicacia per la maggior parte del pubblico di multiplayer.it – senza voler offendere il sito che comunque offre dei contenuti interessanti. Penso che su multiplayer.it occorra scrivere opinioni chiare senza stare a fare troppe elucubrazioni, perché poi se in tutta una recensione sbrodolosa c’è un’unica riga di critiche ci saranno centinaia di fan che ti mettono in croce per quell’unica riga (o per i decimi di voto che hai ingiustamente negato).
    Ovviamente questo detto da esterno, unicamente basandomi sui racconti ascoltati in vari podcast delle terribili Guerre Sui Voti.

    Considera che molti lettori mi hanno ripreso perché ho messo al gioco 8.8 (secondo me un ottimo voto, almeno in base alla media di quelli che solitamente metto) e loro volevano almeno 9.0. 

  12. Ma allora, a questo punto, potremmo pure dire che il recensore non ha nessun motivo d’esistere se non come mero ingranaggio dei meccanismi di marketing. Sarò pure un ingenuo ma continuo a credere che la critica possa ancora svolgere una funzione “etica” in grado di mettere in circolo idee nuove all’interno del dibattito videoludico e che possa concretamente contribuire alla maturazione del nostro amato medium. Se crediamo, chiudendoci nel nostro elitarismo, che il pubblico sia troppo “stupido” per comprendere alcuni concetti, condanniamo il mondo dei videogiochi a rimanere un passatempo utile solo per rilassarsi quando si torna a casa stressati da ore di lavoro. Tutte cose che Simone, m’è parso di capire, ha sempre sostenuto con coraggio e determinazione, almeno sulle pagine virtuali di Ars ludica.

  13. Scusa Simone, il mio post si è accavallato alla tua risposta prima che potessi leggerla. Comuque credo che la mia obiezione stia ancora in piedi.

    Simone “Karat45″ Tagliaferri wrote:

    Ora, se sulla recensione per multy mi fossi azzardato a scrivere anche soltanto un dettaglio della storia di quelli di cui ho parlato qui, sarei stato azzannato dai lettori furenti al grido di “spoiler!!!!!!”

    Purtropo il terrore per gli spoiler è uno dei mali del mondo dei videogiochi (e non solo, vedo che sta trovando accoglienza anche in buona parte della critica cinematografica), come se, una volta che ci venga rivelano il COSA una storia racconti, il COME non abbia nessun peso.

  14. Brumaio wrote:

    Ma allora, a questo punto, potremmo pure dire che il recensore non ha nessun motivo d’esistere se non come mero ingranaggio dei meccanismi di marketing. Sarò pure un ingenuo ma continuo a credere che la critica possa ancora svolgere una funzione “etica” in grado di mettere in circolo idee nuove all’interno del dibattito videoludico e che possa concretamente contribuire alla maturazione del nostro amato medium. Se crediamo, chiudendoci nel nostro elitarismo, che il pubblico sia troppo “stupido” per comprendere alcuni concetti, condanniamo il mondo dei videogiochi a rimanere un passatempo utile solo per rilassarsi quando si torna a casa stressati da ore di lavoro. Tutte cose che Simone, m’è parso di capire, ha sempre sostenuto con coraggio e determinazione, almeno sulle pagine virtuali di Ars ludica.

    Ragazzo mio, io non credo che il pubblico sia stupido. Credo che gli venga data da leggere molta roba stupida e che, partendo da quella, non riesca mai, e dopo un po’ non desideri più, elevarsi da certi livelli. La stupidità è comoda.

  15. Con tutta la stima che ho nei tuoi confronti (e che credo si avverta chiaramente), quel “ragazzo mio” potevi risparmiartelo :) . In ogni caso, non si può scaricare tutta la colpa sui lettori, se si continua a propinargli articoli “stupidi” (e non alludo in nessun modo a quelli che tu scrivi per Mutliplayer.it a cui non si può non riconoscere una grande professionalità) è ovvio che si adageranno (anche per “comodità” come tu stesso dici) sulla mediocrità. Perchè allora non proporre anche a loro (se l’editore è d’accordo, s’intende) un approccio diverso, più simile magari a quello a cui siamo abituati qui su Ars ludica? Dici che alla gente viene “data da leggere molta roba stupida”, e di chi è la colpa allora se non di chi quella roba la scrive? Credo sia giusto che anche i recensori si prendano la loro fetta di responsabilità. E poi secondo quale criterio puoi affermare con tanta sicurezza che il lettore medio, una volta abituatosi ad uno standard basso “non riesca mai, e dopo un po’ non desideri più, elevarsi da certi livelli”. Non esiste nessuna legge universale che confermi questa tesi quindi credo che valga la pena fare qualche sforzo in più nel tentativo di alzare un tantino il livello della qualità. Ovviamente è un discorso che vale in primo luogo per gli editori, so bene che i redattori, da soli, non possono prendersi simili responsabilità.

  16. Il ragazzo mio era per sottolineare che condivido idealmente il tuo discorso, ma lo considero infattibile nella pratica. è per questo che esistono ars ludica e progetti simili. Io mi considero in buona parte tra i responsabili della mediocrità imperante, anche perché non lesino di scrivere recensioni classiche. Purtroppo, come ti dimostra anche questo articolo, c’è gente che apre una pagina web e non riesce a distinguere una recensione da un approfondimento. 

  17. Ok, per il “ragazzo mio” scusa se ho travisato. Non credo tu debba sentirti uno dei “responsabili della mediocrità imperante”, non lo sei di certo, la prova è che anche quando scrivi recensioni “canoniche” il tuo taglio è sempre abbastanza riconoscibile e, credo, se ne siano accorti anche i lettori di multiplayer.it. Ad esempio, qualche giorno fa, ho letto, su quel portale, la recensione di E.Y.E: Divine Cybermancy (con cui non ho giocato e, probabilmente, non giocherò); a commento dell’articolo un certo “Darrosquall87″ postava il seguente messaggio: “rece completamente cannata, la doveva sicuramente fare Tagliaferri che ha maggiore confidenza con prodotti pc”. Ora, al di là che, personalmente, non ritengo ci siano differenze sostanziali tra un prodotto pc ed uno console, mi pare evidente che anche quei “lettori medi” (spero che, se mai leggerà questo post, Darrosquall87 non me ne voglia, d’altronde anche io mi considero un “lettore medio” non sono certo uno specialista) abbiano individuato un tuo “stile”, uno “sguardo” in qualche modo personale che si distacca da quello di tutti gli altri redattori. Ciò che voglio sottolineare è che penso sarebbe utile (e credo tu ne abbia le capacità) introdurre qualche breve accenno ad elementi d’approfondimento anche in una recensione “classica”. Non è un’operazione da poco, me ne rendo conto, soprattutto se gli editori remano contro (non ho idea di come sia la situazione redazionale di Multiplayer.it), ma penso che, per la buona diffusione che ha quel portale, daresti un contributo maggiore alla crescita del medium videoludico da lì che dalla “torre d’avorio” di Ars ludica. Questo è il mio parere, spero di non aver detto troppe assurdità. Hai molta esperienza in questo campo e quindi ti credo quando sostieni che il mio discorso è “infattibile nella pratica” e che progetti come Ars ludica nascono proprio per riempire il vuoto lasciato dall’editoria di massa. Credo però che rinchiudersi in piccole nicchie e lasciare che le “masse” si abbeverino alle fonti della mediocrità sia un esercizio pericoloso (i discorsi sull’elitarismo m’interessano sino ad un certo punto) in quanto poco efficace sia nel frenare la caduta verso il basso della qualità media dei videogiochi sia, di conseguenza, nel diffondere la concezione del mezzo videoludico come strumento d’espressione.

  18. Come giocatore, e sopratutto come persona che si crede sempre in grado di scrivere storie più interessanti di quasi tutte quelle che legge, vede o gioca, capisco perfettamente di cosa Simone stia parlando, anche se il gioco non l’ho neanche visto.

    Come lettore di Ars Ludica…mah, che vi devo dire : ) ? A me piacerebbe (lungi da me pretenderla) una scrittura più terra terra, o addirittura, vah, la scrittura anche di qualcun altro, giusto per avere un pò più di varietà di pareri e visioni (che fine a fatto quel poveretto che aveva provato a scrivere un pezzo diciamo “normale” e con parole poco ricercate e gli hanno detto tipo che non era degna di Ars Ludica :D?). Il punto è che mi sembra di leggere sempre la stessa cosa, solo in pezzi diversi, come se chi la scrive fosse interessato solo a ripeterla. Tenendo presente che ognuno è libero di leggere e scrivere quello che vuole, possibile che alla fine si vada a parare sempre nelle stesse direzioni? Sarà che il piattume è ormai ovunque, nei videogiochi, e su questo sono d’accordissimo.

  19. le_mirage wrote:

    Come giocatore, e sopratutto come persona che si crede sempre in grado di scrivere storie più interessanti di quasi tutte quelle che legge, vede o gioca, capisco perfettamente di cosa Simone stia parlando, anche se il gioco non l’ho neanche visto.
    Come lettore di Ars Ludica…mah, che vi devo dire : ) ? A me piacerebbe (lungi da me pretenderla) una scrittura più terra terra, o addirittura, vah, la scrittura anche di qualcun altro, giusto per avere un pò più di varietà di pareri e visioni (che fine a fatto quel poveretto che aveva provato a scrivere un pezzo diciamo “normale” e con parole poco ricercate e gli hanno detto tipo che non era degna di Ars Ludica ?). Il punto è che mi sembra di leggere sempre la stessa cosa, solo in pezzi diversi, come se chi la scrive fosse interessato solo a ripeterla. Tenendo presente che ognuno è libero di leggere e scrivere quello che vuole, possibile che alla fine si vada a parare sempre nelle stesse direzioni? Sarà che il piattume è ormai ovunque, nei videogiochi, e su questo sono d’accordissimo.

    Hai centrato un punto importante: davanti a uno scenario piatto (anzi, piattissimo) spesso è difficile trovare spunti per scrivere qualcosa di interessante. 

  20. Brumaio wrote:

    Ok, per il “ragazzo mio” scusa se ho travisato. Non credo tu debba sentirti uno dei “responsabili della mediocrità imperante”, non lo sei di certo, la prova è che anche quando scrivi recensioni “canoniche” il tuo taglio è sempre abbastanza riconoscibile e, credo, se ne siano accorti anche i lettori di multiplayer.it. Ad esempio, qualche giorno fa, ho letto, su quel portale, la recensione di E.Y.E: Divine Cybermancy (con cui non ho giocato e, probabilmente, non giocherò); a commento dell’articolo un certo “Darrosquall87″ postava il seguente messaggio: “rece completamente cannata, la doveva sicuramente fare Tagliaferri che ha maggiore confidenza con prodotti pc”. Ora, al di là che, personalmente, non ritengo ci siano differenze sostanziali tra un prodotto pc ed uno console, mi pare evidente che anche quei “lettori medi” (spero che, se mai leggerà questo post, Darrosquall87 non me ne voglia, d’altronde anche io mi considero un “lettore medio” non sono certo uno specialista) abbiano individuato un tuo “stile”, uno “sguardo” in qualche modo personale che si distacca da quello di tutti gli altri redattori. Ciò che voglio sottolineare è che penso sarebbe utile (e credo tu ne abbia le capacità) introdurre qualche breve accenno ad elementi d’approfondimento anche in una recensione “classica”. Non è un’operazione da poco, me ne rendo conto, soprattutto se gli editori remano contro (non ho idea di come sia la situazione redazionale di Multiplayer.it), ma penso che, per la buona diffusione che ha quel portale, daresti un contributo maggiore alla crescita del medium videoludico da lì che dalla “torre d’avorio” di Ars ludica. Questo è il mio parere, spero di non aver detto troppe assurdità. Hai molta esperienza in questo campo e quindi ti credo quando sostieni che il mio discorso è “infattibile nella pratica” e che progetti come Ars ludica nascono proprio per riempire il vuoto lasciato dall’editoria di massa. Credo però che rinchiudersi in piccole nicchie e lasciare che le “masse” si abbeverino alle fonti della mediocrità sia un esercizio pericoloso (i discorsi sull’elitarismo m’interessano sino ad un certo punto) in quanto poco efficace sia nel frenare la caduta verso il basso della qualità media dei videogiochi sia, di conseguenza, nel diffondere la concezione del mezzo videoludico come strumento d’espressione.

    Ogni tanto ci provo, ma le risposte fanno spesso cadere le braccia :D

  21. Ritengo abbia il pregio di mostrare ambienti di gioco che talvolta riescono ad esprimere qualcosa su coloro che li hanno vissuti. Peccato che quel qualcosa – spolverato dalla ben lucidata patina di superficialità – nasconda, appunto, ruggine e trita muffa. Si prendono le tipiche convenzioni del genere per offrire ciò che tutti si aspettano (e probabilmente pretendono) di vedere. Neppure per un secondo si prova a mettere in discussione il mondo di gioco che è così perchè così deve essere (in questo, letteratura e cinema non si distinguono certo per fantasiosi voli pindarici anche se – va detto – qualche tentativo almeno c’è stato). L’uso dello stereotipo ne è implicita conseguenza. Per trovare le eccezioni tocca, al solito, scavare nel passato. Penso a Dreamweb che forniva una lucida visione cyberpunk condita di un misticismo ancora oggi molto affascinante.

    le_mirage wrote:

    Come lettore di Ars Ludica…mah, che vi devo dire : ) ? A me piacerebbe (lungi da me pretenderla) una scrittura più terra terra, o addirittura, vah, la scrittura anche di qualcun altro, giusto per avere un pò più di varietà di pareri e visioni (che fine a fatto quel poveretto che aveva provato a scrivere un pezzo diciamo “normale” e con parole poco ricercate e gli hanno detto tipo che non era degna di Ars Ludica ?). Il punto è che mi sembra di leggere sempre la stessa cosa, solo in pezzi diversi, come se chi la scrive fosse interessato solo a ripeterla. Tenendo presente che ognuno è libero di leggere e scrivere quello che vuole, possibile che alla fine si vada a parare sempre nelle stesse direzioni? Sarà che il piattume è ormai ovunque, nei videogiochi, e su questo sono d’accordissimo.

    Di scrittura terra-terra è colmo l’intero web; chi vuole leggere la non-opinione di un quindici/sedicenne (o trentenne rimasto, volontariamente o meno, a quel livello di giudizio) può semplicemente aprire un qualsivoglia portale di videogiochi. Non vedo per quale motivo Ars Ludica dovrebbe perdere la propria identità nel vano tentativo di accontentare tutti.

  22. Guarda, Ars Ludica ha sempre lasciato spazio a chiunque volesse scrivere, anche articoli completamente opposti a quella che è la filosofia di fondo del sito. Il problema è che molti scrivono un paio di articoli e poi si esauriscono, oppure trovano altro da fare. 

  23. Simone “Karat45″ Tagliaferri wrote:

    Per dirti, Brumaio, leggi cosa mi stanno tirando addosso per una news scritta in modo ironico: http://multiplayer.it/notizie/93482-e-il-firmware-372-della-ps3-scese-su-questo-atomo-opaco-del-male.html. Si parla di un aggiornamento del firmaware di PS3 e pare che gli ho stuprato la mamma. :D

    Sì, i commenti sono abbastanza ridicoli. Non c’è dubbio che molti utenti di quel portale risentano della pericolosisima sindrome da “console war”. Magari però quelli che postano questi folli messaggi sono una minoranza, forse esiste una “maggioranza silenziosa” di utenti ragionevoli che si limitano a leggere senza esternare giudizi da manicomio. Vabbò lo so, sono un ingenuo ottimista :) .

  24. Simone “Karat45″ Tagliaferri wrote:

    Guarda, Ars Ludica ha sempre lasciato spazio a chiunque volesse scrivere, anche articoli completamente opposti a quella che è la filosofia di fondo del sito. Il problema è che molti scrivono un paio di articoli e poi si esauriscono, oppure trovano altro da fare. 

    Non ne dubito. Succede lo stesso per molti altr iambienti basati sul libero contributo.

  25. Con Deus Ex HR mi sono molto divertito.
    “L’ossessione per il controllo”, era tipica del genere di riferimento di questo gioco, il Cyberpunk, coi complotti, le Corporazioni, le intelligenze artificiali…
    Non mi sembra una tematica attuale certo, forse più 80 e 90, però ci sta ed è coerente.
    Che poi la storia del “prescelto” abbia stancato è vero, ma trovo che qui è più sostenibile che in altre produzioni.
    E’ sicuro, comunque, che la rivoluzione non passa da qui.

  26. Mi dispiace essere un po’ duro. Ho trovato questo articolo un concentrato di belle parole integrate in una buona prosa, ma incapace di dare spiegazioni su quanto scritto. Ad esempio:

    Andando avanti viene fuori che Adam Jensen (povero Adamo, scomodato per l’ennesima volta), il protagonista, è il classico prescelto suo malgrado che finisce per catalizzare su di sé la maggior parte delle svolte narrative, rinchiudendo gli eventi in un nucleo soffocante di individualismo antistorico e di banalità galoppanti.

    Quindi? Quali sarebbero queste banalità galoppanti?Analizziamo l’espressione: “gli eventi in un nucleo soffocante di individualismo antistorico”. Gli eventi racchiusi in un nucleo (che sarebbe Adam) li posso immaginare mediante il linguaggio metaforico/poetico. Ma perché soffocante? E soprattutto cosa centra l’individualismo, che è una posizione morale o una filosofia, con un contenitore di eventi? Poco chiaro.E ancora:

    I manifestanti luddisti? Ovviamente sono guidati da un leader ipocrita e disposto a tutto per ottenere i suoi fini.

     Ma chi? Taggart? L’hai descritto in maniera semplicistica….è un personaggio oscuro…di cui si capisce tutto alla fine del gioco.

    Un genio visionario, cinico e spietato che sogna di infilare la tecnologia in ogni orifizio umano.

     Darrow? E’ molto simile all’Einstein del 21° secolo. E non sogna di infilare la tecnologia in ogni orifizio umano, nei primi anni 2000 ha cercato di migliorare le protesi artificiali nel miglior modo possibile (hai letto i vari e-book?). Poi, esattamente come con la rottura dell’atomo, la tecnologia è finita nelle mani delle persone sbagliate che l’hanno usata per scopi malefici. Alla fine si accorge di quello che ha indirettamente causato e cerca di rimediare in maniera disperata.

    E poteva mancare il gruppo segreto che trama nell’ombra? No, infatti ci sono gli Illuminati, che ormai sono la scorciatoia narrativa perfetta (dopo il prescelto, vero must da diversi secoli) e che stanno bene con tutto.

    Ma scusa. Gli Illuminati erano presenti negli altri Deus Ex…come potevano mancare nel prequel…. 
    Human Revolution è un gioco molto curato dal punto di vista artistico, a scapito del comparto tecnico (altrettanto importante in un videogioco).I personaggi sono tutti circondati da un alone di mistero e si scoprono i loro veri obiettivi solo nelle sessioni finali. Lo stesso Sarif mi ha sempre lasciato con la sensazione che fosse un doppiogiochista. L’idea del “prescelto” viene comunicata a gocce: all’inizio ci ritroviamo potenziati, ma non sappiamo assolutamente nulla del super potere celato dentro di noi…la sensazione di essere un eroe l’ho sentita a partire da poco prima della metà del gioco. Alla fine dei conti, chi poteva portare a termine una missione investigativa come quella di Human Revolution? Un agente potenziato per l’appunto, oppure un team di soldati della SAS inglese…e tra le due opzioni si addice meglio la prima.Il mondo che ci circonda è altamente curato, dalle scatole dei medicinali, all’architettura degli ambienti, al vestiario delle persone. Si ha la sensazione che tutto ruoti attorno allo scontro potenziati vs. umani, ma questo è giustificato dal fatto che la storia si estende su un periodo temporale di qualche giorno (ho notato in internet che quasi nessuno ci ha fatto caso). Sono tanti i colpi di scena: Eliza il supercomputer, Hyron che sfrutta 3 ragazze, il chip che controlla le persone (e che mi ha reso un gattino indifeso contro il terzo boss) e tanti altri. Non mancano altre situazioni curiose come il signor Tong camuffato da barista. 

    La tragedia è che tutto scorre senza alcun peso

    Sembra quasi che abbiamo giocato due videogame differenti. Io al contrario ho avuto la sensazione che ogni mia azione potesse influire sulla trama e spesso mi sono trovato di fronte a scelte difficili. Ad esempio nella missione secondaria di Detroit, era meglio compiere l’eutanasia di quel vecchio investigatore, oppure salvarlo sapendo che avrebbe vissuto il resto dei suoi giorni da disabile?
    La trama stessa mi ha permesso di avanzare con un mucchio di domande in testa, che hanno trovato risposta nella parte finale del gioco. Altroché nessun peso….

    Gli stessi quattro finali, improvvisati e vaghi, stanno lì come uno specchietto per le allodole.

    Non si può dire una cosa del genere. I finali sono dei bellissimi spunti di riflessione su argomenti seri e importanti quali il ruolo della scienza-tecnologia nella nostra evoluzione, l’evoluzione dell’umanità determinata dalla massa e non dal singolo, l’importanza della limitazione della libertà (o meglio, che cos’è la libertà?) e il danno arrecato al mondo e agli altri esseri dalle nostre scoperte.

  27. Banalità galoppanti: il ripetere pedissequamente temi già affrontati dagli altri capitoli senza aggiungere mezza virgola al discorso generale e senza tentare svolte o rotture di alcun tipo. Insomma, Un compitino ben svolto.

    Sarif è un doppiogiochista? Chi lo avrebbe mai detto? Io 10 secondi dopo averlo conosciuto.
    Darrow? è un personaggio così scontato che da Ikea lo regalano. Il classico utopista frustrato cui sfugge di mano il suo sogno. Sarà anche semplicistico, ma non è che si siano sforzati di caratterizzarli molto meglio. Sono personaggi da manuale, migliori che in altri giochi, ma solo perché gli altri giochi sono la feccia dell’umanità.

    Gli Illuminati c’erano negli altri Deus Ex, come facevano a non metterli nel prequel? Be’, se per due volte hai usato un topos narrativo di basso livello, non sei costretto a ripetere la terza volta. Deus Ex è un prequel, ma è anche un reboot, quindi potevano fare un po’ come gli pareva e non si sarebbe sconvolto nessuno (in effetti per altre cose lo hanno fatto). Oltretutto all’epoca del primo Deus Ex erano meno abusati, ora ci manca solo che li usino per qualche modalità di FIFA.

    La storia del prescelto è vecchia come la letteratura. Quando vuoi coinvolgere il fruitore con una soluzione conservativa gli dici “tu sei il prescelto” e hai fatto. Il cretino è servito. Oltretutto la preselezione in HR ha un’economia scarsissima sulla storia generale, cui non aggiunge veramente niente. Probabilmente ritornerà in qualcuno dei numerosi DLC che pubblicheranno (già hanno iniziato).

    La sensazione? Se parliamo per sensazioni chiudiamola qui. Parliamo di dati fattuali. Il dato fattuale è che le azioni del giocatore influenzano solo eventi collaterali (tipo quello dell’investigatore che rifiuta gli innesti… che poi è anche uno dei momenti migliori del gioco, ammettiamolo, l’unico in cui bisogna prendere una scelta difficile… chissà come mai Square non l’ha censurato. Forse gli è sfuggito) e che i quattro finali sono disponibili a prescindere da come si è giocato. Che poi, come ho scritto, sono quattro finali inutili e di poco peso che vanno a pescare immagini di repertorio per non raccontare più nulla se non dei principi generali. è valido il finale in cui Adam decide di immolarsi? No. Come faccio a dirlo? Stanno per uscire i DLC che, di fatto, è come se dicessero: “va bene, ti abbiamo messo una galleria di finali possibili, ma ora te lo diciamo noi com’è andata veramente, così possiamo venderti i pezzi che mancano”. La storia continua in modo lineare, a prescindere dalle scelte del giocatore. Da questo punto di vista Deus Ex è immensamente inferiore a un Alpha Procol, gioco poco riuscito ma in cui veramente le scelte del giocatore si riflettevano sullo svolgersi generale degli eventi. 

    Se vuoi, in base alla trama, posso dirti anche che DLC usciranno, visto che sono stati creati dei buchi a hoc da riempire con innesti vari.

  28. In parte sono d’accordo sulla recensione. A me personalmente il gioco è piaciuto molto, anche se la storia a un certo punto perde molto in originalità (propongo una raccolta firme per bandire gli Illuminati dai videogiochi). Fortunatamente il finale rimane a mio parere godibile; ottimo anche se non originalissimo il background fantapolitico e la senzazione di lotta sociale tra “impiantisti” e “neo-luddisti”.
    Pessimo secondo me il bilanciamento delle armi: il fucile d’assalto con l’upgrade per la ricerca del bersaglio che diventa “l’arma definitiva”(Namir battuto in 30 secondi), il fucile da cecchino totalmente oscurato dal fucile tranquillante (anche se prendevi per sbaglio una gamba, magari coperta da armatura antiproiettile, andava bene lo stesso), per non parlare della gestione dell’inventario, lenta e macchinosa. Si poteva fare di meglio.

  29. LOL @articolo sull’upgrade del firmware! Mi sono sbellicato dalle risate leggendo i commenti (anche se a tratti ho pianto sconfortato dalla gioventù di questi giorni… e STRAMEGALOL per la chiusura di ziopera. :l
    Vabbé, che te lo dico a fare che scrivi bene sia a livello tecnico che a livello contenutistico?

    I did it for the lulz.

Leave a Reply