Battlefield 3 vs Call of Duty: Modern Warfare 3, la guerra dell’idiozia.

I videogiocatori sono una categoria curiosa. Per loro l’alternativa vera a quella “commercialata” di Call of Duty: Modern Warfare 3, che ricordiamo essere bello come un film di Michael Bay, è nientemeno che Battlefield 3, ovvero un gioco annunciato con una moltitudine di filmati e per cui il publisher, Electronic Arts, ha speso complessivamente decine di milioni di euro di marketing (ovviamente per venderlo a una nicchia di giocatori appassionati che non devono chiedere mai).

Ma per quale motivo Battlefield 3 (notare il 3) non sarebbe commerciale, mentre Modern Warfare 3 (notare il 3) lo sarebbe? Perché DICE ha fatto scelte estreme e controverse a livello di trama della campagna per giocatore singolo, creando un’opera intimista che riflette con attenzione sul senso della guerra e della vita, più che esaltare il feticismo militarista degli utenti? Macché, siete fuori strada.

E allora perché Battlefield 3 prende la formula dei precedenti episodi della serie e la rivoluziona in modo inedito con scelte di design estreme e innovative, consapevolmente difficili da digerire per gli utenti storici e per quelli nuovi? Non ci siamo ancora.

Avete poca fantasia, o forse ne avete troppa. No, per i videogiocatori veri, quelli duri e puri che però, vedi il caso, seguono solo i giochi più pubblicizzati e non li comprano se non hanno un numero di serie affianco, il motivo è solo uno: Battlefield 3 c’ha il nuovo motore grafico con le luci fiche e gli edifici che esplodono, mica come la commercialata di Activision che usa ancora lo stesso motore grafico di quattro anni fa. Insomma, è un altro film di Michael Bay, ma con la grafica più bella.

Che vi credevate?

About Simone "Karat45" Tagliaferri

Nacqui, e già questo è un miracolo, vista la mole. Da piccolo ero restio al cibo, poi ho smesso (di essere restio). Appassionato di videogiochi sin dalla più tenera età, in cui un Frogger casalingo mi rubò l'anima, sono cresciuto a pane e 8 bit, poi 16 bit, poi 32 bit, poi 64 bit e infine un numero indeterimnato di bit che mi hanno fatto salire il colesterolo ma anche fatto scoprire un sacco di mondi eccezionali (ad esempio quello di Samantha Fox). Ad oggi sono tormentato da una domanda: ci sono più carboidrati in una fetta di pane o in New Super Mario Bros.? Non ci dormo la notte. Ma forse è colpa del caldo (se leggete questo profilo d'inverno sappiate che è stato scritto a fine Giugno). Ho fondato, insieme agli altri tizi presenti in questa pagina, Ars Ludica sperando di poterlo riempire di pornazzi. Ho capito troppo tardi che doveva essere un blog sulla cultura dei videogiochi scritto da sfigati. È l'essere evidentemente sfigato che non mi ha permesso di tirarmi indietro. Così eccoci qua.

16 comments on “Battlefield 3 vs Call of Duty: Modern Warfare 3, la guerra dell’idiozia.

  1. Che ci credevamo?

    Io personalmente “mi credevo” che un articolo parlasse di qualcosa, ma in questo caso sono rimasto basito visto che dopo un giro di parole immenso alla fine non ho letto nulla se non errori grammaticali!
    “Mi credevo” che in un articolo nel quale si confrontano due titoli ci potesse essere un confronto vero con opinioni che vanno ben al di la della mera allusione all’idiozia di acquirenti e general merchandizer..
    e invece mi ritrovo a legger un articolo che non parla di nulla!

  2. “…un’opera intimista che riflette con attenzione sul senso della guerra e della vita, più che esaltare il feticismo militarista…”
    Sono parole che vanno bene per Apocalypse now e Full metal jacket.
    Cinema, non videogiochi.
    Non a caso pero’, anche questi capolavori, vengono ricordati dai piu’ uno  per la scena d’attacco con la musica di Wagner e l’altro per l’addestramento con il temibile sergente istruttore.
    Ovviamente il succo dei film citati sta altrove ma un certo tipo di cultura e di sensibilita’ non sono molto diffuse.
    La cultura è una cosa per pochi, i quali difficilmente hanno zone di sovrapposizione con il videogiocatore medio.
    Io capisco la tua crociata contro il becerume dilagante, ma alla fine secondo me è giusto che passi il messaggio che Call of duty MW3 sia come un film di Michael Bay,  senno’ chi se lo comprerebbe ; Umberto Eco ?

  3. Articoletto divertente, mi ha fatto sorridere davvero.
    Discutendo dello stallo della creatività, o del coraggio, applicato all’industria dei videogiochi, come sempre l’analisi ci porta sempre verso la stessa conclusione: “sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate un colpevole.. non c’è che da guardarsi allo specchio.” (Moore)
    E’ colpa di noi videogiocatori, legati più di altri tipi di utenza a modelli predefiniti, mentre il cinema, narrativa, fumetto e la musica hanno nicchie con molto seguito, sperimentazioni ed opere concettuali, i videogiocatori “hardcore” sono i primi a concepire il videogioco solo ed esclusivamente come una forma di intrattenimento estemporanea, al massimo “agonistica” nei termini di una competizione pura in cui si riduce tutto al puro gameplay funzionale.

    @Vale: è un peccato che tu non comprenda l’uso dinamico del linguaggio dove “Mi credevo”, una formula colloquiale, è usato espressamente per riportare alla mente l’uomo comune e staccarsi momentaneamente dall’analisi asettica. Il “dentro e fuori” dagli stili di scrittura è qualcosa che esiste da parecchio, non l’ha inventato David Foster Wallace, ma può essere che ancora nei romanzi Harmony non sia stato introdotto, quindi capisco tu non sia avvezzo a questo sistema di scrittura.

  4. Vale wrote:

    Che ci credevamo?
    Io personalmente “mi credevo” che un articolo parlasse di qualcosa, ma in questo caso sono rimasto basito visto che dopo un giro di parole immenso alla fine non ho letto nulla se non errori grammaticali!
    “Mi credevo” che in un articolo nel quale si confrontano due titoli ci potesse essere un confronto vero con opinioni che vanno ben al di la della mera allusione all’idiozia di acquirenti e general merchandizer..
    e invece mi ritrovo a legger un articolo che non parla di nulla!

    Come i due giochi in questione e i loro utenti, del resto.

  5. cmq concordo in pieno. Per me quest’anno ne battlefield ne cod. Mi sono rotto i coglioni di queste americanate (gli stati uniti sono proprio alla frutta… è palpabile l’ombra del declino), di marketing truffa e di maniche di boccaloni… Mi rinquoro sapendo che l’alternativa a tutto ciò esiste…

  6. c’è da dire che Alessandro chiarisce molte cose… l’unica conclusione a tutto ciò è un bel vaffanculo. Se uno sa distinguere cosa è intellettualmente sano e cosa è il biscottino per le masse (vedi Michael Bay, vedi i reality) allora può salvarsi. Per gli altri forse è giusto che sia così…

  7. Sicuramente i due titoli in questione non andrebbero tirati MAI fuori nel caso in cui si voglia intavolare un discorso su arte e videogiochi. (Puntate su Braid o Echochrome al massimo, eh.)

    Però va analizzato un altro fattore:
    Gli FPS online di massa sono l’equivalente della partita di calcetto infrasettimanale: il giusto equilibrio tra sfogo, scazzo e competizione.

    Non tutti hanno voglia di sfogarsi con gli scacchi (Starcraft) o un sport agonistico (WOW) e quindi si cerca la giusta carica di adrenalina e antagonismo negli FPS (parlo sempre di fenomeni online).

    Dal 2005 al 2009 non ho fatto altro che giocare su Battlefield 2 con un clan di persone mai viste in vita mia ma con cui si era sviluppato un buon senso di appartenenza contro l’altra squadretta “di quartiere”.

    Il problema come al solito è nella comunicazione.
    EA e Activision invece di puntare sulla leggerezza dei toni, calcano la mano su quella porzione di pubblico di ragazzini amichevolmente chiamati FOTTUTI BIMBIMICHIA a suon di rivoluzioni, di best game evah, vogliamo il sangue e non-si-vedeva-na-cosa-del-genere-dai-tempi-di-country-house-vs-roll-with-it.

    Insomma, andava tutto bene fino a Quake III.

  8. Ho giocato ad entrambi e mi pare più che evidente che cod mw3 è un gioco eccezionale mentre battlefield 3 è una mezza cagata…mi meraviglia che esista chi la pensa diversamente ma si tratterà o di gente che non capisce molto di videogiochi o di idioti totali senza capacità di giudizio

  9. Zio Fester, prima di scrivere ti è passato per la testa che l’ “idiozia” che compare nel titolo si poteva applicare proprio a commenti come il tuo?

    Anche se questo più che un articolo è una “nota di colore”, m’è piaciuto. Però avrei messo un titolo più lapidario, tipo “SMAG: Stessa Merda Altro Gioco”, leggibile anche come “Stesse Merde Altri Giocatori” (in riferimento ai fanboy delle rispettive serie, non a chi gioca, si diverte e si fa i cazzi sua).

    Bah.

  10. TUTTI i videogiochi a pagamento sono commerciali, appunto perchè devono vendere. La qualità di un gioco sta nel riuscire ad offrire esperienze innovative e originali senza rinunciare all’appeal del pubblico. Perchè si sa, senza soldi come paghi i dipendenti?

  11. Kinda Inappropriate wrote:

    Articoletto divertente, mi ha fatto sorridere davvero.
    Discutendo dello stallo della creatività, o del coraggio, applicato all’industria dei videogiochi, come sempre l’analisi ci porta sempre verso la stessa conclusione: “sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate un colpevole.. non c’è che da guardarsi allo specchio.” (Moore)
    E’ colpa di noi videogiocatori, legati più di altri tipi di utenza a modelli predefiniti, mentre il cinema, narrativa, fumetto e la musica hanno nicchie con molto seguito, sperimentazioni ed opere concettuali, i videogiocatori “hardcore” sono i primi a concepire il videogioco solo ed esclusivamente come una forma di intrattenimento estemporanea, al massimo “agonistica” nei termini di una competizione pura in cui si riduce tutto al puro gameplay funzionale.
    @Vale: è un peccato che tu non comprenda l’uso dinamico del linguaggio dove “Mi credevo”, una formula colloquiale, è usato espressamente per riportare alla mente l’uomo comune e staccarsi momentaneamente dall’analisi asettica. Il “dentro e fuori” dagli stili di scrittura è qualcosa che esiste da parecchio, non l’ha inventato David Foster Wallace, ma può essere che ancora nei romanzi Harmony non sia stato introdotto, quindi capisco tu non sia avvezzo a questo sistema di scrittura.

    E’ colpa dei videogiocatori se, in media, i giochi che escono non soddisfano i requisiti artistici di pochi fomentati TVUE GAMERZ? Beh sì, ma è grazie ai videogiocatori che l’industria videoludica si mantiene in piedi. Gli altri tipi di arte richiedono costi più bassi e godono di un posto di rilievo negli interessi della società, visto che sono più vecchi e consolidati.
    Voi vi lamentate di Modern Battlefield Call of Honor, ma a parte il fatto che nessuno vi obbliga a comprarli, poi è innegabile che costituisca uno dei pilastri commerciali dell’industria videoludica. Senza soldi non si creano videogiochi. E i soldi si guadagnano vendendo. Se crei il gioco super artistico hardcore checcazzotipare a te (se trovi, cioè, un publisher abbastanza pazzo da finanziarti), non venderai se non al 5% del mercato. E questo è male.

  12. Io credo che l’ iNDUSTRIA (Quella con la i minuscola e tutto il resto grande, come si credono certamente di essere) dei videogiochi venga mantenuta dalla pirateria…ma vabbè, discorso lungo.

    Non esiste, comunque, un posto prefissato nella realtà, nell’universo e nella storia per i videogiochi in quanto alle loro potenzialità di prodotti cultural e artistici. Se il posto che hanno adesso è infimo (potrebbe certamente essere molto peggio) è perchè li, per ora, ce li abbiamo messi noi.

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