La nascita di un voto

Mi sono già espresso in passato sull’ottusità insita in ogni voto numerico, e su quanto siano sterili le discussioni che riguardando quelli che dovrebbero essere dei semplici giudizi sintetici. Personalmente li abolirei del tutto. Ma purtroppo ci sono, e sono importantissimi sia per i lettori sia a livello economico. Poiché mi capita giornalmente di incappare in discussioni idiote sull’argomento, con gente che si scanna per i centesimi di voto, cercherò di chiarirlo una volta per tutte con un post in cui cerchero di non dire niente di particolarmente originale o pregnante (mi serve solo per copia/incollarlo nelle discussioni suddette). Insomma per ribadire l’ovvio, che tanto ovvio non deve essere visto il potere assunto da Metacritic e visto che intorno ai voti si scatenano vere e proprie guerre di trincea, con fazioni di barbari pronti a darsi battaglia in nome di questo o quel videogioco.

La domanda cui tenterò di rispondere è semplice: un voto può essere oggettivo? Ovvero, un voto può riassumere realmente il valore di un’opera complessa come un videogioco in modo da fondarsi effettivamente su di essa? La risposta è scontata: no, ma credo che vada esplicitata una volta per tutte. Piuttosto che gettarmi in pasto alla filosofia, procederò con argomenti a prova di lettore medio dei siti specializzati in videogiochi.

Prendiamo i criteri usati dal sito specializzato più famoso e letto al mondo, IGN, criteri che, di fatto, sono da tempo immemore lo standard della critica di settore e che sono impliciti anche nelle recensioni dei siti che esprimono il giudizio sintetico solo attraverso il voto globale:

Presentazione
Grafica
Colonna sonora
Gameplay
Longevità
Globale

Prendiamo come riferimento una recensione con il punteggio perfetto, quella di Uncharted 3: L’Inganno di Drake

Presentazione 10
Grafica 10
Colonna sonora 10
Gameplay 10
Longevità 10
Globale 10

Fin qui nulla da eccepire. Uncharted 3 ha una presentazione eccezionale ed è curato in ogni dettaglio, graficamente è il top su PS3; chi potrebbe negarne la spettacolarità? La colonna sonora è di stampo hollywoodiano, il gameplay procede senza scossoni ed è equilibrato in ogni suo aspetto e la longevità è garantita dal multiplayer. Nulla da eccepire, quindi? 10 è il voto “oggettivo” di Uncharted 3? Quello che balla sullo schermo insieme ai proiettili di Drake?

Giochiamo un po’ accorpando un paio di criteri e sommandone uno nuovo:

Grafica + Colonna sonora: Stile
Aggiungiamo infine il criterio dell’originalità.

Abbiamo quindi uno schema di giudizio formato da:

Presentazione
Stile
Gameplay
Longevità
Originalità
Globale

Invece di mettere subito i voti, discutiamo i nuovi criteri. Il gioco è graficamente bellissimo, la colonna sonora è tecnicamente superba, ma se parliamo di stile, questi due elementi ne esprimono uno in particolare? Formano qualcosa d’inedito, di artisticamente valido e dal valore indiscutibile? Sono portatori di una visione del mondo originale? Oppure sono semplicemente funzionali all’atmosfera generale scelta per il gioco? Insomma, prescindendo dal valore produttivo, come giudichiamo stilisticamente Uncharted 3? Magari ci piace Indiana Jones alla follia e gli diamo in effetti 10; o, magari, siamo tra quelli che pretendono un po’ di originalità e lo bruciamo con un 5/6. In fondo stiamo parlando di stile, non di dimensioni delle texture. In questo caso, qual è il voto oggettivo? Le cose si complicano.

Per ora saltiamo il gameplay e la longevità, che riprenderò in seguito, e parliamo del fattore inedito e poco considerato gettato nella mischia, di cui però si parla continuamente: l’originalità. Tecnicamente si tratta di un criterio che si spiega da solo e che risponde alla domanda fondamentale: cosa porta di nuovo un videogioco, nel caso in questione Uncharted 3, nel mondo dei videogiochi? Per il titolo di Naughty Dog la risposta è facile: assolutamente niente di niente. Fa tutto molto bene, ma non ha veramente nulla di originale. Insomma, viene ripreso il gameplay del secondo capitolo senza svilupparlo in nessuna direzione inedita. Nemmeno a livello di scrittura c’è niente di nuovo. Mettiamogli un sonoro 0, suvvia, se lo merita.. Riscriviamo la pagella rimettendo a posto i voti e calcolando di nuovo la media matematica:

Presentazione 10
Stile 6
Gameplay 10
Longevità 10
Originalità 0
Globale 7.2

Oh, 7.2 ad Uncharted 3? Ma siamo usciti pazzi? Parliamone. A questo punto qualcuno potrà suggerirmi: perché per lo stile non facciamo lo stesso discorso fatto con l’originalità, ovvero l’aggiungiamo agli altri criteri invece di considerarla una sintesi di grafica e sonoro? Più criteri, più oggettività. Il globale, in quel caso, sarebbe un 8 netto. Sempre troppo basso? Però, a questo punto, qualcuno potrebbe voler discutere altri fattori. Perché considerare oggettivo il 10 dato al gameplay? A qualcuno potrebbe non piacere l’eccesso di sequenze scriptate e la scarsa sfida complessiva; ad altri potrebbe non andare giù di trovarsi di fronte a un Uncharted 2 rifinito. Quindi quel 10 da cosa nasce? Dal confronto con altri giochi. Ovvio, ma rimane il problema dell’oggettività: quel 10 è veramente la rappresentazione oggettiva del gameplay di Uncharted 3? E se staccassimo dal gameplay e dalla longevità il “fattore sfida” e gli dessimo un 5 perché in media con quello di moltissimi altri videogiochi (ovvero praticamente nullo)? Vediamo:

Presentazione 10
Grafica 10
Sonoro 10
Stile 6
Gameplay 10
Fattore sfida 5
Longevità 10
Originalità 0
Globale 7.625

7.625 è il voto oggettivo di Uncharted 3? C’è da impazzire. “Eppure no”, mi dirà qualcuno, “io ci ho giocato e sono pronto a difendere quel 10 globale fino alla morte”. Qualcuno, invece, dirà che non è proprio perfetto e che un 9.5 sarebbe più adatto. Altri, invece, potrebbero dire che in fondo è il terzo capitolo di una serie che li ha stancati e, quindi, non è il caso di esagerare con i voti, 7 è più che sufficiente. Tre oggettività differenti o molte soggettività? In realtà potremmo andare avanti per un bel po’ sommando criteri, dividendone altri o togliendone di vecchi. Ci potrebbe anche essere chi, in modo salomonico, potrebbe chiedere l’azzeramento complessivo della pagella e il mantenimento del solo globale, perché in fondo quello che conta è il valore che si dà all’esperienza complessiva, non certo quello dei singoli fattori. Ma a quel punto chi potrebbe impedire a qualcuno di dargli 4 in caso di esperienza complessiva negativa? Non è possibile farlo perché i fattori di cui sopra sono oggettivamente eccellenti? Ma non li avevamo appena aboliti? Oltretutto, perché un giudizio negativo sarebbe subito bollato come un modo per mettersi in mostra? Perché lo stare nella media voti va bene mentre distaccarsene no?

Inoltre, leggendo la maggior parte degli articoli su Uncharted 3 è quasi scontato ritrovarvi, più o meno esplicitamente, i fattori della pagella di IGN. Quindi, chiedo ancora, il semplice globale come fa a essere oggettivo se segue dei criteri che abbiamo visto non esserlo affatto? E le aspettative non vogliamo proprio considerarle? E il prestigio di una serie? Quante volte il fattore attesa e il blasone hanno influito enormemente sul giudizio di questo o quel gioco che, riletto con il senno di poi, è stato enormemente ridimensionato? Quante volte il tempo ha reso evidenti problemi che in fase di recensione non erano stati neanche considerati perché offuscati da altri fattori?

Ma, per paradosso, stabiliti dei criteri assoluti per il giudizio dei videogiochi, perché il Club degli Strateghi di Collegno non dovrebbe voler inserire un criterio specifico per giudicare Uncharted 3, magari la tatticità dei combattimenti, e vedere il suo voto considerato oggettivo come quello degli altri? Se per i membri del club è importante avere una valutazione di quell’aspetto, perché gliela si dovrebbe negare? Il problema è sempre lì che incombe: possono darsi due voti oggettivi dello stesso videogioco?

La critica cinematografica ha risolto la cosa in modo ineccepibile: l’assunto generale è che il giudizio nasce dall’applicazione degli strumenti critici scelti e non ha alcuna pretesa di oggettività. Per fare un esempio concreto, è considerato normale che il critico cinematografico dell’Avvenire possa esprimere su un film un giudizio completamente opposto rispetto al critico cinematografico del Manifesto. Resi espliciti i criteri, il resto è puro discorso, senza starsi a lambiccare troppo sui singoli aspetti del film. È anche vero che la critica cinematografica tiene molto meno in considerazione i valori produttivi rispetto a quella videoludica, ancora enormemente affascinata dai numeri del marketing (non per niente stiamo sempre a discutere di vendite).

Purtroppo nel mondo dei videogiochi l’ottusità dell’utenza e la sprovvedutezza dei recensori, che credono di poter scrivere di videogiochi solo perché nella vita hanno giocato tanto, la fanno da padrone. I voti sono delle bandiere che, se non corrispondono alle aspettative del lettore, diventano motivo di guerre furiose quanto idiote, combattute a colpi di decimali. D’altro canto i criteri di giudizio sono gli stessi da trent’anni e spesso si crea confusione dandogli più o meno peso a seconda dei contesti, senza però specificare perché e senza quindi creare un quadro critico coerente per giustificare le proprie scelte (che imporrebbe proprio un modo nuovo di scrivere le recensioni).

Insomma, per concludere, se vi trovate un’altra volta a discutere con qualcuno che invoca il “voto oggettivo”, sputategli in faccia questa roba e toglietevelo dai coglioni.

23 comments on “La nascita di un voto

  1. Le recensioni sono oggettive, nei limiti umani. Se Uncharted prende 10 vuol dire che il suo livello di produzione vale 10, non che Uncharted vale 10. Anche il gameplay (e da qua tutte le scaramucce) viene valutato in base a criteri produttivi, seguendo dei principi più o meno definiti e condivisi.
    Lo Stile, l’originalità e la sfida non dipendono certo dal gioco.

    Potremmo anche continuare (cominciare?) a discutere di quanto questo sia svilente, gretto e poco significativo, di come la critica videoludica di fatto nemmeno esista, dei recensori prezzolati e via dicendo – è tremendamente noioso ed inutile.
    Il videogioco è percepito in primis come mezzo tecnologico, molto dopo come mezzo espressivo e in minima parte come opera artistica ed in queste proporzioni viene trattato.
    Nessuno si sognerebbe di dare un’emozione ad un tablet o ad un paio di cuffie o ad un frigorifero e
    se qualcuno invoca il “voto oggettivo” semplicemente cala il silenzio.

  2. Tutto molto vero, direi oggettivamente 😉 ineccepibile: il voto non può che essere soggettivo, perché anche la valutazione di parametri che dovrebbero essere puramente tecnici (frame di animazione, poligoni e colori a schermo e tutto quello che si vuole) deve per forza essere filtrata dall’esperienza e dal gusto di chi giudica. Anche per me voti/stellette/pallini dovrebbero smettere di deturpare il testo di ogni recensione che vuol pretendere di essere seria, per quanto sappia che il mercato in realtà vuole così.
    Il problema per me nasce quando il titolone nuovo megastrombazzato prende molto spesso voti altissimi, che si giustificano solo nell’ottica, appunto, di mercato. E’ una sorta di presunzione di eccellenza che non si nega quasi mai ai vari best seller di stagione, salvo poi leggere nei forum e nei portali giudizi pesanti sulla ripetitività dei sequel, sull’ennesimo capitolo che non innova e via dicendo. Esempio: il mondo (generalizzo ma neanche tanto) vota Modern Warfare 3 dal 9 in su, anche se nelle recensioni spesso i problemi del gioco non sono taciuti. Ora, abbiamo detto che l’obiettività non esiste, ma l’onestà si: come fa ONESTAMENTE un recensore, non dico professionista, ma esperto, a dire che un DLC di un DLC di un gioco vecchio di 5 anni è a un punto dall’eccellenza? In fin dei conti, la gente si basa anche su questo per decidere i propri acquisti, per quanto sputtanata sia l’editoria videoludica. Non tutti possono provare le demo, non tutti hanno modo di spulciare decine di recensioni e thread di forum per capire se vale la pena di prendere questo o quel gioco. Molti utenti leggono i soliti 3 siti e decidono in base al diabolico numerino.
    Personalmente, non me la sono mai presa perché un gioco che ho apprezzato ha preso meno di uno che non ho apprezzato, ma sin dai tempi della carta stampata mi è capitato di incazzarmi a leggere certi voti palesemente gonfiati, contraddittori rispetto alla recensione stessa che li precede. Per me i voti/pallini/stellette possono sparire anche subito, ma finché resteranno ci sarà non il problema della loro obiettività (irrisolvibile, giustamente), ma quello dell’onestà: in una recensione bisogna ricavare un giudizio interpretando le parole dell’autore, mentre il voto sbugiarda immediatamente quelle che tante volte mi sembrano prese di posizione dovute a “sudditanza psicologica”.

  3. Mi spieghi come fai a criticare un nove a Modern Warfare 3 bollandolo come DLC? Un’esagerazione del genere per sostenere una critica è a dir poco debole e mette in luce forzature eccessive. Di titoli che non cambiano motore ce ne sono a bizzeffe e nessuno di questi subisce lo stesso trattamento di CoD. 
    Certo, anche a me da fastidio che un titolo che si chiude in se stesso venda tonnellate di titoli, e son un fan di Battlefield 3. Ma di fronte all’eccellenza tecnica di quest’ultimo e a sole 5 mappe multiplayer funzionali ci devo mettere un Modern Warfare che lima un multiplayer da 15 milioni di giocatori e ci mette anche una campagna fatta meglio, per quanto più povera. Che dovrei fare dunque? Dire a chi lo comprerà, e giocherà divertendosi, che fa schifo?  

    Oppure se gli do 9 non devo menzionare i difetti? (e qua sta l’assurdità del valore che date al voto e delle torture a cui ci sottoponete)

    Secondo te vende molto per il voto o è il contrario? Ti sciolgo il dubbio. Il meccanismo è ovviamente duplice. E un buon recensore cerca di dare un voto in relazione alla potenzialità del titolo di soddisfare l’utenza che lo aspetta. Quel voto non è per chi detesta il genere, per chi è contrario ai sequel annuali, per chi vuole lavoro di grafica, per chi aspetta ancora di rivedere il primo capitolo PC rifatto.  Un buon recensore lo vedi anche perchè da voti in linea calcolando precedenti e successivi del sito, seguendo coerentemente il giudizio precedente. Ovviamente questo lo bolla come prezzolato mentre chi elargisce 4 e 10 a caso per fare letture risulta paradossalmente “più serio”. 

  4. Ma il gorillone in apertura è preso da Spectreman?

    Comunque c’è anche la soggettività delle scale di riferimento da tenere in conto: a volte l’8 di un sito/recensore corrisponde al 9,8 di un altro sito/recensore…!

  5. @ Mattia:
    Ciao Mattia, ti sarei grato se non mi attribuissi parole che non ho usato.
    Prima di tutto, non ho nulla contro Activision o contro COD, ho giocato tutti i titoli dal primo (non MW1, proprio Call of Duty) e continuo a giocare online a MW e COD2; e di BF3 non me ne può importare di meno, visto che per ora non ho un pc in grado di farlo girare decentemente. Ho usato MW3 solo come esempio recente e clamoroso del malcostume imperante che vuole la “next big thing” meritarsi voti alti di default, a prescindere talvolta anche da quanto evidenziato in sede di recensione.

    Un “buon recensore” per me agisce onestamente se testa un titolo alla luce delle sue competenze, del suo retroterra culturale (videoludico ma non solo) e delle sue aspettative. Che significa “cerca di dare un voto in relazione alla potenzialità del titolo di soddisfare l’utenza che lo aspetta”, che deve giudicare indovinando quello che vuole il pubblico? Non te la prendere, mi pare una bestialità: se un’opera ha valori diversi a seconda di chi la fruisce, è evidente che un giudizio non è onesto se invece di rispecchiare le opinioni del critico che sta valutando viene pesato sulle aspettative di chicchessia. Si tratterebbe di sudditanza psicologica, della serie “diamo il voto che tutti si aspettano perché sennò i nerd si incazzano”. Che poi il problema magari è a monte, nell’inesistenza di una VERA critica videoludica, sostituita da scribacchini prezzolati o dilettanti; il principio resta comunque valido.

    A me MW3 non “fa schifo” (dove l’avrei scritto?), però mi pare ridicolo (e disonesto) che prenda nove. Nove su dieci vuol dire “appena meno che eccellente su scala assoluta”, quando si parla invece di un add-on, un more of the same: credo vada detto a chiare lettere come sia nato dal riciclaggio di componenti vecchie di anni, con buona pace di chi ci si diverte, della campagna single player da 6 ore, delle limature al multi e dei 15 milioni di utenti che se ne fottono del motore grafico è lo stesso da sempre. D’altronde, uno si deve divertire di meno perché a me è venuto a noia? Non direi.

    Me ne fotte niente del voto in sé, credo di aver scritto che li vorrei far sparire; ma finché ci sono rappresentano una scala di rifermento assoluta per dare giudizi che di assoluto non hanno una mazza. Per questo continueranno a farmi incazzare quelli dati in base al peso di una serie, senza un’analisi contestuale, o peggio rinnegando quanto analizzato in sede di recensione.

    Cordiali saluti.

  6. Ieri, nel leggere le recensioni sul nuovo libro di Baricco, sono incappato in quella de Il Giornale e de La Repubblica.

    Il primo diceva che Baricco è una capra e citava frasi banali, sparando a zero sulla nulla creatività dell’autore.

    Il secondo lo portava ad esempio di capolavoro della narrativa.

    A chi dare retta per capire se comprare o meno il libro di Baricco?

    Se fossi un lettore de La Repubblica, probabilmente lo comprerei (mi piacesse il genere), fossi uno sfortunato lettore de Il Giornale, probabilmente lo eviteri come la peste.

    Poi vai a controllare gli autori delle recensioni e seconosci un minimo i critici, sai su quale sponda del fiume sederti per aspettare il cadavere dell’avversario.

    Ecco, forse la chiave di volta è questa. Fidarsi del giudizio del singolo o di portali come Destructoid, le cui opinioni si possono anche non condividere ma che sono, nella maggior parte dei casi, tanto schiette da bypassare qualunque protocollo di giudizio.

    Secondo te, Simone, i grandi portali commerciali come multiplayer.it o gamesvillage.it hanno la possibilità di stravolgere il proprio sistema di valutazione? Se la risposta è “no”, cosa glielo impedisce?

    🙂

  7. Non solo i PR. Molto semplicemente, se un lettore è abituato a un range di voti che vanno da 7 a 9, dove 7 e 8 sono delle mezze stroncature, è ovvio che il 9 diventi il voto minimo per indicare un gioco semplicemente da comprare, nemmeno eccellente. Altrettanto ovvio è il fatto che per modificare la percezione dei voti da parte del pubblico ci vuole tempo, pazienza e un minimo di volontà di rischiare.

  8. Allora, fermo restando il fatto che sulla questione voti io concordo con te, ipotizziamo che la voglia di rischiare ci sia.

    Domani mi danno U3 da recensire e gli mollo un 7 (ragioniamo in decimi, dai).

    Quali giochi recenti prenderanno un voto superiore, secondo la scaletta:

    Presentazione
    Grafica
    Sonoro
    Stile
    Gameplay
    Fattore sfida
    Longevità
    Originalità
    Globale

    Nessuno.

    Da lì a considerare 7 il 10 di oggi e 5 il 7 di oggi, il passo è piuttosto breve, no?

    Alla fine è solo una questione di catalogare una votazione prescindendo il suo mero valore numerico, no?

  9. Avete ragione, però così sembra di essere tornati ai tempi in cui TGM (si può dire TGM?:)) usava una scala di voti da 80 a 97, e un lettore doveva intuire che i giochi buoni prendevano da 92 a 94, i capolavori da 95 a 97, e un gioco che prendeva meno di 80 era la pestilenza videoludica, roba da grippare il lettore cd al solo togliere il cellophane vicino al pc. Secondo me non va bene, è uno stratagemma subdolo per far finta di non stroncare nessuno, una presa per il culo, esattamente come accade nella scuola moderna che sulla carta promuove tutti.
    Una scala numerica o graduata dovrebbe (vorrebbe?) riassumere la qualità di un media con valori di riferimento assoluti, non relativi. Presupposto assurdo, ma che rimane ancora in voga perché fa comodo ai molti utenti che faticano a leggere più di tre righe di fila; e ai publishers, per cui la recensione può dire peste e corna purché il voto sia alto, salvo poi incazzarsi in caso contrario (Kane & Lynch ricorda nulla?).

    L’esempio di Roberto Turrini delle recensioni su Baricco mi piace, perché mette in luce un fattore importante: conoscere il recensore per conoscere il gioco/libro/film. Se leggo con frequenza un critico saprò prendere le misure rispetto a ciò che dice di un’opera, eventualmente anche in negativo. A me capita con D’orrico, che recensisce i libri per il Corriere: mi son reso conto di aver gusti opposti ai suoi, quindi scelgo il contrario di quello che consiglia e di solito ci prendo 🙂
    D’altro canto, nelle recensioni letterarie e cinematografiche entrano molto spesso componenti ideologiche che viziano i giudizi.
    Insomma, alla fine sembra che ‘sti voti siano come la moviola nel calcio: non li vuole nessuno, ma se li tolgono di che discutiamo poi al bar?

  10. C’è anche un fattore emotivo da non sottovalutare in chi legge: se a me piace un gioco, mi piace andarmi a leggere la rece, trovarci il votone, commentare insieme ad altri sotto la rece dicendo “uaaah ma è proprio una ficataaa”, “sì sì c’hai raggioneee” etc etc

    Invece quando mi piace un gioco e ci trovo la stroncatura è come andare entusiasta dagli amici del baretto per qualcosa e vedere che loro invece ti fanno la faccia del “meh” e sotto sotto ti danno pure del cretino che s’entusiasma per niente.

    Insomma in teoria chi legge una rece dovrebbe cercare un parere su qualcosa, ma spesso cerca anche una convalida del – proprio – parere su quella stessa cosa…

  11. Allo stato attuale delle cose, il lettore/bamboccio tipo percepisce il voto come un sistema on/off: da 0 a 8, il gioco è una merda; 9 e 10 per i giochi “belli”. Pur morendo dentro perchè il gioco per cui è pronto a dare la vita è stato premiato di un misero 10/10, quando meritava almeno 13. Sabotaggio del redattore di turno: sonaro, boxaro o hater.

    Su Barabbavg, il blog sui videogiochi che nessuno giustamente legge (a parte me quando scrivo e non sempre, visto che ci sono dei refusi), ho risolto in maniera binaria: 30 denari per le megaproduzioni sempre uguali ogni anno, con le case che sborsano i dollaroni per assicurarsi medie altissime su Metacritic. Esempio: Call of uncharted elder modern warcry soccer 20XX. Zero denari per i giochi divertenti, ricchi di idee e stile, diversi, economici.

  12. “Insomma, per concludere, se vi trovate un’altra volta a discutere con qualcuno che invoca il “voto oggettivo”, sputategli in faccia questa roba e toglietevelo dai coglioni.”

    Quello che mi piace di quest’uomo è la modestia. 😀 
    No, scherzi a parte. Laic.

  13. I recensori si trovano come clienti dei bimbominkia privi di senso critico: per vendere il tuo sito\rivista devi andare incontro incontro ai loro voleri.

  14. Appunto. Per la “stampa” generalistica, le recensioni sono dei lorem ipsum col voto alla fine. Recensioni col disclaimer, per dare al lettore quel che vuole.
    This review goes to eleven. It’s louder.

  15. Il pubblico è sicuramente composto in larga parte da gente priva di senso critico, che non solo esige il 9+ al proprio beniamino, ma si incazza pure per questioni di pochi decimali (si veda i recenti casini dopo i voti ai soliti BF e COD).
    Però questo stato di cose non giustifica l’appecoronarsi ai voleri della maggioranza, anzi: bisogna che la critica pensi a fornire al lettore ignorante strumenti di giudizio. Non fraintendete, non dev’essere una “educazione passiva”, che finirebbe col trasformare il bimbominkia incapace di valutare in una fastidiosa copia del recensore snob di turno. Il lettore ignorante ma intelligente sfrutta le informazioni ricavate dal “professionista” per farsi una sua idea (sui giochi come su qualsiasi opera d’ingegno), per formare il proprio senso critico personale. A quel punto, è ovvio che il voto conti nulla e possa sparire.

    Per tutti gli altri c’è metacritic.

  16. Mah, anche il metodo che si adotta per “giudicare” un videogioco incarna una scelta soggettiva, e in quanto tale ci sarà chi l’apprezza e chi no. Come al solito, quello che a me andrebbe più a genio è la libertà di opinione e la flessibilità: mettere i voti su un piedistallo (o meglio su una sedia elettrica) trascurando altri fattori come il modo di utilizzarli, l’identità del redattore, la natura della recensione, il discernimento del lettore, e molti altri, è superficiale.

    Senza contare, tra l’altro, che il fatto che i voti sviliscano un pò il videogioco snaturandone il valore in quanto insieme, rappresenta una questione totalmente diversa dal discuterne l’utilità, la fruibilità o altro. Ma questo penso sia chiaro a tutti.

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