Players 10

Il nuovo numero di Players è arrivato, stra-carico di film, fumetti, giochi, libri e suggestioni visive: praticamente la guida perfetta per il Natale 2011 di noi giuovani geek. Abbiamo grandi ospiti e grandi interviste, ma vi lasciamo scoprire chi e come nell’indice appena sotto le immagini. Come anticipato qualche giorno fa, anche Players 10 è oggi disponibile a tutti gratuitamente con le funzioni Premium abilitate. Semplicemente cliccate sulla copertina o su una delle altre immagini e iniziate a leggere sia su desktop che in mobilità (sono supportati tutti i device iOS e Android)!

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Il sommario di Players 10 è disponibile dopo le immagini.

Nel numero 10 di Players:

Arte: Laura Bifano / di Andrea Chirichelli
Stories: Cory Doctorow / di Emilio Bellu, Andrea Chirichelli
Cinema: Europa, Cinema – Speciale Registi Europei / di Andrea Chirichelli
Cinema: Speciale Kevin Smith / di Emilio Bellu
Cinema: Review di Midnight in Paris / di Andrea Maderna
Cinema: Review di Perfect Sense / di Andrea Maderna
Cinema: Review di Adam Chaplin / di Piero Ciccioli
Cinema: Review di We Need to Talk About Kevin / di Maria Teresa Sette
Tv: Homeland / di Antonio Lanzaro
Cinema: Players Grindhouse Vol. 5 – Necrostorm: dall’Italia con fra-GORE / di Piero Ciccioli
Cinema: Players Grindhouse Presents – Batsploitation / di Piero Ciccioli
Still: Itzel Cosentino / di Simone Tagliaferri
Comics: DC Comics Strikes Back / di Claudio Magistrelli
Letteratura: Stephen King – 11/22/63 / di Andrea Chirichelli
Letteratura: Dalla schermata alla pagina / di Marco Passarello
Comics: Speciale Fletcher Hanks / di Alessio Trabacchini
Comics: Ressentiment / di Cheivan Ghadir
Comics: Abandon the Old One in Tokyo / di Cheivan Ghadir
Comics: Kuregahime / di Cheivan Ghadir
Letteratura: Le parole del postribolo – Spread / di Simone Tagliaferri
Letteratura: Walter Isaacson – Steve Jobs / di Emilio Bellu
The Gramophone: Review di M83 – Hurry Up, We’re Dreaming / di Emilio Bellu
The Gramophone: Review di Florence + The Machine – Ceremonials / di Tommaso De Benetti
The Gramophone: Review di Steve Wilson – Grace for Drowing / di Marco Passerello
Videogiochi: Review di Battlefield 3 / di Dario Oropallo
Videogiochi: Review di Gears of War 3 / di Luca Tenneriello
Videogiochi: Review di Demon Souls / di Alberto Li Vigni
Videogiochi: Review di Forza Motorsport 4 / di Francesco Romagnoli
Videogiochi: Review di Rage / di Piero Ciccioli
Videogiochi: Review di Uncharted 3: Drake’s Deception / di Paolo Savio
Videogiochi: Review di Aliens Infestation / di Pietro Recchi
Videogiochi: Review di Batman: Arkham City / di Andrea Chirichelli
Videogiochi: Review di Kirby Mass Attack / di Dario Oropallo
Videogiochi: Intervista a Jokob Minkoff, Game Designer di Naughty Dog / a cura della Redazione, traduzione di Paolo Savio

Le sigle del Monopoli #13 – Max Payne

Per la puntata numero 13 della scorsa stagione del podcast videoludico più amato dagli italiani (informazione supportata solo dalla mia opinione scevra da qualunque influenza, ehm) il Monopoli ci propose il riarrangiamento del tema di Max Payne.
Per dare tragua al vostro cuore e rinfrescarvi la memoria:
ArsLudicast 13: Dai Tregua al Tuo Cuore

Buon ascolto!

http://www.youtube.com/watch?v=mn-Ytkgg-UQ

TGM su Facebook

TGM sbarca su Facebook.

Ne do il gioioso annuncio facendo parte da qualche mese delle firme (firma… va be’, meglio che non me la tiri troppo) della rivista. Se volete leggerla (e leggermi… chissà… magari siete dei pervertiti ciclici) cliccate qui:

http://apps.facebook.com/thegamesmachine/

Ovviamente dovete autorizzare l’applicazione, sennò nisba e potete tornare a guardare le foto delle vostre amiche in costume nei profili.

Oltre al numero in edicola, troverete anche l’archivio dei numeri precedenti, tutti consultabili online.

Players 09 per tutti

Da oggi – e per un mese intero – parte un piccolo esperimento: la versione Premium del numero – dello 09, ma anche dal 10 che sta arrivando – sarà aperta a tutti. Avete letto bene, tutti gli Utenti Standard potranno usufruire dei servizi Premium gratuitamente!

Non disperino gli abbonati, i loro account riceveranno un mese extra a costo zero.
Ci sono cose buona in vista per Players, e ve ne parleremo appena possibile. Per il momento, godetevi questo 09 sul nostro reader online, su smartphone o tablet che sia, e pazientate solo un paio di giorni per il prossimo numero.

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Il sommario di Players 09 è disponibile dopo le immagini.

Nel numero 09 di Players:

Arte: Aron Wiesenfeld / di Emilio Bellu, Dario Oropallo, Pietro Recchi, Federica Cocco, Andrea Chirichelli
Stories: Io & Apple / di Tommaso De Benetti, Matteo Del Bo
Cinema: Review di Himizu / di Andrea Chirichelli
Cinema: Review di Faust / di Andrea Chirichelli
Cinema: Review di Killer Joe / di Andrea Chirichelli
Cinema: Review di Paulet Aux Prunes / di Andrea Chirichelli
Cinema: Review di Life Without Principles / di Andrea Chirichelli
Cinema: Review di A Simple Life / di Andrea Chirichelli
Cinema: Grindhouse Vol. 4: Zombie Diary Parte 2 / di Piero Ciccioli
Tv: Person of Interest / di Claudio Magistrelli
Tv: Wilfred / di Mattia Veltri
Tv: Louie / di Emilio Bellu
Tv: Terra Nova / di Matteo Ferrara
Still: Marika Greco / di Simone Tagliaferri
The Gramophone: Review di Mastodon – The Hunter / di Matteo Del Bo
The Gramophone: Review di Leprous – Bilateral / di Danilo Di Russo
The Gramophone: Review di Pain of Salvation – Road Salt Two / di Danilo Di Russo
The Gramophone: Review di Morkobot – MoRbO / di Pietro Recchi
Comics: Shigurui / di Paolo Savio
Comics: Atsushi Kaneko / di Piero Ciccioli
Letteratura: Speciale Stephen King / di Enrico Pasotti
Letteratura: Intervista a Francesco Dimitri / di Marco Passarello
Letteratura: Le Parole del Postribolo – Morte / di Simone Tagliaferri
Videogiochi: Unlocked – L’importanza del platino / di Antonio Lanzaro
Videogiochi: Review di Ico & Shadow and the Colossuss HD Collection / di Piero Recchi
Videogiochi: Review di Gears of War 3 / di Luca Tenneriello
Videogiochi: Review di Rochard / di Ferruccio Cinquemani
Videogiochi: Speciale Minecraft / di Dario Oropallo
Videogiochi: Review di Deus Ex: Human Revolution / di Antonio Lanzaro
Videogiochi: Review di El Shaddai: Ascension of the Metatron / di Tommaso De Benetti
Videogiochi: Review di Fifa 12 / di Alberto Li Vigni
Videogiochi: Review di NHL 12 / di Andrea Chirichelli
Videogiochi: Review di Resistance 3 / di Andrea Chirichelli
Videogiochi: Review di Earth Defense Force: Insect Armageddon / di Piero Ciccioli

[Diario] Hail to the King (of Fighters), baby!

È il Settembre del 1994 e mi aggiro eccitato come un maniaco sessuale alla festa del liceo sulla banchina della stazione di Pescara, in attesa del treno che mi porterà in quel di Milano all’annuale edizione del Sim Hi Fi Ives, storica fiera non plus ultra per chi in quegli anni privi di internet, voleva toccare con mano tutte le ultime novità nel campo dell’elettronica.

Il sobrio viaggio si svolge piacevole come un calcio in culo nelle sue corroboranti sei ore di supplizio, allietate dalla lettura del numero uno di X-Men con un Jim Lee bravo bravissimo in modo assurdo e un Claremont che oramai perde(va) pezzi e ispirazione che la metà basta. Questo, e la cartuccia di Gargoyle Quest per Game Boy che finisco tutto in una tirata poichè già da giovane ero parecchio hardcore, che non so in effetti cosa voglia dire ma l’ho letto su internet e pare vada di moda. Inoltre, per assonanza, ricorda i film zozzi.

Arrivato nella città da bere, scrocco con disinvoltura a amici di mio fratello alloggio e una cena in un “locale da paura dove ci vanno le modelle quando ci sono le sfilate” ovviamente pieno solo di uomini stile sagra della salsiccia. E va bene: dormo e all’alba parto alla volta della fiera interrogandomi tra una metropolitana e l’altra se la magia non fosse però agli sgoccioli.

Intendiamoci, il mio primo Sim avvenne nel 1989 in un periodo ancora relativamente pionieristico: c’erano schiere di NES e per staccarmi da Batman e Zelda dovevano cospargere le console di mine antiumo; ora nel 1994 con millemila riviste di viggì in edicola e amici con console e computer disparati dove scroccare partite ogni giorno cosa c’era ancora di cui stupirsi?

Entro nella fiera un filo scazzato stile veterano mastigasigari durante una visita di routine, e mi muovo con curiosità ed entusiasmo ai minimi storici verso lo stand più vicino, guardacaso quello di C+VG.

Lì vengo abbagliato dall’esplosione di un milione di soli, e la luce mi fa a pezzi.

 

Un milione di soli che esplodono, nel 1994, bene o male assomigliavano a questo.

CHE DIAVOLO È QUELLO???” esclamo nella mia compostezza velatamente british quando mi si fa opportunamente avanti Maurizio Miccoli, in quel momento carismatico come Rocco Siffedi, con un foglio in mano.

Ciao, vuoi partecipare al torneo di King of Fighters ’94?” mi chiede con una tranquillità disarmante, mentre sullo sfondo Terry Bogard viene picchiato da un non meglio identificato personaggio vestito in un’uniforme scolastica giapponese su un fondale che mi ricorda parecchio Akira, lì sul momento.

Accetto e trascorro tutto il tempo in quello stand raccogliendo informazioni e studiando tutti i team in anteprima trasformando una giornata potenzialmente anonima in una delle migliori nella storia della razza umana dai tempi dell’invenzione della penicillina.

Tutto il resto, come insegna l’esimo dott. Eldon Tyrell, è accademia.

Da allora la saga del Re dei Combattenti ha visto alti e bassi, toccando vette di suprema und sopraffina qualità con l’edizione ’98 e iniziando, subito dopo, una terribile pars destruens inaugurata a suon di Striker in KoF ’99.

 

Striker che trasformano la tua serie preferita in un circo: preghi di dimenticarli e dentro di te li hai già eliminati dal continuum spazio-temporale.

Perché, ovviamente, se proprio DEVI copiare qualcosa da una Capcom che continua a ricilare stancamente sprite e meccaniche picchiaduristiche da anni, tu vai a prendere ispirazione dai tag-attack di Marvel Super Heroes vs Street Fighter per una delle serie più tecniche in circolazione.

No, serio, complimenti.

Tutto questo seguìto dalla bancarotta della SNK e l’entrata in scena di softco come Playmore e Eolith, che hanno contribuito a far sprofondare la saga ben oltre i limiti sopportabili con il fondo raschiato da KoF XII un paio di anni fa, un titolo palesemente incompleto buttato sul mercato in fretta e furia per guadagnare qualche soldo sporco, maledetto e subito.

 

“Ma Oyabun, manca mezzo gioco, non abbiamo un boss finale e l’AI della cpu spara mosse a caso senza senso.” “Sei sordo? Ho detto mettete in commercio KoF XII ADESSO!”

Tutto ciò fino ad oggi: Kof XIII mi osserva speranzoso sulla mia scrivania, provato in anteprima dato che solo in Italia sarà in vendita dal Venerdì prossimo che, oh, hai visto mai che Monti ti tassa pure i giochi che escono in concomitanza col resto d’Europa.

È speranzoso perchè si chiede, dopo aver frullato a lungo nella mia PS3, se sarà promosso, se rappresenterà il riscatto per una serie che ha già ingoiato parecchia umiliazione o se si dovrà accomodare alla porta, scartato a favore di un Ultimate Marvel vs Capcom 3 qualsiasi.

Mbè, fanculo a Ultimate Comesichiama: The King of Fighters XIII è un picchiaduro eccezionale e dovrebbe svettare in cima alla lista della spesa di Dicembre per ogni appassionato del genere.

Trentatre personaggi di cui due esclusivi per le versioni home opportunamente sbloccabili rappreseno il corposo biglietto da visita di questo nuovo capitolo: nella schiera dei picchiatori non ci sono facce nuove per gli aficionado della SNK a parte il boss Saiki, reimmaginato in forma umana e differente dalla brutale versione utilizzata dalla cpu.

Ma in realtà quello che veramente colpisce rispetto al capitolo precedente è l’ampia gamma di modalità ed opzioni.

 

Un cyborg incazzato come un’ape stronca con un braccio teso la crescita di una spocchiosa nobildonna: Ryu go home.

L’Arcade Mode è quello classico e viene spalleggiato da un nuovo Story Mode che si prende la briga di sbrogliare le trame dietro alle vicende di Ash Crimson, tra combattimenti e intermezzi animati. Non dura moltissimo ma è una modalità gradita e discretamente rigiocabile grazie alle scelte multiple che occasionalmente intervengono nella narrazione.

Tutorial e Training Mode sono fermate obbligatorie per i novellini o per chi, semplicemente, si sente arrugginito e vuole prendere confidenza con le nuove meccaniche anche se, ad onor del vero, la prima opzione offre un’introduzione piuttosto banale per i veterani della serie che preferiranno far rotta altrove prima di buttarsi nell’arena.

Invero, le meccaniche di lotta di questa edizione si appoggiano sostanzialmente su tre indicatori.

Il Guard Gauge indica quanti attacchi possono essere bloccati prima di infrangere la parata, lasciando il malcapitato in preda all’offensiva avversaria: combinato con i tre tipi di salto in grado di offrire un pressing particolarmente flessibile, questo pone le basi per uno stile di gioco in grado di spazzare via anche il più tenace fanatico del turtling.

Il Power Gauge, d’altro canto, è la classica riserva indispensabile per usare le desperation moves ma con una novità: è ora possibile utilizzarla per usare versioni EX delle normali mosse speciali.

Infine abbiamo la Hyperdrive Gauge, con cui cancellare gli attacchi speciali usandone la metà o, sacrificandola completamente, dare il via all’Hyperdrive Mode in cui concatenare attacchi e creare lunghe combo altrimenti impossibili da effettuare.

 

al grido di “Atlus santa subito” ecco finalmente un buon motivo per effettuare un preorder.

Utilizzando tre unità di Power Gauge e l’Hyperdrive al massimo si possono scatenare le Neo Max, potentissime mosse speciali in grado di dimezzare l’energia dell’avversario, un po’ come accadeva con le normali Desperation Moves ai tempi dello sbilanciatissimo ma sempre amato KoF ’95.

Graficamente è splendido: il restyling degli sprite – solo ed unico momento di gloria di KoF XII – è stilisticamente accattivante e flidissimo nelle animazioni, su fondali ricchissimi di particolari e camei di personaggi SNK.

Come extra è possibile selezionare alcuni costumi nascosti premento Select/Back al momento della scelta dei personaggi. Avremo dunque Kyo con il gakuran della saga di Orochi, Raiden con il capoccione di Big Bear, Takuma con la maschera di Mr. Karate e parecchi altri.

E siccome quest’anno abbiamo voluto strafare, è presente un editor con cui creare e salvare colorazioni personalizzate per ogni personaggio con tinte extra sbloccabili strada facendo.

Anche il sonoro fa la sua porca figura, abbinando urla e schiamazzi ad una ricca collezione di colonne sonore vecchie e nuove, scomodando alcuni classici del passato come Arashi no Saxophone e un remix della mitica London March, prevedibilissima tralaltro vista la presenza del buon Billy nel roster.

 

“I’m gonna bust you so bad!” Quanto ci sei mancato Billy…

Per quanto riguarda l’online vedremo come se la caveranno le italiche connessioni: contatti affidabili mi tranquillizzano asserendo che tre “tacche” sull’indicatore di connessione sono sufficenti per una fluidità rispettabilissima… Chissà, così come dobbiamo aspettare per sapere quanto bisogna scucire per gli immancabili DLC, flagello dell’attuale generazione di console e perfetto metro per misurare la pezzenteria della softco di turno su una scala che va da zero a Capcom.

Ne sono previsti tre: Kyo versione Nests (praticamente quello di KoF’96), Iori piccola fiammiferaia con il ritorno delle fiamme purpuree e Mr. Karate con un moveset che ricorda quello di Art of Fighting 2.

Che poi quest’ultimo sarà un acquisto vitale, dato che Takuma liscio mentre cammina in avanti ha la faccia identica a Berlusconi e non si può guardare; quando lo vedrete ricordatevi che lo avete letto prima qui. Giuro, è identico.

Insomma, mi aspettavo un timido tentativo di salvare la faccia dopo il disastro del XII ma stavolta The King Of Fighters torna davvero alla grande: impossibile che impensierisca le vendite dello squadrone Capcom + Marvel ma per lo meno mi auguro che venda abbastanza da giustificare un nuovo capitolo dopo la conclusione, pare definitiva, della Ash Crimson Saga.

ArsLudicast 206: Free Roaming

Puntata gigante per un tema altrettanto espansivo, i giochi Free Roaming ed Open World, passando un po’ per tutti i loro cugini e bastardizzazioni. Servono? Ci piacciono? Ha senso spendere ore a fare missioni grindose e generiche senza nemmeno avere la consolazione di essere in un mondo condiviso con altri esseri umani? Meglio le storie e la progressione lineare? Alcuni di questi giochi sono più editor o più giochi? Più Fantasy o più SciFi? È vero che gli sviluppatori di Bethesda che provocano più bug vengono promossi in Obsidian?

A questi e a molti altri interrogativi i prodi Matteo Anelli, Simone Tagliaferri, Alessandro Monopoli (che presenta pure) e Rudin Peshkopia (Mr Rud) cercheranno di dare una risposta, tiranneggiati dal finalmente pago di essere ospite JimiBeck (o JeeMee che dir si voglia).

Vi ricordiamo che se volete assistere come ospiti al podcastproporre un argomento di discussioneo, perché no?, proporre un arrangiamento al Monopoli, potete farlo contattandoci a: arsludicast@arsludica.org o redazione@arsludica.org, oppure utilizzando l’apposito thread sul forum!

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Scaricate l’episodio:

 

Brano in Apertura:
Painful Memories (Heavy Rain), arrangiata ed eseguita da Alessandro Monopoli

Brano in Chiusura:
Points Commission: Memories of the Ruined Crystal Temple (DeathSmiles) di Manabu Namiki