Lo strano caso della traduzione in italiano di Dear Esther

Recentemente è stata pubblicata la traduzione in italiano di Dear Esther ad opera di un amico di Ars Ludica, Paolo Rostagno Giaiero, fondatore del gruppo indies4indies. La traduzione è molto curata, con una ricercatezza linguistica che pochi individui viventi sul suolo patrio e praticanti la nostra lingua si possono permettere. Ovviamente è un’opera umana e come tale la si può apprezzare o criticare. Il problema che vorrei sottolineare non è certo questo.

Quello che più mi ha stupito è stato il constatare come molti non conoscano nemmeno la lingua che dicono di parlare. Alcuni hanno parlato di traduzione “sbagliata”, come se ne esistessero di corrette, altri di traduzione realizzata con google translate, che è un modo ormai banale per dire che la traduzione è realizzata male. I più ridicoli sono stati quelli che hanno parlato di traduzione sgrammaticata, senza ovviamente saper indicare un singolo errore grammaticale nel testo (semplicemente non ce ne sono).

Adesso, è vero che ormai siamo abituati a un piattissimo linguaggio standard, che vuole i Nord di Skyrim pronunciare frasi simili a quelle dei soldati di Call of Duty o delle razze aliene di Mass Effect, ma non saper riconoscere nemmeno le forme della propria lingua, per quanto desuete (eppure alle medie e alle superiori qualche testo antico lo si dovrebbe studiare) o, peggio, scambiarle per forme sgrammaticate paragonabili a quelle di un traduttore automatico, è una questione di portata ben più ampia.

Ci scandalizziamo per un “Sorcio” al posto di “Mouse”, come se in realtà “Mouse” non fosse traducibile in “Sorcio” (non sto discutendo la bellezza o la bruttezza della traduzione, solo la sua fattibilità o meno), ma non poniamo mai nessuna questione quando vengono importate delle parole inglesi che hanno un corrispettivo in italiano perfettamente usabile (es. Spread/Differenziale, per dire una molto usata di questi tempi). Non è un problema di poco conto, ma una predisposizione al far colonizzare la propria lingua da un linguaggio percepito come più forte, senza opporgli alcuna resistenza.

Badate bene, non sto dicendo che non bisogna usare parole straniere. Anzi, sono il primo a ritenere che la conoscenza di più lingue sia positiva, non certo negativa. Sto solo affermando che riflettiamo nella gerarchizzazione che facciamo dei codici linguistici la predisposizione da servi che caratterizza diversi aspetti della nostra ottusa società, come se l’adozione di parole non nostre ampliasse i nostri orizzonti a prescindere dal fatto che la stessa sia stata meditata o meno.

Ecco un estratto da uno scambio avuto direttamente con l’autore della traduzione:
Dear Esther è stato realizzato da eccelsi attori e musicisti di teatro e discutendo con l’autore, il prof. Pinchbeck, scoprii lui essere un grande appassionato di Pirandello, pertanto, prima di iniziare a lavorare sul suo testo, gli proposi di osare qualcosa di diverso: in particolare una grafia un po’ antiquata in omaggio al nostro sommo drammaturgo siciliano (e, ovviamente, lo informai del fatto che ci sarebbero state delle minime divergenze rispetto all’italiano corrente). Ei ne fu entusiasta e approvò seduta stante il mio suggerimento. (Per di più chiunque abbia giocato a Mirror’s Edge, a cui aveva collaborato proprio Robert Briscoe, ricorderà sicuramente la multinazionale fittizia denominata Pirandello/Kruger.) Non ho dunque intrapreso nulla di mia iniziativa, né tantomeno fatto alcunché non fosse stato prima approvato direttamente da chi di dovere. Seppur vero che la grafia utilizzata in Dear Esther sia misconosciuta, essa non è scorretta ed è a tutt’oggi viva e vegeta. Si vedano p. es. gli scritti del mio venerando mentore, uno dei massimi arabisti a livello mondiale, il prof. Vallaro (e altri): Link

51 comments on “Lo strano caso della traduzione in italiano di Dear Esther

  1. Sempre è da ricordare che parlando del patrio idioma molti son i menipossenti, per cause di varia natura, o perché nati scussi nella favella, o perché monchi d’una o più ricolte da consulto (son necessarie acciò che si possa cavar frutto e discernimento dalla altrui arte), o perché non più avezzi a lasciar ingiallare il loro ingegno, sempre troppo presti all’affrontare la mischia pria ancora d’avere ragione e mezzi per il compitare. Il sapere deve essere ingesto, mentre vieppù appare oggi indigesto.

  2. Per parte mia son invece assai poco avvezzo a codeste clavi, così certe geminazioni scolorano e certune vocali decedono..

  3. Che diano allora 2 traduzioni separate. 
    Una per chi vuole capire immediatamente il significato di questo “gioco” e una per chi vuole l’italiano arcaico. Altrimenti perchè diavolo ci facevano prosare Dante? Perchè non lo hanno tradotto in latino già che c’erano? Tutti dovremmo conoscerlo no? Questo articolo vuole dare dell’ignorante a chi ha criticato questo lavoro,ma c’è anche chi l’ha fatto nonostante conosca l’Italiano e che magari vuole godersi questa esperienza senza doversi sforzare a comprendere frasi non di uso comune.

  4. @ Tiabhal:
    A questo punto facciamo 20 versioni, una per ogni regione con relativo dialetto, mica tutti possono conoscere l’italiano.
    E facciamo una versione dei film di lynch con le esplosioni, che sennò chi vuole vedere un film d’azione come fa?

  5. ahahah
    Lascia perdere Oni, Tiabhal il gioco non ce l’ha nemmeno… e parla… è proprio questo modo di fare dei ragazzini di oggi che mi da sui nervi…

  6. Francesco wrote:

    ahahah
    Lascia perdere Oni, Tiabhal il gioco non ce l’ha nemmeno… e parla… è proprio questo modo di fare dei ragazzini di oggi che mi da sui nervi…

    almeno sai quanti anni ho per darmi del ragazzino? sai che studi ho fatto? chi ti dice che non sia laureato in materie linguistiche? forse danno più sui nervi persone come te che si credono al di sopra di tutti solo perchè usano termini altolocati? 
    Come ho detto più volte qua non si critica la qualità della traduzione,ma di come questa traduzione non permetta a molta gente (non sto dicendo di me,non mi importa nulla a me di questo gioco,piuttosto mi leggo un libro) di poterlo comprendere. e come ho già detto,perchè parliamo tutti in italiano invece di usare il latino o in greco? eppure quelle sono lingue che tutti dovremmo conoscere. Perchè non lo hanno lasciato in inglese allora? tutti devono conoscere l’inglese no? 

  7. Tiabhal, guarda che la traduzione è leggibilissima e la versione italiana non è più complessa di quella inglese. Forse il problema è che ogni minima difficoltà per certa gente diventa un problema insormontabile, invece che un modo per arricchirsi.

  8. Faccio un copia e incolla della nostra discussione su steam che non mi va di perder troppo tempo:
    Se il gioco non ce l’hai non puoi permetterti di criticarlo semplicemente perchè hai letto il commento di altri (ti posso assicurare di alcuni assolutamente forzato e per fare della cattiveria, te lo giuro…). Questo perchè a molti (come puoi leggere dai posts sopra) è piaciuta la traduzione e magari piacerebbe anche a te… A me per esempio è piaciuta moltissimo e si legge benissimo sebbene non sia esperto di lingue ma anzi spesso parlo un italiano molto povero…

    Quasi tutte le critiche sono state mosse per l’uso arcaico dell’accento al posto dell’acca e perchè è stato usato il termine sorcio al posto di mouse… Dimmi un pò se questi due aspetti così di bassa importanza (rappresentano solo un aspetto stilistico di grafia) precludono la possibilità di leggersi un bel romanzo… è come se tu dici: “Non leggo quel libro perchè non mi piace la copertina…”

  9. @ Andrea:
    Ma se ci può essere una cosa in più, per di più gratis e fatta per passione, ben venga no?
    Male che vada fai finta di non vederla.
    Poi a quanto ho capito il gioco si presta (correggetemi se dico una cazzata) alla traduzione italiana.
    Un po come metal gear solid, che è un gioco giapponese ma VA giocato in inglese causa ambientazione e scenario di fondo.

  10. Mi sa che ho capito chi è il traduttore! Un simpatico squilibrato, molto preparato e appassionato. Di sicuro bravo lo è diventato studiando molto e rinunciando a tanto altro per stare chino sui libri.

    Se uno così si impegna in una traduzione ragionata e del tutto gratuita, ma perché bisogna crocifiggerlo? Addirittura non avrebbe dovuto farla!

  11. Premetto: laureato in lingue e traduttore professionista. Una traduzione (da trans-fero) deve andare a “trasferire”, portare nella lingua ATTUALE, nella nostra lingua scritta e parlata un testo. Le domande che un traduttore si deve fare sono queste:

    1)Che linguaggio esprime il testo originale inglese?
    2A chi è rivolta la traduzione?

    Nel caso di questo gioco, il testo inglese non è aulico, e la traduzione è per un videogioco, un genere che esclude molteeeee persone e target di età.
    Detto questo, l’autore ha dato dimostrazione di un ottimo esercizio della lingua italiana ANTICA, un esercizio tanto bello quanto inutile perché fine a se stesso. Lo scopo di un traduttore non è migliorare a proprio piacimento un testo o reinterpreatlo, ma renderlo fruibile preservandone il lessico originale. In questo caso il lessico originale era di normalissimo stampo. Che questo linguaggio sia stato richiesto dall’autore mi sembra un’altra cretinata. Tutt’al più l’autore avrà chiesto una leggera contaminazione, e ora non si rende conto di quanto il traduttore abbia calcato la mano. A chi dice che la traduzione della periferica mouse è “topo” consiglio di tornare a scuola. Tradurre non vuole dire tradurre letteralmente un termine ma capirne contesto e utilizzo. Sennò perché non tradurre “Sounf Blaster Card” con un bel “tessera sonora”? XD

  12. cmq scusa, domanda da inersperto:
    Traduzione —> trans-fero = trasferire, portare nella lingua ATTUALE.
    Attuale dov’è specificato nella radice greca? Quindi non è assolutamente contemplabile per un laureato in lingue tradurre, che ne sò, dall’italiano al latino/greco, perchè tradurre è assolutamente da intendere nella lingua ATTUALE!
    Ma mi faccia il piacere và!

  13. Francesco, la base è capirla la lingua attuale…
    Calippo ha scritto che traduzione deriva da trans-fero, non che trans-fero vuol dire trasferire nella lingua attuale.

  14. Ma se a questo buon uomo andava di riscrivere le frasi inglesi in un italiano aulico, o vetusto o come ci pare, qual è il problema? : )

    Simone contesta il fatto che qualcuno punti il dito su errori solo presunti.

    Neppure a me fa piacere che Simone si appassioni a menate come Cara Ester, ma lo sopporto, non è sbagliato, sono solo gusti 😀

  15. si ma ha specificato che traduzione deve portare nella lingua attuale, non sono daccordo con attuale obbligatorio e a caratteri cubitali. E inoltre ve l’ho detto che non ne capisco molto… trans-fero è una radice latina e non greca…
    Non sono inoltre daccordo sul target. Dear Esther non è call of duty. Una traduzione così in Cod non mi avrebbe (ovviamente) trovato daccordo ma DE per mio parere si presta ad un linguaggio ricercato. Ha creato problemi anche in Inghilterra…

  16. Ma “mouse” il controller?

    (chiedo perché se si parla del controller tradurre “sorcio” mi pare veramente inappropriato)

  17. Ragà ma ste pippe mentali non servono a nulla.
    Se tutti avessero sempre seguito regole e definizioni oggi non esisterebbero un sacco di cose, è ciò che va fuori gli schemi che porta avanti il mondo.
    Poi che tradurre derivi da trans-fero non vuol dire assolutamente nulla.
    Allora dato che il mouse(quello del pc) si chiama mouse perchè ricorda un topo con la coda non possiamo chiamare mouse i mouse wireless che coda non ne hanno?
    Ma che senso ha?
    L’etimologia di una parola conta tanto quanto, l’importanza è che significato quella parola assume per le persone.
    Caro calippo laureato, puoi anche avere inventato la lingua italiana, ma se una cosa è stata fatta non seguendo le regolette che ti hanno insegnato all’università e FUNZIONA lo stesso, non vuol dire che sia sbagliata, anzi, vuol dire che è giusta.

  18. Ragazzi, ma quante menate! Ma se il traduttore ha avuto la benedizione dell’autore, potrà fare quel cacchio che gli va; il gioco ce l’ho e la traduzione non mi sembra stoni, sarò ignorante io che non ho voglia di giocarlo in inglese e cercare di capirlo nella lingua originale, ma alcuni comenti qui mi sembrano al limite del flame! Ops, volevo dire della fiammata…

  19. Allora, mi sono rigiocato Dear Esther in italiano, e devo dire che la traduzione è davvero di altissima qualità: complimenti a Paolo per il lavoro svolto. Nonostante avessi già finito il gioco in inglese, rigiocarlo in italiano ha avuto tutto un altro sapore, un sapore tale che perfino quel “sorcio” e quella “manetta” adesso mi sembrano perfettamente in sintonia con il resto.

    Indubbiamente si tratta di una traduzione “artistica”, dove spesso è stato preferito l’effetto letterario alla fedeltà all’originale, ad esempio nell’ultimissima frase. In ogni caso, l’effetto letterario è indubbiamente riuscito e, considerata la media delle traduzioni videoludiche, si tratta di un mezzo miracolo.

    Ciò detto, IMHO questo lavoro avrebbe meritato una presentazione differente, un mezzo disclaimer per avvertire delle scelte stilistiche usate. Invece si è preferito dare dell’ignorante alla gente. E vabbè, del resto tradurre “masses” con “plebaglia” qualcosa vuol dire. 😉

    Comunque ci sono almeno tre refusi: “una epilogo”, “un crespa temporale”, e un “sé” pronome, ma senza accento. Giusto per la precisione. 😀

  20. Qui qualcuno s’è laureato assieme all’on. Di Pietro… tradurre viene da trans+ducere… è trasferire che viene da trans+ferre..

  21. @ Er Pignolo:

    Thou art correct, indeed.

    Se un traduttore laureato in lingue mi confonde le etimologie dei verbi, non mi stupisce certo l’ignoranza di chi accusa indies4indies di aver commesso errori.
    Banalmente, ogni traduzione è anche e sempre un tradimento, per lieve e guidata dal rispetto e dall’amore che sia la mano del traduttore. Nel caso di specie, la scelta di usare un italiano arcaico può essere condivisa o meno: a me per esempio non è piaciuto l’effetto finale; ma è coraggiosa e rispettabile, anche per l’impegno speso e per la vasta e palese conoscenza linguistica messa al servizio della causa.
    L’ignoranza non è un crimine, ed è una condizione emendabile a patto di riconoscerla. Criminale è invece chi non vuole ammetterla e si crede sapiente, e si picca di ragionare su cose che ignora e non comprende. Si può capire e apprezzare, si può capire e non apprezzare; ma quando non si conosce un argomento, sarebbe meglio tacere per evitare brutte figure.

  22. Pingback: Dear Esther: polemiche per la traduzione in italiano – Indie Vault

  23. Chi dice che il testo è pieno di errori non capisce un bel niente è stato tradotto volutamente con un italiano d’inizio novecento e devo dire che si adatta perfettamente al gioco! Non capisco poi dove troviate difficoltà a leggere, anche scritto così il linguaggio è scorrevole, cosa vi cambia trovare una i o una j.
    Il problema è che siamo troppo abituati a sparatutto con dialoghi lineari e monotoni, se non capisci una parola la cerchi sul dizionario non e mica la fine del mondo anzi!!! Poi con sta cosa del sorcio MAMMA MIA!! E fatevi una risata non muore nessuno! “Inverti sorcio” dai è buffo ha me ha fatto ridere!
    Tirando le somme potete dire che è stata una scelta sbagliata tradurlo in questo modo, ma non che la traduzione sia stata fatta male. DEAR ESTHER è un capolavoro ed è giusto (per me) che abbia anche un traduzione unica nel suo genere pensate alla fatica fatta per tradurlo così! E poi sento gente che dice che è stato fatto con google traduttore non ho parole…

  24. Per chi fosse interessato, durante la registrazione della puntata n°16 di TIScast avremo la gioia di ospitare Paolo Giaiero, l’autore della traduzione di Dear Esther. Se volete contribuire anche voi alla discussione che nascerà in merito a questo suo ultimo lavoro potrete ascoltarci in diretta dalle 15:00 in poi di domani all’indirizzo sottostante o scriverci una mail a podcast@theindieshelter.com .
    Spero che questa “spammata” non vi disturbi ma ho visto che l’argomento quì è molto sentito quindi possa farvi piacere ascoltare dalla viva voce di Paolo la versione.

  25. Questa discussione mi lascia un po’ perplesso. Da una parte non mi pare il caso di mostrare risentimento (o stizza) verso l’autore della traduzione, tanto più che non è imposta a nessuno, si resta pienamente liberi di giocare il gioco in inglese. Questione diversa è il discutere se la traduzione rende giustizia dell’originale, rispetta l’atmosfera o la rovina o, caso non da trascurare, se addirittura migliora la sensazione di gioco. Io purtroppo non ho provato Dear Esther, avrei gradito che l’articolo fosse correlato di alcune immagini, magari con paragoni tra singoli periodi narrativi nella versione inglese e in quella italiana, tanto per farmi una idea, altrimenti la questione rimane un po’ aleatoria dato che dall’articolo non si desume molto sulla traduzione e non è possibile immaginarsela.

  26. Chiamasi “ADATTAMENTO”, e non puerile traduzione…. così come avviene per ogni poesia o testo di autore letterario.

  27. Se proprio vogliamo entrare nella questione Adattamento versus Traduzione (per certi versi, a mio parere inutile) c’è da rilevare che un ADATTAMENTO prevede appunto che si adatti qualcosa a qualcuno o qualcuno a qualcosa e il presente lavoro, a quanto leggo, non rientra in nessuna delle due categorie. Non si adatta il lettore medio al testo (altrimenti gli si fornirebbero annotazioni o comunque strumenti per) e non si adatta certo il testo al lettore medio dato che si è fatto ricorso ad un italiano non certo contemporaneo. Questa è una traduzione o semmai una rielaborazione, non un adattamento.

  28. La traduzione non sarà sgrammaticata né presenterà errori in senso stretto, ma è “sbagliata” nel senso di inadeguata. Il traduttore si è arrogato un diritto che non ha, ossia quello di modificare radicalmente il lessico di Dear Esther (articolato, ma non poi così tanto), sostituendolo con uno di ispirazione pirandelliana. Questa operazione avrebbe avuto senso se la versione originale avesse usato terminologie e sintassi care a qualche scrittore inglese di inizi ‘900, ma così non è.

    Il traduttore ha quindi voluto mettere forzatamente la sua impronta sul gioco, spacciando la cosa come un adattamento artistico, quando invece si è trattato di un atto arbitrario (e, a parer mio ingiustificato), un esercizio di stile fuori luogo e non in linea con gli intenti originali dell’autore. Il fatto che Pinchbeck abbia dato il consenso non prova nulla, perché l’autore probabilmente non può comprendere quanto la sua opera esca snaturata (e NON valorizzata) dalla traduzione effettuata.

    Io conosco piuttosto bene l’inglese e avrei potuto giocare Dear Esther senza sottotitoli in italiano, ma ho provato comunque la versione di Paolo Rostagno Giaiero, dato che se ne parlava molto. L’effetto è orribile: le mie orecchie ascoltavano delle parole con un dato significato, e i miei occhi leggevano frasi non in linea col parlato. A perderci di più è dunque chi, come me, utilizza i sottotitoli nei giochi non come supporto primario, ma come accessorio. Il risultato per me è stato che leggere i sottotitoli non faceva che confondermi le idee, perché ritrovavo nel testo significati o sfumature diversi da quelli recepiti ascoltando. Immaginate di vedere un video dove una persona dice “Oggi ho mangiato una bistecca ai ferri”, mentre i sottotitoli recitano “Nel presente dì saziai le mie brame gastriche degustando carcasse animali rosolate su viva fiamma”. L’effetto è più o meno quello.

    Si consideri inoltre che il setting del gioco è chiaramente contemporaneo: sulla spiaggia si trovano bottiglie d’acqua di plastica, di certo non utilizzate ai tempi di Pirandello; l’autostrada che vediamo in un punto del gioco appartiene evidentemente al presente, e non ai primi del ‘900; e la lista di esempi potrebbe continuare. Non si spiega dunque perché una storia ambientata nel presente dovrebbe essere narrata con un linguaggio dismesso.

    Certo, come dice Juan ogni traduzione è pur sempre un tradimento, ma di certo questo tradimento può avvenire in maniera più indolore rispetto a quanto successo con Dear Esther.

    Detto questo, è inutile che fate a gara a chi parla in maniera più astrusa. Per quanto possa apparire da persone acculturate sfoggiare un linguaggio forbito, ciò non prova nulla. Tanto per iscritto è capace chiunque – basta mettersi un’oretta col dizionario accanto a ricercare i sinonimi più vetusti di altrimenti quotidiane parole per partorire un post che pare scritto da Dante Alighieri. Io comunque dubito che oggigiorno ci sia davvero qualcuno che parla in questo modo senza sentirsi inadeguato. Non è questione di massa ignorante o di decadenza dei costumi, ma di mera evoluzione di linguaggio. Semplicemente, nel 2012 non si dice più “cerulee iridi” ma “occhi azzurri”. Attaccarsi a terminologie ormai superate è un atto pretenzioso e anche un po’ ridicolo.

  29. @ Sfinge:
    La critica che esprimi è legittima se non che non comprendo molto bene che senso ha leggere dei sottotitoli quando non ne hai il bisogno perchè capisci al volo l’audio in inglese.
    E’ un pò da contorti…

  30. @ Francesco:

    Semplice. Io ho imparato l’inglese dai videogiochi, fondamentalmente. Ho anche fatto viaggi di studio e il liceo linguistico, e ho conseguito diversi attestati Trinity, ma gran parte di ciò di inglese che so lo devo ai videogiochi. Quando gioco, mi piace sperimentare: lingua italiana e sottotitoli in francese, lingua francese e sottotitoli in inglese, lingua inglese e sottotitoli in spagnolo (quando possibile, visto che molti giochi ormai non hanno la selezione di doppiaggio e sub nel menu). Lo faccio perché mi incuriosisce vedere in che modo il team di sviluppo ha tradotto i dialoghi, come ha adattato certe frasi o giochi di parole intraducibili, e così via.

    Inoltre io quando gioco metto SEMPRE i sottotitoli, anche semplicemente lingua italiana + sub ita. Questo perché mentre con i film ci si aiuta col labiale, con i videogiochi non c’è questa possibilità. Diventa dunque più difficile seguire i dialoghi, e mi capita a volte di perdermi delle parole per strada.

    Detto questo, i motivi per cui ho giocato a DE in italiano sono due. Il primo è di natura pratica: ci ho giocato dalla mia ragazza (il mio pc non è abbastanza potente da far girare il gioco) e lei ce lo aveva in italiano. Inoltre, come ho già detto nel mio primo post, mi interessava capire cosa avesse di così strano questa traduzione. Penso comunque di rigiocarlo, quando mi sarà possibile, con i sub eng, in modo da godere appieno del doppiaggio originale e del significato reale delle parole pronunciate dal protagonista nei suoi monologhi.

  31. Mah….secondo me la traduzione in italiano arcaico ed ottocentesco di Dear Esther(ambientato in un’isola scozzese in tempi ben più recenti) non ci azzecca nulla e decade già quando il protagonista accende la torcia invece di una ben più antica lanterna.
    Per cui lo trovo più un esercizio di stile da Accademia della Crusca, tanto aulico quanto inappropriato al contesto.

  32. Intendilo come sinonimo di antiquato…
    Tralasciando la questione della purezza e correttezza del linguaggio, sta di fatto che è comunque adatto ad ambiti scolastici e circoli/salotti di appassionati della letteratura, non certo all’ambito videoludico attuale che vede come utenza principale una generazione di giovani patiti di informatica e di elettronica, dal linguaggio moderno ed in continua trasformazione. Quindi non contesto la traduzione in sè…che resta un indubbio esempio di passione culturale e letteraria, ma l’incongruenza con il contesto in cui è stata applicata.

  33. Conscio del fatto che la tanto vituperata traduzione è comunque “corretta”, non vuol dire che sia giusta così, non vedo un motivo plausibile che abbia indotto l’autore ad usare l’italiano arcaico.
    Il verbo avere coniugato senza l’ acca, i troppi accenti tonici sulle vocali anche dove non ce n’è alcuna necessità, qualche parola apostrofata in modo troppo ricercato e termini ormai inusuali non permettono una certa scorrevolezza di lettura, tanto più che le didascalie a video svaniscono prima di avere il tempo di decifrarle e fanno perdere passi importanti della trama, già di per sé molto criptica.
    Come già scritto da qualcuno in un altro commento, sarebbe lecito aspettarsi una ri-traduzione in italiano corrente.
    Grazie per l’attenzione.

  34. OniTakeda wrote:

    @ Tiabhal:
    A questo punto facciamo 20 versioni, una per ogni regione con relativo dialetto, mica tutti possono conoscere l’italiano.
    E facciamo una versione dei film di lynch con le esplosioni, che sennò chi vuole vedere un film d’azione come fa?

    Con il tuo commento, vai dalla parte opposta, l’italiano lo dovrebbero conoscere TUTTI

  35. Pingback: Writing for game translators: Dear Esther, the ghost in the (game) machine | GLOC Game Localization 24/7

  36. che senso ha questa traduzione? cosa centra pirandello? sorcio? scherziamo… e se al professore di cui parla fossero piaciuti Boccaccio o Petrarca l’avrebbe scritta in volgare trecentesco?
    In ialitano il verbo avere senza H ma con ‘accento è SBAGLIATO, non confodete un’indicazione di tipo storico linguistico (forma ammessa in certe zone e tempi) con un deliberato errore grammaticale per la lingua d’uso.
    Le traduzione per loro natura vanno fatte in LINGUA CORRENTE (anche se alcuni la disdegano) e non nel linguaggio che uno ama…
    sarabbe come scrivere una lettera a un amico ma visto che ci piacciono i ghirigori invece che usare il nosto aflabeto ci inventiamo dei segni e speriamo che il nostro corrispondente capisca…
    rispetto l’amore che l’autore ha dimostrato per un italiano desueto, e da come lui lo tratta spero anche mai esistito… ma le traduzioni sono fatte per rendere fruibille un prodotto alle masse e non per soddisfare l’ego e le pulsioni linguistico intellettuali di chi le ha compilate…

  37. @ Sfinge:

    Bravo, è il mio pensiero, quello più condivisibile e ragionevole.
    Francamente quella traduzione è un interpretazione originale e come tale doveva essere presentata, perchè cosi com’è tradisce il testo e il suo messaggio oltre ogni ragionevole limite.

    Che poi sia un lavoro di buona fattura da un punto di vista della correttezza sintattica, nessuno lo mette in dubbio, nessuno ha niente contro l’autore. Anzi dovrebbe accettare queste critiche per migliorarsi, visto che molti le hanno argomentate in modo legittimo. Non c’è bisogno di arroccarsi nei soliti arcaismi tipici degli accademici. .

  38. Guarda che gli accademici sono quelli che ritengono per comodità, pigrizia e conservazione dello status quo che esista un solo modo di fare le cose, rifiutando tutti gli altri.

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