Intervista a Li-Chung Chih

(A cura di Carola Cudemo)

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Ars Ludica dà il benvenuto a Li-Chung Chih, un artista 2/3D che ha lavorato a importanti videogiochi sviluppati da NCsoft-ArenaNet, Epic Games China, Titan Studio, Square Enix, Airtight Games, Microsoft Game Studios e Turn 10.

Sentiamo cos’ha da dirci!

Ciao, Li! Come potrai facilmente immaginare, molti giovani sognano di lavorare nell’industria dei videogiochi, cosa tutt’altro che facile, potresti raccontarci il percorso che ti ha portato al successo?

Ciao a tutti! Sai, come un po’ tutti i ragazzi sono sempre stato affascinato dall’arte, dai videogiochi e dalle nuove tecnologie, perciò, dopo aver studiato graphic design alla Towson University, ho deciso  di trasferirmi da Washington D.C. a Seattle per frequentare il prestigioso Art Institute of Seattle. Il corso di game design che ho seguito là mi ha fornito tutti gli strumenti e il supporto necessari per intraprendere una carriera nell’industria videoludica o cinematografica.

Un ottimo esempio di integrazione tra il mondo della scuola e quello del lavoro, dunque!

Sì, sin da subito ho lavorato come freelancer nel campo del web design, del marketing e della pubblicità., per poi passare al mondo dei videogiochi: il mio primo progetto AAA pubblicato è stato Forza Motorsport 4, mentre a breve usciranno Guild Wars 2 e a seguire altri titoli non ancora annunciati, di cui però non posso ancora parlare!  Attualmente sono impiegato presso Google e di tanto in tanto tengo anche delle lezioni in diversi college.

Com’è stato il tuo debutto nell’industria?

Questa sì che è una strana storia! Ero solo uno studente al secondo anno ed ero semplicemente andato a una specie di sessione di critica che avrebbe dovuto valutare i portfolio dei laureandi. Il mio professore di 3D mi invitò a partecipare, ma io pensavo fosse una missione suicida, non mi sentivo affatto pronto: dopotutto la commissione esaminatrice era composta da membri di ArenaNet a caccia di talenti. Fu così che mi ritrovai col mio portfolio stampato sotto braccio, in coda assieme a tutti gli altri. Insomma, per farla breve, hanno scelto proprio me e mi sono unito a un gruppo di dieci nuovi artisti presso ArenaNet!

Molti artisti tendono a specializzarsi in un singolo ambito, ma tu ti sei dedicato allo studio del 2D e del 3D allo stesso tempo, come hai fatto?

Credo proprio di dover ringraziare il pessimo clima di Seattle! Il brutto tempo ci spinge a essere una società piuttosto casalinga, il che è un ottimo incentivo allo studio! Avesse sempre fatto bello, mi sa che non avrei combinato niente di buono! Per tre anni sono riuscito a seguire un piano di studi da pazzi: mi facevo 8 ore di 2D di giorno e praticamente altrettante di 3D la notte. Spesso l’intera classe si riuniva e tiravamo fino all’alba per riuscire a finire i progetti assegnatici entro i tempi prestabiliti! Penso di non aver mai dormito più di 6 ore di fila!

Nel tuo portfolio si può notare un grande interesse per l’arte tradizionale. Quanto è importante per te la conoscenza dell’arte tradizionale nel tuo lavoro di artista digitale?

Una mia compagna di corso era appassionatissima di pittura a olio: quando si metteva a parlare dei suoi pittori preferiti, delle varie tecniche di pennello, dei colori, del processo creativo, eccetera, il suo entusiasmo era così contagioso che un giorno decisi di provarci anch’io! È grazie a lei che mi sono avvicinato al mondo della pittura e mi sono messo a dipingere. Ne sono influenzato al punto che nel tempo libero pratico di più lo stile tradizionale di quello digitale! Conosco molti artisti 2D/3D che si rifiutano categoricamente di dedicarsi all’arte tradizionale, perché la ritengono una perdita di tempo inutile e costosa. Al contrario, io credo che l’essere in grado di visualizzare quali tratti e colori vorresti vedere su una tela renda il tuo lavoro digitale non solo più veloce ma anche più vivo.

Cosa significa essere un artista per i videogiochi? Qual è il tuo ruolo?

Come tutti, agli inizi ho cominciato modellando dei prop.  Ricevevo dei bozzetti e il mio compito consisteva nel ricreare l’oggetto in 3D nella maniera più fedele possibile all’idea originale. In seguito, man mano che mi impratichivo, ho iniziato a lavorare sulla vegetazione, sull’illuminazione, sulla costruzione e l’abbellimento di interi ambienti e infine a produrre io stesso dei concept. Talvolta mi è capitato di dover creare degli effetti speciali o testare la giocabilità di alcuni livelli. Un buon “environment artist” deve avere molti assi nelle maniche per svolgere il suo mestiere al meglio!

Che consigli daresti a un aspirante “game artist” che volesse seguire le tue orme?

In qualsiasi campo, impegno e passione sono le uniche cose che contano. Che si  frequenti un’accademia d’arte o si impari da autodidatta, la morale è una sola… testa bassa e sgobbare!

Fare un sacco di errori! No, dico sul serio. Solo chi ne ha combinate di tutti i colori, e ha fatto tesoro dei propri errori, può definirsi un vero esperto del settore!

Bisogna saper fare gioco di squadra e imparare a lavorare assieme ai colleghi. Versatilità e spirito di collaborazione sono la chiave per il successo di qualsiasi team.

Poco importa che tu sia ancora uno studente o già un professionista: confrontati il più possibile con gli altri, esponendo costantemente i tuoi lavori a critiche spietate, e sii pronto a reggere il colpo. Bisogna avere la pellaccia dura per stare in questa industria.

Bere del buon caffè! Credo di non aver ancora incontrato un collega che non ne sia un estimatore!

Grazie mille per la tua gentile disponibilità!

Date un’occhiata alle altre opere di Li sul suo sito:  http://www.3dsynthesis.com/ !

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3 comments on “Intervista a Li-Chung Chih

  1. Bon, solita storia, tanta gavetta/fortuna, e tanta passione per quello che si fa, perché i guadagni non sono elevati per molti nel settore, e se questo lavoro non appassiona, non ci sono motivi particolari per continuare, suppongo.
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    Comunque, ho notato molte immagini che un pò mi ricordano delle carte di Magic The Gathering (e non ci gioco da almeno 3-4 anni, e a mio parere certi stili di disegno sono così belli che è un peccato limitarsi a relegarli a delle carte da gioco, mi sono rimaste nella mente certe carte…).
    Mi chiedo se non potrebbe lavorare con la Wizards Of The Coast, un bel giorno. 

  2. Senza nulla togliere all’artista (il rispetto prima di tutto) la qualità è giusto sufficiente, trovo (e lo dico con assoluta invidia) che essere nato in un paese che non è l’italia sia tutta la fortuna di cui uno ha bisogno. Anche se non avesse avuto quel colpo di fortuna gli sarebbe bastato girare un paio di mesi per trovare lavoro altrove.
    Negli USA come qui in UK, un ragazzo esce dal college o dalla university e può realisticamente pensare di lavorare in questo settore senza dover essere chissà quale mago, perchè ti giri e trovi, Square Enix, Blizzard, Rockstudio, Ubisoft e altre decine e decine di compagnie enormi, grandi, medie e piccole più tutti i gruppi indie. che da noi invece (per come la vedo io) sono gli unicida tenere in considerazione per verifcare il mercato italiano, ovvero pieno di ottime idee, buoni piccoli team, ma con zero soldi.

    Italiani all’estero che fanno lo stesso lavoro, ma con un livello molto più alto ce ne sono, ma come sempre non se li fila nessuno.

  3. Sono d’accordo con Steve per quanto riguarda i disegni dell’artista: la qualità del lavoro non mi sembra nulla di eccelso e, anzi, in molti aspetti lo trovo pure un po’ troppo banale (il cavaliere alato con la spada è proprio roba che non si può vedere, sotto questo punto di vista).
    E sì, la storia è sempre la stessa: tanta gavetta e un bel po’ di fortuna, ma aggiungerei anche la presenza di una famiglia se non ricca, sicuramente benestante.

    Tutto questo scritto con grande invidia, sia chiaro.

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