Usato non garantito

1309045254253Se c’è una persona che non è aggiornata su NULLA quello sono io: ho scoperto che Silviuzzo era da Santoro verso mezzanotte e mezza fuori dall’allenamento mentre l’Italia intera stava già uscendo dalla relativa cristallizzazione, sono venuto a conoscenza che un mio lavoro aveva fatto il botto con addirittura una settimana di ritardo rispetto a migliaia di persone non coinvolte nel lavoro, ultimo ma non meno importante ho scoperto con mio grande stupore (e questo decisamente non mi fa onore) che se lecchi la patata a una con l’AIDS sicuro 9/10 che ti tesserano nel club di Magic Johnson.
Immaginate la reazione della mia attuale compagna quando sul mio viso ha fatto capolino l’espressione basita di chi ha realizzato che le banane sono dritte.
Fortuna la mia amena vita sessuale mi preserva dal contagio di mortali malattie trasmissibili con gli umori della bagiana, cerco comunque di rimediare leccando i sedili della metropolitana.
A salvarmi da questa sinistra tendenza a non sapere niente per tempo, almeno in campo videoludico, mi salvano l’amicizia su Facebook con l’Anelli e il Tagliaferri, che solitamente postano a mitraglia news su quella parte di intrattenimento che tanto ci è cara.
L’ultima che ha catalizzato la mia attenzione riguarda la tecnologia NFC che Sony avrebbe intenzione di applicare ai suoi giochi per contrastare il mercato dell’usato: la versione Bignami è che non si potranno più rivendere i giochi poiché questi saranno legati a vita alla macchina su cui sono stati giocati la prima volta o all’account dell’utente (è ancora da definire).
Questa potrebbe essere una svolta epocale, non tanto nel videogioco quanto nella concezione di “proprietà privata” associata a determinati beni. Da sempre siamo stati abituati a spendere soldi per un prodotto ed essere effettivamente il proprietario di quella copia, sia essa un’automobile, un disco o un vibratore a 6 velocità e retromarcia (la retromarcia è quando lo infili ne … vabé). Il concetto di proprietà si estende, e si è sempre esteso, alla libertà di poter rivendere il bene senza restrizioni; è mio e ci faro ben quello che mi pare, tanto più che di questa operazione ne beneficiano sia il proprietario che l’acquirente dato che il prezzo di vendita è solitamente inferiore al “nuovo”, e permette un parziale rientro delle spese da parte di chi vende.
Basico, ora che l’ho spiegato mi sembra ovvio ai margini dello stupido.
Ne nasce una breve discussione sul social network, in cui il Tagliaferri ribadisce quanto il mercato dell’usato non produca nessuna entrata per le software house, ma è spesso considerato un costo perché costringe a mantenere attivi determinati servizi.
Ovviamente la mossa tende ad arginare anche la pirateria, fenomeno che comunque è sempre un passo avanti a tutti indipendentemente dalle misure prese per contrastarlo.
Il Tagliaferri, ora che fa videogiochi, è passato al lato oscuro della forza.
Ma non era solo, altri hanno argomentato a favore di questa scelta, e con mio grande stupore nessuno sembrava essere particolarmente preoccupato dalla perdita di diritti sul bene acquistato. Vi è più che l’eventuale cessione dei servizi relativi ai “vecchi” titoli, se davvero questa è la ragione, colpisce anche i proprietari originali (cosa che già succede), dato che molti giochi con un supporto online hanno notoriamente i giorni contati.
La verità è che il videogioco vorrebbe diventare un servizio, offrendo attraverso il meccanismo dell’abbonamento, contenuti aggiornati in continua evoluzione, staccandosi definitivamente dal legame con il supporto fisico. Ma per essere servizio vero, come l’abbonamento del tram, dovrebbe anche eliminare la necessità di avere una console (o PC sempre aggiornato) per poter usufruire del loro servizio, così come non ci dovrebbero essere limiti ai titoli a cui posso accedere, vecchi o nuovi che siano.
Siamo molto lontani da questa realtà delle cose, al momento compriamo il tram (la console) e i binari (il gioco) e l’account dei giochi online (l’autista), a queste condizioni nessuno può negarci la proprietà effettiva di tutti questi elementi.
La mia preoccupazione in merito è grande, non perché io sia un maneggione della compravendita videoludica al punto di vedere le mie finanze dimezzate da un tale intervento, ma perché vedo un’atteggiamento rinunciatario estremamente pericoloso, lo stesso che ha portato alla perdita di molti diritti, per esempio, nel campo del lavoro.
Questi cambiamenti ci tolgono un poco alla volta qualcosa, e non aggiungono nulla, li accettiamo come inevitabili, o peggio, li valutiamo singolarmente come perdite trascurabili senza soffermarci a riflettere sulla visione complessiva.
Intere foreste sono scomparse un albero alla volta, non è per vendere Freelancer (non osate!), ma è una questione di principio, è una questione di diritti.
Nel frattempo se l’Anelli o il Tagliaferri postassero, qualche volta, su Facebook anche delle informazioni di carattere sanitario ne sarei grato.

questo articolo è stato scritto ascoltando:
Planxty – The Well Below The Valley (1973)

 

23 comments on “Usato non garantito

  1. Alcune osservazioni

    1) la logica “l’usato argina la pirateria” non viene condivisa dai publisher (i quali stanno tentando di arginare il problema con Online pass e codici vari, tipo il Cerberus Network di Mass Effect). Poiché le SH non vedono ricavi dal commercio dell’usato, la mentalità corrente è che: copia usata = copia pirata.

    2) su pc l’usato, de facto, non esiste più: poiché i giochi vengono venduti come licenze d’uso. Per avere una prova fatevi un giro su GreenManGaming e vedete quanti giochi possono essere restituiti, la percentuale è molto basso (un gioco che si appoggia su SteamWorks è automaticamente non restituibile)

    3) la legislazione corrente a riguardo è quasi inesistente: l’unico documento giuridico che considera legittima la vendita di licenze software usate è la sentenza a favore di UsedSoft, denunciata da Oracle per la sua attività di trading di licenze software usate

    (http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2012-07/cp120094en.pdf)

    In poche parole, finché qualcuno DI QUELLI CHE CONTANO non stabilirà qualcosa, viviamo nel far west

    Ma tanto che ci frega ? Leggere l’EULA è roba da sfigati

  2. E insomma.
    Sul fatto di essere ‘rinunciatari ai propri diritti’: stiamo parlando del diritto di:
    – Avere una copia fisica di un gioco e quindi poterne fare ciò che si vuole *oltre a giocarlo sul proprio sistema*, cosa che normalmente si fa. Quindi da rivenderlo, a prestarlo, a lanciarlo dalla finestra.

    Personalmente il solo diritto che mi interessa è quello di giocarlo sul mio sistema; non che mi dispiaccia rivendere certi giochi, ma la maggiorparte dei titoli che compro sono ormai in digital delivery: questione di prezzo, intendiamoci, e non compro mai un videogioco che costi sopra i 25 euro. Quindi no, non li prendo all’uscita.

    Mi scoccia non poterlo prestare all’amico sotto casa: questo sì, ma il paradosso è che tu puoi, su PS3, scaricare un titolo legato al tuo account su un’altra PS3 (una volta era fino a 5), ed ecco che almeno con un amico fraterno i giochi te li puoi scambiare.
    Potrai ancora portare la tua copia fisica di PES o FIFA etc per giocare dall’amico: basta collegarti con il tuo account sulla sua PS3 (ammesso che questo sistema arrivi su PS3, ma c’è una possibilità concreta).

    Una volta fatta chiarezza su questo ‘diritto sulla copia fisica’, parliamo dei vantaggi.

    Oggi chi compra i giochi al day one? Quali sono i titoli che fanno più soldi? Facile.
    1. I soliti brand
    2. Pokemon and Co.
    3. Just Dance e simili

    ‘Noi’, videgiocatori maturi, siamo disposti a pagare un gioco 60 euro? Ehm, no. Anche perché oggi, soprattutto dopo l’avvento di Steam, ma anche con il ribasso delle copie fisiche per console dopo appena qualche mese, non parliamo dopo un anno, non vale neanche la pena spendere così tanto.

    Il fatto è che, se si attende, si arreca un piccolo danno a chi fa (magari) un gioco fresco e innovativo, che non sia un seguito. Il mercato finanzia quello che sbanca subito. Il mercato, quello fisico. Meno male che appunto esistono cose come Steam che possono dare linfa vitale nel tempo agli sviluppatori, anche se questi ‘svendono’ letteralmente il gioco, i costi legati alla distribuzione fisica sono abbattuti, e il ricavo su molte vendite è qualcosa di molto positivo rispetto al passato, in cui un gioco dopo tot anni, semplicemente non si trovava più.

    Ora, io ne ho comprati di usati. Ma per gli sviluppatori, che io piratassi o comprassi usato, era un danno identico. Preferisco quindi il digital download anche per questo motivo; come se non bastasse, sai che guadagno e ricavo ti dà GameStop sui videogiochi. Oddio, gli affari li ho fatti anche lì, ma è dura.

    Se vogliamo vedere il positivo in qualcosa di ‘brutto’ come l’abolizione del mercato dell’usato, possiamo auspicare:

    1. Più entrate proprio per quei videogiochi belli ma ‘aspetto che scendano di prezzo o magari lo piglio usato’. Se lo pigli usato non darai niente a ciò che ti piace.

    2. Aumento del mercato in digital download: è chiaro che uno si chiederà ‘ma allora cosa compro la copia fisica a fare?’. Questo DOVREBBE portare a un abbassamento dei prezzi.
    Sony merda non per questa manovra, casomai per proporti i titoli in DD a 70 euro: quello è follia pura.

    In ogni caso dei cambiamenti sono inevitabili e necessari, l’importante è arrivare a quello che vorremmo tutti: giocare a prezzi umani. Perché comunque 60 sono esagerati, anche per la produzione milionaria. Ma questo è un altro discorso ancora.

    PS: comunque ho letto l’articolo in modo molto piacevole, le parti irriverenti fanno sorridere senza dare fastidio.

  3. C’è il solito problema di fondo: finché i furbi sono pochi, si sopporta; quando la furbizia diventa sistematica è un danno che pagano tutti. Gamestop, aziende affini e *soprattutto i loro clienti sono un cancro e il danno lo pagano anche quelli che magari tentano di vendere un titolo ogni tanto o cercano qualcosa di raro.
    Sul lato dei diritti hai ragione: se nel 2013 le vendite di auto usate superassero quelle dei nuovi modelli, do per scontato che gli Agnelli farebbero lobbyng tipo NRA sul governo per renderle illegali o disincentivarle.

    Non trovo corretto il tuo paragone col tram, il vecchio vhs è più adatto. 100€ per un lettore e poi si affittavano i film dal blockbuster o simile più vicino. E purtroppo questo trova terreno fertile perché è come il film: visto una volta ne hai già le palle piene se non s’intitola “…lo chiamavano Trinità”. Dopo aver terminato il primo giro, magari ad ubereasy con volontario anfass al fianco uno è già stufo. Se per spingere un utente a giocare almeno a normal devi inserire un obiettivo/trofeo apposito non c’è freno alla rivendita dell’usato. Ecco che il gioco nuovo da 60€ diventa il film nuovo noleggiato a 5€ che dopo tre giorni devi riportare, ecco che i 60€ sono uin prezzo spropositato, ecco che si rientrano 3 giochi per risparmiare 10€.

    Forza, diciamocela tutta: quanti sono i giocatori che una volta visto il finale ricominciano il gioco da capo, che cercano strategie magari su youtube e non mollano fino a spolparlo? Pochi, pochissimi, troppo pochi.
    Ed è qui che mi rode: io appartengo a questa categoria, pochi titoli ma vissuti. Da prendere o recuperare quando finisco quello che sto giocando, senza accumulare un backlog lungo come Il Dottor Zivago con centinaia di euro immobilizzati.
    Ecco, quando si parla di questo mercato dalla velocità ipertrofica, che vive nella settimana di lancio dopo mesi se non anni di marketing, con gente che compra, prova, accantona, rivende e compra ancora in un circolo vizioso senza fine, si dimentica che la forza della sua crescita è anche la causa delle sua debolezza, che se la crisi o l’impossibilità dell’usato spezza questo circolo vizioso le vendite sono destinate a crollare.

    E non parlatemi dei saldi Steam come salvici, sento solo discorsi di gente che si riempie il disco fisso e poi neanche li fa partire, perché “è un’offerta da perdere”, A parte che avere giochi senza averli provati, magari fossero scatolati li rivendi come intonsi, ma in Digital Delivery come li rivendi allo stato attuale della legislazione? Non li vendi, li tieni li, magari li provi solo perché la giornata ha solo 24 ore e non puoi vivere attaccato tutto il giorno al pad. Ed ecco che hai rinforzato questo circolo vizioso, certo lo sviluppatore ne ha guadagnato qualche dollaro, ma a che prezzo? Rendendo ancora più difficile uscire dalla prima settimana di vita e della svalutazione degna della Repubblica di Weymar sucessiva.

    Però c’è una eccezzione alla regola: Nintendo. Nintendo riesce a vendere i suoi titoli non per giorni o mesi, ma ANNI. E lo fa mantenendo sempre il prezzo come al lancio, se non si trova la versione budget o come si chiama. Nell’usato su eBay non c’è la stessa svalutazione.
    Perché nessuno si impegna per capire dove loro riescono per imitarli?

    Infine chiudo con i problemi base del Digital Delivery e dei sistemi anti usato. Io posso recuparere in ogni momento, portafogli permettendo, un gioco VCS, Neo Geo, Dreamcast o Saturn. Ma appena Sony interrompe il supporto a Playstation 3, io i titoli PSN Plus come li posso usare ancora? E se chiude Steam? E le patch dove le recupero? Ovvio che se vivi sull’hype, sulla novità, sulla settimana di lancio e coi saldi per titoli che non fai partire ti sembrano seghe mentali. Ma se i giochi li utilizzi per un tempo di vita più lungo, se li scopri quando ormai sono retrogaming e soprattutto se sei nella situazione che quello che ti ha realmente stufato od hai capito che tolta la patina sbrilluccicosa non vale il tempo che ci passi, lo rivendi per acquistare altri giochi, E’ un enorme problema.

  4. Federico “Fleym” Rosa wrote:

    Non trovo corretto il tuo paragone col tram, il vecchio vhs è più adatto.

    Colgo l’occasione per parlare di cose come Sky. Compri il lettore (ormai gratis da tempo con varie offerte) e paghi 40 euro al mese per vedere Sky. Per me è assurdo, almeno fino a quando non sia ‘normale’ un’offerta ‘on-demand’. Videogiochi in streaming, on demand, cloud gaming: perché no?

    Per me è difficilissimo trovare un gioco che mi soddisfi pienamente, per una serie di diversi fattori di cui per fortuna sono pienamente consapevole. Figuriamoci reiniziare un gioco: diventa un caso unico e personalissimo, ad esempio Dragon’s Dogma, che non reputo il miglior gioco del mondo ma davvero, finalmente, ho amato un gioco, uno tra i pochissimi degli ultimi anni. 🙂

    E veniamo ai ‘saldi Steam’ e al digital download:

    E non parlatemi dei saldi Steam come salvici, sento solo discorsi di gente che si riempie il disco fisso e poi neanche li fa partire, perché “è un’offerta da perdere”, A parte che avere giochi senza averli provati, magari fossero scatolati li rivendi come intonsi, ma in Digital Delivery come li rivendi allo stato attuale della legislazione? Non li vendi, li tieni li, magari li provi solo perché la giornata ha solo 24 ore e non puoi vivere attaccato tutto il giorno al pad. Ed ecco che hai rinforzato questo circolo vizioso, certo lo sviluppatore ne ha guadagnato qualche dollaro, ma a che prezzo? Rendendo ancora più difficile uscire dalla prima settimana di vita e della svalutazione degna della Repubblica di Weymar sucessiva.

    Meglio rispondere a punti qua:
    – intanto, ci vuole criterio. Se ti compri dieci giochi a Natale, per quanto scontati, e poi sai di non arrivare a giocarli, allora insomma, potevi aspettare ancora.
    – ma arriviamo all’obiezione importante che hai sollevato: i titoli ‘che si svalutano’. In negozio sarà il negoziante a comprare tot copie, e poi svenderà lui stesso le eccedenze. Su Steam la rendita è comunque continua… anche per giochi che erano fuori produzione! Chiaramente, questo ingrassa i publisher che detengono i diritti del gioco, ma in alcuni casi gli svluppatori mantengono la proprietà sulle loro opere. Il che si spera sia il trend del futuro; sfanculare i grossi publisher e vedere videogiochi indipendenti (quindi per forza venduti a un costo non eccessivo) ricavare denaro *nel tempo*, e non nella prima settimana di gioco.
    Citiamo Minecraft? Fez? O anche VVVVVV?
    Ma guardiamo a qualcosa di più grosso: l’enorme successo di The Walking Dead. Digital download, a volte a metà prezzo Steam. Parliamo di Telltale, non di Ubisoft o Electronic Arts: la distribuzione digitale ha reso possibile questo successo. E siamo ancora agli inizi, ma non posso che vedere un futuro positivo, con meno cartelli e vantaggi sia per il consumatre che per il produttore.

    Ultima cosa:

    Io posso recuparere in ogni momento, portafogli permettendo, un gioco VCS, Neo Geo, Dreamcast o Saturn.

    Cosa? Ma da chi lo compri? Neanche i publisher saprebbero dirti dove sono le copie che ‘puoi recuperare in ogni momento’.
    Se compri Jet Set Radio HD dai i soldi a Sega, se compri Jet Set Radio su Ebay li dai a un privato. Che c’entra, quindi? Viva la ripubblicazione dei classici videoludici, magari restaurati, che finora sono quasi sempre usciti a prezzo onesto.

    Ma appena Sony interrompe il supporto a Playstation 3, io i titoli PSN Plus come li posso usare ancora? E se chiude Steam? E le patch dove le recupero? Ovvio che se vivi sull’hype, sulla novità, sulla settimana di lancio e coi saldi per titoli che non fai partire ti sembrano seghe mentali. Ma se i giochi li utilizzi per un tempo di vita più lungo, se li scopri quando ormai sono retrogaming e soprattutto se sei nella situazione che quello che ti ha realmente stufato od hai capito che tolta la patina sbrilluccicosa non vale il tempo che ci passi, lo rivendi per acquistare altri giochi, E’ un enorme problema.

    Non capisco proprio. Se Sony avrà un filo di logica, tutti i giochi comprati su PS3 con il tuo account saranno fruibili sui futuri sistemi Sony; a parte che suppongo che anche l’hardware andrà incontro a grandi cambiamenti, verso un’universalità e una trasversalit che auspico.
    Steam che chiude? Poco realistico, comunque c’è GOG che ti vende classici facendoti scaricare l’eseguibile direttamente, senza DRM… insomma, nonostante la mossa di Sony sicuramente controversa, io vedo un mondo molto più bello e più pratico rispetto al passato, basta avere la testa sulle spalle e sperare bene per il futuro.

  5. «Mi salvano l’amicizia su Facebook con l’Anelli e il Tagliaferri, che solitamente postano a mitraglia news su quella parte di intrattenimento che tanto ci è cara…»

    Purtroppo ci si becca aggiornamenti di stato sul “non ci sono più le mezze stagioni” ed il “sono indignato” piccolo borghese, oltre a numerose banalità assortite che nemmeno Studio Aperto. Insomma, essere aggiornati da questi due ha uno scotto abbastanza elevato da pagare.

    E così io, pur di non dover leggere i loro pistolotti moralisti aventi come sfondo la crassa ignoranza, preferisco rimanere a digiuno notizie «sull’intrattenimento che tanto ci è caro» da parte dell’inossidabile coppia comica. Anche perché, dopotutto, si tratta sempre di notizie riguardanti prodotti di massa di cui persino Chi e Donna Moderna arrivano a parlare.

  6. L’offerta on-demand è il futuro, volenti o no, non si torna indietro. La vendita su supporto fisico diventerà un lusso per una nicchia di appassionati.

    Si tratta di passare mentalmente dal possesso fisico di un supporto il cui valore aggiunto è dato non solo dalle leggi che regolano il possesso dei beni fisici, ma anche dalla sua produzione in quantità limitate, alla concezione di usufruire un servizio. Con tutta la mancanza di legislazione adeguata, attualmente le licenze EULA e EOM sono palesemente capestro; Inoltre restano senza risposta le domande su quanto e cosa si è proprietari indipendentemente dalla sorte del fornitore del serivzio stesso.

    Ora io sono a favore del progresso,non sono certo le 100 papagne di un Radiant Silvergun a cambiarmi la vita (beh, in questo momento anche si) ma passare da una situazione dove ho dei diritti certi a una dove sono molto incerti o assenti non mi entusiasma.
    Ad esempio il down del Playstation Network alla fine s’è risolto a tarallucci e vino, con giochi regalati su iniziativa Sony ma non c’è scritto da nessuna parte che dovevano farlo o altro.

    La sentenza della corte europe ha senso in un contesto, quello businness, di almeno un ordine di grandezza superiore a quello videoludico: una key steam costa poche decine di euro e lo rivendi per un tozzo di pane; le licenze Oracle partono da 15000€ a macchina per minimo 50 attivazioni:
    http://www.oracle.com/us/corporate/pricing/price-lists/business-intelligence-price-list-071347.pd
    .

  7. Comunque il brevetto di Sony potrebbe anche essere usato per un usato (scusate la ripetizione) più “sostenibile”: la compravendita potrebbe continuare normalmente (tra privati, attraverso gamestop e simili, etc), solo che ad ogni “passaggio di proprietà” l’acquirente dovrebbe pagare una somma per riassegnare il gioco al proprio account.

    Una specie di online pass più pervasivo, insomma.

  8. (aggiungo per amor di correttezza che ‘sta cosa l’ho sentita nel podcast di multiplayer e che neanch’io ci avevo pensato all’inizio)

  9. manifesto la stessa posizione da almeno tre anni, quindi il fatto che abbia iniziato a fare videogiochi non c’entra niente. comunque vuoi poter vendere il tuo bene nel mercato dell’usato? perfetto, fallo, ma ricorda che i server dove giochi non sono tuoi. lì sei ospite e i proprietari, seguendo la tua logica, hanno tutto il diritto di decidere le regole di accesso.

  10. Simone, potresti spiegare meglio queste regole d’accesso ai server? Sinceramente è una cosa che non capisco dell’on-line pass. Schematizzo il ragionamento così mi dici dove sbaglio:
    1)mettiamo che fai un gioco e vendi 10 copie
    2)una copia l’ha comprata Biancaneve, ogni nano se ne fa un account così ti risultano 17 account
    3)indipendentemente dagli account creati però il numero di utenti unici al server non può superare i 10 (escludo il discorso pirateria)
    4)c’è on-line pass e ne vendi 3 però gli accessi al server non superano 10, quindi i costi di gestione server non ti sono aumentati dopo la rivendita.
    5) tu il server lo devi tenere funzionante facendoti il preventivo budget senza contare le rivendite.
    Voglio dire, nel caso non ci sia usato, cosa fai? Chiudi i server senza preavviso o imponi un abbonamento a chi il gioco te l’aveva comprato?

  11. Mario, io mi riferivo al fatto che avendo sufficente denaro puoi recuperare tutto o quasi sul mercato usato delle console, mentre le riedizioni sono poche, altalenanti nella qualità e scelte con criterio discutibile, vedi Metal Gear Solid 1 assente sulla riedizione o la mananza di un Viewtiful Joe, per non parlare del catalogo Saturn, limitato al solo Nights e ai Treasure.

    The Walking Dead ha il traino delle serie tv più seguita del momento, non mi sembra un fatto da sottovalutare a livello di hype.

  12. “C’è il solito problema di fondo: finché i furbi sono pochi, si sopporta; quando la furbizia diventa sistematica è un danno che pagano tutti.”
    mi quoto per mettere in luce alcuni aspetti che non vengono considerati.
    Sicuramente aumenterà la quantità di persone che si possono permettere solo due titoli all’anno a prezzo pieno, non si possono rivendere e se questi si rivelano brutti e noisi?. Cosa ne consegue? Che aspetterà i saldi per prendere 8-10 titoli al prezzo di uno e non si fiderà più dell’hype pompato.

    Ci sono i saldi Steam e si sta spargendo la voce, cosa accade quando questi raggiungeranno una massa critica? Mettiamo caso che esce GTA6 e floppa di brutto, perché in troppi aspettano che scenda a 5€ e solo allora le vendite schizzano a 20 milioni. Solo che con quei 100milioni raccolti dopo 6-8 mesi R* ci paga il curatore fallimentare Il mercato tripla A, quello più mainstream non può reggere una situazione del genere, dove ci sono ricavi, bassi con una finestra temporale quasi annuale dove devi continuare initerrottamente a promuovere il gioco.

  13. Spesso si fanno discorsi che non tengono conto dei cambiamenti del mercato e dell’esplosione dei costi da sostenere per produrre un videogioco. Quello del server era un esempio, ma vedo di spiegarmi meglio con un paio di esempi semplificati.

    Anno 2005 – Sony pubblica Shadow of the Colossuss, titolo particolare non destinato a vendere 10 milioni di copie, ma 1 milione. I costi di produzione consentono di andare in paro vendendo 300 mila copie, le altre 700 mila sono tutti profitti. I costi post vendita sono quasi nulli. SotC, come la maggior parte dei giochi console di quel periodo, non ha online, non ha bisogno di patch, non ci sono server da mantenere e così via. Il costo del servizio clienti è compreso nelle 300 mila copie di cui sopra. Il mercato dell’usato  tocca relativamente il publisher perché comunque non causa costi aggiuntivi, quindi viene tollerato. Questa è una situazione “media” dell’epoca, ossia c’erano costi di produzione minori che consentivano di provare prodotti più rischiosi (se pensiamo alle generazioni precedenti scopriremo che erano molto più bassi ancora, non per niente l’epoca PSOne è stata una delle più floride che ha prodotto IP vive e vegete ancora oggi) e costi di gestione del prodotto relativamente bassi rispetto all’epoca odierna.

    Anno 2012 – Un qualsiasi tripla A medio su console offre: Campagna single player con obiettivi e simili, diverse modalità online e aggiornamenti vari del prodotto tramite patch. Il costo di produzione è cresciuto enormemente rispetto al passato (basta pensare che Max Payne 3, nonostante le tre milioni di copie vendute nelle prime due settimane, è stato considerato un insuccesso da parte di Rockstar) e il costo di gestione prevede una serie di infrastrutture e integrazioni che solo pochi anni fa non erano nemmeno da considerarsi. In una situazione del genere è ovvio che le copie usate diventino un problema: sono copie vendute in meno, da cui il publisher/software house non trae nessun profitto, che vanno comunque a incidere sul costo di gestione del gioco, visto che l’acquirente della copia usata vuole andare comunque online.

    Domanda: se produceste un bene qualsiasi da cui qualcuno traesse benefici che però rappresentassero per voi un costo, non fareste qualcosa per arginare il problema?

    Ora possiamo pure fare i Pannella della situazione e riempirci la bocca di diritti inalienabili, ma il problema c’è e non sarà certo con un po’ di retorica che lo risolverete.

  14. Attenzione che Max Payne ha – distribuito – tre milioni di copie, ma poi ne ha vendute effettivamente solo circa 440.000 nel primo mese (fonte: http://www.notenoughshaders.com/2012/07/02/the-rise-of-costs-the-fall-of-gaming/).

    Comunque, anche se sono abbastanza d’accordo col discorso di Simone, secondo me sul costo dei server online ci si è calcato molto la mano, per compensare il fatto di non potersi mettere apertamente contro GameStop e affini.

    Detta in altre parole, se attacchi apertamente GameStop ti metti contro la catena che fa sì che i tuoi giochi siano distribuiti capillarmente, e che con le sue numerose promozioni (quasi sempre basate sulla compravendita dell’usato) ti aiuta a fare i grandi numeri al day one.

    Non potendo quindi scagliarsi contro GameStop direttamente, hanno deciso di farlo indirettamente, cercando di instillare nei giocatori la cultura secondo la quale l’usato è il male, e usando come scusa quella dei costi dell’online.

    Sicuramente i costi dell’online esistono, ma tra il pagare i server e le patch, e l’avere una enorme multinazionale che fa una parte consistente dei suoi guadagni – piratando – effettivamente i tuoi prodotti attraverso la compravendita dell’usato, qual è il problema maggiore?

    La verità è che siamo arrivati al punto che non puoi prestare il gioco all’amico perché le software house non hanno le palle di estirpare quel cancro che è GameStop dall’economia dell’industria.

    Probabilmente in futuro verranno a dirci che sono i server da mantenere online, che sono i costi di produzioni, che questo e quello, ma la realtà sarà sempre che finché la distribuzione non sarà tolta dalle mani ingorde di GameStop, inventeranno mille scuse pur di farne pagare a noi i costi.

  15. Condivido pienamente Bruno: il costo del server è solo una foglia di fico.
    Però non è che non abbiano le palle per mettersi contro Gamestop: hanno visto come questa catena ha rotto le ossa a PS GO! e se Sony non alzava bandiera bianca portavano la rappresaglia anche ai titoli PS3. E in quel frangente l’utenza in blocco s’è schierata contro Sony.
    Piano piano e coraggiosamente Sony sta cercando di scardinare questa situazione, vedi Plus che offre per 50€ oltre 12 giochi o PSN Day One Digita che fa uno sconto del 10% rispetto alo scatolato. Microsoft procede a tentoni e ultima & pavida (o incapace) Nintendo.

  16. interessante il link, ma fanno i conti sbagliati: 60$ di prezzo finito al pubblico comprendono tasse (16%) e ricarico del negoziante (??%).
    Calcolare così il punto di pareggio abbassa notevolmente il numero di vendite necessario, a spanna lo dimezza almeno

  17. Il concetto è che ci è stata propinata la solfa secondo cui l’usato è male perché tenere online i server multiplayer costa.

    Se fosse (solo) così, un publisher se ne fregherebbe se ogni copia del gioco X, solo single player offline, passasse di mano 10 volte grazie a GameStop. Ma non mi pare che sia così.

    Anzi, la tendenza è di inserire a forza una qualche modalità multiplayer online in tutti i giochi, in modo da ricavare, tramite l’online pass, qualche soldino in mezzo a tutti i passaggi di mano dovuti alla compravendita dell’usato.

    Quindi, usato maligno sì, specie se furbo e industriale come nel caso delle grandi catene, ma tutta la faccenda dei server online non mi convince per niente.

  18. BrunoB wrote:

    Il concetto è che ci è stata propinata la solfa secondo cui l’usato è male perché tenere online i server multiplayer costa.
    Se fosse (solo) così, un publisher se ne fregherebbe se ogni copia del gioco X, solo single player offline, passasse di mano 10 volte grazie a GameStop. Ma non mi pare che sia così.
    Anzi, la tendenza è di inserire a forza una qualche modalità multiplayer online in tutti i giochi, in modo da ricavare, tramite l’online pass, qualche soldino in mezzo a tutti i passaggi di mano dovuti alla compravendita dell’usato.
    Quindi, usato maligno sì, specie se furbo e industriale come nel caso delle grandi catene, ma tutta la faccenda dei server online non mi convince per niente.

    La cosa è un pochino più complicata di così. L’online non viene inserito solo per metterci l’online pass.

  19. Allora, dal mio punto di vista sussiste un problema, a mio parere serio.
    Le console sono vendute sottocosto rispetto al prezzo delle singole componenti + assemblaggio e tutto il resto. Ora, come fanno i produttori di console a “riprendere” questi soldi? “caricano” di un prezzo chiunque voglia produrre per il loro prodotto. E’ forse questo uno dei motivi principali, a parte iva, cazzi e mazzi, che fanno lievitare i prezzi dei videogiochi. Ed è forse per lo stesso motivo che sony sta cercando di tagliare il mercato dell’usato in vista della “next-gen” (se così può chiamarsi), perchè sà che dal mercato dell’usato non ci guadagna niente, e dato che prevede di vendere la console notevolmente sottoprezzo, sta cercando di “guadagnare” il più possibile dalla vendita di titoli nuovi.
    Discorso a parte andrebbe fatto per M$, visto che, stime mie, niente di ufficiale, su 40mln di utenti, almeno la metà pagano il gold… allora perchè M$, che ha comunque delle entrate fisse, non abbassa il costo dei giochi, visto che comunque l’hardware sottoprezzo lo ammortizza con il live? ebbene, perchè siamo in un mondo in cui l’avidità regna sovrana, se posso “rubare” 10€ in più al cliente lo faccio, quindi oltre a guadagnare sulla copia fisica, guadagnano con il live, e tengono i prezzi al livello di sony, quindi ci guadagnano 3 volte…
    Premetto che sono uno dei pochi rimasti che compra solo titoli a max 20€ a distanza di mesi, quindi mi considero un semi-retrogamer, non ha senso comprare al dayone, non ha senso spendere 60€ per un gioco, oltre a tutti i problemi sollevati sopra… Se mi offrissero lo stesso gioco in DD intorno ai 20€ lo prenderei pure io al dayone, anche se è bindato all’account, chi se ne frega, comunque lo pago 20€ e comprare a 20€ significa che non ho necessità di rivenderlo (quindi me lo tengo) perchè 20€ non sono 60€…
    Va boh, ho scritto troppo, ho detto la mia 😛

  20. @Tagliaferri
    per quanto riguarda l’online, non mi è chiara una cosa: se un publisher vende i famosi 10 giochi, ce ne saranno sempre 10 in giro, visto che chi si disfa della copia originale non può più giocarci, quindi il problema dove sussiste? nessun costo extra mantenimento server rispetto alle copie vendute, da come la vedo io…

  21. Marco Di Raimondo wrote:

    ono uno dei pochi rimasti che compra solo titoli a max 20€ a distanza di mesi, quindi mi considero un semi-retrogamer

    Uno dei pochi rimasti? Uno dei tanti adulti giocanti che sono così, vorrai dire, me compreso.
    Poi conoscendo gli arsludici dovrebbero ormai prediligere Steam e non penso arrivino mai a sborsare 60 euro per un gioco.

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